VENERDI’ 25 SETTEMBRE AL MUSEO DI MONDRAGONE SEMINARIO SUL RITROVAMENTO DI UN FOSSILE DI VIGNETO ROMANO DELL’EPOCA ROMANA.

Del seminario di cui alla nota qui sotto riportata si legge tutto ciò che è necessario sapere.
Mi limito, perciò, ad una sintesi necessaria per quanto dirò poi.
Nelle campagne massicane si scopre un fossile di polline di una vigna che risale all’epoca della Roma imperiale e i tre relatori fanno tutto il percorso di quel vino chiamato Falernum fino ai giorni d’oggi.
Si esaminano terreni, piante e altitudini, si identificano tre tipi di gradazioni del vino: forte, medio e dolce. Nonchè tutte le tecniche per rendere al minimo la sua acidità, così si apprende che si era usato di tutto: dal miele ai petali di rosa, dall’acqua di mare all’acqua di fonte e altre numerose varianti.
Lo hanno spiegato bene i tre studiosi-scienzati del vino e dintorni, lo hanno ben capito i produttori presenti, i sommelier e i politici intervenuti. Anche i giornalisti, convocati in gran numero per un evento che si è dimostrato subito interessante e non solo per gli addetti ai lavori.
Il Falerno è il vino.
Il primo e più antico vino; ha almeno duemila anni ed era l’unico vino italico.
Nasceva in Campania e nell’antichità veniva coltivato solo in questa regione e distribuito per tutto il mondo di allora. Tale rimase per 18 secoli. Fino a che un certo Pasteur, scoperta la tecnica di vinificazione e conservazione del prodotto quasi perfetta, non aprì le porte a tanti vigneti in ogni parte dell’Europa ma soprattutto in Francia e Italia.
Nel tempo sono cambiate molte cose e oggi il vino si fa anche in un pezzo di terra minimo con l’aiuto di macchine dell’ultima generazione.
Ho scritto anche troppo, ma non volevo andare fuori tema e soprattutto rendere un ringraziamento ai tre relatori che mi hanno letteralmente deliziato con le loro scoperte.
L’ho scritto altre volte: non mi intendo di vino, ma mi piace berlo a tavola, non conosco la vitivinicoltura ma amo passeggiare nei vigneti; e soprattutto, mi guardo intorno quando vado a questi simposi.
Quest’anno mi è capitato a Terzigno, Castelvenere, Torrecuso, Ottaviano ecc. ed anche a quest’ultimo incontro, a Mondragone in provincia di Caserta.
Posta tra colline, campagna e mare ha dato i natali a quelle tre gradazioni di cui ho detto prima e così il Falernum, poi diventato Falerno, tra alti e bassi ha soddisfatto la voglia di vino per duemila anni dai romani fino alle generazioni successive, e ancora oggi.
E qui faccio una prima riflessione: questo vino non l’ho mai trovato (ne avevo letto già l’anno scorso e lo avevo cercato) non dico nei menu dei locali italiani, ma nemmeno in quelli dei ristoranti regionali.
Eppure le aziende non mancano, il prodotto è buono, dicono, ma stenta a decollare verso lidi più lontani dalle spiagge mondragonesi. Perché?
Il discorso è il solito e mi riporta a qualche anno addietro,quando a Castel Campagnano, anch’esso in provincia di Caserta, scoperto il Pallagrello, il sindaco si fece la stessa domanda.
Gli chiesi perché mai non avesse pensato di mettere dei cartelli lungo il percorso stradale che dalla piana di Caiazzo porta alle cantine, del tipo: siete sulle strade del vino, benvenuti nella terra del Pallagrello. Ammutolì per un attimo e poi, forse ritenendo insulsa la domanda, si allontanò.
Ero stato, in precedenza, in alcuni paesi dell’Irpinia, del Sannio e del Cilento, avevo visto quei cartelli, avevo visto come se ne fregiavano i vignaioli in prossimità delle rispettive cantine, e avevo verificato, e questo per me era importante, che la gente ci andava, assaggiava i prodotti locali, degustava il vino offerto ( e non solo nelle feste comandate) e comprava. Comprava tutto quello che era in vendita. Chi ama il vino fa così.
