ASSEGNATI I PREMI VERONELLI

I giornalisti professionisti Antonio Paolini del Messaggero e Luciano Pignataro del Mattino hanno vinto il Premio Veronelli 2008 assegnato alla loro categoria: rispettivamente alla carriera e all’emergente.
La manifestazione, giunta alla terza edizione, organizzata da Class Editori e da Veronelli Editore, si è svolta al teatro dell’Angelicum a Milano e i riconoscimenti sono stati consegnati dal curatore delle guide Veronelli Gian Arturo Rota e dal segretario del premio Cesare Pillon alla presenza del presidente Paolo Panerai.
Luciano Pignataro ha dedicato il Premio alla memoria del giovane casaro Fabio Lombardi, scomparso tragicamente lo scorso anno, a cui Manuela Piancastelli aveva dedicato Marzo 2006, un appassionato articolo sulla rivista Ex Vinis di Veronelli Editore.
“Fabio – ha dichiarato Pignataro sul palco – praticava agricoltura pulita in un territorio inquinato dalla camorra e ha costituito un modello per tutti i giovani che vogliono realizzarsi esercitando un’attività dignitosa e legale”.
A Luigi Cremona, curatore del settore enogastronomia del Touring Club, è andato il premio come miglior scrittore.
da: Comunica – La Fabbrica dei Sapori
[comunica@lafabbricadeisapori.it]

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LE CONGRATULAZIONI
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LA SODDISFAZIONE DEL SINDACO DE LUCA
(ANSA) – NAPOLI, 19 GIU – Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno esprime la sua profonda soddisfazione per l’assegnazione del Premio Veronelli 2008 come miglior giornalista italiano, categoria emergente, a Luciano Pignataro, redattore del Mattino: . (ANSA).

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Ricevo e volentieri inoltro il cs sui premi Luigi Veronelli; tra questi, un riconoscimento “quale miglior giornalista di enogastronomia – categoria emergente” è stato assegnato all’amico Luciano.
Grazie per l’attenzione, anche da parte sua.
Sandro Tacinelli [sandrotacinelli@tin.it]
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COMPLIMENTI VIVISSIMI! Anche se so che ai premi, libri e riconoscimenti sei ben tarato, io dico: sempre di più!.
Ma la tua dedica è testimonianza di disponibilità e viva umanità che ti fa onore e rende noi tutti orgogliosi di averti per amico.
Un caro saluto, Gianpaolo

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IL PREMIATO
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Come ho festeggiato il Premio Veronelli
di Luciano Pignataro

