5 aprile 2006 NEWSLETTER ASOIM N. 7 – ASSEMBLEA DEI SOCI. Stazione di ricerca al prof. M.Milone. Convegno su censitori.I gabbiani. Le migrazioni.
In questa lettera:
1 – Danila Mastronardi: Assemblea dei soci Asoim il 7 aprile ore 15.
2 – Elena Scarici: Una stazione di ricerca a Mario Milone.
3- Le recensioni di Maurizio Fraissinet.
4 – Rete italiana dei censitori.
5 – Ricerche: non sparate sui gabbiani.
6 – Notizie utili.
7 – Appendice. Mimmo Vita: “Migrazioni e spostamenti stagionali dell’avifauna”.

1) LE COMUNICAZIONI DELLA PRESIDENTE DANILA MASTRONARDI.
– Cari soci, come ogni anno, l’ASOIM -onlus si riunisce per la relazionare sui progetti in corso e per approvare il bilancio. Tutti i soci sono convocati presso la SEDE DELLA SOCIETA’ DEI NATURISTI, via Mezzocannone, 8 Napoli, in prima convocazione il giorno 6 aprile 2006 alle ore 23,00 e in seconda convocazione il giorno 7 APRILE ALLE ORE 15,00, per discutere e approvare in merito al seguente odg:
– Comunicazioni del Presidente
– Relazioni sui progetti
– Approvazione bilancio annualità 2005
– Elezione nuovo Presidente del Collegio dei Revisori dei conti
– Nuovi soci.
– Cari soci, rinnovo l’invito a tutti i responsabili di progetto di preparare una breve presentazione del/i loro progetto/i (max 10 minuti a progetto), quale momento importante di condivisione e diffusione delle conoscenze acquisite. Spero di incontrarvi tutti. Danila Mastronardi
– E devo ancora insistere per l’appello ad aderire al progetto Lanario. Il progetto è coordinato da WWF, CISO e INFS. Non restiamo sempre fuori noi campani, subendo poi la colonizzazione di altri! Camillo Campolongo mi ha già risposto, attendo altre adesioni.
– Novità sul sito dell’Asoim nelle pagine News e Avvistamenti: un invito a consultare la Banca Dati Ornitologica di Brichetti, strumento utilissimo che l’ASOIM mette a disposizione dei soci che debbano fare una ricerca bibliografica.
– Scrivete per il sito e per il nostro bollettino. Chiedo in particolare a chi va spesso sul Matese (Maurizio, Ottavio o altri) di scrivere una cartella sul PR Matese, a chi lavora con il P.Naz. Cilento (Daniela, Mimmo, Monica Valore o altri) a scrivere una cartella sul P.del Cilento, a Rosario, Marcello, Stefano di scrivere qualcosa sugli Astroni e così via. Io sto scrivendo una cartella sui Laghi Flegrei. Inoltre è importante che i responsabili di progetto scrivano una cartella sul proprio progetto. E’ anche utile, io sto ricevendo diverse e-mail di persone che mi chiedono informazioni sul progetto “Rapaci”, l’unico di cui c’è una descrizione dettagliata.
Grazie a tutti, Danila Mastronardi (nella foto)

2) ELENA SCARICI: A PUNTA LICOSA STAZIONE DI RICERCA INTITOLATA A MARIO MILONE
“Una stazione di ricerca faunistica, a Punta Licosa, nel cuore del Parco del Cilento, intitolata allo zoologo napoletano Mario Milone scomparso un anno fa, pioniere della ricerca ornitologica in Campania. I locali e i laboratori già attrezzati per le ricerche sono stati inaugurati il 25 marzo. Frutto di una convenzione tra l’Ente Parco del Cilento e Vallo di Diano e l’Istituto di Gestione della Fauna, la stazione è collocata in un sito strategico per lo studio delle migrazioni degli uccelli. Il responsabile, Domenico Fulgione dell’Università di Napoli Federico II, ne ha spiegato le finalità: “Questa struttura – ha precisato – è un punto di riferimento concreto per lo studio della biodiversità in questo territorio, perché da qui si possono sviluppare ricerche utili alla risoluzione di problematiche gestionali relative a tutto il Cilento”.
La stazione dunque si pone come un importante centro per lo studio della fauna locale; in essa, infatti, saranno sviluppati, tra gli altri, progetti di ricerca sulla rara lucertola di Licosa e sulle comunità marine costiere. Ma non solo: l’Istituto di Gestione della Fauna si è impegnato a rendere la struttura una fucina di menti, garantendo l’afflusso di ricercatori, da ogni parte del mondo, che fruiranno dei laboratori attrezzati. Così come è stato sottolineato da Rakesh Kumar Rastogi, ordinario di Zoologia della Federico II a cui è affidata la direzione scientifica, insieme all’ecologo marino Gianni Fulvio Russo, dell’Università Parthenope. “Questo luogo vuole rappresentare un importante snodo per i giovani ricercatori italiani e provenienti dall’estero – ha detto Rastogi – per lo sviluppo di importanti linee di ricerca sul territorio”..
La stazione di Punta Licosa è nata dalla collaborazione tra il Comune di Castellabate (quale proprietario della struttura, ex scuola elementare) e l’Ente Parco del Cilento (concessionario, che ha provveduto alla ristrutturazione). Giuseppe Tarallo, presidente del Parco: “Questa come altre stazioni che operano nell’area protetta sono state impegnate in un percorso comune teso alla conservazione della natura che il Parco del Cilento ha avviato con i ricercatori di diversi Atenei universitari”.
Soddisfazione anche nelle parole del sindaco di Castellabate, Maurano Costabile, che ha promesso di sostenere il lavoro dei ricercatori, convinto dell’importanza che la stazione può rappresentare sul piano turistico e scientifico”.
Elena Scarici

3) LE RECENSIONI DI MAURIZIO FRAISSINET.
– L’Atlante ornitologico di Genova:” Borgo E., Galli L., Galluppo C., Maranini N. e Spanò S., 2005 – Atlante ornitologico della città di Genova (1996 – 2000). Bollettino dei Musei e degli Istituti Biologici, 69 – 70: 1 – 317.