Io l’ho osservato ma non l’ho scoperto: è una tecnica di vendita semplice e anche gradevole perché indica al forestiero che il prodotto proposto ha una sua storia, in più si forniscono indicazioni con indirizzi , venditori e passatempi vari.
E veniamo al Falerno.
L’assessore regionale all’agricoltura, Gianfranco Nappi, ha detto che avrebbe accolto ogni richiesta dei Vitivinicoltori, delle Aziende, della Camera di Commercio, dell’Agrisviluppo purchè fosse concordata e firmata dagli stessi in un patto che escludesse le piccole e purtroppo frequenti rivalità di campanile.
L’accordo potrebbe sfociare in qualcosa di sorprendente per lo sviluppo economico dei cinque comuni che coltivano il Falerno, comprensiva di quella riguardante l’enoteca regionale che potrebbe avere una sede proprio nel palazzo ducale di Mondragone. Una proposta eccellente.
Non gli ho parlato di cartelli che non ci sono sul Falerno, ma ho chiesto al sindaco quando potrà essere disponibile il palazzo. Tra due anni. Come dire: duemila anni ancora.
Gianpaolo Necco

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IL SEMINARIO
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ANTICHI VINI: DAL MONTE MASSICO RIEMERGE UN VIGNETO DEL VINUM FALERNUM
E da Regione e Agrisviluppo arrivano proposte concrete.
Tracce di polline di una vigna di età romana sono state rinvenute, dopo analisi svolte presso l’Università di Padova, all’interno di un vigneto fossile individuato lungo uno dei fianchi del Monte Massico (Caserta).
Ad annunciarlo è stato oggi l’archeologo Luigi Crimaco, durante il seminario “dal Falernum al Falerno” svoltosi al museo civico “Biagio Greco” di Mondragone.
E non mancano i progetti per tutelare il “vinum falernum”, come hanno evidenziato il presidente di Agrisviluppo, Giuseppe Falco – con tre importanti progetti – e l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianfranco Nappi – che ha annunciato la realizzazione di un’enoteca regionale.
“Da uno dei terrazzamenti antichi, ubicato alle pendici del Massico, proviene una delle più interessanti scoperte archeologiche – spiega Crimaco – che ha restituito le tracce fossili di un vigneto risalente all’età imperiale romana.
La scoperta, fatta negli ultimi anni del secolo scorso, dopo i lavori di sbancamento per la costruzione della strada Panoramica del piccolo borgo di Falciano del Massico, ha permesso di individuare una serie di sulci (filari), in cui dovevano essere sistemate le viti per la produzione del vino.
All’interno dei solchi, al momento della scoperta, furono rinvenuti esclusivamente frammenti di ceramica fine di produzione africana, tipica del mondo imperiale romano.
Si tratta di 15 solchi paralleli, disposti a una distanza di circa 2,70 metri l’uno dall’altro e ricavati nel paleosuolo composto di ignimbrite campana.
Poi negli ultimi tempi le analisi polliniche sul fossile hanno fornito risposte adeguate e possiamo affermare che apparteneva ad un vigneto di falerno il fossile rinvenuto nell’area del Massico”.
Il presidente di Agrisviluppo, Giuseppe Falco, ha annunciato importanti iniziative. “L’idea è quella di realizzare una Fondazione sul vino falerno tra Camera di Commercio, Comuni interessati e produttori di vino.
Poi avvieremo la pratica necessaria per chiedere all’Unesco la tutela del ‘vinum falernum’ e abbiamo intenzione di ricostruire tre vigneti sul modello di quelli degli antichi romani in tre diverse zone quali il Teatro Romano di Sessa Aurunca, la Villa di San Limato a Cellole e gli Scavi del Castello di Mondragone”.
