Proprietà Intellettuale L’Italia Bloccata al 49° Posto In materia di tutela della proprietà intellettuale l’Italia continua a non brillare, guadagnando, nel 2017, un infelice 49° posto all’interno dell’International Property Rights Index. L’Indice, che Competere presenta dal 2007 e che misura la diffusione dei sistemi di tutela in materia di diritti di proprietà fisica ed intellettuale, è uno strumento fondamentale per comparare il grado di protezione con la capacità di ciascuna regione di produrre innovazione ed essere competitiva sul mercato globale. L’IPRI è promosso dalla Property Rights Alliance che raccoglie attorno a sé organizzazioni e think tanks che in tutto il mondo sostengono la libera iniziativa e promuovono politiche a favore dell’innovazione.

La ricerca ha coinvolto 127 paesi che rappresentano complessivamente il 98% del PIL mondiale e il 94% della popolazione mondiale. I risultati di IPRI dimostrano chiaramente come i paesi che più tutelano la proprietà sono anche quelli che crescono più stabilmente, sono più competitivi e producono maggiore innovazione.

INTERNATIONAL PROPERTY RIGHTS INDEX 2017

Il 49° posto dell’Italia nel 2017, accentua il crollo di 9 posizioni rispetto al 2014. Non solo siamo lontani dai paesi che innovano e competono al meglio, come la Svizzera, Svezia, Finlandia, Norvegia e Lussemburgo, ma rimaniamo indietro anche a paesi che hanno una capacità di innovazione non propriamente spiccata come Belgio, Malta ed Austria.

Perché questo ritardo? Il tentativo di ricucire il gap normativo con l’introduzione del Patent Box – il sistema fiscale opzionale per i redditi derivanti dall’utilizzo dei diritti di proprietà intellettuale – non ha portato rilevanti miglioramenti nel quadro italiano. È stato adottato un approccio incoerente che ha finito solamente per moltiplicare gli oneri di coloro che avrebbero voluto beneficiare del sistema. Il Patent Box non ha centrato l’obiettivo di partenza: incoraggiare e favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo, rendere attrattivo il sistema italiano per gli investitori internazionali e ricollocare in Italia i beni immateriali detenuti all’estero.

L’Italia deve valutare il rapporto costo-opportunità tra la funzione obiettivo, tesa verso una maggiore competitività di sistema, ed il vincolo dato dalla conformità alle regole imposte dall’OCSE. Se questo è lo stato dell’arte, il regime di Patent Box assume il profilo di un’architettura complessa, troppo sofisticata e con poca sostanza per buona parte del sistema produttivo italiano. Motivo per cui rispetto al 2016 l’Italia ha guadagnato appena una posizione nella classifica IPRI, non scalando le vette.

PROPRIETA’ INTELLETTUALE 2017, TUTTI I RISULTATI

Ma questa è solo la punta dell’iceberg, dal momento che le difficoltà italiane nella tutela della proprietà intellettuale sono molto più radicate:
Le regole ci sono ma non vengono applicate. Il livello di contraffazione è indice di grande vitalità imprenditoriale, sebbene illegale, ma è poco perseguito. La giustizia resta il punto debole del nostro paese anche in materia di diritti di proprietà, sia civile che penale. 
La competizione, la produzione e il commercio di beni e servizi si sono allargati al mercato globale. Su questo terreno, nonostante gli sforzi dell’Unione europea o delle agenzie internazionali, c’è grande confusione regolamentare e poca possibilità di tutelare i propri player. 
Siamo un paese di PMI che fatica a tutelare marchi e brevetti a livello globale. Le grandi multinazionali hanno competenze e risorse per farlo, le nostre PMI arrancano.
Esiste una forte carenza manageriale che si scontra con quel totem monolitico che è la burocrazia italiana. Le PMI che dovrebbero immettere sul mercato prodotti unici conferiscono scarsa attenzione con la valorizzazione e finiscono per scontrarsi con le fitte maglie della burocrazia.
LEGGI E SCARICA IPRI 2017
 
Oltre alle regole dunque, servono delle politiche chirurgiche che rendano il nostro Paese attrattivocirca la tutela della proprietà intellettuale (garanzie ed incentivi), ma servono anche strumenti che accompagnino le nostre imprese all’estero. La competizione nel mercato globale si vince con l’innovazione e quindi con prodotti e servizi unici che in quanto tali devono essere tutelati.
 da: Competere

Categorie: Attualità

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