Paolo Salvatore Orru’:
1) CANI 1 – La storia.
Una donna vive con 170 cani. Un cucciolo custodito nel centro di Narbolia (Or). “Venti anni fa ho visto uccidere una cagnetta, uno choc che ha sconvolto la mia esistenza: da allora, senza indugi, mi sono dedicata alla tutela dei cani randagi”. Lilli Porcedda, ostetrica in una clinica di Oristano (Sardegna), ora di cani nel suo centro di primo soccorso di Narbolia (Or) ne protegge 170. “Lo so, sono parecchi: a volte li scopro già dentro il recinto portati da chissà chi. Spesso sono cuccioli: li lasciano davanti al cancello. Altre volte, invece – spiega Lilli – li trovo feriti ai bordi delle strade o mentre, affamati, vagano senza meta nelle campagne”.
I cani sono animali indifesi, hanno bisogno di essere protetti e coccolati dal loro padroni, sentono l’abbandono come un tradimento. Sono molto diversi in questo dai gatti, molto più indipendenti e capaci di cavarsela da soli. I costi per mantenere in funzione una struttura che non abbia la parvenza di un campo di concentramento sono elevati. Per fortuna, qualche “anima buona” la sorregge: “Due signore mi aiutano a custodire e tenere pulito il recinto (6000 metri quadri). Mentre per due volte alla settimana un panificio di Silì (Or) – spiega la donna – mi regala il pane che avanza”. Il centro di soccorso funziona dunque a pieno regime, benché non abbia mai avuto alcun finanziamento pubblico.
Comunque, la donna non si è mai arresa di fronte alle mille difficoltà dell’impresa, anzi ha trovato il modo di farsi apprezzare e conoscere nel complesso ed eterogeneo mondo degli animalisti. “Molte associazioni mi hanno aiutato – rivela Lilli – tant’è che alcuni giovani, sei ragazzi di Torino e quattro di Bergamo, mi hanno aiutato a sistemare il recinto e a predisporre un loggiato”. Il numero dei cani presenti nella struttura aumenta di giorno in giorno e alcuni di loro vivono con la donna da oltre 15 anni. Solo qualche volta i migliori amici dell’uomo vengono dati, gratuitamente, in adozione. “Non li cediamo facilmente – commenta Lilli – e anche dopo andiamo a vedere come stanno: qualche volta li ho riportati al centro”.
I rifugio assicura, grazie alla comprensione di alcuni veterinari, anche il controllo dello stato di salute. “Abbiamo una convenzione con due veterinari che ci fanno uno sconto importante sulla parcella”, dice l’amica dei cani. “Lilli è una donna speciale – spiega la volontaria Paola Sechi – cura i cani con tantissimo affetto, senza che le istituzioni pubbliche le diano una mano”. Una storia vera, ben diversa da quelle che spesso rimbalzano nelle cronache di nera. Un esempio da seguire, un monito per chi invece i cani preferisce maltrattarli.
Paolo Salvatore Orru’

2) CANI 2 – Salvi i San Bernardo
Protagonista, tra valanghe e burroni, di salvataggi estremi in montagna. Una vita dedicata a salvare gli altri, ora però gli uomini hanno salvato lui.
Infatti, grazie alla nascita della fondazione Barry du St- Bernard, il più antico allevamento di cani San Bernardo – utilizzati fin dal 1700 per il soccorso alpino – non corre più il rischio di chiudere.
Con questo intervento il canile (si trova sul passo del San Bernardo, proprio al confine tra l’Italia e la Svizzera) potrà continuare a crescere e addestrare i cani più famosi d’Europa. Non solo: la fondazione dopo aver scongiurato la chiusura ha anche ampliato la struttura.
La cura, la custodia e l’addestramento di questi meravigliosi cani sono stati affidati a una cooperativa svizzera. Fino a poco tempo fa, il numero di questi amici dell’uomo – che nel secondo anno di vita arrivano a pesare un quintale – si era ridotto progressivamente.
“I San Bernardo sono cani molto sensibili, ecco perché ho accolto con piacere la notizia della nascita della fondazione – spiega Mauro Pampinella, allevatore di cani San Bernardo di Civitavecchia – sono animali eccezionali, hanno un istinto finissimo che li porta a sentire l’arrivo di una valanga almeno mezzora prima dell’evento”.
In previsione di addestrarne sempre di più, l’allevamento ha anche provveduto ad ampliato l’area di ospitalità. Per ora ci sono 12 esemplari adulti e dodici cuccioli, che dal terzo mese diventano adottabili. “Gli americani chiamano il San Bernardo cane santo per la sua capacità di sopportare qualunque maltrattamento, anche quello dei bambini”, conclude Pampinella.
p.s.o.


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