E siamo arrivati a 20! Con la pubblicazione dell’Atlante di Genova sono 20 , infatti, gli atlanti ornitologici urbani finora pubblicati in Italia. In realtà sarebbero 21 se si considera che a Firenze si sono pubblicati due atlanti a distanza di dieci anni, e sarebbero 22 se si considera che il nuovo Atlante di Napoli sta per andare in stampa.
Continuiamo ad essere la nazione al mondo con il maggior numero di atlanti ornitologici pubblicati e questo ci deve inorgoglire.
L’Atlante di Genova, come quello di Torino, si riferisce a tutto l’anno. Ha coinvolto 51 rilevatori, ha adottato una maglia di quadranti UTM di un chilometro di lato e ha censito 55 specie nidificanti e 239 specie complessivie, di cui tre esotiche.
La ricerca, per la complessa orografia del territorio comunale genovese, ha interessato la sola parte edificata della città.
Per ciascuna specie viene riportata la cartina distributiva e un testo esplicativo.
Purtroppo la grafica adottata per riportare le presenze nei vari periodi dell’anno va a discapito della leggibilità delle cartine.
Interessante il capitolo finale con l’analisi dei risultati e un bel lavoro comparativo tra le avifaune delle varie città italiane in cui è stato pubblicato un atlante ornitologico, in cui si è utilizzata l’equazione di Arrhenius, con i parametri ricavati da Bruno Massa nel 1982 per il territorio italiano”.

– Atlante degli Anfibi e dei Rettili d’Italia / Atlas of Italian Amphibians and Reptiles. Societas Herpetologica Italica, Sindaco R., Doria G., Razzetti E. e Bernini F. (eds), . Edizioni Polistampa, Firenze, pp. 792.
Maurizio Fraissinet
E’ stato pubblicato l’Atlante italiano dei Rettili e degli Anfibi. E’ stato pubblicato dopo una lunga ricerca coordinata dalla Societas Herpetologica Italica e con il coinvolgimento di oltre 900 rilevatori, un bel numero. Il reticolo utilizzato è stato quello UTM e sono state prese in considerazione 3154 maglie.
Ne è risultato un Atlante davvero bello, a mio giudizio il più bell’atlante biologico finora pubblicato in Italia, e, credetemi, di Atlanti biologici ne ho visionati tanti.
Il libro, in doppia lingua italiano e inglese, è ricchissimo di immagini, tutte di buon livello qualitativo. Il lavoro si apre con una lunga, ma assolutamente interessante e ben scritta storia dell’erpetologia italiana a partire dal 1500. Per ciascuna specie, poi, c’è un’ampia ed esaustiva trattazione. I capitoli finali sono dedicati alle faune insulari, alla biogeografia della erpetofauna itaiana, alla conservazione, alla legislazione esistente nel nostro paese su questi animali, nonché a un’ampia bibliografia. Il libro costa 70 euro, ma li vale tutti.
Maurizio Fraissinet

4) RETE CENSITORI ITALIANI
L’INFS, con la collaborazione dell’AsOER (Associazione Ornitologi dell’Emilia-Romagna), sta organizzando un incontro tecnico della rete italiana dei censitori degli uccelli acquatici svernanti. Tale evento si terrà a Comacchio il 30 aprile prossimo nell’ambito della fiera del birdwatching.
Con la presente siamo a comunicarvi il programma del workshop:
Ore 9,15 – Sessione plenaria
N. Baccetti, Istituto Nazionale Fauna Selvatica, responsabile nazionale rete IWC, introduzione e illustrazione metodologica sullo svolgimento delle sessioni parallele; D. Rubolini, coordinamento regionale IWC Lombardia, Organizzazione, problematiche e divulgazione dei risultati dei censimenti IWC in Lombardia; R. Tinarelli, presidente Associazione Ornitologi Emilia-Romagna, Utilizzo delle zone umide bolognesi da parte degli uccelli acquatici in funzione della presenza di diversi regimi di protezione/gestione venatoria esistenti.
Ore 10,15 – Sessioni parallele:
1)raccolta dati sul campo facilitatore M. Zenatello, Istituto Nazionale
Fauna Selvatica, coordinamento nazionale IWC;
2)uso dei risultati facilitatore G. Cherubini, Provincia di Venezia, U.O.
Caccia e Pesca;
3)finanziamenti/costi/rapporti tra coordinamento nazionale, gruppi locali,
pubbliche amministrazioni, facilitatore L. Melega, Agenzia Regionale
Prevenzione Ambiente Emilia-Romagna .
Ore 11,45 – Sessione plenaria,
condivisione lavori dei tre gruppi e discussione finale mirata ad elaborare delle linee guida conclusive, moderatore N.Baccetti.
Ore 13,30 – Chiusura lavori
Per avere un’idea degli spazi necessari alle sessioni parallele vi chiediamo la cortesia di pre iscrivervi mandando una mail con oggetto ISCRIZIONE
all’apposita mail box convegno@asoer.org entro mercoledì 19 aprile.
L’appuntamento per il workshop è fissato per il 30 aprile, alle 9,15 a Comacchio, Palazzo Bellini.
Per l’organizzazione Luca Melega: convegno@asoer.org
P.S. abbiamo avuto problemi con la spedizione delle mail, ci scusiamo
nell’eventualità che abbiate ricevuto più messaggi

5) RICERCHE: “Non sparate sui gabbiani”
Il Wwf lancia l’allarme: alcune specie di gabbiani sono a rischio di estinzione. Il problema riguarda in particolare alcuni paesi europei come la Finlandia e la Polonia, ma investe anche l’Italia. “Purtroppo – denuncia l’associazione associazione ambientalista internazionale – il nostro Paese ha risposto nel peggiore dei modi: con un proposta di legge che autorizza la caccia ai gabbiani e al cormorano, togliendo la protezione ad alcune specie minacciate”. Il WWF Italia si è allora attivato, su sollecitazione dei WWF dei Paesi nordici, lanciando la prima azione di attivismo online in italiano. “Ora – si legge nel sito del Wwf – è possibile inviare una mail di protesta al primo firmatario di questa sciagurata proposta di legge, l’on. Bellotti (AN), per chiedergli di sospendere il provvedimento”. Intanto specie rare come il gabbiano comune, il gabbiano Corso, il gabbiano corallino e il gabbiano zafferano corrono una seria minaccia: lo sterminio indiscriminato e l’estinzione dal panorama europeo. Possono infatti essere facilmente confuse con le specie indicate nel provvedimento e finire impallinate. Pertanto il WWF Italia e tutti i WWF europei invitano a sostenere l’azione di protesta. “Scrivi il tuo disaccordo al deputato di AN e al presidente della commissione. Questa proposta – spiega l’associazione ambientalista – rappresenta infatti una seria minaccia per alcune specie di gabbiani esplicitamente segnalate nella Direttiva Uccelli 79/490 e nel Libro Rosso del WWF come specie vulnerabili e ad alto rischio”.Inoltre, secondo il Wwf, sparare ai gabbiani rappresenterebbe un vera e propria ingiustizia per la nostra tradizione culturale: basti ricordare il celebre protagonista del romanzo “Il gabbiano Jhonatan Livingstone” di Bach. Questi uccelli, ormai compagni abituali nelle città italaine, hanno perso da anni ogni timore per l’uomo e diventerebbero facili e ingiusti bersagli. Hanno anche un importante ruolo ecologico, utili all’uomo in quanto considerati uccelli “spazzini”, dai gusti alimentari piuttosto facili.
