BASILICATA. TUTTE LE STRADE PORTANO … AL POZZO NERO DEI RIFIUTI, DEI GAS RUSSI DA STOCCARE SOTTO TERRA, COME LA CO2 PER CONTRASTARER L’EFFETTO SERRA, E VIA ELENCANDO ALTRI TIMORI PER LA SOPRAVVIVENZA DI QUESTA PREZIOSA REGIONE …
Policoro(MT). Dal 6 all’8 ottobre 2010 convegno sull’ambiente: occhi puntati sul Meridione d’Italia.

7 ottobre 2010. Francesca Gresia, la giornalista che ha seguito la tematica ambientale con particolare interesse, ha raccolto una serie di articoli (già pubblicati altrove) che, in occasione del convegno scientifico che si svolge a Policoro,(gli aggiornamenti sono nella rubrica “Basilicata che fa” curati da Iranna De Meo), si ritiene opportuno riproporre per una ripassata generale sulle fonti rinnovabili e le moderne tecnologie a supporto…
——————————–
1) L’energia rinnovabile
——————————–
Entro il 2050 la riduzione che deve segnare il nuovo goal energetico.
Meno il 50% di gas effetto serra.
I paesi meno sviluppati agguantano la sfida delle rinnovabili.
E’ la riduzione pari al 50% delle emissioni globali di gas effetto serra entro il 2050, l’obiettivo principale che i ministri dei paesi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) hanno evidenziato nel comunicato conclusivo del Meeting Ministeriale 2009. Di fronte alle continue minacce di cambiamento climatico e alla crescita dei prezzi dell’energia, il mondo si trova a dover agire e a farlo in fretta.
Il recente Scenario 450 del World Energy Outlook (WEO) 2009 – compatibile con una concentrazione atmosferica della CO2 a lungo termine di 450 ppm e una probabilità del 50% di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 2 gradi centigradi – prevede una crescita della quota delle fonti rinnovabili nella produzione mondiale di energia elettrica dall’attuale 18% al 37% nel 2030.
Ma quale l’apporto odierno delle fonti rinnovabili nella produzione mondiale di energia?
Secondo le stime riportate dallo studio Renewables Information 2009 dell’ International Energy Agency, l’ incidenza delle diverse fonti energetiche sull’offerta mondiale totale di energia primaria nel 2007, equivalente a 12.026 Mtep, è stata del 34% per il petrolio, del 26,4% per il carbone, del 20,9% per il gas naturale, del 5,9% per l’energia nucleare e del 12,4% per le fonti energetiche rinnovabili.
Una percentuale, quest’ultima, che ha permesso la produzione di 1.492 Mtep di energia primaria grazie soprattutto all’uso della biomassa solida che con il suo 9, 3% ha coperto il 73% delle fonti rinnovabili.
Ma chi sono i principali produttori di biomassa solida? Con una quota pari all’ 85,9% della produzione totale, sono i paesi in via di sviluppo od emergenti che si affermano per la loro capacità produttiva.
La sola Asia contribuisce per il 30,9% e l‟Africa per il 27,1% del totale, mentre i Paesi OECD (cioè quelli maggiormente industrializzati aderenti all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) partecipano alla produzione mondiale da biomassa con una quota ben più inferiore, pari al 14,1%. Una crescita che non si ferma alla biomassa ma coinvolge tutte le fonti rinnovabili che continuano a diffondersi nelle grandi economie emergenti.
Per il terzo anno consecutivo, la capacità eolica installata in Cina è raddoppiata e nel 2009, con 12 GW di nuove installazioni, la Cina è diventata il primo mercato per l’eolico a livello globale. Già primo produttore mondiale di moduli fotovoltaici, il gigante asiatico conta oggi un numero impressionante di impianti fotovoltaici in costruzione o progettazione sul proprio territorio.
L’India ha recentemente approvato un programma di sviluppo molto ambizioso per l’energia solare.
Oltre che ingenti nuove realizzazioni di grandi impianti idroelettrici il Brasile prevede nuove installazioni per complessivi 15 GW entro il 2018 da eolico, piccolo idroelettrico e biomassa.
Infine anche il Sud Africa e la Russia stanno introducendo nuovi strumenti legislativi per l’incentivazione delle fonti rinnovabili.
Uno scenario, quindi, in continua evoluzione che chiama i grandi paesi industrializzati a cogliere la sfida dell’energia alternativa, elemento che potrebbe finalmente unire tutti i Paesi in un unico obiettivo.
Francesca Gresia 1).
—————————-
2)Europa ancora indietro…
—————————-
…sulla crescita rinnovabili
A lavoro per il rispetto degli obiettivi 2020.
Idroelettrico principale fonte di produzione, segue l’eolico che produce vento e occupazione.
Due anni positivi, quelli del 2008 e del 2009, per l’installazioni da fonti rinnovabili che sono state registrate in Europa pari al 60% ma resta difficile comprendere se si riuscirà a rispettare gli obiettivi prefissati al 2010 e al 2020.
Con riferimento alla quantità di energia elettrica prodotta dai Paesi dell‟Unione Europea durante il 2008 attraverso l‟utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, si evidenzia un aumento del 7,9% rispetto al 2007 che è riconducibile essenzialmente a Paesi quali Italia (+10,2 TWh) e Francia (+9 TWh).
L’incremento complessivo nel 2008 corrisponde a circa 40,9 TWh in più e ad un totale di energia elettrica prodotta da fonti “verdi” pari a 558,4 TWh rispetto ai 517,5 TWh dell’anno precedente.
Conquista il primo posto nella produzione di energia, l’idroelettrico che nel 2008 domina con una quota dell’energia elettrica prodotta pari al 59,5% del totale, in calo peraltro rispetto al 2007 (60,6%).
Segue con un leggero aumento rispetto all’anno precedente, l’eolico che si afferma quale la seconda fonte rinnovabile europea.
La produzione totale di energia elettrica d’origine eolica prodotta nel Paesi UE nel 2009 è aumentata dell’8,6% se confrontata con quella del 2008 (118,4 TWh) ed è pari a 128,5 TWh; tuttavia risulta una crescita non proporzionale a quella della capacità installata a causa di vento ridotto e stacchi dalla rete in presenza di sovraccarichi.
I maggiori produttori risultano essere ancora la Germania e la Spagna con rispettivamente 37,5 TWh e 36,2 TWh di produzione elettrica nel 2009, mentre al terzo posto vi è questa volta il Regno Unito con 9,2 TWh.
Un settore che in un periodo di crisi economica, quale quello che sta vivendo lo scenario mondiale, ha offerto diversi posti di lavoro.
L’occupazione diretta nel settore eolico avvenuta nei Paesi UE nel corso del quinquennio 2002-2007 ha visto una crescita del 125%, corrispondente ad una media di circa 12.000 nuovi posti di lavoro ogni anno.
