Il seminario di studio dell’ICRA:
“IL MONDO AGRICOLO E LA QUESTIONE CULTURALE DELLO SVILUPPO SOCIALE”.

L’Arga della Campania, com’è noto, aderisce all’Unaga i cui membri spesso sono chiamati a partecipare ai seminari mondiali sull’agricoltura.
Pertanto è con vivo piacere che pubblichiamo la relazione che ci ha inviato il rappresentante italiano Lelio Bernardi.

L’ICRA (Associazione Internazionale Rurale Cattolica) ha organizzato questo Seminario di Studio dal 4 al 7 maggio 2006 a Dobogoko (Ungheria) al quale hanno partecipato circa 40 persone provenienti da 20 paesi in rappresentanza delle molte Associazioni membri di vari paesi).

Il Seminario è stato aperto nel pomeriggio del 4 maggio con una sessione dedicata all’Ungheria.
Sono state quindi svolte alcune relazioni sullo “sviluppo sociale e culturale dell’agricoltura ungherese, dal punto di vista storico”, coordinate dalla prof.ssa Aliz Matyus, nota sociologa ungherese. Hanno partecipato per la prima volta due Associazioni rurali ungheresi : la femminile (Kalasz) e la maschile (Kalot), recentemente ammesse (insieme ad altre associazioni, tra cui la italiana UCITecnici) a far parte dell’ICRA. La questione agricola in Ungheria oggi, è stata analizzata con l’apporto di specialisti dell’Accademia Ungherese dell’Agricoltura e della MAGOSZ.
Il 5 maggio, si è svolta una Tavola Rotonda dal titolo “Il mondo agricolo europeo in evoluzione ”, coordinata dal Segretario Generale dell’ICRA, Vincenzo Conso.
A questa Tavola rotonda hanno dato il loro contributo : – Marco Foschini, (Coldiretti); – Stefano Faiotto (Segr: Naz. FAI – CISL che raggruppa lavoratori dipendenti della CISL e della Federazione Agro-Alimentare-Ambientale); – Ferenc Varga (coltivatore ungherese) ; e – Janos Lengiel (Centro per l’impiego, di Pest).

– Foschini ha presentato la riforma della Politica Agricola Comunitaria (PAC) dal 1992 ad oggi. Nella sua relazione ha messo in luce il passaggio da un modello di agricoltura industrializzata, orientata a proteggere i redditi (fondata sulla protezione delle quantità e dei prezzi per alcuni prodotti) ad un modello di agricoltura sostenibile con rapporti nuovi.
La “Globalizzazione” sta provocando uno scontro tra due modelli di agricoltura:
– quella industrializzata produttivistica, tipica in particolare di certe nazioni come gli USA (con una superficie media per azienda spesso dell’ordine di 6.000 ettari) ed – una agricoltura più legata al territorio come quella europea (come la italiana, ungherese ecc..), dove la tradizione è da riadattare tramite la riscoperta del rapporto agricoltore/ consumatore.

Nel primo modello produttivistico, non c’è lavoro per tutti, mentre la Dottrina sociale della Chiesa con l’incalzante questione ambientale (proteggere la terra anche per le generazioni future), propone nuovi modelli più umani e più accettabili per tutti.

– Faiotto ha approfondito la riforma in atto della PAC, mettendone in luce l’evoluzione: dal sostegno alle produzioni al sostegno del reddito agricoltura.
La qualità torna ad essere di moda anche nel corso delle trattative nell’ambito delle organizzazioni mondiali (OMC, ecc.). Quindi meno quantità e più qualità.
Inoltre non si produrranno più le stesse colture, mentre si stanno aprendo prospettive nuove di colture per la “bioenergia” (potenzialità agricole a scopi non alimentari, con ricadute positive su centinaia di migliaia di agricoltori dipendenti).
La nuova PAC mette in luce la necessità di una più grande solidarietà sociale con un atteggiamento positivo e non pessimistico verso l’Europa ricongiunta.

– Varga ha presentato la sua azienda (Ungheria), che fa parte di una cooperativa. Questa azienda dà lavoro a due famiglie ed a quattro lavoratori dipendenti. In futuro pensa che il 25% della produzione attuale (grano, mais, ecc.) potrà orientarsi verso il biocombustibile.
Varga si è anche soffermato sul problema dei residui negli alimenti e sugli OGM ( le multinazionali, come è noto, hanno investito molto nei semi geneticamente modificati). Occorrerebbe, tuttavia, mantenere nei confronti degli OGM una posizione di grande prudenza ed analizzare a fondo gli aspetti negativi che queste colture comportano (ad esempio alcune specie di insetti scomparsi in colture OGM nel Regno Unito; casi di polmonite in Australia, ecc.).