A Roberto. Con un brindisi all’amico che ci ha voluto lasciare nel pieno del nostro gioco vitale chiudo mercoledì la giornata del Premio Veronelli: in un ambiente internazionale dove siamo gli unici italiani, nella bella sala del Borgo San Jacopo attiguo a Ponte Vecchio stupidamente snobbato dai fiorentini, con un carissimo collega dell’Ansa che talvolta mi aveva accompagnato nelle prime scorribande a Galardi, quando era, e lo è ancora in effetti, un giovane di buone speranze appresso al suo capo. I passaggi importanti dell’esistenza, professionale e personale, sono questi, vince la ritrosia meridionale quotidie sempre umiliata dal tipo di lavoro e di attività che svolgo, emerge improvvisa la voglia di ritirarsi nelle cose lunghe, certe e profonde, mentre magari si dovrebbe fare il contrario, farsi vedere di più, rispondere alla gioia delle amiche e degli amici sinceri. Ma il Premio Veronelli è un lampo di vita particolare davvero non comune, non è una cosa solo mia, lo avverto dalle decine e decine di telefonate, messaggi e mail che mi arrivano, senti la tua fisicità appartenere ad altri, alle tante persone perbene, ma anche ai pochi vermi che operano nel territorio. Il mio, qui va bene il possessivo, territorio. L’emozione mi ha tradito per la prima volta da quando parlo in pubblico, carico questo regalo di significati profondi, di immagine forte ma anche di robusta sostanza, ed è così che rientrando precipitosamente da Milano decido improvvisa la tappa a Firenze, la città prigioniera del proprio passato e ancora convinta di essere al centro di qualcosa. Come Napoli. Sicché entrando in questi perimetri urbani ricchi di storia e tradizione togli i ponteggi dal presente, entri nello specchio di Alice ed hai già fatto un bel passo verso l’astrazione pura, l’umiliazione delle ansie. Poi a tavola bisogna scegliere il vino, in carta i campani più quotati, manco a dirlo, sono Terra di Lavoro e Montevetrano, i due supercampani che la critica neopauperista vorrebbe distruggere perché emblema del successo di una regione che ha rinunciato al ruolo macchiettistico e puzzolente per vivere da protagonista elegante la rivoluzione vitivinicola italiana. Ed ecco allora il Villa Sant’Urbano 1992 di Hofstatter per la linea del pesce, robusto brodetto alla marchigiana e tortino di riso ai ricci di mare in verza, e il Terra di Lavoro 2003 per l’agnello in crosta e l’anatra. Un accostamento enologico non facile per l’Aglianico perché costretto a rincorrere il Pinot Nero sul filo della solida classicità in una comparazione spontanea anche se culturalmente improponibile. Il Terra 2003 ha risposto anzitutto con la esuberante materia prima del Sud, un frutto rosso croccante pieno adagiato su un tappetto di variabili nuances molto fini, l’eredità di un legno centrato da Riccardo direi al primo colpo e dal quale non si è più discostato: ci sono ancora sentori terrosi, poi il segno del piedirosso che riporta talvolta parzialmente al vegetale, poi incalzano il cuoio, note balsamiche corroboranti, ancora caffé macinato. In bocca si capisce perchè è stato uno dei vini più premiati di tutti i tempi dalle guide specializzate: l’unghia violacea del rosso rubino rivela giovinezza e vitalismo assoluto, la freschezza è ben presenta ma contenuta, imbrigliata, quasi dovesse come una diga rilasciare quel tanto che è necessario per mantenere l’equilibrio con i tannini vellutati e risolti, la struttura e l’alcol con il risultato di una chiusi lunga, persistente, intensa, frutto di una occupazione scientifica di tutto il palato. Sposa l’anatra, sposa l’agnello, la cena degrada dolcemente nei ricordi per l’Arno scorre placido riflettendo la luna. La pausa necessaria perché questi momenti servono a ricordare le persone di cui non possiamo più godere l’amicizia e il sarcasmo sagace di Roberto Selvaggi torna in continuazione, un mattatore nato, un ribelle con il quale si entrava subito in simbiosi perché lui cercava sempre l’intelligenza nell’interlocutore. Una stagione del vino è sicuramente al tramonto, quella dell’entusiasmo e della voglia di stupire, ora confidiamo nella capacità delle aziende di creare la storia attraverso la verticalizzazione del discorso, magari insistendo sui cru: si deve passare dal liceo all’università e non importa se alcuni sono restati a giocare all’asilo, il più è fatto dai più ma ancora non basta. Bevetelo, se lo trovate, questo 2003. Il millesimo del caldo tropicale è capace di regalare, quando si esprime in terra vulcanica e ad un po’ di quota, livelli di grande piacere, di eleganza inaspettata. Non è necessario andare lontano per trovare emozioni, basta amare la propria terra e chi ci ha investito la propria esistenza: il vero viaggio in Campania inizia adesso. Sarà bello e intenso.
INFO
Terra di Lavoro 2003 Roccamonfina igt FONTANA GALARDI
Uva: aglianico, piedirosso
Fascia di prezzo: da 30 a 35 euro
Fermentazione e maturazione: legno
Sede a Sessa Aurunca, stradaprovinciale Sessa Mignano, località Vallemarina.
Frazione San Carlo.
Tel. 0823.925003 – Fax 081 5753270
www.terradilavoro.com Enologo:Riccardo Cotarella. Ettari: 10 di proprietà.
Bottiglie prodotte:15.000. Vitigni: aglianico, piedirosso

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IL PREMIO IN DETTAGLIO
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Assegnati a Milano i premi Luigi Veronelli, istituiti da Class Editori e da Veronelli Editore in onore del grande critico-giornalista-scrittore.

16 premi per i migliori operatori
dell’enogastronomia italiana e internazionale.