(Da Tiscali animali, 4 aprile 2006)

6) NOTIZIE UTILI
– L’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale – A.S.O.I.M. onlus è stata fondata nel 1986, riunendo docenti universitari, ricercatori, studenti universitari, appassionati di ornitologia. Promuove la ricerca e la conoscenza ornitologica e faunistica, sostenendo lavori scientifici di interesse internazionale, nazionale e locale, collabora alla conservazione della fauna, studia e difende l’ambiente nell’Italia meridionale, riunisce gli appassionati di ornitologia di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, organizzando attività di formazione e di educazione.
– La nuova sede dell’Asoim è in Via Andrea da Salerno, 13, Napoli (al Vomero, adiacenze stadio Collana). Chiunque voglia utilizzare la sede per riunioni o quant’altro deve telefonare al Direttore della Riserva Naturale “Cratere degli Astroni”, dott. Peppe Pugliese al numero 348 5456982, per assicurarsi che la sede sia aperta. Presso la sede abbiamo uno spazio in una libreria (le chiavi n.19 sono custodite nella sede stessa) in cui sono contenute alcune nostre monografie e i primi CD della nostra Banca dati (accessibile ai responsabili di progetto). Attualmente troverete un CD con i dati di MITO 2000 e un floppy disk con altri dati di Mito, archiviati successivamente, e i transetti di Capodimonte. Nei dati di MITO le località sono espresse in UTM. Nella sede è presente anche il computer dell’ASOIM su cui ho installato la BDO (Banca Dati Ornitologica) di Brichetti. Chiunque voglia consultarla, deve telefonarmi per conoscere la password. Vi allego, inoltre, l’inventario del materiale ASOIM aggiornato alla luce dei nuovi acquisti effettuati.
INVITO. Scrivete articoli per “Lettera Asoim” che esce ogni dieci giorni ed è pubblicata on-line sul sito Asoim (www.asoim.org ) e su quello dell’Arga (www.argacampania.it) con pagine di hot spots, sui progetti che coordinate, news ecc., per arricchire il sito dell’ASOIM. Chi scrive articoli per il sito dell’Arga non dimentichi di inviare contestualmente una copia degli stessi a Danila Mastronardi, in modo che possano comparire su entrambi gli spazi web.
PER SAPERNE DI PIU’: consultare il sito www.asoim.org che ospita news, progetti, avvistamenti, hot spots, fotogallery, libri e varie.

7) APPENDICE: “MIGRAZIONI E SPOSTAMENTI STAGIONALI DELL’AVIFAUNA”
1) Convegno organizzato da VenetoAgricoltura, Corte Benedettina 24 marzo 2006
La migrazione post riproduttiva dei Passeriformi nei valichi pedemontani del Veneto Orientale.
Francesco Mezzavilla, Gianfranco Martignago, Saverio Lombardo
Associazione Faunisti Veneti. C/o Museo civico di Storia Naturale di Venezia. Abstract.
Nel 2004, a seguito di un incarico affidato dall’Amministrazione Provinciale di Treviso all’Associazione Faunisti Veneti, ha preso avvio un’attività di monitoraggio autunnale degli uccelli Passeriformi che migrano attraverso l’area pedemontana trevigiana. Delle sei stazioni inizialmente prese in esame, solo due, il Monte Pizzoc (Cansiglio) e la Forcella Mostaccin (Colli Asolani, Maser) hanno dimostrato di possedere i requisiti per rientrare tra i siti importanti per il passaggio degli uccelli. Le altre prese in esame: Passo del Fadalto, Forcella Zoppei, Passo di S. Boldo e Passo Praderadego, hanno evidenziato passaggi piuttosto modesti. Tra queste solo il Passo di S. Boldo è risultato interessante per il passaggio di un discreto quantitativo di Rondini.
Nelle prime due località i censimenti effettuati nel 2004 e 2005 hanno permesso di osservare un significativo flusso di migratori nei mesi di ottobre e novembre. I censimenti si sono basati sul conteggio visivo degli uccelli in volo (visual count) e sulla loro identificazione. Quando i gruppi erano composti da specie diverse come nel caso di fringuelli e peppole, questi sono stati classificati come fringillidi indeterminati. Lo stesso sistema è stato usato per il conteggio di cince, tordi ed Anthus sp. Nei casi dubbi, dovuti soprattutto a migratori non facilmente determinabili a causa delle avverse condizioni meteo o dell’altezza di volo, sono stati classificati come Passeriformi indeterminati.
Nel 2005 lo sforzo d’indagine presso il Monte Pizzoc è aumentato rispetto l’anno precedente permettendo di ricavare dati meglio confrontabili ed analizzabili. Complessivamente i conteggi hanno dato questi risultati: nel versante occidentale della cresta del Monte Pizzoc nel 2004 sono stati contati 15.904 individui in 53 ore d’osservazione, mentre nel 2005 ne sono stati contati 15.364 in 62 ore. Presso Forcella Mostaccin sono stati contati 8.957 uccelli nel 2004 in 41 ore e 17.072 nel 2005 in 31 ore.
