Pietrelcina(Bn), avrà presto il museo civico. Caserta, per l’arte propone caserme e tribunale.
Andare per musei, a Pietrelcina (Bn), e a Caserta, non è cosa semplice. Vi sono difficoltà logistiche oltre che strutturali e queste due località hanno preso una strada diversa. Pietrelcina, il paese natale di Santo Pio, avrà il suo museo civico, lo ha detto l’architetto Paolo Tresca, presidente della locale sezione dell’archeoclub, spiegando che il Comune ha dato garanzie per la costituzione di un museo civico cittadino. Tresca, esprimendo il ringraziamento per la totale disponibilità dimostrata dal sindaco Domenico Masone e dall’assessore Andrea Cardone, spera che a questo punto si possa concretizzare l’idea con l’apertura del museo nella stupenda sede di palazzo Bozzi. Per quanto riguarda i permessi che la Soprintendenza ai beni archeologici deve concedere, non ci dovrebbero essere problemi. In definitiva l’apertura della sede museale avverrebbe nel giro di qualche mese e cioè dopo piccoli lavori di sistemazione interna dei locali, che già da tempo sono dotati di sistemi di sicurezza. In questi ultimi giorni nelle stanze di palazzo Bozzi, ubicato nel settecentesco quartiere della Riella, si sono svolte già due mostre. La prima avente per oggetto il culto della Madonna della Libera, la seconda relativa ad opere pittoriche dell’artista Roberta Marletta. La pittrice guarda tutto ciò che la circonda con gli occhi di un bimbo, cercando di esaltare ciò che l’appaga interiormente; in sostanza si rifugia in un mondo caratterizzato da mille sfumature, dove regna il silenzio creato dalle sue stesse mani e le figure vogliono essere delle anime vaganti che fluttuano in una dimensione parallela alla nostra.
A Caserta, per avere un museo diverso da quello della Reggia, pensano di sfoltire i depositi che conservano ampie riserve di opere d’arte, come quelli della Reggia, appunto, per destinarle agli edifici pubblici “sicuri” e consentirne l’esibizione al pubblico. E’ la proposta lanciata dall’assessore provinciale alla cultura Nicola Garofalo per favorire la fruizione di materiale artistico che quasi mai o solo ciclicamente potrà essere ammirato: sia per mancanza di spazi adeguati sia per una naturale selezione delle opere a svantaggio di altre. Garofano ha posto questo quesito: perché non esporre dipinti e quant’altro in luoghi frequentati dal pubblico e assolutamente sicuri come le caserme, la prefettura o il tribunale? L’idea dell’avvocato sammaritano, oltre ad accendere un dibattito, sembra aver già trovato consensi e interesse. In realtà, fanno sapere dalla Soprintendenza, alcune opere mussali, già collocate a suo tempo presso uffici pubblici come l’Intendenza di Finanza, furono ritirate in base ad una vecchia circolare del ministero ma nulla toglie che possano essere vagliate richieste provenienti da edifici sicuri. Tutto sta a cominciare, per fortuna per funzionare i musei non hanno bisogno di bel tempo.


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