Le persone direttamente impiegate nel 2007 sono state 108.600, cifra che raggiunge i 154.000 se si considerano anche i lavori indiretti.
Sebbene minore in termini assoluti, lo sviluppo del fotovoltaico in Europa procede a ritmi serrati, con una capacità complessiva installata a fine 2009 di 10 GW, ovvero quasi la metà dei 22 GW totali installati a livello mondiale.
La produzione totale di energia elettrica avvenuta nei Paesi UE nel corso del 2008 e generata da impianti fotovoltaici ha visto una crescita: sono stati infatti prodotti 7 TWh19, di cui 4 TWh in Germania, mentre nel 2007 la produzione UE è stata di 3,9 TWh. La Germania è lo Stato che possiede la maggiore capacità fotovoltaica cumulata tra tutti i Paesi membri costituendo da sola circa il 55% del totale dell‟UE a fine 2008, mentre con il 31,7% delle nuove installazioni effettuate nello stesso anno risulta in questo caso seconda.
Conquista la medaglia d’argento, in termini di capacità cumulata, la Spagna mentre la stessa domina il podio per le nuove installazioni costituendo il 56% del mercato europeo nel 2008.
Francesca Gresia 2)
———————————
3) Arriva il sotto-obiettivo…
———————————
…nel settore trasporti. Una divisione degli oneri in base al PIL.
Passa il target nazionale vincolante, la direttiva europea potrà sanzionare gli stati non rispettosi.
La scelta e la divisione tra i Paesi membri dell’obiettivo europeo del 20% da raggiungere entro il 2020, il ruolo della garanzia d’origine come base per la creazione di un mercato europeo delle fonti rinnovabili e il sotto-obiettivo di contributo delle fonti rinnovabili nel settore dei trasporti: sono questi i tre elementi più innovativi della direttiva europea sull’energia verde.
Ma cerchiamo di capire qualcosa in più sulle nuove disposizioni europee.
A differenza della precedente direttiva, la 77/2001, il nuovo documento prevede che l’obiettivo di sviluppo sia trasposto negli stati nazionali non solo nel settore elettrico ma sul totale dei consumi energetici, una decisione che richiede maggiore efficacia e che si lega alle politiche nazionali di efficienza energetica.
Arriva anche il vincolo derivante dal target nazionale individuato, seppure la violazione da parte degli stati membri non diviene immediatamente sanzionatorio ma sarà discrezione della Commissione aprire una procedura d’infrazione.
Una decisione quella del vincolo che costituisce un vero elemento di svolta. Già nella precedente azione legislativa si era tentato di inserire un target nazionale vincolante ma il parlamento aveva modificato gli articoli in corso d’opera. E se la nuova legge ingloba tutte le fonti rinnovabili, non si tira indietro neanche sul fronte trasporti, quello che apporta non poche emissioni di CO2.
Per la prima volta, viene introdotto un sotto-obiettivo vincolante che prevede la promozione delle rinnovabili sul fronte trasporto pari al 10%.
Ma giungiamo al punto cruciale della direttiva: la divisione degli oneri tra gli stati membri.
Tanto il lavoro svolto su questo fronte, la Commissione, infatti, ha dovuto ben considerare le possibilità che si aprivano sullo scenario europeo ma soprattutto nazionale. Per giungere ad una divisione di oneri tra i Paesi membri la Commissione ha condotto una valutazione di costo benefici di due opposte metodologie di assegnazione: la prima vedeva una divisione degli obiettivi in base ai potenziali nazionali, la seconda si componeva di una quota comune a tutti gli Stati ed una quota in base al PIL, tenuto conto degli incrementi di rinnovabili negli ultimi anni.
Tra le due metodologie analizzate, la Commissione ha optato per includere quest’ultima nella proposta di Direttiva.
La coincidenza, in diversi casi, dei maggiori potenziali nei Paesi a minore reddito avrebbe garantito un minor costo teorico all’interno dell’Unione ma si sarebbe scontrata con le difficoltà finanziarie dei nuovi entranti nello sviluppare autonomamente il potenziale individuato.
Inoltre i Paesi nuovi entranti non hanno ancora un’esperienza d’incentivazione delle fonti rinnovabili in grado di competere con i mercati dei Paesi più avanzati.
Al contrario la scelta di una divisione in base al PIL, pur introducendo in Europa un costo complessivo più elevato, stimato in 8 miliardi di € al 2020, conduce ad una politica di promozione delle rinnovabili maggiormente condivisibile e più funzionale alla realtà dei fatti.
Francesca Gresia 3)
—————————–
4) La direttiva UE
—————————–
Tante le possibilità offerte dalla nuova direttiva sulle fonti rinnovabili. Conto alla rovescia per gli stati membri. Scade il 5 dicembre 2010 il termine individuato dalla direttiva europea per conformarsi alle sue disposizioni.
Pochi mesi ancora per i paesi europei affinché mettano in vigore le
“disposizioni legislative,regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva” come previsto dall’articolo 27 della nuova direttiva europea.
Scadrà il 5 dicembre il termine ultimo per procedere con quello che l’Unione Europea considera un passo obbligato e necessario affinché ogni stato membro possa garantire il suo apporto per il raggiungimento degli obiettivi prefissi.
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’unione Europea il 5 giugno 2009, la Direttiva 2009/28/CE si concentra “sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE”.
In particolare all’art 1 sottolinea che: “la presente direttiva stabilisce un quadro comune per la promozione dell’energia da fonti rinnovabili. Fissa obiettivi nazionali obbligatori per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e per la quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti.
Detta norme relative ai trasferimenti statistici tra gli Stati membri, ai progetti comuni tra gli Stati membri e con i paesi terzi, alle garanzie di origine, alle procedure amministrative, all’informazione e alla formazione nonché all’accesso alla rete elettrica per l’energia da fonti rinnovabili. Fissa criteri di sostenibilità per i biocarburanti e i bioliquidi”.
Primo step per i paesi membri la notifica del loro piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili, un documento che non poteva prescindere dal modello standard adottato dalla direttiva all’articolo 4 che doveva essere consegnato entro il 30 giugno 2010.
Da sottolineare lì’importanza dell’articolo 5 che fissa il calcolo della quota di energia da fonti rinnovabile per ogni stato membro:
“come la somma: a) del consumo finale lordo di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili; b) del consumo finale lordo di energia da fonti rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento; e c) del consumo finale di energia da fonti energetiche rinnovabili nei trasporti”.
Diverse le possibilità che la direttiva offre agli stati membri.