Nella prima località si è evidenziato un calo dei passaggi nel 2005, mentre nella seconda, sebbene si siano ridotte le ore di osservazione, si è notato un raddoppio dei conteggi.
L’ipotesi che ci permettiamo di fare dopo due anni d’osservazioni, è che con condizioni meteorologiche particolari, una parte dei migratori nel loro spostamento da NE verso SW scelga una rotta più meridionale che corre parallela al Colle del Montello. Dopo averlo superato ritornano verso la montagna ed il Massiccio del Monte Grappa superando i Colli Asolani sopra la Forcella Mostaccin. Parte di questi migratori potrebbe costituire la frazione “mancante” dal Pizzoc.
Analizzando inoltre statisticamente i flussi migratori fra le due località e fra le stesse località in anni diversi, si sono rilevate differenze molto significative a testimonianza delle variazioni dei passaggi rilevate oggettivamente anche dall’analisi dei conteggi.
Nel corso del Convegno vengono fornite indicazioni relative al metodo utilizzato, alle specie censite ed alle modalità migratorie anche in funzione delle condizioni meteorologiche dominanti nelle due stazioni.
2) LA MIGRAZIONE POST RIPRODUTTIVA ATTRAVERSO LE ALPI ITALIANE
Sintesi delle conoscenze dal Progetto Alpi. Paolo Pedrini *, Francesca Rossi *, Franco Rizzolli * e Fernando Spina § Museo Tridentino di Scienze Naturali, Sez. Zool. dei Vertebrati, Trento § Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, Ozzano Emilia, BO
La migrazione postriproduttiva degli uccelli attraverso le Alpi è ben nota fin dal passato e, dalla metà del secolo scorso, è stata oggetto di numerosi studi condotti in particolare nel settore transalpino dalla Stazione Ornitologica di Sempach in Svizzera. Quel che riguarda il versante italiano è stato inizialmente indagato negli anni Trenta da Duse (1931, Atti del XI Congr. Inter. di Zool. Ital. 16:550-559) e più diffusamente a partire dagli anni Settanta, grazie all’impegno di numerosi inanellatori coordinati dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e diversamente sostenuti a livello locale da musei, gruppi ed enti di ricerca, parchi, e amministrazioni regionali e provinciali. Grazie a questi contributi conoscitivi si ipotizza l’esistenza nel settore cisalpino di un flusso migratorio (la rotta italo-ispanica) che, di presunta origine nord-orientale, si svolge lungo il versante meridionale delle Alpi per dirigersi verso la Francia e la Spagna. Questa rotta principale corre parallela a quella settentrionale transalpina che si concentra nel versante settentrionale svizzero, e dalla quale viene anche alimentata soprattutto quando condizioni di venti occidentali spirano contrari alla direzione di provenienza dei migratori (Jenni & Bruderer 1988 Univ. Ottawa Press. pp 2150-2161; Micheli & Pedrini 2000. Acta Biologica 74: 143-154).
Per la loro posizione geografica, l’orografia accidentata e la significativa altimetria che ne condiziona il clima, le Alpi rappresentano il primo insidioso ostacolo che i migratori paleartici si trovano ad affrontare nel loro volo di spostamento verso i quartieri di svernamento. Conoscere quindi nel maggior dettaglio possibile quando e come i migratori attraversano questa catena montuosa, è rilevante per meglio inquadrare le loro esigenze ecologiche in termini di habitat di sosta e di transito e saper così indirizzare anche a loro favore eventuali azioni di conservazione e di gestione territoriale in ambito alpino.
Anche con tale finalità nel 1997 ha preso avvio il Progetto Alpi (P.A.), una ricerca pluriennale basata sulla tecnica della cattura e dell’inanellamento, coordinata dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica e dal Museo Tridentino di Scienze Naturali e condotta in numerose stazioni di inanellamento distribuite nei diversi settori alpini. Gli obiettivi generali del P.A. sono i seguenti: la descrizione della fenologia migratoria (in termini temporali, spaziali e altitudinali); la descrizione delle diverse strategie migratorie sia a livello interspecifico sia intraspecifico; la valutazione dell’influenza locale delle condizioni orografiche e ambientali; la valutazione dell’importanza del flusso migratorio lungo il versante italiano nel più vasto contesto alpino ed europeo.
Nel presente intervento sono illustrati alcuni risultati emersi dai dati raccolti nelle 32 stazioni d’inanellamento (di valico, di versante, di fondovalle e di pianura) che hanno operato con metodi di cattura standardizzata e passivi (senza l’ausilio di richiami acustici), coprendo il periodo di migrazione compreso fra la metà di agosto e la fine di ottobre. L’attività, alla quale hanno partecipato 88 inanellatori e più di 200 collaboratori, ha portato ad una banca dati di circa 180.000 uccelli inanellati (2004) appartenenti a 154 specie. Quanto fino ad oggi emerso viene in questa sede presentato, commentando gli aspetti più significativi dello svolgimento della migrazione postriproduttiva nel suo complesso e, nel dettaglio, mediante l’analisi delle strategie adottate da alcune specie di piccoli Passeriformi appartenenti alle diverse categorie fenologiche considerate (migratori diurni a medio e corto raggio, migratori intrapaleartici notturni, migratori transahariani notturni).
3) INDAGINE SULLA DISTRIBUZIONE E PRESENZA STAGIONALE DELLO STORNO IN PROVINCIA DI VERONA.
Balzato negli ultimi anni all’onore delle cronache in molte province italiane, lo storno (Sturnus vulgaris) per il nostro Paese è una specie relativamente recente. La sua presenza come nidificante, infatti, in Italia è nota “solo” dal 1937. Nel Veronese Sturnus vulgaris è specie parzialmente sedentaria, nidificante, migratrice regolare e svernante. Durante il periodo riproduttivo è uno degli uccelli più diffusi e meglio distribuiti; è presente in pratica nell’intero territorio provinciale.
In questa sede vengono presentati alcuni dei dati raccolti al termine del primo anno di monitoraggio sulla specie voluto da Veneto Agricoltura per aggiornare le conoscenze sulla distribuzione e presenza stagionale dello storno nella provincia di Verona. L’indagine, la cui conclusione è prevista per fine marzo 2006, è iniziata nel giugno 2005.
