PESCA – Report, Legacoop lamenta un’attenzione fuorviante al settore

Roma, 5 novembre 2010 – A seguito dell’inchiesta di Report sugli effetti della tragedia dell’Haven, Lega Pesca, condividendo l’attenzione che si rivolge ai gravi problemi dell’inquinamento marino, interviene però per lamentare uno sconveniente e non sano coinvolgimento del settore della pesca professionale: invece che accendere i riflettori sui danni subiti dai pescatori, o sul ruolo che questi e le loro Associazioni hanno avuto all’indomani della tragedia, sia per la bonifica che per l’avvio di indagini e studi, dichiara Ettore Ianì, presidente Lega Pesca, si è scelto di spettacolarizzare questi temi con il ricorso a battute di pesca effettuate in aree ancora oggi precluse alla cattura, danneggiando l’immagine della categoria e rischiando di suscitare allarmismi nei consumatori. Con il risultato di rendere la categoria vittima inconsapevole di un elegante e raffinato raggiro.

Se, accanto alle voci dell’industria energetica, dei ricercatori e degli ambientalisti, si fosse deciso di sentire anche i rappresentanti del mondo della pesca, si sarebbe potuto scoprire che nel 1993 Lega Pesca, attraverso la propria struttura di ricerca Mediterraneo, ha finanziato e condotto uno studio per la mappatura della presenza di greggio sui fondali. Indagine che il prof. Eugenio Fresi, ecologo allora responsabile della task force Haven e perito del processo civile, convenne essere l’ unico monitoraggio realizzato in quell’area, e che fu notata, richiesta e apprezzata anche da parte del sen. prof. Beniamino Andreatta.

Se i rappresentanti della pesca professionale fossero stati interpellati, oltre ai danni gravissimi e persistenti che il settore economico ha subito, e continua a subire, visto che la bonifica non è mai stata conclusa, si sarebbe potuto anche scoprire , continua Ianì, che a causa del disastro ambientale il 10% della flotta ligure è stato destinato alla demolizione, e che i pescatori allora, come è accaduto più recentemente anche nel Golfo del Messico, hanno svolto un insostituibile servizio di recupero durante le prime attività di bonifica, quando, vietata la pesca, hanno contribuito ad avviare a smaltimento elevate quantità di greggio estratto dai fondali, imbarcandolo sui pescherecci e sbarcandolo sul molo di Savona, dove peraltro è rimasto fermo per anni.

Anche l’immagine del rigetto in mare dei rifiuti da parte dei pescatori mortifica ingiustamente lo sforzo che Associazioni e categoria stanno compiendo per valorizzare, invece, il ruolo di presidio ambientale svolto dagli operatori della pesca professionale. Un ruolo che ha consentito di mettere a segno importanti risultati, come la bonifica dei fondali protetti di 15 Aree Marine, condotta nell’ambito di un progetto triennale Legambiente /Lega Pesca , e che la stessa Unione Europea sta iniziando a riconoscere valutando con grande attenzione il progetto di “The Guardians of the Sea” promosso dalle Associazioni europee sulla base delle prime positive esperienze italiane. E ciò a testimonianza che non sono certo i pescatori a considerare il mare una discarica, dove si riversano ben più illeciti e consistenti interessi.

Ancora una volta si tende, nell’esaminare il rapporto tra pesca e ambiente, non sappiamo quanto involontariamente, a scambiare la causa con l’effetto, conclude Ianì. Da una parte c’è uno stuolo di assolti per il processo civile che chiude questa tragedia, dall’altra le vittime, i pescatori, che sembrano essere messe anche sul banco degli imputati. Un vero peccato che si sia persa invece l’occasione per denunciare l’impatto socioeconomico che questa categoria ha subito e continua a subire a causa dell’inquinamento marino, o per rivendicare l’urgenza di una ricerca sulla biodegradabilità degli idrocarburi e sugli effetti derivanti dall’accumulo di sostanze tossiche e metalli pesanti nella catena alimentare.

da: LegaCoop/pesca.it

Categorie: Mare e Pesca

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