L’economia delle aziende agro-alimentari, in questi ultimi anni ha subito dei profondi mutamenti, conseguenti ai processi di internazionalizzazione dei mercati, si è passati dalle semplici esportazioni di prodotti e servizi, alla cooperazione internazionale e alla globalizzazione, tanto da non esistere più specifici mercati in zone delimitate, ma un unico grande mercato in un unico globo.
Questo scenario globale, ha portato i docenti del Dipartimento di Scienze Zootecniche, a valutare l’ipotesi di trasferire le tecniche, i sistemi produttivi e le tecnologie utilizzate per la filiera bufalina, dall’Italia al Brasile.
Il progetto spiega Giuseppe Campanile responsabile scientifico, docente presso il Dipartimento di Scienze Zootecniche ed ispezione degli alimenti della Facoltà di Medicina Veterinaria della Federico II di Napoli, -“vuole dare una risposta concreta all’esigenza manifestata dalle Amministrazioni Pubbliche e dagli operatori dei sistemi di sviluppo locale in tema di internazionalizzazione cooperativa, proponendo di sviluppare e implementare un percorso di accompagnamento rivolto al sistema universitario e al mondo delle imprese bufaline in Brasile”.
Le finalità di tale iniziativa spiega Campanile-“ sono quelle di favorire lo scambio delle conoscenze tecnologiche, l’accrescimento delle competenze tecnico-scientifiche, la ricerca e la formazione nel comparto delle produzioni bufaline”. Continua Campanile –“altro obiettivo è quello di creare sia a livello istituzionale che a livello aziendale l’integrazione e la cooperazione tra i sistemi dell’istruzione, Università, Ricerca, formazione professionale e del lavoro, contribuire a diffondere tecniche innovative, legislazione e standard europei in materia agro-industriale e ampliare le possibilità di implementazione all’estero di progetti innovativi”. Inoltre, il programma elaborato, mira attraverso l’utilizzo di biotecnologie innovative, alla produzione di un nucleo di selezione ottenuto con l’impianto di embrioni provenienti da bufale Italiane, in bufale allevate in Brasile. Il ricorso alle biotecnologie può accelerare il processo di trasformazione della popolazione bufalina Brasiliana e, nello stesso tempo, consentire all’Italia di proporsi come produttore di materiale ad elevato potenziale genetico.
In Italia l’allevamento bufalino ha raggiunto standard produttivi notevoli grazie all’intenso lavoro di selezione e di ricerca svolto nel corso degli anni. I livelli tecnici e manageriali raggiunti nell’allevamento da latte possono considerarsi non molto diversi da quelli raggiunti nell’allevamento bovino d’avanguardia.
Dal 1977 (anno dell’istituzione del libro genealogico) ad oggi la produzione media nazionale è aumentata di circa 600 kg per lattazione e la percentuale di grasso e proteine è passata da 6,4% e 4,3% rispettivamente a 8,3% e 4,7%. Il miglioramento produttivo è stato possibile seguendo l’adozione di sistemi di allevamento più consoni alle esigenze nutritive della specie e per la migliore conoscenza del potenziale produttivo di ogni singola bufala perseguito con l’istituzione dei controlli funzionali. Grazie a questi ultimi è stato possibile istituire il Libro genealogico della specie, unico al mondo, e formulare l’EBM (Equivalente bufala matura) e gli indici genetici che hanno consentito una più oculata scelta dei torelli.
Anche se la produzione di latte di bufala si prolunga per l’intero corso dell’anno, la sua distribuzione mensile varia, si nota infatti, una maggiore disponibilità nei mesi autunnali ed una forte contrazione in quelli estivi. Con la destagionalizzazione dei parti, si cerca di assicurare la produzione del latte per almeno il 20-30% in primavera, tecnica resasi necessaria vista la caratteristica riproduttiva della specie legata alla stagionalità e al fotoperiodo, precisamente la specie bufalina raggiunge l’estro nei periodi brevidiurni autunno inverno, di conseguenza, si ha una concentrazione di parti in primavera estate, con un conseguente calo di produzione lattea, la destagionalizzazione quindi, cerca di ovviare a questo problema distribuendo i parti in periodi differenti dell’anno.