Se in base all’articolo 6 gli stessi
“possono convenire e concludere accordi per il trasferimento statistico da uno Stato membro all’altro di una determinata quantità di energia da fonti rinnovabili”, l’articolo 7 consente anche di “cooperare su tutti i tipi di progetti comuni per la produzione di energia elettrica, calore e freddo da fonti energetiche rinnovabili”.
Francesca Gresia 4)
————————————-
5) Cresce l’eolico, il solare…
————————————-
…termico e il biocombustibile ma bisogna ancora lavorare. Tanta la strada da fare per l’Italia. Enea individua la nuova strada nello scenario ACT+.
Dal solare all’eolico, dalle biomasse all’idroelettrico, si intensificano gli sforzi dell’Italia per sviluppare le energie rinnovabili, eppure tanto ancora resta da fare.
Nel 2008 le fonti rinnovabili di energia hanno contribuito complessivamente al consumo interno lordo per una percentuale di poco superiore al 9,6%. Con un aumento di 2.860 Ktep circa rispetto al 2007, nel 2008 si è registrato un aumento complessivo della produzione da fonti rinnovabili del 18%. L’incremento percentualmente più significativo, pur restando su valori assoluti molto bassi, proviene da fonti non tradizionali quali l‘eolico, il fotovoltaico, i rifiuti e le biomasse (legna, biocombustibili, biogas) che passano, sul totale delle rinnovabili, da poco più del 14% del 2000 al 34% del 2008.
Se si esamina il contributo energetico in termini di energia primaria sostituita, si può rilevare una certa fluttuazione dell’idroelettrico e un andamento costante della geotermia, mentre si evidenzia un aumento del 20% della produzione eolica, del 44% del solare termico e del 227 % dei biocombustibili.
Ma quali gli sviluppi che l’energia verde potrebbe avere nel Bel Paese? Tante le idee e le supposizioni per un incremento della produzione delle fonti rinnovabili, dalle associazioni ambientaliste agli enti di ricerca, molti sono coloro che hanno cercato una risposta a questo interrogativo. In base agli scenari energetici presentati nelle ultime due edizioni del Rapporto ENEA “Analisi e Scenari” (luglio 2008 e luglio 2009) sembra “tecnicamente possibile lo spostamento del sistema energetico italiano lungo un sentiero di sviluppo coerente con gli obiettivi delle politiche energetiche e ambientali, già implementate (per il breve/medio periodo) o in via di definizione (per il lungo periodo)”.
Ipotesi che presuppongono una profonda trasformazione del modo di produrre e consumare l’energia prodotta, ma soprattutto che non possono prescindere da investimenti in ricerca e innovazione tecnologica nelle filiere industriali dei settori delle tecnologie energetiche low-carbon e dalla promozione di modelli di utilizzazione dell’energia finalizzati all’efficienza e al risparmio energetico.
Di grande interesse lo scenario act + che mostra una linea esplorativa del “trade-off esistente tra incremento dei costi del sistema energetico e avvicinamento agli obiettivi sia di medio che di lungo periodo: simile allo scenario ACT all’orizzonte 2020, all’orizzonte 2040 si avvicina progressivamente alla filosofia degli scenari BLUE dell’ETP 2008, che si pongono l’obiettivo di una riduzione, entro il 2050, delle emissioni di CO2 del 50% su scala globale”.
In particolare si prevede l’adozione di tecnologie a ridotto utilizzo di carbonio e lo sfruttamento del potenziale di riduzione dei consumi corrispondente alle opzioni di “risparmio energetico”, mediante la riduzione della domanda di servizi energetici in risposta all’incremento del costo dell’energia.
Due direttrici che possono apparire semplici ma che comportano non pochi cambiamenti nelle abitudini dei cittadini e delle stesse imprese.
Francesca Gresia 5)
—————————-
6) Lo scenario ACT+
—————————-
Illustra il percorso delle fonti rinnovabili fino al 2040. Nel lungo periodo vince il solare.
Un investimento ingente per l’energia del sole che può avere ricadute sull’economia nazionale.
Un raddoppio delle fonti di energia rinnovabile sui consumi totali di energia primaria e uno sviluppo forte del fotovoltaico: ecco i due elementi chiave dello scenario a breve e a lungo periodo.
Se si considera il 2020 come data ultima per la prospettiva di breve termine, l’ENEA nel suo ACT+ afferma che l’insieme delle diverse rinnovabili rappresentano il 23% della riduzione complessiva delle emissioni determinate dallo scenario.
Un primo 10% deriverà dalla generazione elettrica da rinnovabili, in particolare l’eolico on-shore, il 6% da un maggior uso di rinnovabili e il restante 7% dai biocombustibili.
Ma cosa accade se si allunga il periodo e si prendono in considerazione non solo i prossimi dieci anni ma al contrario altri trent’anni?
Certo non è facile prevedere da qui al 2040 cosa potrà accadere ma in una visione energetica è indispensabile ragionare sulle scelte da attuare e sulle azioni da mettere in pratica.
Lo scenario dell’ENEA ACT+ vede una produzione di energia da fonti rinnovabili in continua crescita, in particolare nel settore della generazione elettrica, grazie al solare che dovrebbe aver raggiunto la competitività di costo.
Ed è proprio il solare la vera scommessa nel lungo periodo.
Mentre le altre fonti, se si procede in maniera adeguata raggiungono o giungono vicini al potenziale fisico disponibile e quindi sono difficilmente incrementabili, lo stesso non vale per il solare.
In base allo scenario ACT+, la produzione di energia elettrica da solare nel 2020 rappresenta ancora solo poco più del 2% della produzione elettrica totale, supera l’8% nel 2030, e nel 2040 raggiunge il 15%. Un progresso che non può scostarsi dagli investimenti necessari nel settore: la realizzazione del percorso di sviluppo descritto richiede di movimentare una mole ingente di denaro nel prossimo decennio, per un valore di circa 15 miliardi di €.
Una somma che si ripete anche nel decennio successivo tra il 2020-2030 e che potrebbe superare i 20 miliardi di € nel periodo 2030-2040.
Un impiego di rilevante importanza se si considera che si può quantificare in circa 60 miliardi di euro gli investimenti totali nella nuova capacità di generazione elettrica fino al 2030, e in 50 miliardi nel periodo 2030-2040.
Tale decisione può quindi essere giustificata solo dalla ipotesi che per il solare, l’industria nazionale sia in grado di soddisfare più della metà degli investimenti con immediate ricadute sull’economia del Paese.
Francesca Gresia 6)
————————————-
7)Una fotografia delle regioni…
————————————-
… Italiane. Grande rimonta del Sud. Seppure le regioni settentrionali restino le maggiori produttrici di energia, le meridionali fanno registrare incrementi esorbitanti.