Sono intervenuti al seminario – che ha avuto come finalità quella di mettere un punto fermo sugli studi e la divulgazione di una delle aree più importanti nella diffusione della vite nel Mediterraneo, l’Ager Falernus – oltre all’assessore Gianfranco Nappi, il professore Luigi Moio, l’agronomo Nicola Trabucco, il sindaco di Mondragone Achille Cennami, il sub commissario della Provincia di Caserta Michele Petruzzelli, e il deputato Mario Landolfi.
Ha moderato il dibattito il giornalista Luciano Pignataro.
In particolare il sindaco Cennami ha espresso all’assessore Nappi la necessità di essere sostenuti dalla Regione per la creazione, a Mondragone, di una cantina per la tutela del vino Falerno.
L’assessore Nappi, invece, ha sottolineato che il rilancio del territorio, avviene solo aprendo un tavolo di confronto tra tutti i produttori e le Istituzioni che attivamente possono collaborare tra loro.
In risposta al sindaco di Mondragone, l’assessore regionale all’Agricoltura, ha annunciato la realizzazione di un’enoteca regionale, per la quale sono stati già stanziati 4.5 milioni di euro.
L’agronomo Trabucco, si è soffermato sulla composizione del suolo della ricca terra del falerno analizzando le singole aree di produzione.
A tracciare un percorso dell’origine del falerno, a spiegare i metodi di vinificazione nell’epoca romana e le caratteristiche sensoriali del vino come riportato dagli autori classici, è stato il professor Luigi Moio, ordinario di enologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Il deputato Mario Landolfi, a conclusione del seminario, ha parlato della tutela delle tipicità locali, in questo caso della valorizzazione del vino Falerno.
“Per lo sviluppo delle produzioni del territorio, bisogna rendere le singole zone competitive e rispettare sempre i disciplinari, così come avviene per altre ricchezze come la grappa o il parmigiano reggiano. Come ha sottolineato il professor Moio, questo territorio ha caratteristiche e microclima unici ed in esportabili”.
Il seminario è stato organizzato nell’ambito del Programma Speciale di Marketing Territoriale “Costiera dei Fiori”, ideato e promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e realizzato da una partenariato locale costituito dalla Camera di Commercio di Caserta, Stapa Cepica ed Amministrazione Provinciale di cui Agrisviluppo è soggetto attuatore.
da: ufficiostampa@dslcomunicazione.com
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AVVISO PER LA STAMPA E PER I SOCI ARGA
Una navetta sarà disponibile, andata e ritorno, per i giornalisti che vorranno partecipare all’incontro-dibattito-degustazione.
Partenza da Napoli, Piazza Vittoria, venerdì 25 settembre, alle ore 9. Ritorno a Napoli alle ore 14.
Per maggiori ragguagli contattare:
DSL COMUNICAZIONE 081.7641316
o mandare una mail a:
ufficiostampa@dslcomunicazione.com
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PROGRAMMA SEMINARIO
25 settembre 2009 ore 10,30
Mondragone, Museo Civico Biagio Greco
” Dal Falernum al Falerno le ragioni archeologiche”.
Ssluti delle autorità.
Seminario, relatori:
– Achille Cennami, Sindaco di Mondragone
Tra Minturnae e Sinuessa, ville, anfore e produzione vinaria
– Luigi Crimaco, Direttore del Museo Civico “Biagio Greco” Mondragone
La Terra del Falerno, un viaggio lungo duemila anni
– Nicola Trabucco, Consulente Agronomo ed Enologo
Il Falerno: uno straordinario testimone delle origini dell’enologia
– Luigi Moio, Ordinario di Enologia Università degli Studi di Napoli Federico II
Intervengono:
– Biagio Giliberti, Commissario Provincia Caserta
– Gianfranco Nappi, Assessore all’Agricoltura Regione Campania
– Mario Landolfi, Deputato al Parlamento
Conclude Giuseppe Falco, Presidente Agrisviluppo
Modera Luciano Pignataro, giornalista de Il Mattino, vicepresidente Arga Campania.