Le osservazioni effettuate durante il periodo della nidificazione, unitamente ai dati raccolti dai rilevatori che partecipano alla realizzazione del nuovo atlante degli uccelli nidificanti in provincia di Verona (2005-2007), hanno evidenziato, come era prevedibile, che l’attuale distribuzione della specie di fatto ricalca fedelmente quella del “vecchio” atlante. Lo storno è stato individuato nella totalità dei quadranti visitati nel corso di questo primo anno di rilevamento e la sua nidificazione è stata accertata per oltre l’80% di questi. La maggior parte delle segnalazioni sono state raccolte presso centri abitati, edifici, case isolate e in coltivi con scarsa vegetazione arborea e arbustiva. Quasi tutte le segnalazioni si riferiscono a coppie singole o a piccole colonie (< di 10-15 individui).
Al di fuori del periodo riproduttivo lo storno manifesta una marcata tendenza all’aggregazione e forma assembramenti anche molto numerosi osservabili soprattutto tra agosto e fine ottobre-inizio novembre, quando alla popolazione locale nidificante si aggiungono diverse migliaia di individui in migrazione provenienti soprattutto dall’Europa settentrionale e centro-orientale, una parte dei quali si ferma nel Veronese anche durante la stagione invernale. I primi storni provenienti dall’estero raggiungono l’Italia verso metà agosto, ma la migrazione vera e propria, che interessa complessivamente alcune decine di milioni di individui, si verifica di solito tra la fine di settembre e la prima decade di novembre, con culmine, per quanto riguarda il Veneto, tra la seconda metà di ottobre e l’inizio di novembre. I dati raccolti in questo primo anno d’indagine sembrano confermare queste indicazioni anche per la provincia di Verona. La migrazione pre-riproduttiva avviene, viceversa, tra metà febbraio e fine marzo-primi di aprile.
Per meglio conoscere la distribuzione spaziale della specie in periodo di svernamento sono state effettuate alcune uscite mirate in vari settori della provincia. Queste uscite hanno permesso di stabilire che lo storno, in inverno, è presente e relativamente comune in gran parte del territorio provinciale; manca, infatti, solo dalle zone più elevate dei rilievi. Un fatto facilmente comprensibile considerando che le aree che presentano un persistente innevamento invernale non permettono allo storno di alimentarsi. Il limite altitudinale di distribuzione invernale della specie, nella stagione 2005-’06, è stato di 1264 metri. Le concentrazioni maggiori, ovviamente, sono state rilevate in pianura, in corrispondenza di estese colture agrarie (campi con stoppie non ancora interrate, prati da sfalcio, vigneti, oliveti) e nelle zone periferiche o comunque prossime ai centri abitati.
Per fornire una valutazione, sia pure largamente indicativa, della consistenza della popolazione presente nel territorio provinciale durante la stagione invernale si è deciso di utilizzare soprattutto i dati raccolti nel corso dei controlli ai principali dormitori individuati nel corso della presente indagine, nel periodo compreso tra il 15 dicembre 2005 e il 31 gennaio 2006. I risultati di tali osservazioni sono al momento ancora in fase di elaborazione.
4) LA STAZIONE DI MONITORAGGIO ORNITOLOGICO IN VALLEVECCHIA (CAORLE – VENEZIA).Risultati dell’attività di inanellamento 2003 – 2005
A cura di Dario Cester & Lucio Panzarin – Associazione Faunisti Veneti c/o Museo di Storia Naturale di Venezia, S. Croce 1730, 30135 Venezia.
L’area di Vallevecchia è collocata nel tratto centrale della costa compresa tra la foce dei fiumi Livenza e Tagliamento, nella parte meridionale del sistema vallivo di Caorle (VE).
Fino alla prima metà del secolo scorso presentava ancora una fisionomia ambientale ed ecologica quasi naturale, ma in seguito le zone palustri sono state bonificate per lo sfruttamento agrario dell’area.
All’inizio degli anni 90, Vallevecchia si presentava come una superficie agraria priva di vegetazione arborea ed arbustiva, coltivata secondo i metodi della monocoltura, ma già dalla fine degli anni 80 ebbe comunque inizio la riqualificazione ambientale dell’area mediante alcuni interventi di miglioramento della pineta litoranea.
Dal 1994 è iniziato un importante progetto di riqualificazione ambientale (interventi di forestazione, riallagamento e ricostituzione di zone umide, creazione di aree per la fitodepurazione, miglioramento selvicolturale della pineta, ecc.) voluto dalla Regione Veneto ed attuato da Veneto Agricoltura, il quale, fra l’altro, prevede anche la realizzazione di progetti faunistici (reintroduzioni, censimenti, progetti di ricerca e monitoraggio, ecc.)
Dal 2002, con finanziamento CEE, è stata data attuazione alla “Realizzazione del progetto di ricerca mediante inanellamento ornitico nell’ambito del Programma PRUSST PRASTAVO DocUP Ob. 2 (2000-2006) – Misura 4.2. Riqualificazione Ambientale di Vallevecchia. Prog. P58” (progetto tuttora in corso), in quanto la tecnica di cattura con reti mist-net ed inanellamento permette di monitorare l’effetto che le azioni di gestione e le variazioni ambientali hanno sulla consistenza e la composizione delle specie di uccelli presenti.
I dati di seguito illustrati riguardano il periodo settembre 2003 – dicembre 2005.
L’attività di campionamento è stata svolta principalmente in un’area di ripristino boschivo con piantumazioni di essenze arboreo-arbustive autoctone situata nella porzione sud-orientale dell’Azienda.
Per migliorare il quadro delle conoscenze dell’avifauna che frequenta Vallevecchia, sono state indagate anche altre tipologie di ambiente quali un’area a canneto del ripristino a zona umida “Falconera” e un’area di duna aperta a vegetazione arbustiva presente fra la spiaggia e la folta pineta litoranea.
In tutte le tipologie d’ambiente sono state utilizzate reti verticali standardizzate (lunghezza 12 metri, altezza 2.5 metri, 4 sacche, maglia da 16 mm) del tipo mist-net, senza l’utilizzo di richiami acustici.
