Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno

“La via della transumanza”.
16 giugno 2010

Partenza alle 5,30 dalla Diga di Conza della Campania – località Vecchio
Mulino in provincia di Avellino – per seguire la mandria di podoliche verso
pascoli più verdi. “Si scasa” a primavera avanzata per tornare ad autunno inoltrato.
Così si onora il cambio delle stagioni per restituire poi sempre il meglio dei prodotti lattiero- caseari.
Anche quest’anno dunque si rinnova
il rito della transumanza.
Un appuntamento con i cicli della natura che si ripete ogni sei mesi circa.

Mandrie di vacche podoliche, sempre più scarne e rade, percorrono i nostri
“tratturi” ormai quasi estinti.

L’era moderna non indulge nei confronti di un tempo andato, è evidente tuttavia che questo passato custodisce ancora tanta tradizione
che, a sua volta, potrebbe offrire sviluppo, economia, qualità delle
produzioni e soprattutto salute.

In sintesi, solo con il recupero di antichi sapori si possono costruire le
premesse per un turismo enogastronomico di qualità.

In quest’ottica la
transumanza può contribuire ad incrementare un turismo attento al buon cibo.

Non è soltanto piacere del palato, ma prima di tutto salute. Il caciocavallo
podolico ad esempio, contiene tanti acidi grassi insaturi, gli omega tre,
che hanno un forte potere antiossidante.

In questa fase politica, agli sgoccioli del sistema assistenziale, il cammino imprenditoriale rimarrà privo di sostegni per far fronte alla
disoccupazione e per promuovere l’economia dei nostri territori: la
transumanza è un esempio di un passato che si trasforma in attualissima
risorsa se la promuoviamo come prototipo di eccellenza alimentare collegata al turismo eno-gastronomico di luoghi intatti come quelli dell’Irpinia.

Coloro che parteciperanno all’evento potranno seguire una mandria di vacche
insieme agli allevatori, gente che ancora mantiene la fede di chi crede
nella propria professione come apostoli di una ruralità che scompare.

Quale miglior riscatto se non quello riportare un tempo ormai andato ad una
nuova consapevolezza: portare scienza e tecnica “moderne” al servizio
delle antiche produzioni.

Questo il vero volano di sviluppo che proprio dalla tradizione tragga una prospettiva per il futuro.

da: Laura Gambacorta


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