Degustazione di Falerno e prodotti tipici del territorio
conclude il seminario.
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Una scoperta avvenuta per caso nell’Ager Falernum fa rivivere lo straordinario territorio tanto amato e considerato dai Romani.
Da uno di questi terrazzamenti antichi, alle pendici del Massico, proviene una delle più interessanti scoperte archeologiche degli ultimi tempi che ha restituito le tracce fossili di un vigneto risalente all’età imperiale romana.
La scoperta, avvenuta dopo i lavori di sbancamento per la costruzione della strada Panoramica del piccolo borgo di Falciano del Massico, ha permesso di individuare una serie di sulci (filari), in cui dovevano essere sistemate le viti per la produzione del Falerno.
All’interno dei solchi, al momento della scoperta, furono rinvenuti esclusivamente frammenti di ceramica fine di produzione africana, tipica del mondo imperiale romano.
I risultati dello studio e delle analisi saranno presentati venerdì 25 settembre al Museo di Mondragone (ore 18,30) diretto dall’archeologo Luigi Crimaco in un seminario promosso da Agrisviluppo, la società di promozione della Camera di Commercio di Caserta presieduta da Giuseppe Falco.
I lavori, coordinati dal giornalista Luciano Pignataro, prevedono le relazioni scientifiche dello stesso Crimaco, del professore Luigi Moio e dell’agronomo Nicola Trabucco.
Il seminario rientra tra le iniziative di “Costiera dei Fiori”, realizzate nell’ambito dei Programmi Regionali Speciali di Marketing Territoriali della Regione Campania.
L’obiettivo è mettere un punto fermo sugli studi e la divulgazione di una delle aree più importanti nella diffusione della vite nel Mediterraneo, l’Ager Falernum.
Al termine seguirà la degustazione dei vini di tutte le aziende impegnate nella produzione della doc Falerno.
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Note storiche
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Come è noto, i Romani coltivavano la vite fin dai tempi di Romolo il fondatore, ma, se è citata dalle fonti antiche la presenza nella Roma arcaica di viti maritate ad alberi, su un modello di origine etrusca, e di vigneti bassi, coltivati in vigne “a sostegno morto”, sul modello greco (questi ultimi soprattutto in Campanile nel Lazio), poco noti e rari sono, invece, i rinvenimenti di testimonianze fossili di vigneti antichi. Una tale mancanza non deriva dal fatto che la coltivazione della vite e la produzione di vino fossero attività dell’agricoltura poco praticate dai Romani. Al contrario, il vino era una delle principali fonti di guadagno degli antichi proprietari terrieri romani, a causa della grande richiesta di prodotti vitivinicoli proveniente da ogni parte dell’impero e anche da terre situate oltre i confini controllati da Roma, in aree abitate da popolazioni barbare.
Anfore vinarie di produzione italica sono state rinvenute, insieme ad alcune monete d’oro con l’effigie dell’imperatore Antonino Pio, in una zona precisa del sud-est asiatico, presso il delta del fiume Mekong.
Il fabbisogno di vino in età imperiale è stato oggetto di varie stime e tentativi di calcolo. Secondo quanto ipotizzato da Tchernia, nel I sec. d.C. il fabbisogno di vino a Roma ammontava a circa un milione e mezzo di ettolitri per anno. I vigneti dell’area tirrenica, in particolare quelli della Campania settentrionale e del Lazio meridionale, contribuivano a soddisfare, anche se in minima parte, una domanda di tali proporzioni.