E’ il sud che si impone sulla nuova crescita della produzione di energia. Sono proprio le regioni meridionali che hanno deciso di intraprendere il cammino dell’energia pulita ha fare la voce da padrone e ad affermarsi in uno scenario nazionale che non può che tenere in debita considerazione il loro apporto in un settore così importante. L’analisi del periodo intercorso tra l’anno 2000 e il 2008 sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non lascia spazi a dubbi o perplessità. Di fronte ad un mix di produzione da parte delle 20 regioni italiane, si coglie la crescita della produzione da fonte eolica, concentrata per il 98,4% nel 2008 esclusivamente nelle regioni meridionali e si evidenzia lo sviluppo significativo della generazione elettrica con biomasse in modo diffuso un po’ in tutto il Paese (+209% nel Nord, +248% nel Centro e +820% nel Sud).
E se la forza di Eolo viene catturata dalle regioni meridionali, il centro si avvale della Toscana per affermarsi in maniera indiscussa nella generazione da fonte geotermoelettrica.
Uno sguardo al peso che le singole regioni hanno avuto sulla produzione nazionale nel periodo 2000-2008, ci regala uno scenario completamente diverso da quello dei primi anni.
I dati mostrano una forte crescita, pari al +141% nelle regioni meridionali che porta ad un aumento del peso nella produzione nazionale dall’8 al 17%. E se il Sud accresce il suo peso, le regioni settentrionali diminuiscono, con un passaggio da tre quarti a due terzi.
Il centro, invece, si rileva la culla della stabilità che deriva da un bilanciamento tra l’aumento della produzione geotermoelettrica in Toscana e la riduzione dell’idroelettrico nell’area.
Ma entriamo nel dettaglio e cerchiamo di comprendere quali regioni si siano distinte per il loro impegno nello sviluppo dell’energia verde.
Se la Lombardia si distingue quale principale produttrice di energia elettrica da fonti rinnovabili fino a coprire un quinto della produzione nazionale, la inseguono il Trentino Alto Adige, la Toscana e il Piemonte che nel 2008 conquistano tra il 16 e il 10 % di quanto prodotto dall’Italia.
Non male anche per la Val d’Aosta e il Veneto che si difendono nella classifica grazie ad una percentuale sulla produzione nazionale compresa tra il 10 e il 5 %.
Ma se le regioni meridionali giungono a coprire solo percentuali inferiori al 4 %, conquistano un posto d’onore tra coloro che hanno saputo incrementare la produzione e con percentuali di tutto rispetto.
La Sicilia riesce a decuplicare con un 1.112 % in più, a seguire la Puglia con ben + 564%, il Molise con +244%, la Sardegna con +230%, la Basilicata con +171% e la Calabria con +124 %.
Sempre significativi gli incrementi registrati in Campania (+79%) ed Emilia Romagna (+65%).
Cifre che potrebbero avere avuto un notevole aumento anche negli ultimi due anni che hanno registrato nuovi investimenti regionali sul fronte delle energie rinnovabili.
Francesca Gresia 7)
————————————
8) La variabilità delle piogge…
———————————— …penalizza la produzione elettrica. Cala l’idroelettrico e si affacciano le nuove energie. Tutte le regioni investono sugli impianti alimentati da biomasse.
Qualche problema si registra sul fronte dell’idroelettrico mentre si affermano le biomasse in maniera quasi omogenea sul territorio nazionale.
E’ proprio l’idroelettrico il settore che ha fatto registrare i maggiori cali nel periodo considerato (2000-2008), seppure questi non abbiano comportato significative diminuzioni del peso che il settore ha avuto sulla produzione nazionale di energia pari all’85% nel Nord, e leggermente diminuito al sud. Certamente la principale causa dei cali può essere la piovosità registrata nei diversi anni.
In particolare la produzione idroelettrica nel 2008 ha fatto registrare un calo di 2,7 TWh, rispetto al 2000: una riduzione del 6,2%, che è superiore a quella delle regioni del Nord (-4,5%), più marcato il calo nel Sud (-10%) e molto più marcato nelle regioni del Centro (-18,6%).
Ma chi tra le Regioni si è distinto sull’idroelettrico?
Nel 2008, Lombardia e Trentino Alto Adige hanno dato il principale contributo (circa 10 TWh ciascuna), rappresentando rispettivamente il 25% e il 22% della produzione idroelettrica nazionale.
Segue il Piemonte con il 13,6%, il Veneto con il 10%, la Val d‟Aosta con il 6,8% e il Friuli Venezia Giulia con il 4%.
Tutte le altre tredici regioni contribuiscono con valori inferiori al 3%. Scompare dallo scenario la produzione pugliese, che seppure negli anni avesse fornito un apporto minimo alla produzione, di fatto contribuiva alle riserve nazionale.
Diversa la situazione sul fronte delle biomasse. La produzione di energia elettrica tramite impianti alimentati da biomasse è quasi quadruplicata dal 2000 al 2008, passando da poco meno di 2 TWh a poco più di 7,5 TWh.
Si riduce il ruolo delle regioni settentrionali, che passano dal 75,7% al 59,7%, il Centro ha mantenuto il proprio peso intorno all‟11%, mentre è più che raddoppiato il ruolo delle regioni meridionali che dal 12,8% schizzano al 30,1%.
Seppure la Lombardia mantenga la prima posizione dal 2000 al 2007 con circa un terzo della generazione da biomasse a livello nazionale, seguono l’Emilia Romagna con un peso del 14,7%, e soprattutto la Calabria e la Puglia con l’11% a testa nel 2008.
Francesca Gresia 8)
—————————————
9) Mix di tecnologie e cooperazione…
—————————————
…tra municipi per risparmiare.15 comuni riconosciuti rinnovabili al 100%.Alcuni esempi di buone pratiche per produrre energia verde.
Crescono i comuni che si impegnano sul fronte delle energie rinnovabili e che fanno sistema pur di ridurre i costi ed essere autonomi da un punto di vista energetico.
In un modo diverso di guardare al territorio, i comuni si affacciano verso la nuova sfida e spesso riescono a conseguire risultati maggiori rispetto alle grandi città.
Un rapporto stilato da Legambiente fotografa gli sforzi effettuati dalle piccole realtà e ne evidenzia l’importanza.
Giunto alla sua quinta edizione, il rapporto Comuni Rinnovabili 2010 come nelle precedenti indagini si basa sui dati GSE, sugli studi di Itabia, ENEA, FIPER, ANEV e su quanto ottenuto dai questionari inviati ai comuni.
Ma chi riesce a distinguersi? Al di là di coloro che sono riusciti a sfruttare una fonte rinnovabile, i veri produttori di energia verde sono quelli che Legambiente individua come Rinnovabili al 100%.
L’ obiettivo della classifica è quello
“di evidenziare come sia possibile soddisfare una quota rilevante, se non completa, del fabbisogno elettrico e termico dei cittadini residenti (riscaldamento, acqua calda per usi sanitari, energia elettrica) in un Comune attraverso l‟utilizzo di fonti energetiche rinnovabili”.
