Napoli che va: La nuova speranza contro l’Alzheimer : cura tra 5 anni?

Scienza. La nuova speranza contro l’Alzheimer arriva da Napoli: cura tra 5 anni?
di R.Z.

Tutto sull’Alzheimer
I 10 sintomi premonitori
I centri e le associazioni italiane

Negli ultimi decenni la malattia di Alzheimer è emersa dall’oscurità diventando l’incubo di oltre 24 milioni di persone in tutto il mondo. Soltanto nel Vecchio Continente si stima vi siano oltre 7 milioni di malati, un dato allarmante che sembra tuttavia destinato ad aggravarsi ulteriormente con il progressivo invecchiamento della popolazione europea. E’ per questo che lo scorso 22 luglio la Commissione europea ha invitato gli Stati membri dell’Ue a unire le proprie risorse, anche quelle finanziarie, in modo da combattere in maniera più efficace il morbo in questione e tutte le altre malattie neurodegenerative.

L’Alzheimer, visto il numero dei soggetti colpiti in tutto il mondo, risulta esser tuttavia il nemico numero uno. Ma vediamo nel dettaglio che cos’è l’Alzheimer. Si tratta di una malattia degenerativa invalidante che colpisce prevalentemente le persone di età superiore ai 60 anni. Un morbo che, stando a quanto appurato dagli scienziati, attacca e devasta le aree che governano la memoria, il linguaggio, la percezione e la cognizione spaziale, provocando nel malato quell’insieme di sintomi che va sotto il nome di “demenza”.

Detta anche malattia delle quattro A, ognuna delle quali rappresenta un preciso sintomo (amnesia, afasia, agnosia e aprassia), ha un decorso piuttosto veloce, suddivisibile in tre fasi. Nella fase iniziale sono prevalenti i disturbi della memoria, ma possono essere presenti anche disturbi del linguaggio. Nella fase intermedia il malato si avvia a una progressiva perdita di autonomia, può avere deliri e allucinazioni e richiede un’assistenza continua. La fase severa è caratterizzata dalla completa perdita dell’autonomia: il malato smette di mangiare, non comunica più, diventa incontinente, è costretto a letto o su una sedia a rotelle.

Nessuno può dirsi al sicuro, anche perché nonostante gli sforzi fatti dalla comunità scientifica, ancora poco, di realmente significativo, è dato sapere su questa terribile malattia. Una speranza per tutti arriva però da Napoli. Il professor Andrea Ballabio, direttore scientifico del Tigem (Telethon Institute of Genetics and Medicine), ha di recente annunciato una scoperta che ha restituito la forza a milioni di malati e, contemporaneamente, a tutte le famiglie chiamate a farsi carico della loro assistenza. “Nelle nostre cellule – ha spiegato il professore – c’è un sistema che, opportunamente stimolato, riesce a ripulire il corpo dalle molecole tossiche che sono le responsabili di varie malattie neurodegenerative”.

Ballabio ha dimostrato, per la prima volta, che dietro a questo sistema di smaltimento esiste una “cabina di regia” controllata interamente dal gene Tfeb, a sua volta capace di potenziare l’attività degradativa della cellula agendo come un interruttore genetico. “Aumentando i livelli di Tfeb – ha spiegato il direttore del Tigem – abbiamo dimostrato che aumenta non solo la produzione di lisosomi ma anche la degradazione delle sostanze tossiche presenti all’interno della cellula”.

Per ora il meccanismo è stato testato con successo su cellule in vitro, e da qualche giorno si stanno effettuando i primi esperimenti su cavie vive. “La scoperta – ha confermato il professore Ballabio – potrebbe avere riscontri anche su una cinquantina di malattie più rare, dette da ‘accumulo lisosomiale’”. “Non possiamo che essere contenti e grati allo staff di Ballabio e del Tigem per questa brillante scoperta che potrebbe sfociare in una cura neurologica non invasiva presumibilmente fra 3 e 5 anni – ha detto Flavio Bertoglio, presidente dell’Associazione Italiana Mucopolisaccaridosi e Malattie Affini Onlus, nonché referente provinciale Telethon per Milano -. Spesso noi genitori, con il silenzio ed il passare del tempo, rischiamo di perdere la speranza e l’entusiasmo, ma notizie come questa, invece, ci riaprono il cuore”.

La scoperta del professor Ballabio potrebbe dunque restituire una vita vera a milioni di persone in tutto il mondo. Riuscire a trovare una cura a tutte le malattie neurodegenerative entro i prossimi 3 – 5 anni “risulta tuttavia alquanto ottimistico” anche se, sottolinea il direttore del Tigem, “è possibile”. Per riuscire nell’impresa serve di fatto anche un pizzico di fortuna: i ricercatori sperano di individuare al più presto un farmaco, già approvato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e quindi immediatamente fruibile sul mercato, che risulti efficace anche nello stimolo del Tfeb.
04 agosto 2009
da: Tiscali, scienze.


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