– Lengyel ha presentato il “Centro per l’impiego” a Pest (Ungheria). Tale Centro è, in pratica, un: – ufficio pubblico (permessi di soggiorno a cittadini stranieri, ecc.); – fornitore di servizi (ad esempio per portatori di handicaps , aiuti per la disoccupazione, ecc.); sostegno ai Rom (programmi per i 70.000 Rom che vivono a Pest) per mettere di nuovo al centro la persona (miglioramento delle condizioni di vita nelle famiglie Rom caratterizzate da un elevato numero di figli e da un diffuso analfabetismo).
L’aiuto ai disoccupati Rom si svolge su tre livelli: – alla loro formazione, – al datore di lavoro per compensarne le perdite, ed anche – un sostegno economico per facilitare l’inserimento dei disoccupati nelle attività lavorative.

Nel pomeriggio c’è stata poi la presentazione delle agricolture dei seguenti 10 paesi: USA, Thailandia, Polonia, Russia, Italia, Malta, Filippine, Romania, Irlanda e Colombia.

Per gli USA, David Andrews ha presentato la “National Chatolic Rural Life Conference”, illustrando le colture agricole e l’insegnamento della Chiesa sui problemi sociali ed ambientali.
L’agricoltura che viene proposta, è quella delle comunità “locali”, basate sulla famiglia e sulla comunità locale. In tale tipo di agricoltura, la cooperazione ha il sopravvento sulla competizione.
Il contesto nella quale la famiglia e la comunità si armonizzano continuamente insieme si basa su tradizioni che si tramandano da una generazione all’altra. In questa cultura, la religione è la parte integrante della vita, che tiene insieme tutti.
I prodotti della terra servono per il consumo personale e per poter disporre di moneta. La terra ha un valore da conservare per le generazioni future (Agricoltura Yeoman). Questo tipo di agricoltura è ancora praticato dagli amerindio (Amish, americani aborigeni) ed anche da piccole famiglie di coltivatori diretti e da altri.

Un altro tipo di agricoltura (Agricoltura Entrepreneurial ) è quella in cui i legami familiari si estendono ad associazioni più vaste (di donne, ordini fraterni, società di affari, ecc.).

Un altro tipo di agricoltura cerca di incorporare ogni attività produttiva dentro un mercato più vasto, globalizzato (Investiment Agricoltura). In questo caso, il profitto è il principale scopo. “L’orizzonte temporale si è ristretto dalle generazioni al bilancio annuale, ecc. …..
Si tratta di una cultura derivata dalla globalizzazione del capitale.”
Questo tipo di agricoltura conduce, necessariamente, alla concentrazione della proprietà della terra, al controllo economico, sino al controllo della produzione (leggi sulla proprietà intellettuale, controllo della ricerca biotecnologia, ecc.).

“L’agricoltura sostenibile” tende, invece, a riannodare i legami tra la terra e la comunità.
Il rilancio di questo tipo di agricoltura ha permesso di ricreare nuove comunità ed un’agricoltura su scala umana (piccole aziende, reti di distribuzione locali, lavorazioni e commercializzazioni locali).
I fautori di questo tipo di agricoltura, vogliono promuovere nuovi modelli di “agricoltura alternativa” che si fondano sulle tecnologie appropriate (per arginare gli enormi investimenti che spesso caratterizzano gli allevamenti intensivi avicoli, suinicoli, sistemi irrigui, ecc.).
I consumatori sono favorevoli a questa “agricoltura alternativa” (biologica, biodinamica, ecc.) che usa meno prodotti chimici come insetticidi, diserbanti, ecc.., perché preoccupati per i danni che spesso la agricoltura intensiva procura alla salute umana.
I consumatori quindi, almeno in molti paesi industrializzati, in gran parte sono favorevoli a questa “agricoltura sostenibile” per una diversa priorità ( fondata sulle persone e sulla conservazione della terra, piuttosto che sul profitto).

Per questa riscoperta culturale, notiamo grandi sforzi di cooperazione tra i membri della ricerca di nuovi sistemi (per il credito, per la condivisione di strutture per assistenza tecnica, per far fronte alle crisi, ecc.).
In alcuni stati degli USA (Iowa, ed altri) sono nati da tempo molti “Centri per una agricoltura sostenibile” che si avvalgono di professori di sociologia e di economia rurale delle Università dei loro stati, di associazioni di agricoltori (per “l’agricoltura comunitaria”, per “la legislazione rurale”, ecc…).
Anche alcune congregazioni religiose negli USA, sono favorevoli ed insegnano modelli diversificati di “agricoltura sostenibile”.

Lelio Bernardi


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