Sono 15 i Comuni 100% rinnovabili, dove gli impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento e un mix di impianti rinnovabili riescono a soddisfare ampiamente i fabbisogni termici e superare i fabbisogni elettrici dei cittadini residenti.
Ed eccoli alcuni dei vincitori: Sluderno, Dobbiaco, Prato allo Stelvio, Vipiteno, Brunico.
Sluderno, in Provincia di Bolzano, conta poco più di 1.800 abitanti e deve il suo successo ai diversi impianti diffusi nel territorio: 960 metri quadri di pannelli solari termici, 512 kW di pannelli fotovoltaici diffusi sui tetti di case e aziende, 4 micro impianti idroelettrici che hanno una potenza complessiva di 232 kW. E se l’unione fa la forza, Sluderno non ha voluto fare tutto da solo. Particolarmente interessante è la collaborazione realizzata con i territori vicini, quale l’impianto eolico da 1,2 MW installato nel Comune di Malles e derivato da una condivisione di intenti tra i municipi di Sluderno, Malles, Glorenza e Curon, Venosta e gestito da un Consorzio dei Comuni più alcune aziende elettriche locali. E per il riscaldamento delle case ci pensa il liquame bovino con impianti a biomasse locali e biogas con una potenza di 6.200 kW termici.
A Dobbiaco sono il fotovoltaico e il mini-idrolettrico a garantire la copertura del fabbisogno energetico delle famiglie. Grazie a 255 kW di impianti fotovoltaici (75 kW installati in più rispetto allo scorso anno) e a 1.279 kW di mini-idroelettrico, il comune riesce ad essere innovabile al 100%. Da non dimenticare i pannelli solari termici (1.270 m2) e la rete di teleriscaldamento allacciata a due impianti – uno da biomassa da 25 MW e uno da biogas da 132 kW – che coprono ben oltre il fabbisogno termico dei cittadini residenti con lo sfruttamento del cippato di origine locale, proveniente da residui delle potature boschive, cortecce, scarti di legno dalle segherie e dalle industrie.
Sono sei invece le tecnologie rinnovabili applicate nel Comune di Prato allo Stelvio: due centrali di teleriscaldamento da biomassa per una potenza totale di 1,4 MW, 4 impianti idroelettrici per complessivi 2.050 kW, impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di 1,1 MW, un impianto eolico da 1,2 MW. I soli impianti di teleriscaldamento permettono ai cittadini allacciati alla rete per poter risparmiare in bolletta il 30% sui consumi di energia termica.
Questi solo alcuni dei 15 esempi che dimostrano come anche il locale può contribuire alla causa verde dell’Italia.
Francesca Gresia 9)
——————————-
10) I comuni investono…
——————————-
…sulle rinnovabili. Aumentano anche gli investimenti sugli edifici pubblici.
Tanti i comuni che si distinguono nelle diverse tipologie di rinnovabili. Sono 4.064 quelli attivi sul fronte del solare termico, in base ad una classifica che mette in relazione i metri quadrati di pannelli solari termici con il numero degli abitanti, ossia il parametro scelto dall’Unione Europea come obiettivo per la diffusione del solare termico: 264 m2 ogni 1000 abitanti al 2010.
E non manca chi questo obiettivo l’ha già raggiunto e superato, sono 51 i comuni che si conquistano questo primato, mentre la maggiore diffusione è nel Comune di Fiè allo Sciliar (BZ) con una media di 1.152 m2 /1.000 abitanti.
I numeri crescono anche nel solare fotovoltaico, dove sono 6.311 i Comuni in cui sono installati impianti, circa 1.286 in più rispetto allo scorso anno grazie ad un autentico “boom” degli incentivi in Conto Energia.
In questo caso sono stati messi in evidenza i kW installati ogni 1000 abitanti per evidenziare il contributo che attraverso gli impianti viene dato rispetto al fabbisogno elettrico delle comunità e il primo posto se lo aggiudica Craco in provincia di Matera con una media di 542 kW ogni 1.000 abitanti
Vediamo ora cosa succede sul fronte pubblico.
Per i pannelli solari installati sugli edifici pubblici si distingue Catania per la maggiore diffusione con 1410 m2 , mentre per il solare fotovoltaico è Bologna, con 1.966 kW.
I Comuni dell’ eolico sono 297 in Italia per una potenza installata pari a 5.148 MW, con 1.287 MW in più rispetto allo scorso anno, e il Troia in Provincia di Foggia con la maggiore potenza installata pari a 171 MW.
Sulla geotermia dominano le regioni la Toscana, il Lazio e la Sardegna, seppure potenzialità interessanti si riscontrano in Sicilia, in alcune zone del Veneto, dell’Emilia Romagna e della Lombardia.
I Comuni della geotermia sono 181 per una potenza installata pari a 880 MW elettrici ne 38 termici. Si diffondono gli impianti a bassa entalpia, ossia quelli che sfruttano lo scambio termico con il terreno e che vengono abbinati a tecnologie sempre più efficienti per il riscaldamento e il raffreddamento. Infine abbiamo 799 impegnati con il mini idroelettrico, 788 con la biomassa e 355 con il teleriscaldamento.
Francesca Gresia 10)
—————————————-
11) Pubblicato ad agosto, il decreto…
—————————————-
…individua le nuove possibilità di agevolazioni per il settore fotovoltaico. Parte il nuovo Conto Energia 2011-2013.Documentazione da inviare on line e domanda da trasmettere via fax o posta certificata.
Al via le nuove agevolazioni del Conto Energia. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 24 agosto 2010, il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico illustra le nuove possibilità per chi voglia investire nel settore fotovoltaico. Le nuove tariffe incentivanti da riconoscere alla produzione di energia elettrica ottenuta da impianti fotovoltaici che entreranno in servizio nel triennio 2011-2013, terranno conto della tipologia delle iniziative e dell’attesa evoluzione dei costi. Mentre il nuovo conto energia avrà validità a partire dal 2011, fino alla fine del 2010 saranno valide le agevolazioni previste nel precedente conto energia, quello 2007-2010 che coprirà gli investimenti effettuati fino alla fine del 2010 e gli impianti che entreranno in servizio entro il 30 giugno 2011.
In particolare potranno accedere alle agevolazioni gli interventi di nuova costruzione, il rifacimento totale o potenziamento degli impianti solari fotovoltaici, di quelli fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative, gli impianti a concentrazione e quelli con innovazione tecnologica.
Per ogni categoria è previsto un tetto massimo di potenza incentivabile che, una volta raggiunto, il GSE provvederà a comunicare sul proprio sito internet .
