ISTITUZIONE ENOTECA IN CALABRIA:LA COLDIRETTI LA VEDE COSI’
E’ giunto il tempo di brindare all’enoteca regionale.
L’area del cirotano per storia, tradizione e immagine nel mondo è la sede naturale.
L’enoteca non è un nuovo ente
“Il dibattito sull’istituzione dell’enoteca regionale che in questi giorni sta tenendo banco –sottolinea Pietro Molinaro presidente di Coldiretti Calabria – con il susseguirsi di interventi e prese di posizione è il chiaro segnale in positivo di quanto l’agricoltura e l’agroalimentare siano fondamentali nel contrassegnare la nostra regione dal punto di vista economico, sociale e culturale”.
Il fatto che esponenti delle istituzioni candidano il proprio territorio di appartenenza a sede della futura enoteca regionale diventa anch’esso positivo perché dalle argomentazioni si possono trarre gli elementi per una indispensabile sintesi che a questo punto diventa non più rinviabile.
Davanti a questo quadro d’insieme –prosegue Molinaro – è evidente che non deve trionfare un nostro “antico vizio”: quello del pennacchio e giammai alimentare una lotta di campanile e tra territori che oggettivamente non fa il bene della Calabria.
Responsabilmente la Coldiretti Calabria, interpretando le ragioni della viticoltura e dell’enologia regionale, che è in una fase di forte crescita, crede molto di più nella missione a cui deve assolvere l’enoteca regionale che deve contribuire a rafforzare l’immagine della Calabria nel mondo con la sua “punta di diamante” che è rappresentata dal comparto vitivinicolo caratterizzato da produzioni tutelate con Doc, Igt originate da molti vitigni autoctoni. Una cosa è certa – prosegue – la coldiretti non vuole restare tra l’incudine e il martello alimentando guerre tra territori e antistorici campanilismi che hanno fatto nel passato tanto male alla nostra regione. Certamente partendo da ragioni oggettive per storia, tradizione, produzione e immagine nel mondo l’area del cirotano è il territorio di eccellenza della viticoltura ed dell’enologia calabrese con una intensa attività di valorizzazione.
Il vino Cirò è immediatamente percepito ed associato alla regione e questo è un dato di fatto da cui non si può assolutamente prescindere, dopotutto così accade in altre regioni che hanno eletto sede di enoteca regionale proprio la sede che da maggior prestigio alla viticoltura, che diventa locomotiva per gli altri.
Non a caso poi, l’esportazione maggiore e punti di ricerca innovativi risiedono in questo territorio ed è da queste considerazioni che bisogna ragionevolmente prendere atto. Certamente quando si pensa all’enoteca non bisogna pensare alla costituzione di un nuovo ente ma ad una struttura leggera con preziosi compiti capaci di fare affermare produzioni, territorio, etichette, enogastronomia avviando un marketing di straordinaria efficacia. L’area del cirotano – afferma Molinaro – è indiscutibilmente la sede naturale e partendo da qui, possiamo pensare ad una dislocazione a rete che a guisa di otri comunicanti, possono rendere il comparto sempre più protagonista nelle politiche promozionali complessive della Calabria, con la ottimizzazione della viticoltura e l’enologia delle altre province calabresi: pensiamo a Lamezia, all’area del Savuto, a Donnici, alla Costa Viola, per non dimenticare il Pollino ed altre produzioni di nicchia quali il moscato di Saracena e il greco di Bianco e l’area grecanica della provincia di Reggio Calabria.
Adesso è il tempo di brindare alla nascita dell’enoteca regionale afferma Molinaro – la coldiretti assumendosi questa responsabilità di indicazione, è disponibile a contribuire nelle sedi titolate ad una scelta non più rinviabile perché abbiamo bisogno di crescere ed il vino oltre a fare buon sangue e simbolo di allegria e di scelte condivise.
da: Ufficio Stampa Coldiretti Calabria [ufficiostampa.calabria@coldiretti.it]
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LA NOTA A MARGINE
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Caro Claudio, la notizia dell’enoteca regionale non è da sottovalutare: da una parte si premia la produzione vitivinicola calabrese mettendola in vetrina nel suo territorio d’origine; dall’altra si orienta la scelta del consumatore che finalmente ha un punto di riferimento certo, tutelato dalla massima istituzione regionale, e da ultimo ma non meno importante, la possibilità di acquistare il vino non gravato da orpelli, balzelli e triplicazioni dei prezzi, spesso ingiustificati che rendono il buon vino sconosciuto ai più e questo, coi tempi che corrono, non se lo può permettere più nessuno, né i produttori tanto meno i rivenditori; figurarsi i consumatori.
Quella di un presidio regionale in ognuna delle zone a vocazione vitivinicola, poi, è la chiave per scardinare le diffidenze e diciamolo pure, le invidie di altri imprenditori che pensano che le loro produzioni non dovrebbero essere seconde a nessuno.Ma è un falso problema: nelle enoteche i loro prodotti ci andranno comunque.
E c’è una considerazione che faremmo bene a recepire subito, in Calabria come nelle altre regioni, e prima di quando il federalismo sarà completato. Quando avverrà, infatti, ogni regione penserà solo a sé stessa, le tasse che imporrà ai prodotti non locali dovranno compensare (e pagare) quello che lo Stato non verserà più; e chi è partito prima, proteggendo le sue produzioni agroalimentari (non solo il vino) se ne avvantaggerà senza lamentarsi più della coperta troppo corta.
D’altra parte, il Cirò è il vino che fa pensare subito alla Calabria, così come l’Aglianico alla Basilicata e la Falanghina alla Campania.
La scelta di questi prodotti di nicchia, vere bandiere del vino delle tre regioni, dovrebbe far superare ogni resistenza.
Per quanto riguarda le enoteche, poi, la Campania è già partita con le sedi (un presidio in ogni provincia) ma si sta pensando anche a individuare altre sedi nelle zone turistiche per diffondere la conoscenza del prodotto e incrementare le vendite.
Inoltre, si può evitare di andare a spendere soldi nelle megafiere estere e italiane, dove le tre regioni ottengono solo padiglioni marginali e invisibili ai visitatori, e quando accade di riceverne qualcuno si vende poco e le spese non sono compensate! Altro che pubblicità…
Allora, è meglio che si venda il prodotto fatto in casa innanzi tutto per i consumatori locali.
Per dirla tutta: il sistema della globalizzazione sta cominciando a far acqua da tutte le parti, gli italiani hanno tutto quello che il mondo industriale poteva inventarsi,ma nel comparto dell’agroalimentare si cercano sempre più prodotti di qualità che si trovano, per l’appunto, nelle produzioni locali, ed è meglio, quindi, ricorrere subito ai ripari.
Complimenti a Molinaro che ha centrato il problema e spero che le sue riflessioni siano ricevute nei luoghi deputati con la massima attenzione.
Un caro saluto, Gianpaolo Necco, consigliere nazionale Unaga per l’Arga Campania-Calabria-Basilicata.
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