Complessivamente sono stati catturati e inanellati 3.004 esemplari di 86 specie diverse, così suddivisi:
Esemplariinanellati Numerospecie NonPasseriformi Passeriformi
Ripristino boschivo 1.356 60 14 46
Zona umida Falconera 1.068 50 14 36
Area di duna aperta 580 35 6 29
TOTALI 3.004 86* 25* 61*
* = il totale è inferiore alla somma algebrica in quanto alcune specie frequentano più ambienti.
Nell’area di ripristino boschivo sono state effettuate 2 sessioni di cattura al mese e in ogni uscita sono state montate n. 16 reti per uno sviluppo lineare di 192 metri.
Elenco specie catturate nel ripristino boschivo:
Sparviere Prispolone Canapino maggiore Cinciarella
Gheppio Scricciolo Canapino Cinciallegra
Fagiano Passera scopaiola Sterpazzolina Rigogolo
Beccaccia Pettirosso Bigiarella Averla piccola
Tortora Usignolo Sterpazzola Ghiandaia
Cuculo Codirosso spazzacamino Beccafico Gazza
Barbagianni Codirosso Capinera Storno
Assiolo Merlo Luì verde Passera europea
Civetta Cesena Luì piccolo Fringuello
Gufo comune Tordo bottaccio Luì grosso Cardellino
Martin pescatore Tordo sassello Regolo Lucarino
Upupa Usignolo di fiume Fiorrancino Organetto
Torcicollo Cannaiola verdognola Pigliamosche Frosone
Picchio verde Cannaiola Balia nera Migliarino di palude
Rondine Cannareccione Codibugnolo Strillozzo
Nell’area a canneto del ripristino a zona umida Falconera e nell’area di duna aperta sono state effettuate 4 sessioni di cattura primaverili e 4 sessioni di cattura autunnali all’anno. Nel primo sito sono state montate n. 13 reti per uno sviluppo lineare di 156 metri e nel secondo sito sono state montate n. 16 reti per uno sviluppo lineare di 192 metri.
Elenco specie catturate nella zona umida Falconera:
Tarabusino Torcicollo Tordo bottaccio Luì piccolo
Lodolaio Topino Usignolo di fiume Luì grosso
Fagiano Rondine Salciaiola Regolo
Porciglione Prispolone Forapaglie castagnolo Pigliamosche
Voltolino Cutrettola Forapaglie Balia nera
Schiribilla Ballerina gialla Cannaiola verdognola Basettino
Gallinella d’acqua Pettirosso Cannaiola Cinciallegra
Piovanello pancianera Pettazzurro Cannareccione Pendolino
Cuculo Pettazzurro orientale Canapino maggiore Averla piccola
Gufo comune Codirosso Canapino Storno
Succiacapre Stiaccino Sterpazzola Migliarino di palude
Martin pescatore Saltimpalo Beccafico
Gruccione Merlo Capinera
Elenco specie catturate nell’area di duna aperta:
Gheppio Usignolo Canapino Codibugnolo
Civetta Codirosso spazzacamino Occhiocotto Cincia mora
Succiacapre Codirosso Sterpazzola Cinciarella
Martin pescatore Saltimpalo Beccafico Cinciallegra
Picchio verde Merlo Capinera Averla piccola
Picchio rosso maggiore Tordo bottaccio Luì piccolo Ghiandaia
Scricciolo Usignolo di fiume Luì grosso Passera mattugia
Passera scopaiola Forapaglie Regolo Fringuello
Pettirosso Cannaiola Fiorrancino
Su ciascun esemplare catturato sono state effettuate almeno le seguenti rilevazioni biometriche: età, sesso, peso, lunghezza dell’ala, lunghezza della 3a remigante, valutazione dello stato fisiologico (muscolo, grasso), condizioni del piumaggio e stato di muta.
I dati, una volta informatizzati, sono trasmessi all’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica di Ozzano Emilia (BO), organismo che gestisce e coordina l’attività di inanellamento in Italia.
I dati raccolti con continuità nell’area di ripristino boschivo delineano un quadro esaustivo sulla dinamica delle popolazioni che frequentano tale sito nel corso dell’anno.
L’area di duna aperta a vegetazione arbustiva, nonostante le difficoltà di cattura intrinseche in quanto molto dispersiva e per le caratteristiche ambientali che presenta (vegetazione alta e/o reti che “prendono troppo vento”; eccessivo disturbo antropico), contribuisce significativamente, sia in termini quantitativi che qualitativi, ad incrementare la resa dei dati e così anche l’area a canneto, la quale si conferma come habitat estremamente importante per un elevato numero di specie di uccelli, soprattutto nel periodo della migrazione autunnale, in quanto tale sito si rivela luogo ideale per la sosta e l’approvvigionamento di fonti trofiche per molte specie.
I dati di cattura/ricattura di alcuni esemplari in altri Paesi (Slovenia, Repubblica Ceca e Spagna), evidenziano l’importanza che l’area di Vallevecchia riveste per gli uccelli.
Il Pettirosso risulta la specie maggiormente presente sia nell’area di ripristino boschivo che nell’area di duna aperta ed è la specie complessivamente più catturata con ben 604 esemplari inanellati.
Nel ripristino boschivo, in data 04/06/2005 è stato catturato un Pettirosso femmina con placca incubatrice e pertanto è stata accertata la prima nidificazione per la provincia di Venezia.
Per tali ragioni, il Pettirosso potrebbe assumere il ruolo di “specie simbolo” del “Progetto di ricerca mediante inanellamento ornitico nell’ambito del Programma PRUSST PRASTAVO DocUP Ob. 2 (2000-2006) – Misura 4.2. Riqualificazione Ambientale di Vallevecchia. Prog. P58”.
La realizzazione di questo lavoro non sarebbe stata possibile senza il coinvolgimento e l’aiuto del personale di Veneto Agricoltura e della locale Azienda, degli Agenti del Corpo di Polizia della Provincia di Venezia e di tutte le persone che a vario titolo hanno contribuito all’esito della ricerca.
Il monitoraggio degli Anatidi nell’area del Delta del Po, provincia di Rovigo
5) MIGRAZIONI E SPOSTAMENTI DELL’AVIFAUNA
Eesperienze a confronto di monitoraggio e gestione”. Corte Benedettina, Legnaro (PD) – 24 marzo 2006 Emiliano Verza*
A partire dal 2002, grazie all’impegno di Veneto Agricoltura, è stato avviato un monitoraggio intensivo e specifico sugli Anatidi nel Delta del Po veneto. Tale monitoraggio è andato ad aggiungersi ed integrarsi con i censimenti standardizzati dell’avifauna acquatica avviati dal 1997 dalla Provincia di Rovigo.