Nella solenne cornice del Teatro dell’Angelicum di Milano si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Luigi Veronelli, alla terza edizione, istituito da Class Editori e da Veronelli Editore in onore del più grande scrittore e critico italiano di enogastronomia.
A ritirare i premi gli operatori – comunicatori e tecnici – del mondo dell’enogastronomia italiana e internazionale ritenuti particolarmente meritevoli dall’ampia e composita giuria.
Le 16 categorie (di cui alcune con doppia accezione: junior e senior), esprimono la poliedricità di Luigi Veronelli, la sua prolifica produzione sui fronti del gusto e dello stile, della letteratura e della filosofia, dell’estetica e dell’impegno sociale e civile.
Un lavoro nel quale ha preso per mano il mondo contadino e l’ha valorizzato e difeso, anche attraverso battaglie non facili, per l’affermazione della qualità e dei piccoli produttori (vignaiuoli, ristoratori, artigiani, oliandoli).
A tutti i presenti, l’omaggio di un’edizione speciale fuori commercio de “I 44 dialoghetti morali” di Luigi Veronelli, pubblicata da Class Editori e da Veronelli Editore proprio in occasione della terza edizione del Premio.
Di seguito i premiati:

Miglior giornalista di enogastronomia alla carriera
Antonio Paolini: “per l’acutezza con cui da oltre vent’anni sa andare oltre la pura critica enogastronomica, nella sua attività giornalistica e di collaboratore alle guide dei ristoranti, sapendo cogliere prima che diventino espliciti i mutamenti del costume, i cambiamenti degli stili di vita, le rivoluzioni del gusto”

All’emergente Luciano Pignataro
“in pochissimi anni, partendo dalla rubrica enoica pubblicata sul Mattino di Napoli, e sfruttando con intelligenza le possibilità del web con un sito internet personale, ha saputo diventare un punto di riferimento importante per tutto ciò che riguarda il vino della Campania, restando fedele alla vocazione di cronista che sa comunicare, insieme alle notizie, anche le emozioni”

Miglior giornalista di enogastronomia in lingua estera
Eric Asimov: “critico enogastronomico del New York Times, ha saputo mantenere, da questa prestigiosa tribuna, una coraggiosa indipendenza di giudizio, ponendosi spesso fuori del coro e manifestando, pur non essendo un wine-writer in senso stretto, una profonda conoscenza del vino italiano, che dichiara di apprezzare soprattutto quando sa esprimere senza infingimenti il territorio da cui ha preso vita”

Miglior scrittore di enogastronomia
alla carriera Luigi Cremona: “per la sincera passione con cui, ingegnere affascinato dalla cultura enogastronomica, non si è limitato a diventare giornalista, a inventare eventi, a curare guide dei vini e dei ristoranti, ma ha saputo immergersi nella realtà di territori profondamente diversi, dal Friuli alla provincia di Rieti, per esprimerne l’essenza con libri che hanno lasciato il segno”

Ex-aequo Giuseppe Lo Russo: “per lo stimolante ideario di gastronomia, cucina e altro che ha pubblicato dieci anni fa con il suo graffiante e colto L’antigastronomo, e per il prezioso contributo che ha dato alla storia dell’alimentazione con i suoi libri successivi, sempre attenti agli usi e comportamenti di consumo, culminati con La cucina del Mediterraneo”

All’emergente Cetta Berardo: “per la sensibilità con cui, tra i numerosi libri di storia e di critica che ha pubblicato, ha voluto dedicarne alcuni al rapporto tra cibo e letteratura, in particolare al modo in cui l’uno è stato percepito dall’altra, con una ricerca che ha raggiunto i risultati più coinvolgenti quando è scesa in profondità nell’opera di uno scrittore della sua terra, da lei molto amato, portando i lettori Alla tavola di Giovanni Arpino”

Miglior scrittore di enogastronomia in lingua estera
Gillian Riley: “amante dell’Italia, è da anni impegnata nello studio dei suoi cibi: uno studio che l’aveva già portata 15 anni fa a occuparsi di un trattatello secentesco sulle erbe e sui frutti che si mangiano nella penisola, individuando nel dimenticato autore, Giacomo Castelvetro, un antesignano della cucina mediterranea, e che è culminato adesso in un bellissimo e documentato volume, pubblicato negli Stati Uniti dall’Oxford University Press, sull’Italian Food dall’A alla Z”

Miglior vignaiolo alla carriera
Nicodemo Librandi: “per aver condotto insieme al fratello Antonio, e a spese della loro azienda, un’imponente operazione di recupero di vitigni autoctoni calabresi a rischio di estinzione (da cui sono anche nati importanti vini), organizzando in collaborazione con Università, pubbliche amministrazioni e centri scientifici una approfondita ricerca che ha già dato vita a tre convegni di risonanza mondiale, guadagnandosi il patrocinio dell’Oiv, Organisation internationale de la Vigne et du Vin, e ha ottenuto incoraggianti risultati, messi generosamente a disposizione di tutti i produttori della regione”

