Importanti novità dal fronte della clonazione: l’autorità etica britannica è pronta a dare il via libera a quella terapeutica, in Australia alcuni ricercatori sono riusciti ad ottenere staminali embrionali senza passare per l’embrione, utilizzando una sorta di «supercellula». La «supercellula» è stata ottenuta fondendo tra loro cellule embrionali di linee già disponibili. «È la clonazione senza clonazione», ha commentato Angelo Vescovi, dell’ospedale San Raffaele di Milano e dell’Università di Milano Bicocca. Per ottenere cellule staminali embrionali senza dover produrre embrioni, il gruppo australiano di Alan Trounson, dell’Istituto di riproduzione e sviluppo della Monash University di Clayton, ha utilizzato le cellule embrionali già in commercio. I ricercatori hanno fuso tra loro due cellule embrionali della stessa linea e hanno ottenuto così un’unica grande cellula con un nucleo contenente un numero doppio (92) di cromosomi (tetraploide). La «supercellula» così ottenuta è stata poi unita con una cellula adulta prelevata dal paziente. A questo punto il processo di proliferazione cellulare è stato bloccato in modo che i nuclei delle due cellule non si fondessero. E qui è comparso l’elemento nuovo: la supercellula ha cominciato a comportarsi, nei confronti della cellula del paziente, come un ovocita. Ha cominciato cioè a riprogrammarla: l’ha fatta viaggiare indietro nel tempo finchè la cellula adulta non è diventata totipotente, ossia in grado di svilupparsi in qualsiasi direzione proprio come una cellula embrionale che, crescendo, potrà trasformarsi in muscoli, ossa, cervello o pelle. Secondo l’edizione di ieri del domenicale «Observer», anche se la richiesta presentata il mese scorso da un’equipe di scienziati dell’università di Newcastle di creare embrioni umani per la cura del diabete sarà discussa mercoledì, la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) avrebbe già deciso di autorizzare la sperimentazione. L’equipe di Newcastle, guidata dal professor Miodrag Stojkovic arrivato nel 2001 in Inghilterra dall’università tedesca di Monaco, intende utilizzare la tecnica del trasferimento del nucleo. In un ovulo umano privato del suo materiale genetico, viene trasferito il Dna di un paziente diabetico ottenuto da sue cellule della pelle. Dopo il trasferimento, l’ovulo sarà stimolato a svilupparsi in embrione. Quando sarà diventato una microscopica palla di alcune centinaia di cellule, queste saranno estratte e coltivate. Per lo studio, hanno precisato i ricercatori, saranno utilizzati ovuli non utilizzati in procedure di fertilizzazione dopo l’espresso consenso delle donatrici. (Science revue)


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