ALLA FINE AGRICOLTURA NEMBO KID
(Intervento del Presidente Nazionale Unaga Mimmo Vita sulle alluvioni)

5 novembre 2010. Unanimi ieri a Verona, all’inaugurazione della 112^ edizione di Fieracavalli, il Ministro Galan ed il Governatore veneto Zaia hanno commentato, forse meglio stigmatizzato, il comportamento dei media nazionali che avevano già archiviato la notizia dell’alluvione in Veneto e anche in Toscana.
Ci sono stati dei morti, cosa gravissima, e per quanto riguarda la regione padana, sono ancora presenti situazioni di crisi per interi comuni della fascia Padova-Vicenza.
La visione dall’elicottero del territorio, mostra con chiarezza un dato.
Senza il contributo della campagna non c’è salvezza per le città. Il tributo più alto, come sempre, lo hanno dato i territori agricoli e quindi l’imprenditore agricolo.
Se l’acqua non esondasse sui campi, le opere di regimazione (dissennate?) richieste dall’urbanizzazione non sarebbero in grado di contenere le piene, e le città diverrebbero tutte piccole Venezia…come del resto è successo al centro storico di Vicenza.
Morti e danni, qualcuno parla di un miliardo di euro per il Veneto, diverrebbero inevitabili.
Due considerazioni quindi.
La prima, già introdotta: diciamo grazie al mondo agricolo ed all’agricoltura. Questa volta non hanno subito danni enormi, a parte per l’allevamento avicolo soprattutto nel padovano, per la fortunata coincidenza che l’alluvione è avveunuta dopo la vendemmia – la zona del Soave ad esempio avrebbe avuto i danni ingentissimi.
Va, perciò, rivista la programmazione dell’uso del territorio prevedendo da una parte piani di difesa idrogeologica lungimiranti (case di espansione, alluvionamenti programmati, etc.), e dall’altro indennizzi e riconoscimenti economici per il lavoro quotidianamente svolto dai “contadini”; che sfalciano le rive e l’erba, sistemano strade e con il loro lavoro quotidiano curano il paesaggio, un bene immateriale che ancora non trova adeguato risonoscimento e relativa quantificazione.
Non si perda questa occasione. I media, forse anche loro a questo punto, apriranno gli occhi…
mimmo Vita, presidente Unaga, (Unione delle Arga italiane).