Due le principali modifiche introdotte dal nuovo decreto, la prima riguardante la tempistica, la seconda la modalità di invio della documentazione da parte del richiedente. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire cosa si prevede per i tempi.
Il soggetto responsabile dovrà richiedere al GSE l’incentivo entro 90 giorni dall’entrata in servizio dell’impianto, il mancato rispetto dei termini per la presentazione della domanda comporta la non ammissibilità alle tariffe incentivanti per il periodo intercorrente fra la data di entrata in esercizio dell’impianto e la data di comunicazione della domanda al GSE.
Dal canto suo il GSE avrà a sua disposizione 120 giorni per determinare la tariffa dell’agevolazione ed erogare l’incentivo richiesto.
E per le modalità di invio, quali sono le novità? A differenza di quanto accade con la procedura attuale, la documenta¬zione per l’ottenimento dell’incentivo dovrà essere inviata esclusivamente per via telematica. Mediante l’apposito portale https://applicazioni.gse.it, il soggetto richiedente potrà trasmettere i suoi documenti al GSE mentre la domanda di concessione dell’incentivo dovrà essere inviata esclusivamente via fax o tramite posta elettronica certificata (PEC).
Francesca Gresia 11)
————————————-
12) Novità sul fronte dei premi…
————————————-
…abbinati all’uso efficiente dell’energia. Maggiori agevolazioni per gli enti pubblici. In attesa che vengano stilate le regole per il nuovo conto energia, qualche piccola notizia tratta dal documento pubblicato dal GSE.
Agevolazioni pubbliche: Il Nuovo conto energia non dimentica gli enti pubblici e prevede delle agevolazioni per chi voglia investire in questa nuova forma di energia rinnovabile.
Per i comuni con meno di 5.000 abitanti la tariffa incentivante viene incrementata del 5% per tutti gli impianti realizzati su edifici o operanti in regime di scambio sul posto.
Gli impianti fotovoltaici, operanti in regime di scambio sul posto, i cui soggetti responsabili siano Enti Locali o Regioni ricevono la tariffa, più vantaggiosa, destinata agli impianti realizzati su edifici; la stessa agevolazione si applica a tutti gli altri impianti, i cui soggetti responsabili siano Enti Locali o Regioni, che entrano in esercizio entro il 2011 e per i quali le procedure di gara si sono concluse con l’assegnazione prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto.
Ultima novità: gli impianti realizzati su edifici pubblici (ad es. scuole o strutture sanitarie) hanno la possibilità di cumulare la tariffa incentivante con altri contributi in conto capitale ottenuti per lo stesso impianto.
Sono ammessi all’incentivazione gli impianti entrati in servizio entro 24 mesi dalla data di raggiungimento dei limiti di potenza stabiliti per ogni categoria.
Altre novità si registrano sul premio abbinato all’uso efficiente dell’energia.
A differenza del precedente decreto, il risparmio energetico minimo del 10% non verrà più calcolato utilizzando l’indice di prestazione energetica dell’edificio ma dovrà essere conseguito su entrambi gli indici, estivo e invernale, relativi all’involucro edilizio.
L’entità della maggiorazione, inoltre, è commisurata all’entità del risparmio ener¬getico conseguito ma non può, in nessun caso, eccedere il 30% della tariffa incentivante.
Anche per gli edifici di nuova costruzione, si potrà ottenere il premio del 30% solo nel caso in cui le prestazioni energetiche per il raffrescamento estivo dell’involucro e per la climatizzazione invernale siano inferiori almeno del 50% dei valori minimi (stabiliti dal DPR 59/09).
Nuove regole che sono valide anche per tutti gli impianti che inviano al GSE la richiesta di premio in data successiva all’entrata in vigore del nuovo decreto e ricadono nel precedente DM 19/02/07, con la differenza che, nel caso di edifici di nuova costruzione, l’indice di prestazione ener¬getica terrà conto del solo raffrescamento estivo dell’involucro edilizio
Francesca Gresia 12).
—————————————
13) Battuta d’arresto per la Spagna…
—————————————
…che si difende sulla potenza. Italia seconda dopo la Germania. Buoni risultati per il Conto Energia.
Il Bel paese conquista il podio con il solare. Dal quarto posto della graduatoria mondiale di nuova potenza installata del 2008 al secondo del 2009, grazie all’incentivazione del Conto Energia, l’Italia è salita con 711 nuovi MW installati al seguito della Germania che con 3.800 nuovi MW conquista la medaglia d’oro.
Si ferma, invece, la Spagna che in base ai dati dell’ European Photovoltaic Industry Association (EPIA) ha subito una battuta d’arresto nel mercato con una potenza installata a soli due cifre, pari a 69 megawatt.
La nazione spagnola si difende, però, sulla potenza cumulata. Nella graduatoria si aggiudica il secondo posto dopo la Germania che si riconferma prima in classifica, mentre l’Italia scivola al quinto posto.
Ma quante nuove installazioni sono state effettuate sul territorio nazionale?
I numeri non lasciano spazio ad equivoci e con aumento del 123%, al 31 dicembre 2009, il parco impianti raggiunge le 71.284 unità per una potenza installata di 1.142,3 MW che fa segnare un rialzo del 165%.
Rispetto all’anno precedente il 2009 ha visto, quindi, il parco impianti più che duplicarsi sia in termini di numerosità che di potenza.
Nel particolare dei 39.266 nuovi impianti ben 19.485, circa il 50%, hanno potenza compresa tra 3 e 20 kW, mentre un ulteriore 43% è costituito dagli impianti piccoli (1-3 kW) e solamente il 7% è la quota di quelli maggiori di 20 kW.
Un balzo in avanti che ha permesso alla nostra nazione di recuperare terreno su un fronte energetico che vedeva le altre europee allungare il passo. Un’evoluzione della numerosità e della potenza, quella italiana, che negli ultimi anni è avvenuta a ritmi estremamente sostenuti.
Basta considerare che gli impianti esistenti a fine 2008 sono circa 5 volte maggiori rispetto a quelli installati fino al 2007, e ancora nel 2009 il parco impianti è più che raddoppiato.
Spessa impennata per la potenza: dagli 87 MW del 2007 a 5 volte tanto nel 2008 e ancor più del doppio nel 2009.
In vista dell’entrata in vigore del nuovo Conto Energia, approvato ad agosto 2010, ci si chiede se questo aumento degli investimenti nel solare sia in parte dovuto agli incentivi elargiti dallo stato, oppure si leghi semplicemente ad una maggiore presa di coscienza degli italiani.
Non resta che dare un’occhiata ai numeri. Per l’anno 2009, dei 71.284 impianti con potenza pari a 1.142,3 MW, l’erogazione dell’incentivo è avvenuta per 62.827 impianti con potenza pari a 876,2 MW.
