A spasso per Gerusalemme. L’eternitá della Terra Santa, tra Bellezza e Santitá – Fondato nel 1965, oggi il Museo d’Israele si é convertito, in un lasso di tempo relativamente breve, in uno dei piú importanti musei del mondo, offrendo ad un pubblico eterogeneo eposizioni d’arte tanto preistorica quanto contemporanea. É un complesso enorme che si estende su 50.000 mq, con vivaci giardini, visitati da circa 950.00 turisti ogni anno di cui solo un terzo é israeliano. La costruzione del museo é stata resa possibile grazie alle donazioni private e non di molti paesi stranieri quali Usa, Argentina, Brasile, Canada, Spagna, Italia, Germania, Sud Africa, Svizzera, Francia, Messico, Gran Bretagna. Quest’anno il museo offre un programma speciale, in occasione del suo quarentesimo anniversario, che comprende anche l’esposizione dal titolo Bellezza e Santitá. La radice della parola Santitá in ebraico esprime separazione e distinzione. La santificazione di un oggetto lo separa da altri oggetti e gli conferisce un ruolo speciale. Per esempio, nel matrimonio giudeo, quando lo sposo consagra l’unione con la sua sposa attraverso un anello, la separa con questo gesto anche dal resto dell’umanitá che sta dietro di lui. Parimenti la santitá dello Shabbath, sabato, separa questo giorno sacro per gli ebrei dagli altri della settimana. Nel giudaimo, dunque, la santitá é anche prudenza.L’esposizione esplora differenti aspetti della santitá: la santitá dello spazio, del tempo, del corpo attraverso varie sezioni. In quella “Dio, dei e idoli” troviamo rappresentazioni di divinitá e di idoli con sembianze umane: una scultura dell’imperatore Adriano, una statua Africana che simboleggia la fertilitá, una splendida Venere con Cupido, ritrovata in dei bagni romani a Beth Shean (Nord d’Israele) risalente a circa 2 milleni fa. La sezione “Tempio dell’Uomo” vuole rappresentare la connessione tra il guscio materiale delle cose e delle persone e il loro contenuto spirituale, con foto e ritratti di artisti contemporanei, israeliani e non). Merita dedicare un’attenzione particolare alle “Pergamene del mar Morto”, preziosi documenti risalenti al 100 a.c. in cui una comunitá giudaica dichiarava di aver fondato il Tempio dell’Uomo che si era sostituito all’ormai distrutto tempio di Salomone, a Gerusalemme. Molti reperti acheologici risalenti a mille e duemila anni fa ritrovati a Gerusalemme, la cittá Santa per eccellenza, percepita come il centro del mondo, sia dalla mitologia che dalla teologia.Il Museo d’Israele contiene la piú importante collezione esistente al mondo in materia di Archeologia della Terra Santa, oltre che reperti della tradizioe giudaica e dell’etnologia del popolo ebraico da tutto il mondo. Una sezione é dedicata agli oggetti in oro, per omaggiare il potere della sua santitá, raritá, colore, luce di questo elemento, considerato dai tempi antichi simbolo dell’eternitá e conduttore di santitá. Interessanti i fortunati e originali accostamenti di diversi tipi d’arte: una maschera del Perú risalente al 1100 ac, un bicchiere sepolcrale di preciosísimo cristillo di bohemia del 1713, una statua di un Budda del XVIII secolo donata dal Giappone, un Cristo crocifisso in legno risalente al periodo dei crociati, ritrovato in Libano. L’ultima parte dell’sposizione é stata installata dall’artista Yoko Ono: un albero d’olivo tra le cui foglie si nascondo decine e decine di biglietti in bianco da compilare con un sogno e da riporre tra le foglie e i rami dell’olivo, per alimentare con pensieri e desisderi il simbolo della pace e della riconciliazione tra i due popoli che si contendono questa terra che, come ci ricorda il titolo dell’esposizione, é e sempre resterá simbolo di Bellezza e Santitá.