I Romani producevano vino, essi avevano una profonda conoscenza dei segreti della coltivazione e della vinificazione. Avevano appreso tali segreti da Etruschi, Greci e Cartaginesi e, proprio da questi ultimi, impararono a costruire aziende agricole razionali e capaci di produrre, con ingenti guadagni per il mercato. Furono creati allora, grazie a queste aziende, vere e proprie piantagioni specializzate, a conduzione schiavile, i grandi vini del passato. Tra questi, dall’omonima area della Campania, presto si distinse il vinum Falernum: il miracolo non fu solo opera dell’uomo, poiché tale risultato fu ancora una volta il frutto del giusto equilibrio che si venne a generare tra l’opera della natura e la fatica dell’uomo. I suoli eterogenei dei monti Petrino e Massico, sono infatti un prezioso miscuglio mineralogico, composto da rocce ignee, calcaree e sedimentarie. Mani esperte, capaci di creare terrazzamenti drenanti, in grado di conservare la giusta dose di umidità e calore, furono poi in grado di far scaturire da tale alchimia di suoli tre famose qualità di vino.
Da uno di questi terrazzamenti antichi, ubicato alle pendici del Massico, proviene una delle più interessanti scoperte archeologiche che ha restituito le tracce fossili di un vigneto risalente all’età imperiale romana.
La scoperta, fatta negli ultimi anni del secolo scorso, dopo i lavori di sbancamento per la costruzione della strada Panoramica del piccolo borgo di Falciano del Massico, ha permesso di individuare una serie di sulci (filari), in cui dovevano essere sistemate le viti per la produzione del Falerno. All’interno dei solchi, al momento della scoperta, furono rinvenuti esclusivamente frammenti di ceramica fine di produzione africana, tipica del mondo imperiale romano.
Si tratta di 15 solchi paralleli, disposti a una distanza di circa m. 2,70 l’uno dall’altro e ricavati nel paleosuolo composto di ignimbrite campana. Columella, uno degli scriptores de re rustica d’età romana, raccomandava, infatti, che la distanza tra un solco e l’altro, quando si pianta un nuovo vigneto, fosse pari a 10 pedes (3 metri). Il concetto era dunque quello di un vigneto maritato ad alberi o molto più semplicemente sostenuto da grossi pali ligneii? I risultati delle analisi polliniche effettuate di recente su questo prezioso fossile guida saranno presto in grado di fornire risposte adeguate, capaci di chiarire i tanti quesiti, ancora insoluti, sulle tecniche di coltivazione della vite falerna.

INFO
PROVINCIA DI CASERTA
organizzazione e ufficio stampa
DSL COMUNICAZIONE 081 7641316 info@dslcomunicazione.com
Per ulteriori dettagli:
Prof. Luigi Crimaco 335/6472016
Agrisviluppo – Azienda Speciale della C.C.I.A.A. di Caserta,
Piazza S. Anna Pal. Era – 81100 Caserta
Telefono: +39.0823.249617/620 Fax: +39.0823.249619
P.IVA/C.F.: 02888180615
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Contatti
Email: agrisviluppo@ce.camcom.it
Sede legale: via Roma 75, 81100 Caserta.
Sede operativa: Palazzo ERA, P.zza S.Anna, 81100 Caserta.
Gli uffici sono aperti dal Lunedì al venerdì dalle ore 09:00 alle 13:30 – 14:30 alle 17:00.

ELENCO AZIENDE PARTECIPANTI
Mondragone – Museo Civico Biagio Greco, 25 settembre ore 10.30
1. Azienda Agricola Papa Gennaro
2. Azienda Agricola Viticoltori Migliozzi di Migliozzi Giovanni
3. Azienda Agricola Volpara di Passaretti Antonio
4. Brunigi Galco s.a.s. di Carmine Gatta
5. Capizzi Gennaro
6. De Giglio Carmine
7. Masseria Felicia di Brini Maria Felicia
8. Michele Moio fu Luigi S.r.l.
9. Nugnes Antonio
10. Pagano Antonio
11. Paonessa Dionigi
12. Perrotta Pietro
13. Perrotta Carminantonio
14. Regina Viarum s.a.s. di Elda Maddalena & C.
15. Rossetti Antonio
16. Russolillo Marco
17. Scialla Massimiliano Luigi
18. Trabucco Azienda Vitivinicola di Trabucco Nicola
19. Villa Carafa
20. Villa Matilde di Salvatore e Maria Ida Avallone
21. Zannini Carlo


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