Questa ricerca, affidata all’Associazione Faunisti Veneti, ha la finalità di far luce sulla fenologia e l’utilizzo spaziale di questo territorio da parte degli Anatidi, e di valutarne consistenza numerica ed andamento. La specificità di questa ricerca sta nella raccolta di una elevata quantità di dati su di un’ampia superficie (circa 15.000 ettari), e con una frequenza piuttosto ravvicinata (ogni 15 giorni). Questo metodo impegnativo ha permesso di avere un’immagine generale della quantità e dei comportamenti della maggior parte degli individui presenti nel Delta veneto, informazioni altrimenti difficilmente ottenibili.
L’area di studio interessata dai rilevamenti (da agosto a febbraio) comprende la parte centrale del Delta del Po, ricadente interamente in provincia di Rovigo. Dal secondo anno l’indagine è stata estesa anche alle zone umide del comune di Rosolina, andando così a coprire metà dell’intera superficie deltizia. I rilevamenti sono stati compiuti da circa 40 operatori dell’AsFaVe, con il supporto logistico della Polizia Provinciale di Rovigo e dall’Ente Produttori Selvaggina.
L’analisi, giunta al compimento della quarta annata, può offrire una visione ampia del fenomeno migratorio e abbozzare un trend delle varie specie a livello locale. Nel periodo considerato, da agosto a febbraio, vengono censiti una media di oltre 47.000 anatidi, con una presenza sempre superiore alle 60.000 unità da novembre in poi. Nel corso delle quattro annate è evidente un trend positivo, con un aumento medio di 5.000 individui in più censiti ogni anno, e picco di presenze nel novembre 2005 con oltre 84.000 Anatidi.
La tipologia ambientale più interessata dalla presenza degli Anatidi sono le valli da pesca, in particolare di Porto Viro e Porto Tolle. Segue come tipologia ambientale più frequentata quella dei rami del Po, in particolare quello di Maistra, che assume una notevole importanza a partire da dicembre-gennaio, ospitando la totalità o quasi della popolazione di alcune specie, quali Canapiglia, Moretta, Moriglione, Moretta grigia, Moretta tabaccata, Pesciaiola, Quattrocchi. Le lagune sono interessate dalla sosta di Anatidi solo in modo scarso e marginale. Il litorale antistante viene spesso utilizzato come zona di rimessa, anche in condizioni di maltempo e mare agitato, probabilmente a causa di eccessivo disturbo nelle valli e nelle lagune. In generale si può quindi affermare che gli Anatidi si concentrano nei laghi da caccia delle valli, soprattutto per l’alimentazione, che utilizzano alcune aree non soggette all’attività venatoria come rimessa, soprattutto diurna (rami del Po, litorale), e che disertano le lagune per eccessivo disturbo.
La specie di gran lunga più numerosa è il Fischione (Anas penelope), per il quale il Delta veneto è considerato zona umida d’importanza internazionale secondo i criteri della convenzione di Ramsar. La quasi totalità degli individui è concentrata nelle valli, e si può notare un trend positivo nei tre anni d’indagine. Questo aumento, oltre a fattori su scala più ampia, va attribuito soprattutto alla gestione effettuata nelle valli, atta a favorire la presenza della specie per fini venatori.
Speculare sotto molti punti di vista a questa specie, risulta il Moriglione (Aythya ferina); la specie mostra un andamento crescente durante l’autunno, con picchi in gennaio e febbraio. Le zone utilizzate risultano sempre le stesse durante gli anni, dimostrando da parte della specie una notevole fedeltà ai siti. Sia nel Po che nelle valli, predilige le zone ad acqua medio-fonda, dolci o prevalentemente dolci, e in cui sia interdetta l’attività venatoria.
Queste differenti preferenze ecologiche delle due specie comportano una non sovrapposizione delle aree frequentate; ecco quindi che le azioni gestionali attuate dalle valli possono favorire o sfavorire le due specie in maniera alternata.
Limitatamente al mese di gennaio il Delta veneto è zona d’importanza internazionale secondo il criterio B6 della convenzione di Ramsar: nel periodo 1999-2003 tre specie hanno soddisfatto tale criterio (Volpoca, Fischione, Germano reale. Bon et al., 2005), mentre limitatamente al 2004-2005 altre due tenderebbero a superarlo o quasi (Canapiglia, Mestolone). L’area risulta inoltre d’importanza nazionale per dieci specie d’Anatidi, e la quantità stessa d’individui presenti risulta di notevole interesse, rappresentando a metà inverno quasi il 10 % del popolamento nazionale svernante (intervallo 1997-2000).
In accordo con il presente lavoro è possibile affermare che circa metà delle specie presenti si trovano a livello locale in un favorevole stato di conservazione, o con popolazioni numericamente significative. Tale situazione positiva è determinata da molteplici fattori, tra i quali vanno ricordati: fenomeni di incremento registrati a livello nazionale o europeo, gestione valliva atta ad aumentare per fini venatori la quantità di individui presenti, creazione di aree di rifugio non soggette ad attività venatoria.
Appare differente invece la situazione per 10 specie, tra cui ad esempio Moretta (Aythya fuligula) e Marzaiola (Anas querquedula), giudicate in calo o con contingenti molto scarsi. Per alcune di esse è ipotizzabile la mancanza nell’area di habitat particolarmente idonei, ma in generale i principali fattori limitanti possono essere individuati in situazioni di decremento a livello globale, e di disturbo locale diretto o indiretto da attività antropica e venatoria in alcune aree particolarmente idonee alla specie. emive@libero.it
6) I CENSIMENTI DI ANATIDI SVERNANTI IN PROVINCIA DI VENEZIA (1993-2005)
Mauro Bon: Museo di Storia Naturale di Venezia, S. Croce 1730 – 30135 Venezia.
Giuseppe Cherubini: Provincia di Venezia, Ufficio Gestione Faunistica, Rampa Cavalcavia – Mestre.
Francesco Scarton: Associazione Faunisti Veneti, c/o Museo di Storia Naturale di Venezia, S. Croce 1730 – 30135 Venezia.
