Marina Capparelli: nelle piante i mille segreti della natura che ci aiutano a vivere sani.
PIANTE: I MILLE SEGRETI DELLA NATURA. Achillea millefolium, Panax ginseng, Carum carvi, Cichoruium intybus, Foeniculum vulgare. Si, è latino, ma non è certo una lezione dell’antica lingua nobile. Sono i nomi scientifici di alcune delle piante più utilizzate, soprattutto in erboristeria, per porre rimedio ai tanti disturbi fisici e psichici, per cui, spesso, non sono consigliabili veri e propri farmaci. Eppure, i prodotti ricavati da queste erbe, che hanno alle spalle storie di folclori e leggende, sono un autentico toccasana per mente e corpo. Ma procediamo per ordine. La prima pianta citata, meglio conosciuta come l’erba di Achille, l’abbiamo assunta chissà quante volte senza saperlo, e per motivi di gusto. E’, infatti, presente nel vermouth ed in molti amari, per le sue rinomate proprietà tonico-digestive. Il merito è del camazulene, sostanza che rilassa il tessuto muscolare liscio, evitando spasmi dell’apparato digerente e dell’utero, caratteristici del periodo mestruale. E’ per questo che viene denominata anche “sanguinella”, per la stretta relazione con il sangue, possedendo sostanze, come silicio e potassio, che agevolano la ricostruzione dei tessuti lacerati o ustionati, ed altre di tipo sedativo, come il thujone. E’ un’erba erbacea perenne di 20-25 cm, che deve la definizione di millefolium alle sue foglie, scisse in piccolissimi segmenti, e la denominazione di Achillea all’eroe omerico, che se ne sarebbe servito per curare una ferita al piede. In Irlanda è considerata addirittura magica: sarebbe capace di donare coraggio, se tenuta in mano, e di garantire l’amore per almeno sette anni se posta, essiccata sopra il letto. La seconda, la Panax ginseng, meglio nota come “radice degli imperatori”, è una delle 50 specie della famiglia delle Arialacee, di uso antichissimo soprattutto in Corea e Giappone. Molto particolare per la sua forma, che ricorda il corpo umano, possiede i suoi principi curativi proprio in quelle che sembrano due gambe, la radice, potente tonico-corroborante vegetale, che dà vigore fisico e mentale, intervenendo sui sistemi immunitario, endocrino e nervoso, grazie elle molteplici proprietà capaci di stimolare la sintesi delle proteine, ridurre la concentrazione di glucosio nel sangue, far calare il tasso dei lipidi, abbassare il colesterolo, proteggere le cellule cerebrali. E’, inoltre, presente in cosmetici per viso e corpo, con funzione di antietà ed antirughe, e per capelli, donando lucentezza. Se poi si aggiungono gli effetti afrodisiaci che le vengono attribuiti…allora il cocktail è davvero micidiale! Passiamo ora alla Carvi, pianta erbacea biennale della famiglia delle Umbelliferae, originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale. L’olio essenziale è trai suoi fondamentali principi attivi e le sue proprietà risultano utili nel trattamento delle dispepsie e atonie digestive, meteorismo e flatulenze e per alleviare i disturbi mestruali. All’epoca di Shakespeare si usava mangiare mele al forno con semi di carvi, considerate un dessert lenitivo per lo stomaco. Ancora, la Cicoria (Cichorium intybus), della famiglia della Compositae. Erba annua o perenne, originaria delle parti temperate dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa settentrionale e, in Italia, comune nei prati e lungo le strade. Presenta attività coleretiche, lassative, diuretiche e depurative, grazie all’inulina, sostanza utile, tra l’altro, nel trattamento delle inappetenze e nelle dispepsie e come purificante cutaneo. Definita “amica del fegato” da Galeno, la Cicoria fungeva da contorno ai piatti luculliani degli antichi Romani. Quanto al Finocchio (Foeniculum vulgare), è originario dei luoghi ghiaiosi della regione mediterranea ed è famigerato per i suoi risultati utili contro le coliche gassose dei bambini, l’ipogalattia, per il trattamento delle bronchiti secretive e dei calcoli renali. Il naturalista romano Plinio ne scoprì le proprietà efficaci per curare problemi agli occhi, avendo notato che alcuni serpenti si strofinavano contro la pianta dopo aver perso la pelle e, dopo un po’, i loro occhi vitrei si schiarivano. E questi non sono che pochi esempi di quanto la natura possa offrirci per prenderci cura di noi stessi. Basta saperla sfruttare nel modo giusto. Marina Capparelli


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