PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO PER I VITIGNI AUTOCTONI.
Sono stati avviati i primi sopralluoghi per un progetto di recupero, salvaguardia e valorizzazione dei vitigni autoctoni presenti nel territorio del parco.

La prima fase del progetto prevede la ricerca e l’identificazione delle tracce colturali che ogni singolo vitigno può aver lasciato durante i precedenti periodi di coltivazione.

L’analisi studierà l’evoluzione delle superfici coltivate, evidenziando, dove fosse possibile, l’area di origine, le tecniche di coltivazione adottate, gli eventuali ruoli di complementarietà con altri vitigni minori, la presenza di particolari tecniche di vinificazione, le potenzialità enologiche individuate nel passato e lo stato dell’arte delle ricerche in corso.
E’ stata prevista una prima fase di sopralluoghi nei vigneti di antica coltivazione, grazie anche alla collaborazione di alcuni viticoltori locali.

Risulta, infatti, di primaria importanza la collaborazione con i viticoltori in possesso di vecchie vigne che, nel corso del tempo, hanno conservato le loro peculiarità.

Verranno individuate il maggior numero possibile di piante, per le diverse varietà segnalate e, per ciascuna di essa, verrà redatta una scheda ampelografica (una sorta di documento di identità della pianta), grazie anche all’ausilio di fotografie delle foglie e dei grappoli, che sono gli organi più importanti per l’identificazione, come previsto dai protocolli O.I.V. (Organizzazione Internazione della Vigna e del Vino).

Verrà applicato, ad ogni pianta, un cartellino di riconoscimento, necessario per individuarne la varietà anche nella fase invernale, ai fini del prelevamento del legno di potatura (talea), da destinare poi, alla propagazione ed alle analisi molecolari, che serviranno per tracciare l’origine di questi vitigni.

Si provvederà infine alla formazione di nuove piante innestate, utilizzando i tralci provenienti dal materiale selezionato, impiantandole in un campo di collezione, messo a disposizione dall’ente parco, sia per incrementare l’offerta vivaistica di materiale autoctono per i viticoltori locali, sia come punto di partenza per possibili sviluppi futuri della ricerca.

da: Giovanni Ciao e Barbara Cilento – newsletter [newsletter@cilentoediano.it]


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