NAPOLI CHE NON VA.
Quando, dopo tanti anni che non c’ero più andato, decisi di andare a vedere cosa era diventato il quartiere Sanità, rimasi sbalordito, e subito dopo un senso di sdegno e ribellione mi spinse a far qualcosa.
Decisi di aprire una rubrica nel mio sito web, questo, nella quale parlare e far parlare di questa Napoli che quando sembra voler morire, rinasce e quando sembra risorta, ripiomba nell’inferno.
A dimostrazione che a volte le parole non bastano, ci vogliono i fatti, e quelli li fanno le persone.
I cittadini da una parte e le istituzioni dall’altra, dovrebbero e potrebbero unirsi se ci fossero intenti comuni, se si considerassero con rispetto in una par condicio che pure sarebbe un bell’esempio di democrazia. Ma così non è: i due soggetti, cittadini e istituzioni, viaggiano in parallelo, anarchicamente e i guai di giornata si risolvono alla bell’e meglio, nella migliore delle ipotesi.
E se non si risolvono è solo il cittadino che perde perchè l’amministrazione della cosa pubblica non usa parole per giustificarsi,oppure rispondere e, di conseguenza, agire.
La nota che segue, scritta da un operatore economico della zona, la dice lunga in proposito.
Se ve ne saranno altre lo spazio per ospitarle c’è.
Ma sarebbe gradita anche la voce di qualche rappresentante eletto dal popolo che siede in una delle tante istituzioni cittadine.

NAPOLI: UN GRIDO D’ALLARME DA VIA FORIA.
I commercianti della zona, costituiti in una Associazione di via, denominata
“Foria al… centro”, aderente alla confcommercio di Napoli- lanciano un disperato ultimo grido sulle sorti della storica strada, visti gli ultimi lavori di “riqualificazione” che non hanno soddisfatto le attese dei residenti, che da questi lavori si aspettavano soluzioni che li agevolassero nel tran-tran della vita quotidiana e invece si trovano a fare i conti con più problemi di prima.
Col risultato che ormai, giorno dopo giorno, il commercio in via Foria sta morendo. La strada che un tempo raggruppava centinaia di fiorenti attività, oggi alla luce delle ultime modifiche alla viabilità, è divenuta un ‘autostrada, ma non per la velocità di marcia bensì per l’impossibilità di sosta e addirittura di fermata!
Almeno in autostrada ci sono le aree riservate alla sosta, in via Foria nemmeno più quelle.
Fornitori e avventori non sono stati tenuti in nessuna considerazione: come se i lavori appaltati dovessero essere fatti all’interno di un parco verde con villette e non in una delle strade più commerciali della città!
Come se non bastasse, le condizioni di vivibilità precaria sono acuite ancora di più dalla mancanza delle più elementari regole della vita comune.
Se il commercio muore è anche e non solo per questo.
Ci si aspettavano servizi comunali efficienti come in altre zone della città, visto il riassetto, e invece anche in questo rimaniamo inascoltati. Mancano i bidoni per la raccolta dei rifiuti, mi riferisco a quelli tradizionali, anche perché quelli della differenziata sono una chimera, e là dove si trovano sono adibiti alla raccolta di tutt’altro.
Gli esercenti più volte hanno richiesto dei contenitori per la raccolta delle scatole d’imballaggio, e più volte hanno sollecitato l’intervento di operatori ecologici, chiedendogli di svolgere in maniera dignitosa e puntuale il loro lavoro di pulizia dei marciapiedi, allargati come “praterie”, diventati ricettacoli di ogni masserizia.
I cavatoi, costruiti per il deflusso delle acque piovane, le acque bianche, sono intasati dai materiali di risulta dei cantieri che hanno lavorato sulla strada.
Non c’è manutenzione e alla prima pioggia ci sono stati fiumi d’acqua che entravano dappertutto, nei negozi e nei terranei, i bassi, che ancora ci sono.
