Cambiamenti climatici: dimezzare le emissioni entro il 2050

Il Parlamento chiede la fissazione di obiettivi vincolanti di riduzione dei gas serra per i paesi industrializzati e incentivi per quelli meno sviluppati, un sistema globale di quote e un quadro per l’allevamento sostenibile. Ricordando il ruolo dell’energia nucleare, chiede all’UE di assumere un ruolo guida e di proporre incentivi fiscali per tecnologie pulite, tasse sul cherosene e l’abolizione dei sussidi ai carburanti fossili. Occorre valutare come produrre energia dalle discariche.

A seguito di un’interrogazione orale presentata alla Commissione e al Consiglio da Guido SACCONI (PSE, IT), Presidente della commissione temporanea sui cambiamenti climatici, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui sottolinea anzitutto che i cambiamenti climatici «rappresentano una sfida di primaria importanza per le nostre società del XXI secolo». Questi hanno infatti importanti ripercussioni negative di tipo globale sul piano ambientale, economico, sociale e geopolitico, e «potrebbero anche mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionali».

Il Parlamento, pertanto, sollecita l’Unione europea a far sì che alla Conferenza di Bali (3-14 dicembre 2007) venga deciso il necessario mandato per la negoziazione di un accordo internazionale sul clima per il periodo successivo al 2012. Per i deputati, inoltre, l’Unione europea potrebbe affermare il proprio ruolo guida inviando alla Conferenza un certo numero di capi di governo per dimostrare chiaramente che i cambiamenti climatici costituiscono un problema complesso, «che non dovrebbe essere dibattuto solo dai ministri dell’ambiente».

Secondo il Parlamento, il futuro regime dovrebbe fondarsi sui principi e sui meccanismi chiave della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del protocollo di Kyoto, «tenendo conto di responsabilità comuni ma differenziate». A suo parere, il mandato di Bali dovrebbe essere basato sui seguenti elementi:

l’obiettivo a lungo termine di limitare l’aumento della temperatura media globale ad un massimo di +2°C rispetto ai livelli preindustriali, il che significa ridurre le emissioni globali di gas ad effetto serra di almeno il 50% entro il 2050 rispetto al livello del 1990,
obiettivi vincolanti per tutti i paesi industrializzati,
una più ampia partecipazione agli sforzi di riduzione, in particolare da parte delle economie emergenti, attraverso obiettivi equi e proporzionati,
un sistema globale di “cap and trade” (tetto per le emissioni e scambio di quote),
meccanismi finanziari di adeguamento rafforzati, con particolare attenzione per le risorse idriche,
incentivi efficaci, che includano se del caso strumenti basati sul mercato, intesi ad evitare le emissioni legate alla deforestazione e all’uso del suolo, compresa la promozione di pratiche agricole sostenibili,
strumenti finanziari e di altro tipo che favoriscano uno sviluppo pulito e il trasferimento e l’applicazione di tecnologie,
la conclusione di un accordo al più tardi entro il 2009.

Il Parlamento ricorda poi che i paesi industrializzati, compresi quelli che non hanno ancora ratificato il protocollo di Kyoto, devono svolgere un ruolo guida nell’affrontare i cambiamenti climatici. Devono quindi impegnarsi a ridurre le loro emissioni «almeno del 30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto al 1990». Accoglie quindi con favore la decisione del Consiglio europeo di ridurre del 30% le emissioni, entro il 2020, «a condizione che altri paesi sviluppati si impegnino a porre in atto riduzioni analoghe e che i paesi in via di sviluppo più avanzati sotto il profilo economico diano un contributo commisurato alle loro responsabilità e capacità».

In tale contesto, facendo proprio un emendamento del PPE/DE (297 sì, 192 no e 16 astensioni), il Parlamento ricorda che una recente relazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) riconosce il ruolo dell’energia nucleare come opzione per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Ritiene, in tal caso, che le esigenze energetiche «andrebbero soddisfatte ricorrendo a tutte le fonti disponibili esenti da carbonio o alle tecnologie a bassa emissione, compreso il nucleare».

D’altra parte, il Parlamento evidenzia «l’obbligo morale» dei paesi industrializzati di fornire un maggiore sostegno finanziario e per la creazione di capacità al fine di consentire la riduzione dei rischi e l’adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi vulnerabili a basso reddito, in modo prevedibile e coerente. Il Parlamento si dice poi preoccupato in relazione al ritmo cui procede la deforestazione tropicale, che concorre per il 20% circa alle emissioni globali di gas ad effetto serra, e all’impatto negativo sulla capacità di assorbimento globale dei depositi naturali e la biodiversità. Chiede quindi un più intenso ricorso a incentivi nell’assegnazione di aiuti allo sviluppo da parte dei donatori europei e mondiali. Tali incentivi, dovranno quindi far parte del futuro regime sul clima. Inoltre, dovranno essere corredati di criteri ecologici, regole sulla sostenibilità e garanzie di buon governo.