La via Crucis Naturalmente venire a Gerusalemme e andare nei luoghi in cui Gesú ha vissuto, la Terra Santa é senza dubbio la scelta piú coerente. Non bisogna necessariamente essere dei cattolici o cristiani praticanti per apprezzare la scelta di un simile viaggio e godere della bellezza dei luoghi piú importanti nella tradizione giudaico-cristiana. Vi offro una mia proposta di un viaggio che ho fatto nella scorsa Pasqua, valida anche per le prossime vacanze, sicura che convincerá i piú a intraprendere questo interessante percorso nella storia, nella religione, nella cultura, nei paesaggi della terra di Palestina e d’Israele. Sono partita con alcuni amici: direzione Nazareth, una cittá che risale al 900 a.c.., popolata oggi per lo piú da arabo-israeliani (i palestinesi costretti a diventare israeliani in seguito al 1967). Ha un suq (mercato) molto vivace che porta direttamente alla Basilica dell’Annunciazione, la chiesa piú grande di tutto il Medio Oriente. É una costruzione moderna, ultima appena nel 1969 ma, al suo interno si “nasconde” la Grotta dell’Annunciazione dove una lapide e un altare ricordano che proprio in quel punto, 2005 anni fa, l’Arcangelo Gabriele annunció alla Vergine che sarebbe diventata madre di Gesú. Terminata la visita alla Basilica – che contiene anche numerosi mosaici provenienti da tutto il mondo raffiguranti la Vergine e il, Bambino secondo l’immaginario di artisti internazionali, ci siamo diretti verso la Galilea. La prima tappa é stata Tabgha, dove abbiamo visitato il luogo in cui Gesú moltiplicó i pani e pesci, dando da mangiare a ben cinquemila persone. La parte di roccia su cui avvenne il miracolo é ancora conservata e, intorno ad essa, fu costruita nel IV ec. una capella chiamata appunto Chiesa della moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, arricchita da preziosi mosaici tra i quali uno raffigurante il miracolo stesso. Da Tabgha ci siamo diretti a Cufername, costeggiando il Mar di Galilea o Lago Tiberiade per visitare la cosidetta Sinagoga di Gesú il luogo, cioé, in cui Gesú si rifugió quando cominció ad essere perseguitato a Nazareth. Vicino alla sinagoga sono preservati i resti di antiche case di pescatori, tra cui quella dell’apostolo Pietro: é stato possibile comprendere che si trattava di abitazioni, piuttosto che di templi peri il ritrovamento di ami da pesca tra le mura. Da Cufername ci siamo spostati al Monte della Beatitudine, il luogo del “Sermone del Monte”. Indipendentemente dalla sua importanza dal punto di vista religioso, é un luogo meraviglioso paesaggisticamente da cui si gode di una vista davvero unica del Tiberiade. Non a caso era il sito prediletto da Erode per trascorrervi le vacanze (anche se fu poi Tiberio a darle il nome). Abbiamo lasciato la Galilea perché non volevamo mancare alla tappa piú importante del nostro breve viaggio, quella della via Crucis a Gerusalemme, che si svolge il venerdí santo.La prima tappa é stata la Chiesa di Getsemani, sul monte degli Olivi, dove Gesú fu tradito da Giuda e poi ci sismo incamminati verso la cittá vecchia di Gerusalemme. Siamo partiti alle 10.30 dalla I Statio, cioé la stazione numero 1, oggi una scuola, in cui Erode giudicó Cristo e lo condannó alla crocifissione. La processione é stata aperta dal Patriarca Michel Sabah ma era quasi impossibile distinguerlo tra la folla di pellegrini venuti da ogni parte del mondo. In una sola giornata si sono contati ben 15.000 visitatori, in una Gerusalemme incredula perché non era meta di turismo dall’inizio Della II Intifada, cioé da 4 anni. Abbiamo percorso il labirinto di stradine che, passando nel cuore della cittá, conduce fino al Santo Sepolcro. Qui é possibile osservare la roccia in cui la croce fu conficcata, la lapide di marmo su cui il corpo esamine di Cristo fu adagiato e, infine, la tomba in cui fu riposto. L’esperienza non é stata particolarmente mistica: come avrebbe potuto esserlo se non c’erano né il silenzio né lo spazio per pregare e accendere una candela? Certo, per chi crede, rimane una tappa fondamentale e indimenticabile. Peccato per la baruffa finale cui abbiamo assistito: moltissimi palestinesi di religione greco-ortodossa hanno inveito contro il loro patriarca per aver venduto molti, troppi possidimenti un tempo palestinesi, agli israeliani. Un evento che ha macchiato la Santa Pasqua e anche demistificato ulteriormente una giornata di passione e di dolore, ricordandoci che in questo paese é impossibile evitare il tema politico e che senza una giusta e santa pace non ritroveremo facilmente le tracce di una vera Terra Santa. Elisabetta Necco


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