CONSUMI: COLDIRETTI SCURE SU TELLINE IN DECENNALE STOP PAJATA

Le nuove norme sulla pesca che colpiscono piatti importanti della tradizione regionale arrivano ad appena un mese dalla triste ricorrenza dell’avvio del decennale dello stop alla pajata scomparsa per effetto del divieto comunitario entrato in vigore il 1 luglio 2001 a seguito dell’emergenza mucca pazza, anche se nel 2009 si sono praticamente azzerati i casi negli allevamenti italiani.

E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’entrata in vigore il primo giugno del regolamento mediterraneo che rischia di fatto di far sparire dalle tavole degli italiani telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica nazionale.

Dopo la pajata un altro piatto simbolo della cucina italiana come gli spaghetti alle telline subisce dunque gli effetti delle normative comunitarie che lo scorso anno hanno colpito un altro importante prodotto della dieta mediterranea come il vino per il quale a causa della riforma europea di mercato del settore vitivinicolo è stata autorizzata la possibilità di zuccheraggio per i paesi del nord Europa ma anche la produzione e la commercializzazione di vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall’uva come lamponi e ribes, dopo che l’Unione Europea aveva già dato il via libera all’invecchiamento artificiale del vino attraverso l’utilizzazione di pezzi di legno al posto della tradizionale maturazione in botti di legno.

Un inganno che – continua la Coldiretti – si aggiunge alla possibilità di vendita nell’Unione Europea nei negozi, o attraverso internet, di kit per la preparazione casalinga in meno di un mese di vini come il Chianti, il Barolo o il Valpolicella, per effetto di una curiosa interpretazione della legislazione.

In realtà – continua la Coldiretti – nonostante l’impegno dell’Unione nel tutelare le denominazione dei prodotti alimentari tipici continuano a proliferare anche all’interno dell’Europa i falsi.

E’ il caso – spiega la Coldiretti – dei formaggi tipici dove, dopo il Parmesan, è stato scoperto in Romania il Parmezan, ma anche la Fontina svedese, il Parmi olandese, la polenta che diventa “palenta” in Montenegro, il barbera bianco venduto in un supermercato rumeno, il Cambozola in Germania o la pasta Milaneza venduta in Portogallo.

E’ invece di poco piu’ di un mese fa la decisione della Commissione Europea di non accogliere la proposta italiana di decreto ministeriale che obbliga ad indicare l’origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari e che vieta anche l’impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi.

Con la norma si stabiliva chiaramente che il formaggio si fa con il latte e non con le polveri mentre già dallo scorso anno l’Unione Europea consente che – sottolinea la Coldiretti – possa essere incorporato fino al 10 per cento di polvere di caseina e caseinati nel formaggio, al posto del latte.

La possibilità di vendere sul mercato bibite di fantasia al gusto e con il colore dall’arancia senza contenere tuttavia neanche una minima percentuale del prezioso agrume è stata invece – continua la Coldiretti – scongiurata in Italia dopo il tentativo di inserirla in passato tra le norme di recepimento della legislazione comunitaria.

Le contraddizioni delle scelte politiche europee sono evidenti – sottolinea la Coldiretti – nelle norme che riguardano l’indicazione in etichetta l’origine dei prodotti agricoli impiegati che è obbligatoria per la carne bovina ma non per quella di maiale, per la frutta fresca ma non per quella trasformata, per il latte fresco ma non per quello a lunga conservazione o per i formaggi.

Non mancano però – conclude la Coldiretti – le buone notizie come la recente decisione dell’Unione Europea di rendere obbligatoria l’ indicazione dell’origine dell’extravergine di oliva a partire dal mese di luglio 2009, favorita dal pressing della Coldiretti che ha avviato una campagna per l’etichettatura obbligatoria di tutti gli alimenti.

da: Nicola Rivieccio

Categorie: Mare e Pesca

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