”Passioni, Immagini e Forme del Novecento”
da sabato 4 gennaio a lunedi 20 gennaio 2014
Hotel Aqua Montis, Località Difesa, Rivisondoli
Inaugurazione Mostra sabato 4 gennaio 2014, ore 19,00
L’arte contemporanea arriva a Rivisondoli nel nuovo Hotel Aqua Montis con una importante mostra di quattro maestri del nostro tempo: Elio Waschimps, Enrico Cajati, Raffaele Lippi e Paolo La Motta, che hanno con le loro opere segnato la storia dell’arte del novecento.
All’inaugurazione della mostra, intitolata ”Passioni, Immagini e Forme del Novecento”, curata da Daniela Ricci e Saverio Ammendola, interverrà Roberto Ciampaglia, sindaco di Rivisondoli. L’evento intende essere un’opportunità di incontro tra mondo delle professioni e arte, fuori dai normali circuiti, in occasione dell’apertura dell’Hotel, che sarà completato a breve con un centro benessere all’avanguardia, munito di piscine esterne ed interne per offrire, insieme alla vicina struttura termale, già attiva da circa due anni, un servizio di qualità ai turisti.
”Nella struttura alberghiera, abbiamo dedicato una sala ai grandi eventi aperta al territorio- ha raccontato il gruppo di imprenditori, soci della elegante e prestigiosa location- che in attesa della inaugurazione ufficiale dell’hotel, intende fare una riflessione sul ruolo attivo dell’arte e dei modi della sua fruizione.
In sinergia con il comune di Rivisondoli, pensiamo che una mostra d’arte così strutturata possa essere beneaugurante per la nascita di una nuova realtà e per festeggiare l’inizio del 2014 nel delizioso e accogliente paese che la ospita, preparandoci così all’inizio di una stagione ricca di convegni, eventi e attività congressuali ad ampio raggio che la realtà abruzzese, con il suo incantevole territorio può ospitare nelle nostre sale.”
Nello specifico la mostra presentata a Rivisondoli è il racconto attraverso le opere dell’avvio del nuovo decennio del secolo scorso, che ha visto proliferare ideologie, prospettive, dinamiche sociali, orientamenti religiosi in modo vasto ed ha assistito anche ad immense tragedie e conflitti.
Si lasciava alle spalle l’esperienza del Gruppo Sud che tra il 1947 e il ’49 era unito dalla speranza di rinnovamento da parte di artisti con progetti differenti che arrivò poi all’esperienza del Gruppo ’58 ponte dell’avanguardia tra Napoli e l’Europa. Alcuni artisti, tra quelli presentati per l’occasione, hanno sentito l’esigenza di fare attraverso le loro opere, un’attenta riflessione sulla validità rispetto al panorama evolutivo internazionale per affrontare l’arte e il suo linguaggio.
Gli artisti di diverse generazioni, riescono a dare un senso di continuità tra presente e passato attraverso un’analisi diretta ed incisiva delle varie fasi di trasformazione che la pittura subisce nel tempo.
Un “viaggio” intrapreso coraggiosamente, fatto di immagini, contraddizioni e antinomie, e che va guardato in retrospettiva per capire l’evoluzione di ogni singolo artista nel percorso dell’arte.
Schede Artisti
per la mostra ”Passioni, Immagini e Forme del Novecento” presso Hotel Aqua Montis, Località Difesa, Rivisondoli
Elio Waschimps
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La pittura di Elio Waschimps, rappresenta un tassello fondamentale per capire l’intreccio straordinario delle esperienze artistiche tra la fine degli anni ’50 e l’inizio del secolo successivo che riuscirono a collegare le vicende partenopee a quelle internazionali. La pittura di Waschimps spazia inizialmente da un espressionismo figurativo ricco di visioni ispirate dall’opera di Van Gogh, alle sperimentazioni astrattiste fino ad un informale legato all’idea dell’immagine della natura che scompare man mano totalmente per dare spazio al colore e assottigliamento della profondità spaziale. Addensamenti materici, ridotta gamma cromatica, figure emblematiche e allarmanti si ritroveranno poi nei dipinti più oggettuali e concettuali nella serie degli “Uomini alla finestra e i Marat. Alla fine degli anni ’70 Waschimps approfondisce ulteriormente la sua ricerca di tipo espressionista esistenzialista con “I Giardini”, visioni apocalittiche che richiamano i paesaggi catastrofici di un Soutine e in particolare di Scipione. Per l’occasione, Waschimps, presenta alcune opere della serie dei “Giochi Infantili 1976-1997”, attraverso cui ambienta le sue figure all’aria aperta per affrontare il tema della natura e della periferia urbana. Un espressionista, legato all’esistenzialismo, un movimento artistico esistito nell’uomo a partire da Brueghel nel ‘500, Goya agli inizi dell’800, Kokoska nel ‘900.
Enrico Cajati
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nella foto una sua opera.
