Sassari. Caccia: controlli sui cinghiali abbattuti.
In programma incontri con compagnie di caccia e associazioni venatorie; previste possibili deroghe al divieto di caccia. Contro la peste suina classica e africana al via una serie di incontri di formazione-informazione con le compagnie di caccia e le associazioni venatorie per programmare le attività di sorveglianza previste dal piano di eradicazione delle due malattie. Ad organizzarli, in vista dell’avvio imminente della stagione venatoria, è il Servizio veterinario di Sanità animale della Asl di Sassari, con il Servizio di Igiene degli alimenti e la collaborazione del corpo di vigilanza ambientale.
Gli incontri consentiranno di definire al meglio le operazione alle quali i cacciatori dovranno attenersi per permettere il controllo dei capi abbattuti. Anche quest’anno quindi, oltre ai controlli sui maiali domestici, sono previste azioni di carattere sanitario rivolte al suino selvatico, specie che può consentire il permanere della malattia in un territorio, soprattutto quando vi è possibilità di contatto col suino domestico.
Con il decreto numero 24 del 6 agosto l’assessorato regionale all’Igiene e Sanità ha stabilito le misure sanitarie da applicarsi su tutti gli animali della specie suina, domestici e selvatici, nell’ambito del piano di eradicazione dalla peste suina classica e africana. La lotta contro queste due malattie ha come obiettivo l’eliminazione delle stesse dal territorio della Sardegna ai fini della tutela e della promozione del commercio delle carni suine e dei prodotti a base di carne da esse derivate. L’Osservatorio epidemiologico veterinario regionale ha definito su tutto il territorio della Sardegna le zone sulle quali modulare le attività di campionamento dei cinghiali.
In quei territori i cacciatori dovranno prelevare un campione di sangue, milza e diaframma da tutti i cinghiali abbattuti durante la stagione venatoria. In una recente riunione, che ha visto impegnati i funzionari dell’Istituto zooprofilattico, del Servizio veterinario di Sanità animale e di Igiene degli alimenti e sentito il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, è stato precisato che i campioni prelevati dai cinghiali potranno essere recapitati presso gli uffici del Servizio veterinario, i mattatoi, oppure gli uffici della forestale, insieme alle apposite schede di segnalamento dei capi cacciati.
In considerazione del fatto che all’interno dei territori di competenza di questa Asl permane un’area infetta da peste suina africana del selvatico, che comprende i comuni di Pattada e Bultei e dove per legge vige il divieto di caccia, verrà valutata anche quest’anno la possibilità di concedere deroghe al divieto alle compagnie che faranno apposita richiesta.
I cacciatori dovranno rispettare alcune prescrizioni, consentire l’identificazione dei capi ed il prelievo dei campioni e stoccare i capi cacciati in appositi locali chiudibili a chiave fino al ricevimento degli esiti di laboratorio. Durante la passata stagione venatoria l’attività di controllo effettuata in quel territorio dal Servizio veterinario, con la collaborazione delle compagnie di caccia autorizzate in deroga, ha consentito di poter monitorare la situazione sanitaria.
Sono 72 i capi cacciati al suo interno, 2 dei quali riscontrati sieropositivi mentre nessun capo è risultato positivo al virus. Questo monitoraggio è ritenuto molto importante al fine di una valutazione del rischio della permanenza del virus in quell’area e della possibilità di trasmissione della malattia al domestico.
Nel corso della trascorsa campagna venatoria complessivamente in tutto il territorio della Asl sono stati inviati e controllati circa 450 campioni di sangue tutti negativi ad esclusione dei due positivi nell’area infetta. Dal Servizio veterinario di Sanità Animale di Via Amendola auspicano anche quest’anno un campionamento ampio:
«Questo consentirebbe di avere informazioni attendibili sulla situazione sanitaria del selvatico – affermano dal Servizio veterinario – favorevole per la gran parte dei nostri areali e poter escludere che il virus circoli tra i cinghiali col rischio di trasmissione ai domestici. Una seconda stagione venatoria senza riscontro di presenza del virus nell’area infetta consentirebbe inoltre la richiesta di rimozione del vincolo».

Da: TELERADIO NEWS
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