Parco del Vesuvio, torneranno gli uccelli rari, è quì il più grande laboratorio all’aperto.
«Proteggendo la fauna e la flora aiuteremo anche l’impresa turistica, sempre più impegnata sulla riscoperta dei valori naturali». Non ha dubbi Amilcare Troiano, presidente del parco vesuviano. Dal recupero delle straordinarie potenzialità ambientali dello scenario vulcanico, arriverà nuova linfa per incentivare lo sviluppo di quel particolare movimento turistico, di transito, modellato su misura per le esigenze di prevenzione urbanistica del comprensorio vesuviano, fino ad oggi troppo densamente abitato. «Grazie al monitoraggio delle risorse naturali, sarà più facile procedere all’apertura di nuovi sentieri e di altri suggestivi itinerari alla falde del vulcano», fa osservare il presidente del parco. Doppia valenza produttiva, insomma. «Esattamente. Sul piano scientifico, un’importanza enorme. Il Vesuvio si conferma il più importante laboratorio a cielo aperto d’Europa. Quanto agli incentivi per le imprese turistiche (in gran parte cooperative giovanili locali – ndr), la difesa del patrimonio ambientale rappresenta il punto fondamentale di partenza per qualsiasi prospettiva di sviluppo». Sarà anche più facile combattere la piaga del bracconaggio. «Del bracconaggio e del randagismo, direi. Soprattutto per difendere le operazioni di ripopolamento che abbiamo avviato negli ultimi tempi». Cosa pensate di fare, dopo aver completato il censimento della fauna vesuviana? «Semplice: procederemo al recupero delle risorse naturali perdute. Sono tante le specie scomparse dalla macchia verde del vulcano, per la caccia, i guasti dell’inquinamento, i colpi dell’abusivismo edilizio. Gradualmente torneranno, vedrete». Il progetto Sirio durerà dieci giorni. Voi, però, andrete avanti su questa strada. «Naturalmente. I nostri esperti sono impegnati giorno e notte sul campo, con l’aiuto determinante di ambientalisti e volontari».
Dunque, il Vesuvio ai raggi X per il censimento delle risorse ambientali e il recupero della fauna perduta. Sofisticate tecnologie per mantenere sotto controllo e registrare, giorno e notte, i movimenti di animali selvatici e uccelli rari, in pericolo di estinzione. Parte, mercoledì prossimo, un progetto sperimentale del ministero per l’Ambiente, sviluppato sui modelli di due parchi per molti versi emblematici del nostro Paese: il Vesuvio, appunto, e il comprensorio del Gran Sasso. Dieci giorni di ricerca, poi un primo bilancio per avviare gli interventi di recupero della fauna scomparsa. «Una svolta, attesa da anni, per affrontare in termini concreti il problema della salvaguardia ambientale in un comprensorio difficile come quello vesuviano», spiega Maurizio Fraissinet, ex presidente del parco e autore, per il ministero, di un dossier sul patrimonio a rischio delle nostre oasi naturali. Il sistema Sirio (System for Infrared Investigation and Observation), scelto dal ministero per la doppia iniziativa sperimentale, sarà esteso al più presto ad altre realtà nazionali. Il contratto prevede, nello specifico, lo svolgimento di attività di monitoraggio e osservazione a carattere sia dimostrativo che operativo. Il progetto, per quanto riguarda il parco del Gran Sasso, è stato avviato un mese fa, con esito positivo. In particolare Sirio è stato utilizzato durante una normale campagna notturna di radio-tracking finalizzata all’individuazione di alcuni esemplari di cervo, consentendo, oltre che di localizzare gli animali, anche di osservarne a distanza il oomportamento. Le finalità di applicazioni di Sirio sono numerose e tutte di notevole importanza: dalla sorveglianza antibracconaggio alle funzioni di protezione civile nel rilevamento di incendi boschivi, dal monitoraggio della fauna per studi biologici, ecologici ed etologici alla divulgazione naturalistica attraverso visite guidate notturne, fino al supporto delle operazioni di salvataggio di dispersi o feriti in quegli ambienti in cui la visibilità è nulla. La tecnologia di Sirio consentirà, infine, di ottimizzare la distribuzione e lo sfruttamento delle risorse umane a disposizione degli organi di gestione. Il System for Infrared Investigation and Observation è già stato impiegato per il censimento faunistico e il monitoraggio ambientale in molte altre aree protette: nel parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, nel parco nazionale dell’Aspromonte, nel parco delle Foreste Casentinesi, nell’oasi Wwf di Orbetello, nella foresta di Cansiglio, nel parco dei Colli Euganei. (Franco Mancusi, Il Mattino)


0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.