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Le sogliole impiegate per prove di ingrasso e di adattamento alla vita in cattività per valutarne le performance zootecniche. Attualmente, questa specie ittica non è oggetto di allevamento perché di difficile riuscita la domanda viene soddisfatta esclusivamente dalla pesca, anche se da tempo si segnala la preoccupazione per l’eccessivo sfruttamento della produzione naturale. Sta aumentato l’interesse scientifico per questa specie finalizzato allo studio della fattibilità del suo allevamento, importanti ricerche avvengono presso il dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti, della facoltà di Medicina Veterinaria della Federico II di Napoli. Giovanni Piccolo ricercatore e docente di acquacoltura spiega come funziona l’impianto a ricircolo d’acqua marina del dipartimento e come questa specie possa dare interessanti prestazioni zootecniche, tali da diffonderne l’allevamento e conseguire ottimi risultati volti ad un allevamento intensivo che possa dare degli interessanti risvolti economici conquistando i mercati.
“Nell’acquacoltura europea- spiega Piccolo- vi è un crescente interesse per i pesci piatti, date le favorevoli e perduranti condizioni e dimensioni di mercato. La sogliola comune, Solea solea L., che situa la propria area di diffusione nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico Orientale è una specie di recente candidatura all’acquacoltura nazionale”. Questa specie è molto apprezzata dai consumatori italiani ed europei, ed anche tra i consumatori con scarsa conoscenza dei prodotti ittici, per le caratteristiche chimico-nutrizionali delle sue carni che ne fanno un alimento particolarmente indicato per tutte le fasce di età. Attualmente, la domanda di questa specie ittica viene soddisfatta esclusivamente dalla pesca, anche se da tempo si segnala la preoccupazione per l’eccessivo sfruttamento della produzione naturale.
“In aumento quindi l’interesse verso questa specie – spiega Antonino Nizza docente e responsabile scientifico del progetto – che è stata oggetto del convegno esperienze di ricerca e prospettive di allevamento della sogliola svolto presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II il 20 marzo che ha visto la partecipazione di alcuni tra i massimi esperti nazionali del settore. Intervenuti Roberto Salvatori, biologo e direttore dell’azienda di produzione ittica Orbetello Pesca lagunare e Emilio Tibaldi, docente di Nutrizione delle Specie Ittiche presso l’Università degli Studi di Udine, presentando incoraggianti prospettive riguardanti le possibilità di riprodurre in cattività tale specie.
L’evento è stato organizzato nell’ambito del progetto “Realizzazione di un impianto pilota per lo studio dell’influenza delle tecniche di allevamento e delle caratteristiche delle diete sulle performance zootecniche, sul tasso di sopravvivenza e sulla qualità delle carni di specie ittiche pregiate di nuova introduzione”(POR Campania 2000/2006, misura 4.23, sott.6).
Negli ultimi anni i tecnici che si occupano di acquacoltura sono alla ricerca di nuove specie marine pregiate idonee ad essere allevate intensivamente per rispondere alle richieste del mercato, contrastare le importazioni e diversificare le produzioni nazionali. Tali specie potrebbero andare ad affiancarsi nell’allevamento intensivo alle tradizionali spigole ed orate, per le quali i margini di guadagno si sono drasticamente ridotti a causa delle produzioni estere che hanno acquisito sempre maggiori quote del mercato nazionale. “La sogliola quindi – spiega Piccolo -potrebbe diventare un’interessante produzione zootecnica che sarebbe in grado di far riscontrare degli interessanti risvolti economici”.
“Al convegno – spiega Piccolo – abbiamo voluto presentare l’impianto a ricircolo realizzato nell’ambito del suddetto progetto e la discussione dei risultati di prove di ingrasso svolte su esemplari giovani”.
L’impianto a ricircolo d’acqua marina del Dipartimento (volume complessivo 15.000 litri),dove l’acqua in uscita dalle vasche viene reimmessa nelle stesse dopo aver subito dei trattamenti (filtrazione meccanica e biologica, sterilizzazione, ossigenazione, etc.) atti a ripristinarne le caratteristiche qualitative idonee alla vita dei pesci. è composto da due moduli separati comprendenti 21 vasche di allevamento (volume variabile 160-250 litri), vasche di stoccaggio/quarantena, 12 vasche per prove di digeribilità degli alimenti (digeribilità dell’energia e dei principi nutritivi), sistemi di refrigerazione/riscaldamento dell’acqua, sistema di aerazione, sterilizzazione a raggi UV
“La prova di ingrasso – spiega Piccolo – che ha avuto luogo nel nostro impianto aveva come obiettivo quello di verificare, innanzitutto, l’adattamento della sogliola ad un impianto di vasche a ricircolo. Poi di valutare le risposte di giovani sogliole a differenti densità di allevamento in termini di performance zootecniche e di apprezzare gli effetti dell’impiego di due mangimi presentanti un diverso rapporto proteine/lipidi in termini di accrescimento e di qualità delle carni”.
I risultati hanno messo in risalto come la sogliola dimostri un buon adattamento ai sistemi a ricircolo e all’allevamento in vasca anche in assenza di fondo sabbioso.
Anche durante la fase di ingrasso sembra essere limitante per l’accrescimento della sogliola lo spazio a sua disposizione in vasca. Anche la diversa composizione chimica dei mangimi testati ha anche influenzato le performance zootecniche delle sogliole.
Il maggior apporto proteico del mangime e il minor contenuto in grassi si sono tradotti in un maggior accrescimento dei soggetti. Questi risultati sembrano attestare la necessità di mantenere elevati apporti proteici (> 50%) nelle diete destinate alle sogliole in accrescimento e sembrano indicare una non ottimale efficienza, da parte di tale specie, ad impiegare i lipidi della dieta come substrati energetici alternativi alle proteine ai fini dell’accrescimento, come avviene in altre specie ittiche, per esempio la trota e, in misura minore, la spigola.
Nando Cirella


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