Ad oggi, al netto dei conguagli che dovranno essere effettuati nel breve termine e che comporteranno un incremento del costo del Conto Energia, l’incentivo complessivo erogato a livello nazionale è stato di circa 292 M€.
Un investimento cospicuo che certamente ha avuto il suo influsso sulla voglia di investire degli italiani. Ma chi ha maggiormente usufruito del sostegno statale? Al primo posto per il 2009 si afferma la Puglia con un’erogazione pari a 40, 32 M€, con quasi dieci M€ in meno segue la Lombardia e al terzo posto giunge l’Emilia Romagna con 24,31 M€.
Sembrano invece aver voluto fare senza aiuto la Valle D’Aosta dove sono stato elargiti solo 0,17 M€, il Molise con 1,12M€ e la Liguria con 2,19M€.
Non resta che attendere le nuove classifiche sul 2010 per avere un quadro completo sul vecchio Conto Energia e iniziare a ragionare sul nuovo.
Francesca Gresia 13)
——————————–
14) La Puglia tiene il primato della potenza. Crescono la Basilicata e la Sardegna.Al nord il maggior numero di impianti installati.
Sono la Basilicata e la Sardegna le regioni che si affermano nel 2009 per la crescita sul fronte del solare.
Con un aumento del 240% per la regione insulare e del 222% per la Lucania, le due sgomentano la concorrenza, mentre la Puglia si afferma in maniera indiscussa in termini di potenza con 214,4 MW seguita da Emilia Romagna con 95MW e Lombardia 126,3 MW.
Ed è proprio quest’ultima che mantiene il primo posto per la numerosità degli impianti con un parco di 10.814 unità in grado di ben distanziare il Veneto con 6.867 unità e l’Emilia Romagna 6.657 unità.
E si considera la distribuzione regionale della numerosità degli impianti in Italia, appare un quadro piuttosto variegato.
Le regioni del Nord rappresentano circa il 54% delle installazioni, quelle del sud il 27% ed infine le regioni del centro il 19%, un dato che può essere spiegato anche dall’ elevata densità abitativa delle regioni settentrionali. Se poi si fotografia lo scenario provinciale ci si può rendere conto di come alcune province abbiano inevitabilmente un peso importante per la stessa regione.
E’ il caso delle provincie di Brescia in Lombardia, che detiene il primato italiano con il 3,82%, di Roma nel Lazio che si attesta al secondo posto con il 3,62% e di Torino in Piemonte con il 3,25%.
Tra le provincie del sud le uniche comprese nella classe tra il 2 e 3% sono Lecce e Bari.
Le cose cambiano sul fronte della potenza installata. Seppure la mappa della potenza rileva una maggiore capacità del Nord Italia con il 42%, è la Puglia a far registrare la massima potenza installata con il 18,8%, inseguita dalla Lombardia con l’11, 1% e l’Emilia Romagna.
In particolare sono le province di Lecce e Bari che mostrano una potenza superiore ai 45,8MW e che sbaragliano ogni possibile concorrenza.
Nelle regioni settentrionali sono, invece, Bolzano con il 3, 86% dei 1.142 MW installati e Brescia con il, 2,42 ad affermarsi, mentre nelle regioni del centro si distinguono le provincie di Viterbo con il 3,14% e Roma con il 2,25%.
Come si può notare la distribuzione della potenza e della numerosità per regione è piuttosto variegata. La tendenza di fondo evidenzia però che al nord la dimensione media per impianto risulta minore che al sud.
La Puglia è caratterizzata dagli impianti più grandi, seguita da Molise e Basilicata. Le isole si attestano
invece su valori caratteristici del nord Italia.
Francesca Gresia 14)
————————————-
15) Aumenta il parco eolico nazionale con oltre 50 impianti. Crescono gli impianti ma Eolo si usa di meno. Diminuiscono le ore di utilizzazione: bene Liguria e Basilicata.
Cresce l’eolico ma le ore di utilizzazione del parco nazionale fanno registrare un calo nel 2009. I dati parlano chiaro e sull’aumento delle installazioni eoliche non ci sono dubbi, nonostante questi richiedano determinate condizioni territoriali.
Al 31 dicembre 2009 per una potenza complessiva di 4.898 MW, in Italia il parco eolico si compone di oltre 4.250, 52 nuovi impianti rispetto al 2008, con una potenza di efficienza lorda maggiore a 10 MW per oltre il 73% di essi.
Nelle classi di potenza inferiori, l’aumento registrato è minore ma costituisce comunque un nuovo apporto alla produzione di energia rinnovabile. In particolare crescono di 12 unità gli impianti della classe con potenza compresa tra 1 e 10 MW ed infine di 2 unità quelli minori di 1 MW.
Se si prende in considerazione l’intero periodo che va dal 2000 al 2009, lo sviluppo dei parchi eolici appare più evidente, soprattutto negli ultimi periodi.
Basta notare che alla fine del 2006 gli impianti installati erano 169 con una potenza pari a 1.908 MW, nel 2009 il parco nazionale è composto da 294 impianti (+74%) con potenza pari a 4.898 MW (+157%).
Ed è proprio la potenza un altro elemento da tenere sotto osservazione, si evidenza che dal 2000 al 2009 la taglia media della potenza degli impianti eolici è cresciuta da 6,6 a 16,7 MW.
La variazione complessiva della potenza è pari a 1.360 MW, +38,5% rispetto al 2008, da ricondursi comprensibilmente agli impianti inclusi nella classe caratterizzata da una potenza maggiore di 10 MW. Rispetto all’anno precedente questa classe registra infatti un +41,8%, seguita dalla classe con potenza compresa tra 1 e 10 MW con un +14,9% e infine dalla classe con gli impianti minori di 1 MW +10,6%.
Ed è proprio in quest’ultima classe, dal 2010, verranno inseriti anche quegli impianti di piccola potenza (P ≤ 0,2 MW) già riconosciuti dal GSE e incentivati. Un’incentivazione con Certificati verdi che per l’anno 2009 ha visto coprire 5,5 TWh di energia elettrica prodotta da fonti eoliche per un valore che in relazione al prezzo applicato, è compreso in un range di 490-621 milioni di euro.
Eppure in un quadro positivo, il 2009 fa registrare qualche nota stonata sull’eolico.
Le ore equivalenti di utilizzazione dell’intero parco eolico nazionale risultano essere pari a 1.336 in calo rispetto alle 1.374 ore dell’anno precedente.
Seppure nel 2009 il 50% degli impianti abbia avuto un numero di ore equivalenti di utilizzazione maggiori di 1.478 ore, se si confrontano i dati con gli anni precedenti il calore appare più basso rispetto al 2008 dove si avevano 1.580 ore e al 2007 con 1.639 ore.