Introduzione.
I censimenti degli uccelli acquatici svernanti in provincia di Venezia si svolgono regolarmente dal 1993, organizzati dalla Provincia di Venezia e condotti dall’Associazione Faunisti Veneti in collaborazione con il Corpo di Polizia Provinciale e con il personale delle Aziende Faunistico Venatorie. Vengono condotti su tutte le zone umide della provincia, seguendo le metodologie di censimento standardizzate a livello internazionale, indicate da Wetlands International e dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.
I conteggi si svolgono in tre giornate consecutive comprese tra l’8 e il 28 gennaio di ogni anno e comportano l’impiego di 20-30 rilevatori impegnati contemporaneamente nelle operazioni di conteggio. La prima giornata di censimenti viene svolta nelle zone umide costiere dell’area lagunare-valliva di Caorle e Bibione; due giornate sono necessarie per i rilevamenti in laguna di Venezia.
Sei imbarcazioni in attività contemporanea vengono utilizzate per la zona lagunare soggetta a marea. Nelle valli da pesca i conteggi sono effettuati principalmente da terra o, dove presenti, da torrette di osservazione e solo in qualche valle sono state utilizzate anche piccole imbarcazioni. Lungo i litorali vengono effettuati punti di rilevamento da terra ogni chilometro mentre un rilevamento aereo di controllo è condotto nella fascia di mare antistante la costa. Tutti i conteggi sono effettuati con l’ausilio di adeguati strumenti ottici (binocoli e cannocchiali).
Il contingente degli svernanti nella Laguna di Venezia supera ampiamente ogni anno il criterio B5 della convenzione di Ramsar, secondo il quale una zona umida viene considerata di importanza internazionale se ospita regolarmente almeno 20.000 uccelli acquatici (tabella 1). Negli ultimi cinque anni (periodo 2001-2005) 8 specie hanno superato il criterio B6, ospitando regolarmente l’1% degli individui di una specie o sottospecie: Airone bianco maggiore, Volpoca, Fischione, Alzavola, Germano reale, Folaga, Piovanello pancianera e Gabbiano comune (tabella 2). Il Gabbiano reale, pur superando la soglia Ramsar, viene precauzionalmente accantonato per l’oggettiva difficoltà di distinguere le due specie gemelle recentemente istituite, Larus cachinnans e L. michahellis. Considerando esclusivamente le popolazioni di uccelli acquatici svernanti, la Laguna di Venezia risponde in almeno 9 casi ai criteri oggettivi previsti dalla Convenzione di Ramsar (DELANY & SCOTT, 2002), ognuno dei quali considerato separatamente sarebbe sufficiente per la designazione a zona umida di importanza internazionale.
Anche la Laguna di Caorle-Bibione soddisfa il criterio B5, superando i 20.000 uccelli acquatici (tabella 1).

Tabella 1. Valori Ramsar per Laguna di Venezia e Caorle.
Tabella 2. Laguna di Venezia: specie che superano “regolarmente” il criterio dell’1% della popolazione mondiale considerando i valori medi in un periodo di cinque anni consecutivi. I valori soglia dell’1% sono stati individuati dalla recente pubblicazione di Wetlands International (DELANY S., SCOTT D. eds., 2002. Waterbird population estimates. Third edition. Wetland International Global Series, 12.).

Gli anatidi, oggetto specifico di questa sessione, sono un gruppo sistematico tra i più rappresentati in provincia di Venezia. Nel quinquennio in esame sono stati censiti mediamente 100.000 anatidi, pari al 46% del totale degli svernanti
In particolare, i dati relativi alla specie soggette a prelievo venatorio sono di rilevante interesse per la possibile applicazione di nuove modalità gestionali e di conservazione (tabelle 3-4).
La provincia di Venezia si conferma infatti area di interesse nazionale per il Fischione, censito con 15.183 individui nel 2005, di cui quasi 14.000 sono stati contati in laguna nord. Sempre nel 2005, numeri rilevanti si sono registrati per il Germano reale (47.903 presenze), l’Alzavola (39.733 indd.) e il Codone (7.816 indd.); per queste tre specie la Laguna di Venezia risulta l’area umida più importante d’Italia. Evidenti fluttuazioni interannuali si sono osservate per Mestolone (3.454 indd.), Canapiglia (622 indd.) e soprattutto Moriglione (2.705 indd.); destano preoccupazione i bassi numeri rilevati recentemente per la Moretta (52 indd.). Assimilabile agli anatidi per habitat e comportamento, anche per la Folaga (36.000 indd.) la Laguna di Venezia costituisce l’area umida più importante a livello nazionale.
Pur con le dovute cautele, alcuni andamenti sembrano particolarmente indicativi: un caso particolare riguarda il Cigno reale (1.419 soggetti nel 2005) che dopo un progressivo ed esponenziale aumento dal 1993 al 2001, sembra essersi assestato su numeri variabili tra 1.300 e 1.500 soggetti svernanti. Altre due specie di grossi anatidi vedono un aumento significativo dei nuclei invernali: l’Oca selvatica e la Volpoca. La prima specie, anche a seguito di introduzioni incontrollate, era considerata rara nel 1993 (9 individui in tutta la provincia) mentre nel gennaio 2005 si sono contati 843 indd., di cui 609 localizzati nelle valli della laguna inferiore di Venezia. Per quanto riguarda le altre specie di oca (lombardella e granaiola) siamo in presenza di flussi irregolari che subiscono rilevanti variazioni interannuali. Infine, la popolazione di Volpoca è stata stimata nel 2005 in 4.313 soggetti, tutti concentrati in laguna di Venezia (ben 2.944 in laguna Sud). Si tratta del picco massimo mai raggiunto nel corso dei censimenti e di un dato particolarmente significativo se comparato con i soli 69 indd. censiti nel 1993.
Tabella 3. Andamento dei censimenti di Fischione, Codone, Mestolone e Canapiglia in provincia di Venezia.
NOTA
Tabelle e grafici non sono stati elencati per l’impossibilità tecnica di riprodurle sul sito ma si possono ricevere via email richiedendole a g.necco@tiscali.it.

LA PROSSIMA NEWS LETTER IL 20 APRILE 2006

Categorie: Ornitologia

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