All’emergente Gavino Sanna:
“perché, dopo essersi qualificato come il più brillante pubblicitario italiano comunicando attraverso la carta stampata, la radio e la tv, sta sperimentando adesso la comunicazione per mezzo del vino. Lo fa nella sua terra natale, la Sardegna, e non opera per conto terzi: il vino lo produce lui stesso con un’azienda, Mesa, di cui è comproprietario e che ha impiantato 50 ettari di vigneto”

Miglior patron alla carriera
Herbert Hintner: “per aver svolto il ruolo di apripista nel rinnovamento della ristorazione in Alto Adige, trasformando vent’anni fa lo Zur Rose di San Michele Appiano da trattoria di famiglia a ristorante d’alto rango e orientandone la cucina verso la creatività, nel rispetto della tradizione, con un tale equilibrio da diventare, quand’è stato chiamato alla testa dei giovani ristoratori, il leader delle nuove generazioni di tutta Italia”

All’emergente Andrea Berton:
“per le qualità progettuali e manageriali dimostrate, facendo tesoro delle esperienze accumulate presso Alain Ducasse, Gualtiero Marchesi e Giorgio Pinchiorri, nella meditata ristrutturazione del ristorante Trussardi alla Scala e nella elaborazione di una linea e di una tecnica di cucina di successo, riuscendo nell’impresa più volte tentata e mai riuscita di far esprimere al locale tutte le potenzialità creategli dalla straordinaria collocazione in uno dei luoghi più prestigiosi di Milano”

Miglior maître Alessandro Giani:
“per essere un tassello di fondamentale importanza nell’esemplare mosaico che rende unica e incomparabile l’Enoteca Pinchiorri: l’impeccabile servizio a cui sovrintende, attento e premuroso, non è mai ingessato e sa mettere qualunque tipo di ospite a proprio agio: una caratteristica rara, che presuppone grande umanità, oltre a un acuto spirito d’osservazione e non comuni capacità organizzative”

Miglior oliandolo Gionni Pruneti:
“per la costanza nella ricerca della qualità più elevata, che ha sviluppato ponendo obiettivi via via più ambiziosi all’azienda agricola di famiglia, presente in questo campo da oltre un secolo, e scegliendo la strada degli oli monovarietali, con i quali ha toccato vertici straordinari, che confermano la validità delle intuizioni di Luigi Veronelli”.

Miglior grappaiolo/distillatore
Mario Pojer: “per aver sempre svolto l’attività di distillatore, in società con Fiorentino Sandri, senza considerarla secondaria a quella di vignaiolo produttore vinicolo, con uno spirito innovativo che lo ha fatto essere il primo in Trentino a produrre grappe monovitigno e il primo in assoluto a distillare vinacce senza vinaccioli, ma con un rigore che lo ha visto spesso polemico con chi trasforma i distillati in liquori dolcificandoli, colorandoli, aromatizzandoli”

Miglior wine-maker alla carriera
Dante Scaglione: “per i brillanti risultati conseguiti nei 16 anni in cui ha messo la sua competenza tecnica al servizio di un vinificatore eccezionale come Bruno Giacosa, di cui è stato il braccio destro con esemplare modestia, senza mai mettersi in mostra. E’ un riconoscimento, questo, che riceve nel momento in cui ha deciso di intraprendere una nuova attività, quella di consulente, mettendo a frutto la straordinaria esperienza che ha vissuto con quelle doti di concretezza, niente fumo tutta sostanza, che gli sono proprie”.

All’emergente Massimo Azzolini:
“per l’impegno che ha profuso e i risultati che ha raggiunto nelle aziende a cui presta la sua consulenza, in Trentino soprattutto, e da Gavi ai Colli Piacentini, senza abbandonare per questo la ricerca e l’approfondimento scientifico (in particolare sull’adattabilità dei vitigni alla terra in cui sono coltivati), con un equilibrato rapporto tra l’esperienza sul campo e quella in laboratorio che sarebbe piaciuto a Luigi Veronelli”.