Si dice che l’automobile è diventata essenziale per ogni cittadino, ma dove deve essere parcheggiata se proprio in via Foria, che offriva soluzioni ottimali di parcheggio più che ogni altra strada di Napoli, è stata tolta questa possibilità?
Non tutti i palazzi antichi consentono spazi per le auto e quando la cosa è possibile ce ne vanno al massimo tre e le altre centinaia?
Sicchè la gente la sera, ma anche di giorno, parcheggia lungo la carreggiata col risultato di renderla intasata, spesso impercorribile.
In molti hanno chiesto la potatura degli alberi che ormai sovrastano i secondi piani dei settecenteschi palazzi della strada, un tempo salotto buono della città.
Un’operazione più che necessaria, anche per impedire che i ratti che sbucano di notte possano penetrare nelle case attraverso i rami.
Un luogo, via Foria, ormai dimenticato da tutti; utilizzato in una sopecie di “mordi e fuggi” da chi viene a fare la passarella televisiva per la chiusura dei lavori dei tratti soggetti a “riqualificazione”, e mai per ascoltare la voce di chi vive per 12 ore al giorno questo disastro annunciato.
Per non dire della notte: la strada non è illuminata come dovrebbe esserlo. Chiusi i negozi, piomba il buio.
Il sabato sera, giorno di movida e di gente che fa tutto il lecito ed anche oltre, ci vorrebbero cellule fotoelettriche giganti per evitare situazioni di pericolo alle persone che passano da lì.
Invece è il buio pesto, regno di tutti quelli che devono fare qualcosa per passare la nottata del giorno pre festivo! Col risultato che le persone che non fanno parte di quelle combriccole di allegria, si guardano bene dall’uscire di casa.
Come detto, i commercianti/cittadini, qualche mese fa hanno avvertito la necessità ed il senso di responsabilità, di costituirsi in un’associazione apolitica e senza nessun scopo di lucro, sia per affrontare in maniera unita la crisi economica latente, ma anche e soprattutto i problemi del quotidiano che, anche se piccoli, sono molteplici e senza possibilità di risoluzione, vista la latitanza dei nostri amministratori.
Queste persone, commercianti e residenti, la buona volontà la stanno spendendo giorno dopo giorno.
Mi chiedo quand’è che i nostri “avari” amministratori spenderanno la loro?
Anche perché il buonsenso e la pazienza hanno un limite umano.
E poi c’è chi, pur di mettersi in mostra e di far sentire la propria voce, compie gesti di insofferenza che molto spesso in questà città vengono valutati come atti di intolleranza e violenza gratuita.
Assistiamo, così, a scene che danneggiano la nostra immagine di napoletani, e danneggiano ancora di più il già precario tessuto economico partenopeo: vedi scioperi, cortei, incendi di cassonetti, con annessi i pulman, e preferisco non dilungarmi…
Anche i residenti, al pari dei commercianti, condannano tutto questo e nella stessa misura l’atteggiamento di chi ha la responsabilità di ascoltare e tentare di risolvere le problematiche dei cittadini/commercianti, e non lo fa !
E dire che il commercio muore in queste condizioni non è esagerazione: è già in coma.
Si sono mai chiesti i nostri amministratori cosa sarà questa parte di città senza il terziario ?
Chi illuminerà le strade se i commercianti chiuderanno per sempre le loro botteghe?
Chi pulirà l’area pubblica prospiciente il negozio?
Chi addobberà le strade in occasione del Natale?
Ecco, il Natale: diventiamo tutti più sensibili (non dico “buoni” perchè è una parola che può significare anche altro)e vien da sperare che forse se qualcuno di buon senso provasse a guardare al di là della scrivania che occupa, e affrontasse in maniera pratica e non teorica la vita della città con i suoi quartieri, sicuramente potrebbe rispondere a queste domande. Ma ci sarà mai la volontà? Arriveranno mai queste risposte?
Vincenzo Mosella
email:vmosella@gmail.com


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