Paolo Orrù: Ricerca – L’asino, il riscatto dall’handicap.
Dal latte d’asina all’onoterapia, il riscatto dei somari. L’asino, dai più ritenuto pigro, cocciuto e il ritratto degli scolari più discoli, sta vivendo in questi ultimi tempi un momento di gloria: è diventato il simbolo del riscatto dallo svantaggio e dalla marginalità sociale.
La riabilitazione “morale” dell’asino è dovuta ad un metodo di cura che sta ricevendo tanti consensi, l’onoterapia. “Dà una mano ai disabili e le persone con problemi di relazione e comportamento a rapportarsi col mondo esterno”, spiega Maria Mirella Gangeri, presidente dell’associazione genitori di bambini ed adulti disabili (A.ge.di) di Reggio Calabria.
Sembra infatti che il contatto con il piccolo equino sia in grado di rafforzare l’autostima di questi pazienti, consentendo di superare lo stress continuo della valutazione e del giudizio degli altri. “Il bambino o l’adulto sottoposti all’ “asino-terapia” hanno l’opportunità di tirar fuori a pieno il loro potenziale”, commenta Mirella Gangeri, “in particolare, serve a sviluppare la personalità, le attività cognitive, la mobilità, il linguaggio e la comunicazione”.
Questa tecnica offre preziosi servizi per la riabilitazione e la cura degli handicap, ma agisce positivamente anche a favore di quelle persone, in particolare bambini, che avvertono l’esigenza di superare problemi di relazione e socializzazione, attinenti alla sfera affettiva ed emozionale. L’onoterapia fa parte di quella che alcuni medici chiamano pet therapy, una disciplina per la rieducazione motoria e affettiva che sfrutta il rapporto con gli animali come stimolo. La tecnica si serve dell’introduzione graduale e sistematica degli animali selezionati ed addestrati nelle immediate vicinanze di un individuo, o di gruppi di individui, che hanno difficoltà a rapportarsi con la realtà esterna.
Il riscatto di questi equini è dovuto anche ad un’altra importante peculiarità: il latte d’asina è utile nello svezzamento dei bambini allergici al latte di mucca: “E’ del tutto simile a quello materno ed è molto ricco di lisozima, una proteina caratterizzata da elevata proprietà antibatterica, lo ha dimostrarlo una ricerca condotta dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr di Torino”, conclude la Gangeri.
Paolo Orru’


0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.