Attraverso le immagini di Enrico Cajati a partire dal periodo della ricerca basata sulle sovrapposizioni di colore, al realismo paesaggistico fino ad arrivare ai dipinti pieni di sfumature informali degli anni ’50, ’60 e alle ultimissime opere dal 1970 al 2000. In questo periodo l’artista assembla insieme colori cupi e colori solari che riescono a convivere all’interno della stessa opera senza alcun contrasto in un’armonia dettata dall’imprevedibilità della sua poetica in un primo momento rivolta all’imitazione-interpretazione della realtà poi successivamente alla creazione fantastica per tentare di mandare messaggi “criptati” della sua immaginazione e sensibilità con l’obiettivo di meditare sulla vita. Parallelismi abbinati, aperture flessibili, iati inediti, resi attraverso colori, luce e geometrie sono le elaborazioni pittoriche dei lavori di Cajati, protagonista alla XXVIII Biennale di Venezia e tre edizioni della Quadriennale di Roma, che attraverso diversi linguaggi percorrono i sentieri dell’immaginario dove con una sintesi espressiva, in cui i colori si sensibilizzano le forme sono messe in crisi, creano uno spazio controllato e rigoroso sul piano formale, ma suggestivo e risonante e non di rado poetico ed intimista. Ed è proprio la sua adesione alla poetica dell’informale ad influenzare la sua produzione protesa come penetrazione del mistero della vita e dello spazio circostante. Per Cajati, dunque, la pittura è uno strumento per addentrarsi negli avvenimenti e nelle infinite possibilità di osservazione del mondo che analizza attentamente per tentare di trovare una verità assoluta.
Paolo La Motta
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L’arte per Paolo La Motta, che ha in corso una personale fino a giugno al Museo Archeologico di Napoli, è un mezzo per poter indagare frammenti di realtà trasfigurati, oltre a ritagliarsi un proprio universo, uno spazio in questa vita caotica. Una sorta di meditazione sul destino dell’uomo, sul senso delle azioni innestata nella personale esperienza di vita, illuminata dalla trasmissione d’una eticità primordiale come ferma in un’assolutezza atemporale L’artista napoletano, diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Augusto Perez, sviluppa la propria ricerca tra i linguaggi della pittura e della scultura, la figura e il suo rapporto con lo spazio dove è sempre riconoscibile un’esigenza di comunicazione, di dialogo aperto, la volontà di un confronto continuo con la realtà. La Motta, osserva la metropoli contemporanea, la vive con la convinzione che l’arte possa avere ancora un ruolo importante nella ridefinizione della città in particolare guardando l’individuo e la collettività come protagonisti assoluti delle sue scene. Come un archeologo del quotidiano, trova mille volti e luoghi, piccole tessere di un grande mosaico, frammenti di vita che si trasformano in paesaggi, in interni in un museo, appunto, sintesi di contenitore e contenuti con i suoi giardini, oggetti, muri, pavimenti e visitatori. Le sue opere, territori antropomorfi riescono a raccontarci variegati mondi, visoni di realtà urbane degradate con l’occhio di chi riesce a raggiungere il giusto equilibrio tra analisi critica e partecipazione emotiva. Dipinge, scolpisce, disegna, per rovesciare le cose distoglierne la consuetudine, decostruire la rappresentabilità. Come se tutto ciò che quotidianamente ci circonda d’improvviso si rivela, diventando oggetto plastico, scultura, pittura. L’oggetto comune, ma anche un museo, non può tramutarsi in opera d’arte senza il filtro della storia.
Raffaele Lippi
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Attraverso dinamismo e sensibilità, Raffaele Lippi, con le sue opere riesce a farci riflettere sulle istanze fondamentali dell’arte del novecento. Pittore d’ispirazione ed istinto, di vena facile e automatica dotato di piacevolezze tecniche, Lippi elaborava le sue opere coscientemente restituendoci la poetica dell’epoca che era basata fondamentalmente sulla mediterraneità espressa con nudità e essenzialità delle forme e della stessa materia pittorica. Una città, Napoli, spesso riconoscibile nel suo squallore grigio di metropoli distrutta, umiliata con i suoi altissimi e mostruosi monumenti della speculazione. La quotidianità assume aspetti alterati e inquietanti, attraverso uomini che escono improvvisamente dal buio, personaggi che hanno il duplice e ambiguo volto del plebeo e dell’eroe classico, angoli sordidi di città in cui si tramano agguati e maturano delitti. Con spirito critico e libertà di giudizio prediligeva sempre personaggi umili e diseredati sottolineandone con luci, ombre e colori il loro stato d’animo per riuscire a raggiungere la sua verità attraverso sintesi espressiva e segni iconici costruendo volume e anatomie. La pittura e l’uomo nella ricerca di Lippi appaiono strettamente unici come in pochi altri artisti. La sua arte si caratterizza per la forte carica spirituale che lo anima per l’energia creativa e per l’equilibrio col quale da’ corpo ad una realtà estetica tra le meno facili all’epoca attraverso il recupero di valori tipici dopo la sua sperimentazione informale e il riaccostarsi alla grande tradizione napoletana di Ribera. Le sue convinzioni tendevano ad una sorta di schematismo ideologico che, in pittura, prendeva corpo in alcune opere realizzate dal ’48 fino al ’57 gli anni che lo vedono schierato nettamente con la corrente neo-realista.
Ufficio Stampa:
Daniela Ricci, cell. 347.0824165, d_ricci@libero.it,
Annalisa Tirrito, cell.335.5289607, annalisa.tirrito@tin.it
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