Migliore artigiano alimentare
Giovanni Verdese: “per aver sempre prodotto il suo torrone usando miele artigianale e non sciroppo di glucosio, albume d’uovo e non gelatina, nocciole della qualità tonda gentile delle Langhe, sbucciate e selezionate a mano una per una, più un pizzico di vaniglia, e aver cotto l’impasto per 12 ore anziché quattro. La differenza si è sentita: è così ch’è nato il mito del torrone di Canelin”

Miglior etichetta od oggetto da tavola più innovativo
Taste-huile; “ideato da Lorenzo Piccione di Pianogrillo, produttore oleario, e progettato dal designer Köbi Wiesendanger, è uno strumento in acciaio inossidabile che permette di cogliere i profumi più segreti dell’olio extravergine d’oliva e di degustarlo in modo da percepirne ogni sfumatura aromatica, ma allo stesso tempo è dotato di beccuccio per l’utilizzo diretto dell’olio a tavola, al posto dell’antiestetica bottiglia aperta. Un inedito oggetto di grande eleganza che coniuga funzione e design”

Miglior sito di enogastronomia
Cronachedigusto.it: “per attirare l’attenzione su questo giornale on line basterebbe il fatto che è il primo di carattere enogastronomico della Sicilia. Ma è il lavoro svolto della squadra stretta intorno a Fabrizio Carrera a stimolare interesse e curiosità: inchieste, reportage, consigli, interviste, racconto dei prodotti, dei luoghi e degli uomini del cibo e del vino isolani, affrontati non solo con puntuale competenza, ma anche con una scrittura che esce dalle monotone maglie della specializzazione tecnica”.

Miglior film o trasmissione
radiotelevisiva a tema gastronomico
Ratatouille: “la felicità creativa ha fatto di questo film d’animazione un successo di cassetta, ma al di là degli incassi è stata la bonaria ironia con cui sono tratteggiati personaggi tipici della gastronomia non solo francese, lo chef Auguste Gusteau e il critico gastronomico Anton Ego, detto il Truce Mangiatore, a colpire il pubblico, trasformando in apologo le avventure del topolino Remy, che realizza i suoi piatti manovrando uno sguattero per i capelli come fosse, qui il genio artistico dei creatori, una marionetta”

La sagra gastronomica più interessante o vivace o curiosa
Girotonno: “realizzata ormai la sesta edizione, il Girotonno si è affermato come una kermesse che va ben al di là della sagra popolare. La sua originale formula, che attira migliaia di visitatori con i padiglioni gastronomici e mobilita giornalisti di tutta Europa per comporre la giuria di una gara fra gli chef dell’area mediterranea, ha imposto Carloforte come autentica capitale delle cultura mondiale del tonno”

Il comune che più si è adoperato per la salvaguardia dei prodotti agroalimentari Comacchio: “non è soltanto il comune inteso come amministrazione pubblica, che si è adoperato per la salvaguardia del suo prodotto ittico simbolo, ma è l’intera comunità che ha conservato viva la cultura dell’anguilla. I ristoranti propongono questo pesce in brodetto, fritto, al forno, in graticola, mentre la versione marinata trionfa fra i prodotti tipici lungo la Strada dei vini e dei sapori della provincia di Ferrara. Solo questa convinta mobilitazione comunitaria può spiegare perché, nell’immaginario collettivo, non si possa dire anguilla senza pensare a Comacchio. E viceversa”.

La Giuria, inoltre, ha assegnato due riconoscimenti speciali a due personalità che si sono particolarmente distinte per la loro attività.

Menzione speciale per la miglior conduttrice di trasmissione enogastronomica tv Antonella Clerici: “per aver saputo introdurre con naturalezza elementi di cultura materiale in una trasmissione di forte impronta popolare come La prova del cuoco, manifestando un grande senso dello spettacolo e facendo leva su una naturale carica di simpatia umana che fa tornare alla mente l’indimenticabile partecipazione di Ave Ninchi alla trasmissione A tavola alle sette di Luigi Veronelli”

Premio speciale Miglior produttore straniero di vino italiano in Italia Carole Bouquet: “Attrice per vocazione, star internazionale fin da quando, giovanissima, fu portata al successo dal film Quell’oscuro oggetto del desiderio di Luis Buñuel, Carole Bouquet è diventata vignaiuola producendo Passito (e olio extravergine d’oliva) con le uve (e le olive) dei 10 ettari di terreno che possiede a Pantelleria. E si è talmente innamorata del vino e dell’isola che è diventata l’ambasciatrice dei prodotti agricoli panteschi nel mondo”

INFO
Per ulteriori informazioni si prega di contattare:
Gian Marco Giura
Responsabile Comunicazione
Class Editori
www.classeditori.it
Cell: 334-6737093
E-mail: gmgiura@class.it


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