Test dell’etilometro obbligatorio nei ristoranti: ecco il nuovo spauracchio che agita il sonno di ristoratori e vignaioli d’Italia.

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L’OPINIONE DEI GIORNALISTI ARGA
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Gianpaolo Necco: no all’etilometro nei ristoranti.Il ristoratore deve vendere i suoi prodotti. Alimenti e bevande: deve poterli vendere senza alcuna restrizione nè funzione di controllo, sennò chiude bottega. E se gli si affida il compito di controllare quanto ha bevuto il cliente è contro ogni logica di mercato, oltre che di buon senso. Questo in soldoni.
La proposta di far portare a casa la rimanenza in bottiglia, è già operante perchè già accade in varie parti d’Italia, e vale anche per l’acqua minerale. Ho visto gente che si porta a casa anche il cibo che non consuma.
Ne sono stato testimone più volte e non ho pensato al fatto che il cliente, una volta uscito dal locale, potesse ubriacarsi: che poi è una sua libera scelta, di cui rendere conto a chi è tenuto a mettere in atto specifiche misure di controllo per accertare l’infrazione.
Far funzionare le forze dell’ordine è la cosa più logica: chi sbaglia paga.
Aggiungo che il vino non è alcool: è un alimento. Lo stanno scrivendo da anni i nutrizionisti ma nessuno sembra accorgersene. Quindi, in questa ottica, la materia del contendere, per quanto riguarda il vino, viene meno del tutto.
L’alcol che si consuma nei ristoranti e che va per la maggiore, è il limoncello, l’amaro, il cognac. Per lo più si tratta del bicchierino che chiude il pasto.
E per questo si vuole affibbiare il controllo etilometrico al ristoratore? Per me è come se gli si affidasse il compito di misurare la glicemia ai suoi clienti prima di servire il pranzo! Che c’entra il ristoratore? Un’assurdità.
Ma sto aspettando con ansia che il legislatore italiano si metta all’opera (questo sì) per correggere l’assurdo codicillo che condanna il sommelier, assaggiatore di vino nei ristoranti e nei concorsi, nelle verticali tra cantine e vignaioli, e nelle feste di paese, e che di fatto proibisce ad un bel pò di gente, una volta terminato il proprio “lavoro”che è quello di assaggiare il vino, (con quello ci campa, ricordiamolo a tutti), di usare il proprio mezzo di locomozione per tornare a casa.
Ma cos’è che spinge questi rappresentanti del popolo a rendersi così ridicoli, così sprezzanti delle prerogative altrui, chiedendomi se l’autodeterminazione sia ancora la chiave di libera scelta (libero arbitrio?), o no? E cioè se è ancora quella che mette l’uomo di fronte alle sue responsabilità civili e penali? O non più? Cos’è, mi chiedo, che fa di questi politici supponenti e proponenti di soluzioni astruse?
O è semplicemente, e a questo credo fortemente, una forzatura per andare sui giornali, per far parlare di sè, considerato che in politica è meglio comparire che essere.
Ma dico, in Parlamento veramente non c’è niente di più serio da fare?
Che mondo!
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Peppe Iannicelli: Gentili amici,credo che l’idea dell’etilometro nei locali pubblici sia una buona idea. Troppi bevono senza conoscere gli effetti dell’alcool sul proprio corpo. Troppi non hanno consapevolezza di quanto alcool si possa bere ponendosi poi alla guida senza metter a repentaglio la propria ed altrui sicurezza. Abbinerei all’etilometro anche una massiccia campagna informativa di massa , con la partecipazione responsabile degli stessi gestori dei locali, al bere responsabile. Credo che a nessuno convegna una clientela di ubriaconi e pirati della strada. Prosit !!!
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L’ETILOMETRO NEI RISTORANTI
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Per ora solo una proposta shock, che potrebbe concretizzarsi però già in
nel prossimo novembre, quando dovrebbero essere formalizzati dalla Commissione Lavori Pubblici del
Senato, gli emendamenti alla riforma del codice della strada del luglio 2009.
A far discutere, della proposta del presidente della Commissione, Luigi Grillo (Pdl), e appoggiata in maniera bipartisan, è soprattutto la questione dell’“obbligatorietà”, che costringerebbe gli esercenti a dotarsi (a spese di chi ancora non è dato sapere), di apparecchiature, che hanno prezzi da 50-60 euro, per far provare il tasso alcolico ai clienti prima di uscire dal locale.
Durissimo il no pronunciato da Fipe Confcommercio:
“Portare gli etilometri nei ristoranti sarebbe inaccettabile per i consumatori. Rendere poi obbligatorio
ai clienti il test anti-alcol significherebbe non farli entrare più nei locali”, commenta il direttore generale Edi Sommariva.
“La politica – ha aggiunto – ha un modo un po’ balzano di risolvere il problema della sicurezza alla guida. Servono azioni mirate sul target dei giovani che vanno in discoteca e che si sballano. Invece si allarga il campo e si allontana la soluzione del problema. La proposta dell’etilometro nei ristoranti – conclude Sommariva – mi sembra un attacco a un settore che già ha i suoi problemi a fronteggiare la crisi e che in questo modo si rischia di mettere definitivamente ko”.
Più soft, ma comunque sul fronte del no all’etilometro nei ristoranti, la Coldiretti, che ripropone di dotare i locali di “una wine bag che consente di portarsi a casa la bottiglia con il vino avanzato dal ristorante.
È sicuramente più utile delle azioni coercitive che rischiano solo di spostare il luogo di consumo”.

da: Mario Carillo [mcarill@tin.it]


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