Ribadisce inoltre il proprio sostegno all’uso continuato del Meccanismo per lo sviluppo pulito (Clean Development Mechanism – CDM) come mezzo di promozione delle tecnologie rispettose del clima. Ma, sottolinea che trattandosi di un meccanismo di compensazione, «esso rappresenta soltanto una soluzione temporanea». L’obiettivo dovrebbe essere «la fissazione di un tetto globale per il carbonio basato su un’assegnazione equa e proporzionata delle quote».

Il Parlamento chiede poi ulteriori sforzi per promuovere investimenti nell’efficienza energetica, nelle energie rinnovabili, nella condivisione della tecnologia, nella cattura e nello stoccaggio del carbonio, fornendo incentivi fiscali intesi ad incoraggiare la ricerca nel settore delle tecnologie pulite. D’altra parte, chiede di rimuovere gli ostacoli all’ingresso di tali tecnologie quali i sussidi per i carburanti fossili, i dazi sulle importazioni e la mancanza di una base di conoscenze. L’energia nucleare, inoltre, dovrebbe continuare ad essere esclusa da tutti i meccanismi volti a premiare le riduzioni delle emissioni nei paesi in via di sviluppo.

Ribadisce, peraltro, il proprio invito a far sì che le emissioni del trasporto aereo e marittimo siano incluse negli impegni di riduzione di gas ad effetto serra a livello internazionale per il periodo successivo al 2012 e chiede nuovi sforzi «volti ad introdurre tasse sul cherosene a livello dell’Unione europea e a livello globale». In mancanza di un efficace sistema globale di “cap and trade” per le emissioni di carbonio, il Parlamento sostiene la definizione di obiettivi settoriali per le industrie ad alto consumo di energia nei paesi che non hanno assunto impegni vincolanti di riduzione delle emissioni. Tali obiettivi, quale complemento di quelli vincolanti previsti per i paesi industrializzati, sono particolarmente importanti per i settori ad alta intensità energetica come quelli dell’acciaio, della carta e del cemento.

Preoccupato inoltre dal fatto che le risorse della terra sono sempre più utilizzate per l’allevamento del bestiame, ricorda che una relazione della FAO stima un contributo del 18% alle emissioni complessive di gas ad effetto serra nel mondo da parte dell’industria delle carni e dell’allevamento del bestiame. L’accordo internazionale sul clima per il periodo successivo al 2012 dovrà quindi includere un quadro per un allevamento sostenibile.

Il Parlamento propone poi di valutare in che misura le discariche, che emettono fino a 60 milioni di tonnellate di metano l’anno nel mondo, «potrebbero essere smantellate e utilizzate per produrre energia, al fine di ridurre l’effetto serra e i rischi per l’uomo». Per il Parlamento sono inoltre necessari un accordo quadro internazionale e un sistema di certificazione per i biocarburanti, «con lo scopo di evitare ripercussioni negative sull’ambiente». Ma anche emissioni di CO2 eccessivamente elevate, dovute, ad esempio, alla deforestazione e all’incendio di torbiere. A tale riguardo sottolinea che occorre «puntare sulla ricerca, lo sviluppo e la promozione di biocarburanti di seconda generazione».

Qualche dato

Nella 4a relazione di valutazione dell’IPCC si afferma che, negli ultimi cent’anni, la temperatura media globale è aumentata di 0,74°C e che continuerà ad aumentare di circa 0,7°C a causa delle emissioni di gas ad effetto serra già prodotti. Si prevede inoltre un ulteriore aumento della temperatura media globale compreso fra 1,8° e 4°C nel corso di questo secolo, in funzione dello sviluppo della società.

Il rapporto Stern stima al 5-20% del PIL globale annuo i costi economici, sociali e sanitari dell’inazione. Secondo l’UNFCCC e la Commissione, i costi di una politica sana in materia di clima ridurrebbero la crescita annua globale del PIL solo dello 0,12-0,19%, «senza tenere conto dei benefici ambientali e sanitari accessori o dei miglioramenti sul piano della sicurezza energetica».

I 25 principali paesi inquinatori sono responsabili dell’83% delle emissioni globali di gas ad effetto serra e nei paesi sviluppati le emissioni pro capite sono ben superiori a quelle prodotte nei paesi in via di sviluppo. La Banca mondiale calcola che saranno necessari ogni anno da 10 a 40 miliardi di dollari USA per consentire uno sviluppo “a prova di clima” nei paesi più poveri, mentre sinora sono previsti contributi a fondi specifici di adattamento solo dell’ordine di 150-300 milioni di dollari l’anno.
Strasburgo, 15 novembre 2007
14h30

INFO
Link utili
Sito della Conferenza di Bali
Sito della commissione temporanea sui cambiamenti climatici
Sito della Commissione sui cambiamenti climatici
Sito dell’agenzia europea per l’ambiente sui cambiamenti climatici
Sito della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici (settembre 2007)

Riferimenti
Risoluzione sulla limitazione del surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2°C – La via da percorrere fino alla Conferenza di Bali sui cambiamenti climatici e oltre (COP 13 e COP/MOP 3)
Procedura: Risoluzione
Dibattito: 14.11.2007
Votazione: 15.11.2007

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