Calabria: Michelangelo Pistoletto installa il suo Terzo Paradiso nel sito archeologico di Scolacium
di Melisa Garzonio

L’incoerente tempio a dondolo fatto con materiali riciclati, cestelli di lavatrici che diventano colonne, serpentine di frigoriferi come basamenti e timpano, s’appoggia con grazia canoviana su quel che resta della magnifica basilica normanna di Roccella Jonica.
Moderno e antico a confronto. “I temp(l)i cambiano” appare come un’opera instabile, simbolo precario dell’evoluzione.
Lo spettatore che guarda entra per forza nella messinscena, rendendola ogni volta diversa, e potenziandone l’effetto incantatore.
Succede anche con “Il Gigante” (del 1981-83) fatto a patchwork di elementi diversi appartenenti alla tradizione marmorea della scultura, e con la statua dell’arringatore etrusco (realizzato nel 1976), il braccio teso in avanti a sfiorare le cime degli alberi, replicata in quattro versioni in bronzo colorato, rosso, giallo, bianco e nero.
E’ una riflessione sulla classicità, ma anche l’invito a pensare a un rapporto armonico, e non impossibile, fra storia, artificio e natura.Il tema è ripreso anche da “Love Difference – Le sponde del Mediterraneo”, un’altra installazione realizzata con 68 grandi pietre incise di colore blu mare che riproducono la sagoma del Mediterraneo e dei paesi che si affacciano sulle sue acque. “Il Mediterraneo”, dichiara Michelangelo Pistoletto, “è il punto di partenza per una riflessione planetaria sulle differenze, il luogo da cui iniziare a comprendere e amare le differenze”.
Il concetto di incontro fatale tra diversi è anche il tema fondante del manifesto artistico e programmatico del Terzo Paradiso, non metafisico ma terreno, ultima suggestiva utopia di Pistoletto, 77 anni, pittore, scultore con vocazione filosofica, che spiega: “oggi sinonimo di Progresso è la conservazione delle risorse.
Il nuovo Mito è il Riciclo”.
Le imponenti installazioni di Pistoletto spiccano tra gli ulivi e i reperti secolari del Parco archeologico di Scolacium (dal greco Skylletion), in località Roccelletta di Borgia, da domani scenario della grande mostra “Il Dna del Terzo Paradiso curata da Alberto Fiz per la quinta edizione di “Intersezioni”, un progetto espositivo che negli anni scorsi ha convinto a lasciare una traccia nel magico sito calabrese artisti di pari calibro, da Anthony Gormley, a Marc Quinn, a Dennis Oppenheim, tanto per dare l’idea. Nato a Biella, animatore e protagonista del movimento dell’Arte Povera, l’eclettico Pistoletto, convinto della funzione sociale e didattica dell’arte – nella sua città natale ha aperto una Fondazione, La città dell’arte”, rivolta all’incontro, al confronto e alla formazione di giovani artisti – si dedica da qualche tempo a un progetto che vagheggia l’idea (laica) di un luogo (il terzo paradiso) dove il mondo naturale convive con il mondo artificiale e tecnologico, in perfetta armonia.Come possa avvenire il miracolo, l’artista lo spiega in un saggio illustrato “Il Terzo Paradiso”, edito da Marsilio, mentre, a Scolaciusm, affida il messaggio a un’ardita installazione di alluminio che rappresenta il nuovo segno dell’Infinito. Ma dove il cerchio matematico composto da una linea continua che disegna due cerchi, si complica, al centro, con un terzo elemento curvilineo, destinato a contenere una nuova prospettiva infinita.Rappresenta il cuore, l’anima, la trascrizione genetica del Terzo Paradiso. Spiega l’artista: “Quello centrale descrive un ventre gravido prodotto dall’accoppiamento dei due cerchi che costituivano il vecchio simbolo. Il Terzo Paradiso è l’accoppiamento fertile tra il primo e il secondo”. La visione dell’opera è accompagnata dalla voce graffiante di Gianna Nannini che inventa una “scultura vocale” ripetendo, come un mantra, la parola “mamma”.“Intersezioni” presenta oltre alle nuove installazioni ambientali, anche opere emblematiche degli anni Sessanta, come i caleidoscopici “quadri specchianti” – in una performance all’ultima Biennale di Venezia del 2009, Pistoletto rompe gli specchi per moltiplicarne le prospettive – e la provocatoria “Venere degli” stracci”.Le prime sono esposte nella spianata degli ulivi tra le spettacolari rovine greco- romane, normanne e bizantine – la basilica dedicata a Santa Maria della Roccella, di epoca incerta, il Teatro e il Foro Romano, l’antica piazza di Minervia – le seconde dialogano coi visitatori al piano terra del Museo Marca di Catanzaro, il Museo delle Arti del capoluogo calabrese (fino al 3 ottobre;
info. Tel.0961-746797 0961-746797, museomarca).
23 luglio 2010
(da Tiscali e foto)


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