Parmalat: via libera al programma dai ministri Marzano e Alemanno.
Parmalat, i conti del semestre vanno meglio e il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, d’intesa con quello delle Politiche agricole Gianni Alemanno, dà il via libera al programma di ristrutturazione Parmalat del commissario straordinario Enrico Bondi, e accoglie parte delle richieste avanzate dai creditori, innalzando da 500 a 650 azioni la soglia per l’assegnazione dei warrant della nuova Parmalat e decidendo che ai soci della newco sia destinato, sotto forma di dividendi, il 50% degli utili distribuibili per i prossimi 15 bilanci d’esercizio comprensivi dei proventi generati dalle azioni revocatorie e risarcitorie. Il concordato prevede anche un meccanismo di compensazione, secondo cui «nel caso in cui l’utile distribuibile relativo a un esercizio sia inferiore all’1% del capitale sociale della nuova Parmalat, non si darà luogo alla distribuzione», ma sarà riportato a nuovo per essere ripartito tra soci con l’utile degli esercizi successivi. Dal crac dello scorso dicembre, che ha dato vita a una complessa vicenda giudiziaria e finanziaria, prende quindi sempre più forma la nuova Parmalat, il cui obiettivo è di raggiungere i 3,94 miliardi di ricavi entro il 2006, con un margine operativo lordo di 434 milioni. Accanto alla tutela del patrimonio industriale, diventano chiare le azioni di salvaguardia dei creditori, tra le quali compaiono gli investitori che avevano sottoscritto le massicce emissioni obbligazionarie della Parmalat targata Tanzi. Il piano Bondi prevede una proposta di concordato con gli azionisti della Nuova Parmalat, questo il nome del gruppo di Collecchio dopo il passaggio delle redini dalla famiglia Tanzi al commissario Enrico Bondi, che si traduce nell’impegno di distribuire, sotto forma di dividendi, il 50% degli utili risultanti dai prossimi 15 bilanci annuali, inclusi gli eventuali proventi derivanti dalle azioni revocatorie e risarcitorie. Un decollo felice, quello del piano Bondi, coronato da incoraggianti risultati semestrali: archiviato un margine operativo lordo a 79,4 milioni rispetto ai 73,6 del 2003, a fronte però di una riduzione dei ricavi scesi a 2.375 milioni dai 2.689 dello stesso periodo del 2003 almeno stando a quanto dichiarato dall’amministrazione di allora. L’unico problema, e che problema, è il taglio della metà dei posti di lavoro, 16mila persone senza più lavoro: chi se ne occuperà, prima che scoppi la protesta, fino ad oggi rimasta solo uno spauracchio, ma che con i licenziamenti diverrebbe una inderogabile necessità? (Gianpaolo Necco, componente Arga)


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