Il miglior anno continua ad essere il 2004 quando il 50% degli impianti era stato capace di oltre 1.668 ore di utilizzazione annue, quando si era registrata anche la migliore performance assoluta pari a 3.325 ore. Se si effettua un’analisi territoriale, nel 2009 la Liguria è la regione con il massimo delle ore di utilizzazione pari a 1.999, seguita dalla Basilicata con 1.784 ore.
Tali valori sono comunque influenzati non solo da eventi climatologici e tecnici, come ad esempio la mancata produzione degli impianti eolici per problemi di dispacciamento della rete, ma soprattutto dai valori ridotti della produzione elettrica attribuibile agli impianti che sono entrati in esercizio durante l’anno.
Francesca Gresia 15)
—————————————
16)La Sicilia fa un balzo in avanti…
—————————————
…e cerca di agguantare il tacco dello stivale. La Puglia regina indiscussa del vento. Meno possibilità per il nord.
E’ il sud che si afferma sul fronte dell’energia eolica.
In particolare la Puglia sbaraglia la concorrenza sul fronte della potenza riuscendo nel 2009 ad installare ulteriori 14 impianti per una potenza complessiva di 290 MW.
La Sicilia dal canto suo si difende con la migliore crescita in termini assoluti, con 10 impianti e 353 MW riesce a raggiungere la potenza complessiva installata in Puglia.
Non male anche la Calabria che con 6 nuovi impianti da 252MW complessivi raddoppia la sua potenza.
Passi avanti che permettono alla Puglia, Sicilia, Sardegna, Calabria e Campania di rappresentare il 75% dei nuovi impianti e l’88% della potenza addizionale installata in Italia tra il 2008 e il 2009.
Del resto da sempre la componente territoriale è un requisito indispensabile per gli impianti eolici. La ventosità, l’orografia, l’accessibilità dei siti sono infatti variabili discriminanti per l’installazione di un parco eolico. Requisiti che hanno permesso al sud di installare numerosi parchi.
Basta considerare che nelle regioni meridionali risultano installati il 98% della potenza Italiana e il 90% del parco impianti in termini di numero. E le differenze non riguardano solo il numero ma anche le dimensioni.
Se nelle regioni settentrionali gli impianti hanno una dimensione media pari a 4,3 MW, al sud si passa dai 9, 5 MW dell’Abruzzo ai circa 23 MW delle isole, fino ai 34,1 MW della Calabria, con una media pari ai 19MW.
Uno sguardo a livello provinciale ci mostra la numerosità maggiore in quelle di Savona e Belluno per il nord Italia, mentre Foggia mantiene il primato indiscusso con il 20, 4% degli impianti, seguono Avellino (7,5%), Benevento (7,1%), Palermo (6,1%), Sassari (4,4%) e Chieti (4,1%). Sul fronte della potenza le cose cambiano, almeno per le regioni settentrionali. Sono Bologna, Savona, Cuneo che fanno registrare i valori più significativi, al sud i valori sono disomogenei, Foggia ha la maggiore capacità installata, mentre Sassari si distingue con valori superiori alla media.
Da tenere in considerazione anche l’apporto delle province di di Avellino (7,4%), Palermo (6,8%), Benevento (5,7%), Catanzaro (4,4%), e Trapani (4,2%).
Francesca Gresia 16)
———————————
17) Maggiore certezza…
…più semplicità burocratica e un mercato più libero e trasparente. Legambiente suggerisce le tre vie.
Nel rapporto Comuni rinnovabili 2010, l’associazione individua i passi da compiere per la crescita energetica.
L’italia ce la può fare, ha tutte le carte in regola per divenire un pilastro nel settore dell’energia pulita ma serve un percorso ben delineato e l’impegno di tutti gli attori.
E’ questo quello che emerge dalle linee guida che Legambiente traccia nel rapporto Comuni Rinnovabili 2010 in vista del conseguimento degli obiettivi previsti per il 2020.
Sono tre le direttrici su cui muoversi: la prima la certezza di uno scenario ad oggi poco chiaro, la seconda l’innovazione del settore edilizio che possa integrare fonti rinnovabili e efficienza energetica, l’ultima un mercato che premi efficienza e concorrenza.
Ma cerchiamo di comprendere meglio ogni strada da percorrere.
Per garantire ai cittadini uno scenario certo diverse sono le operazioni da mettere in campo, innanzi tutto è necessario “aprire un confronto sul Piano di azione nazionale per le rinnovabili”, un dialogo che coinvolga Regioni, associazioni ed imprese.
Non si può prescindere dalla scelta del miglior mix possibile per la diffusione delle fonti rinnovabili nei diversi territori che dovrà essere accompagnato da politiche nazionali, regionali e locali.
Ma resta alta anche l’attenzione su regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili, poiché oggi il principale problema italiano, riconosciuto da tutti gli operatori del settore, risulta la parte burocratica.
Si leva a gran voce da una parte la richiesta di “far diventare un atto libero e gratuito realizzare un impianto domestico; del quale bisogna semplicemente dare comunicazione al Comune se riguarda il solare termico e fotovoltaico sui tetti, il minieolico, la geotermia a bassa entalpia”, dall’altra l’emanazione delle Linee Guida per l’approvazione dei progetti di impianti da fonti rinnovabili previste dal DL 387/2003.
Non meno importante la necessità di rinnovare il conto energia ma dare certezza anche al solare termico e alle altre forme di rinnovabili.
Ovviamente una sfida energetica non può prescindere dal coinvolgimento del settore delle costruzioni, da qui la necessità di puntare sulla seconda direttrice che possa spingere l’innovazione energetica degli edifici, con prestazioni minime obbligatorie di efficienza e di uso delle rinnovabili. E se si possono stabilire da subito parametri per le nuove costruzioni, non si può escludere la presenza di una politica per riqualificare e migliorare le prestazioni energetiche del parco immobiliare esistente, un passo necessario per ridurre i consumi.
A più di 10 anni di distanza dalla liberalizzazione del settore energetico occorre, infine, ritornare sugli obiettivi per aumentare la concorrenza nell’offerta ai cittadini e alle aziende, la trasparenza e l’innovazione.
Da qui il suggerimento nella terza via di allargare il campo dei certificati bianchi ma anche di proporre nuove idee per muovere politiche capaci di spingere l’efficienza energetica verso gli utenti finali perché “in questo nuovo scenario energetico occorre mettere in moto soluzioni inedite, capaci di rendere possibile una accelerazione degli interventi a tutti i livelli anche quello locale”.
Francesca Gresia 17). Fine

da: Francesca Gresia [francescagresia@yahoo.it]

a: Iranna De Meo
coordinamento provvisorio per l’Arga Basilicata, referente Arga Campania-Calabria-Basilicata
giornalista free lance
Mobile + 39 347-9553076
iranna77@gmail.com


0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *