Il gusto dei consumatori di vino. I lavori del Sessantunesimo Congresso Nazionale Assoenologi.
I lavori del Sessantunesimo Congresso Nazionale Assoenologi, la più importante organizzazione di categoria che raccoglie quattromila tecnici vitivinicoli, si sono conclusi a Ischia (NA) il 4 luglio scorso. Al centro dell’attenzione dei convegnisti soprattutto il gusto dei consumatori. I lavori del Sessantunesimo Congresso Nazionale Assoenologi, la più importante organizzazione di categoria che raccoglie quattromila tecnici vitivinicoli, si sono conclusi a Ischia (NA) il 4 luglio scorso. Fondata nel 1891 (e rifondata nel dopoguerra) Assoenologi ha ottenuto per legge, nel 1991, il riconoscimento del titolo di enologo; attualmente raggruppa quasi il 96 per cento dei tecnici vitivinicoli, dei quali il 45 per cento ricopre incarico di direttore tecnico in aziende e il 15 svolge attività di libero professionista. Due giorni serrati di interventi e dibattiti sui temi caldi del mondo del vino, dai prezzi all’export, dai progressi tecnologici alle nuove norme, soprattutto comunitarie (Ocm vino), che potrebbero modificare radicalmente i rapporti di forza tra i Paesi produttori all’interno del mercato. Al centro dell’attenzione dei convegnisti soprattutto il gusto dei consumatori. In base ai risultati delle più recenti indagini di mercato, si evince che il moderno consumatore di vino di medio livello predilige:
– bottiglie proposte in enoteca ad un prezzo inferiore ai 10 euro, ottenute da una singola varietà di uva, autoctona o internazionale che sia;
– prodotti under one, da consumare entro un anno dalla vendemmia;
– vini di colore rosso rubino intenso;
– vini con una precisa identità varietale, che esprimano morbidezza, eleganza tannica e moderata acidità.
“Negli anni Settanta – ha spiegato il presidente di Assoenologi Giuseppe Martelli – i vini erano pressoché uguali, soprattutto i bianchi, passati da un colore ossidato al bianco carta e da caratteristiche organolettiche assai ruspanti a un’incredibile uniformità. In quel periodo, si cercava principalmente la stabilità chimico fisica del prodotto per superare storture e difetti figli di una tecnologia inadeguata. Per contro, oggi la produzione deve tenere sempre di più conto delle esigenze dei consumatori, senza trascurare le sue preferenze di gusto, spesso legate a luoghi comuni e a marchi consolidati”.
Il tema dell’ultima delle tre sessioni dei lavori, “Come produrre per il mercato”, ha visto alternarsi sul palco dei relatori:
l’enologo Vincenzo Pepe, direttore tecnico dell’azienda umbra Lungarotti,
il suo collega Paolo Benassi del colosso toscano Banfi,
il professore Luigi Moio, ordinario di Enologia all’Università di Foggia (in procinto di rientrare nella sua Campania) che ha svolto una relazione sull’aroma varietale dei vini bianchi e rossi.
A proposito dell’evoluzione del gusto, in un’intervista pubblicata il 4 luglio sul Corriere del Mezzogiorno, il presidente di Assoenologi, Mario Consorte, ha evidenziato la fine dell’era dei vini superconcentrati, anticipando la tendenza, confermata dalle ricerche, a rivalutare vini più semplici e beverini, nel rispetto della distinzione tra diverse fasce di mercato.
Ai congressisti è arrivato il saluto del nuovo ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro, impegnato a Roma il ministro si è collegato in videoconferenza con Ischia per rimarcare il ruolo svolto dagli enologi nello sviluppo del settore nei centoquindici anni di attività dell’Associazione.
A cura di Anna Russo – Pubblicato su www.supereva.it
(Fonte: Corriere del Mezzogiorno, 5 luglio 2006)

La Fisar aderisce alla petizione che Legambiente e Città del Vino hanno presentato al Commissario all’Agricoltura dell’Unione Europea Mariann Fischer Boel e al Ministro dell’Agricoltura del Governo Italiano Paolo De Castro.
La Fisar intende aderire alla petizione che Legambiente e Città del Vino hanno presentato al Commissario all’Agricoltura dell’Unione Europea Mariann Fischer Boel e al Ministro dell’ Agricoltura del Governo Italiano Paolo De Castro.
“L’ Unione Europea normerà quelle pratiche enologiche che daranno la possibilità di usare trucioli di legno per simulare i processi di invecchiamento dei vini, senza rendere obbligatorio la dicitura in etichetta – dichiara il Presidente Nazionale Fisar Vittorio Cardaci Ama.
In pratica non verrà indicato se il vino è stato invecchiato in botti o con l’ artifizio dei trucioli. Se molti paesi li utilizzano e non hanno alcun obbligo di segnalarlo in bottiglia, noi tutti – operatori del settore – abbiamo l’ obbligo di sapere e il dovere di segnalare e premiare quei prodotti realizzati con cura, con professionalità e nel rispetto della tradizione enologica”.
“Cile, Usa e Sudafrica utilizzano i trucioli e non hanno alcun obbligo di segnalarlo in etichetta – ha dichiarato il presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci – ma i nostri produttori di vino hanno tutto l’interesse a distinguere i loro prodotti di qualità, realizzati con cura e professionalità.
Oggi siamo il primo paese esportatore di vino al mondo con un quarto del fatturato globale del mercato, ma questo fenomeno non è casuale: è frutto dello stretto legame con il territorio, dell’intreccio tra i saperi e la creatività tipici di tanti luoghi caratteristici del Belpaese; è il frutto di talenti tipicamente italiani sui quali vale la pena di investire e scommettere per vincere le sfide del futuro”.
“Chiediamo al nuovo ministro delle Politiche Agricole di impegnarsi affinché l’Italia riveda le sue posizioni su questa pratica enologica, che nulla ha a che fare con la nostra tradizione vitivinicola – ha detto Floriano Zambon, presidente di Città del Vino -. Se poi non fosse possibile vietare l’impiego dei trucioli in Europa che almeno venga stabilito l’obbligo di indicare chiaramente in etichetta che il prodotto è stato a contatto con i trucioli di legno.
E questo sia sulle etichette dei vini europei che su quelle in arrivo dai nuovi Paesi produttori. Speriamo inoltre che i trucioli non siano la prima finestra che si apre, seguita da altre innovazioni sgradite a quei territori e a quei produttori che fanno della qualità la loro bandiera”.
A cura di Anna Russo
Pubblicato il 30/05/2006
Comunicato stampa lancio del 30 maggio 2006

Il nuovo campione europeo è il norvegese Robert Lie, 25 anni, sommelier al Relais Gourmand Bagatelle di Oslo.
Il venticinquenne norvegese Robert Lie, sommellier al Relais Gourmand Bagatelle di Oslo, è il nuovo campione europeo della Sommellerie.
Il titolo è stato assegnato domenica 18 giugno, a Parigi, dove si è celebrata la X edizione del Trophée Ruinart, prestigioso concorso internazionale riservato ai “talentuosi” sommelier professionisti provenienti da tutta Europa.
Allo spettacolare epilogo hanno preso parte 35 candidati giunti in rappresentanza di altrettante nazioni che, sabato 17 giugno, hanno partecipato alle semifinali ospitate a Reims alla Maison Ruinart, la più antica Maison di champagne che, dal 1988, è l’anima del Trophée in collaborazione con ASI-Association de la Sommellerie Internazionale.
Ottimo esordio al concorso per lo sfidante italiano Alessandro Masi, 23 anni, sommelier del ristorante Daniel’s di New York che si è distinto fra i 12 semifinalisti.
Per la spettacolare “mise en scène” della finalissima è stato scelto un luogo d’eccezione, il palco del Théâtre des Champs-Élysées in Avenue Montagne, uno dei luoghi più ricchi di fascino della “Ville lumiere”, esclusivo microcosmo popolato da attori e musicisti.
Alla tappa finale del concorso, suddivisa in diverse prove (degustazione alla cieca di vini e distillati – correzione di un’errata carta dei vini – abbinamento vini a diverse proposte gastronomiche e, infine, una prova di abilità nel servizio) lo sfidante norvegese ha battuto in finale, conquistando il titolo, gli altri due pretendenti: il francese Eric Zwiebel e Roberto Basso dal Canton Ticino.
A cura di Anna Russo
Pubblicato il 30/05/2006


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