———————————ALLUVIONI, SALVARE LE CITTA’
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UNA PROPOSTA CONCRETA
Servono aree di alluvionamento programmato, ed accordi con il mondo agricolo.
In questo periodo presso gli appositi uffici regionali e provinciali stanno affluendo i vari PAT (Piano di assetto del territorio) e PATI (Piani di assetto del territorio intercomunale) predisposti dai Comuni. Si tratta della programmazione che definirà l’uso del territorio nel prossimo futuro, non soltanto per quanto attiene al paesaggio urbano e conurbano, con i relativi insediamenti abitativi ed industriali, ma anche riguardo all’efficacia delle diverse destinazioni d’uso nei confronti del rischio idrogeologico. Tema diventato drammaticamente d’attualità in questi giorni.
Molto si sta parlando delle cosiddette casse di espansione, quelle aree che vanno predisposte lungo il corso dei grandi fiumi, al fine di poter accogliere temporaneamente grandi masse d’acqua, impedendo loro di riversarsi nei centri urbani. Si tratta di interventi necessari ma che da soli, sostiene Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, non saranno sufficienti a gestire gli effetti dell’evoluzione del clima nel prossimo futuro. Le previsioni degli esperti, infatti, dicono che stanno aumentando le piogge intense e che fatti come quelli di questi giorni saranno purtroppo sempre più probabili.
Ancora una volta l’agricoltura è chiamata ad essere al servizio del bene comune, mettendo a disposizione proprie aree a salvaguardia, in questo caso, dei centri urbani. Le casse di espansione, fondamentali per contenere le piene dei grandi fiumi, richiedono espropri e/o indennizzi molto onerosi per la comunità e sono male accolte dal mondo agricolo (vedasi le opposizioni sorte quasi ovunque in questi anni). Pizzolato, con i tecnici di Veneto Agricoltura, ritiene ci sia una soluzione alternativa alle casse, o che si integra con le stesse, che si chiama alluvionamento programmato e che andrebbe inserita nei PAT e PATI dei Comuni.
In estrema sintesi, ogni Comune dovrebbe prevedere, assieme ai Consorzi di Bonifica, delle aree lungo i corsi d’acqua minori che insistano nel loro territorio e che possano essere allagate per sgonfiare la portata degli affluenti dei fiumi principali. Un sistema utile per ridurre le ondate di piena e abbassare quindi il rischio di esondazioni pericolose nei grandi centri urbani. Le singole aree dovrebbero essere delimitate da semplici opere (arginelli) di conterminazione, di scarso impatto sul territorio e sulle aziende.
Entro le aree di alluvionamento programmato dovrebbero essere coltivate, soprattutto, colture non sensibili agli allagamenti (cedui a corta rotazione di pioppi, platani, salici, etc.), tagliati frequentemente per produrre biomassa legnosa ad uso energetico. Gli stessi Comuni che hanno previsto le aree potrebbero stipulare con gli agricoltori contratti di acquisto della biomassa, per realizzare reti di teleriscaldamento nel loro territorio.
Attraverso i Consorzi di Bonifica, che sono pagati da tutti i proprietari che ricevono un beneficio, potrebbero essere dati ai proprietari dei giusti compensi annuali per il servizio di sicurezza idraulica con ciò creando un circolo virtuoso tra chi riceve e chi offre un servizio, senza gravare sulle casse della finanza pubblica.
Veneto Agricoltura, assieme alla Regione Veneto e ad alcuni Consorzi di Bonifica, sta portando avanti interessanti progetti pilota di gestione di aree di alluvionamento programmato che potranno essere utili esempi per i Comuni virtuosi che vorranno pensare oggi alla loro sicurezza di domani.
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L’ALLUVIONE SFIDA L’AGRICOLTURA VENETA
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Manzato e gli imprenditori agricoli, a Legnaro (PD), hanno dibattuto della cronaca recente e del prossimo futuro
Le inondazioni che nei giorni scorsi hanno interessato vaste aree del Veneto sono la conferma di quanto sia vulnerabile il territorio, sia urbano che rurale, di fronte ad eventi meteorologici straordinari. Si può fare di più per evitare in futuro calamità di questa portata?
Si è discusso anche di questo al seminario promosso dalla Regione Veneto nell’ambito della Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale svoltosi questa mattina a Legnaro (Pd), presso la sede di Veneto Agricoltura, presente l’Assessore Franco Manzato.
Il territorio, nei suoi molteplici aspetti (produttivo, paesaggistico, culturale, ecc.) dev’essere ben governato se si vuole conservare la sua integrità, e in questo senso anche il mondo agricolo dovrà fare la sua parte. Non è solo la fragilità del territorio a chiedere agli agricoltori questo sforzo ulteriore, lo pretende anche l’Unione Europea che per la sua politica agricola post 2013 detta delle condizioni che sono delle vere e proprie sfide.
L’imprenditore agricolo dovrà dunque cogliere il guanto e contribuire, dietro ricompensa per questo suo impegno, nell’importante opera di conservazione del territorio.
Cosa dovrà fare il “nuovo” agricoltore oltre che a produrre ciò che ha sempre fatto? Di certo dovrà portare tutta la sua esperienza nella manutenzione delle aree più fragili, attività ritenuta ormai un bene pubblico essenziale. In altre parole, dovrà contribuire alla difesa del suolo, alla gestione delle acque e delle reti di comunicazione, alla salvaguardia della biodiversità, alla lotta contro i cambiamenti climatici.
Sono queste le sfide a salvaguardia dell’ambiente e del territorio proposte dall’Unione Europea e che la Regione Veneto ha fatto proprie.
L’imprenditore agricolo di domani dovrà dunque rinnovarsi perché non sarà chiamato a produrre solo mais, ortaggi, vino, ecc. ma anche beni pubblici, ovvero beni e servizi che soddisfino i bisogni del territorio (e della collettività).
Il problema, sotto questo punto di vista, è che i beni pubblici prodotti dagli agricoltori attualmente non hanno mercato, nel senso che la domanda e l’offerta non si incontrano. Dunque, non essendoci un prezzo viene meno la convenienza a produrli.
E’ questa allora la vera sfida che attende l’agricoltura e chi l’amministra: rendere conveniente la produzione di questi beni così essenziali per la conservazione di un territorio integro dove la qualità della vita sia per tutti soddisfacente.
I risultati del seminario di questa mattina andranno ad implementare il serbatoio di idee e suggerimenti che stanno arrivando anche via internet (www.venetorurale2013.org ) nell’ambito della Consultazione pubblica rivolta a tutta la cittadinanza. Come ha ricordato Manzato, tutti questi contributi serviranno ad elaborare la strategia per l’agricoltura veneta del futuro, comprendete l’indirizzo delle risorse finanziarie.
Il C. Ufficio Stampa Mimmo Vita
5 novembre 2010
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L’APPUNTAMENTO DEL 6 NOVEMBRE
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L’IMPRENDITORE AGRICOLO SI TRASFORMA
I nuovi compiti che attendono gli agricoltori di sabato 6 saranno illustrati nel corso di un seminario promosso dalla Regione Veneto in programma a Legnaro (Pd) presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura
L’imprenditore agricolo del prossimo futuro dovrà produrre non solo mais, frumento, ortaggi, vino o altro ma anche beni pubblici.
Lo chiede l’Unione Europea e lo illustrerà la Regione Veneto, presente l’Assessore Franco Manzato, in occasione del terzo dei cinque seminari previsti nell’ambito della Conferenza regionale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale.
L’incontro si terrà a Legnaro (Pd) presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura a partire dalle ore 9,00.
Cosa dovrà fare dunque il “nuovo” agricoltore oltre che a produrre ciò che ha sempre fatto?
Di certo dovrà contribuire alla manutenzione del territorio, attività ritenuta ormai un bene pubblico essenziale.
In altre parole, dovrà contribuire – e il suo lavoro sarà per questo ricompensato – alla difesa del suolo, alla gestione delle acque e delle reti di comunicazione, alla salvaguardia della biodiversità, alla lotta contro i cambiamenti climatici.
Ruoterà attorno a queste tematiche il seminario “Sistemi agricoli e forestali, ambiente e produzione di beni pubblici” al quale interverranno studiosi ed esperti quali:
– Franco Miglietta del CNR di Firenze, che parlerà di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici;
– Carlo Gipponi dell’Università di Venezia, che approfondirà il tema della sostenibilità e delle prospettive delle risorse idriche;
– Patrizia Rossi della LIPU, che parlerà di biodiversità e politica agricola;
– Tiziano Tempesta dell’Università di Padova, che metterà a confronto le sinergie e i conflitti tra paesaggio rurale e agricoltura.
I lavori saranno coordinati da Andrea Povellato di INEA.
Il C. Ufficio Stampa Mimmo Vita
5 novembre 2010

da: VENETO AGRICOLTURA
Ufficio Stampa V.le dell’Università n.14 – 35020 Legnaro (Pd)
Cell. 348 2407427 Tel. 049 8293770 Fax 049 8293754 www.venetoagricoltura.org – ufficio.stampa@venetoagricoltura.org


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