L’elevato valore genetico della bufala di razza Mediterranea Italiana e la registrazione dei dati produttivi, ottenuta grazie al Libro genealogico e alla relativa selezione dei capi più produttivi, fanno guardare con un certo interesse i soggetti allevati in Italia. Nei Paesi in via di sviluppo si alleva circa il 98% della popolazione bufalina mondiale, il materiale genetico italiano da latte potrebbe essere utilizzato per migliorare le popolazioni locali e per effettuare incroci di sostituzione su bufale da carne e da lavoro.
Il Brasile è tra i Paesi in via di sviluppo in cui è in corso di trasformazione l’indirizzo produttivo della specie. E’ da circa 3 anni che l’associazione allevatori bufalini brasiliana ha prodotto un marchio per la produzione di mozzarella di bufala. L’interesse di questi allevatori per la nostra bufala e per la sua potenzialità genetica ha portato alla stipula di una convenzione tra l’ANASB (Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina) e l’associazione brasiliana.
In Brasile sono allevati circa 3 milioni di bufale che per circa l’80% sono soggetti utilizzati per la produzione di carne e che, tra non molto, per la crescente richiesta di mozzarella sarà necessario trasformare in soggetti a prevalente attitudine lattifera.
E’ in questa ottica che si colloca l’idea progettuale la quale mira nella prima fase di fornire strumenti di consulenza e formazione al fine di operare nel mercato Brasiliano con maggiori potenzialità in termini di crescita e sviluppo, favorendo l’integrazione tra i sistemi dell’istruzione, dell’Università, della formazione professionale e del lavoro. Nella seconda invece, si mira al trasferimento di biotecnologie innovative nella ricerca agro-industriale.
Il tutto permetterà l’accelerarsi del processo di trasformazione del Brasile e consentirà all’Italia di proporsi come produttore di materiale ad elevato potenziale genetico. Per i recenti episodi di BSE, l’esportazione di soggetti dall’Europa verso altri Stati è quasi impossibile e solo con gli embrioni è possibile fornire quelle garanzie sanitarie che ostacolano attualmente gli scambi di materiale genetico. La nascita di soggetti in purezza, infine, dimezzerebbe i tempi di miglioramento della specie che sarebbero necessari con l’utilizzo del solo seme. La sperimentazione, inoltre, si prefigge lo scopo di valutare le caratteristiche dell’ambiente tubarico della bufala ai fini di giungere alla formulazione di un sistema colturale valido a migliorare la produzione embrionale in vitro in questa specie. Un sistema ottimale può consentire di ottenere un maggior numero di embrioni e migliorarne la qualità e la vitalità e, quindi, la resistenza al congelamento.
Nando Cirella
Processo di internazionalizzazione dei sistemi produttivi della filiera bufalina campana: tecniche di miglioramento della produzione lattea e trasferimento tecnologico in Brasile
Promotore
Università degli Studi di Napoli “Federico II” Facoltà di Medicina Veterinaria Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti
Partner italiani
ANASB – Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina – Caserta
CIPAB – Consorzio Incremento Produttivo Allevamenti Bufalini – Albanella (SA)
Centro Tori Chiacchierini sas – Civitella d’Arna (PG)
Consorzio per la tutela del formaggio Mozzarella di Bufala Campana – San Nicola la Strada (CE)
Garofalo srl – Capua (CE)
Istituto Commercio con l’Estero – Napoli
Consorzio Cosvitec – Napoli
Partner esteri
Universidade de Sao Paolo – Faculdade de Medicina Veterinaria e Zootecnia
ABCB – Associacao Brasileira de Criadores de Bufalos – Sao Paulo
Tecnopec – Consultoria Comercio e Rapresentacao LTDA – Sao Paulo


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