L’AFFASCINANTE SFIDA DELLE AUTOSTRADE DEL MARE.
di Laura Caico

Superare i confini. Il sogno di oltrepassare i limiti umani e arrivare all’inconoscibile è sempre stato – nella storia degli abitanti della Terra – un impulso insopprimibile che li ha portati, in pochi secoli, a sollevarsi oltre il definito e costrittivo alveo corporeo, a costruire mezzi di trasporto sempre più audaci, a circoscrivere con esattezza le superfici del globo terracqueo, a sprofondare nelle viscere insondabili del pianeta, a vincere la forza di gravità che li inchiodava al suolo, a volare nei cieli visibili, a solcare lo spazio intangibile del sistema stellare, di altri mondi lontani e – forse proprio per questo – sempre più desiderabili.
Nell’arco di queste molteplici esperienze, il mare ha rappresentato la “madre di tutte le sfide”, la cupidigia più antica, vicina, a portata di sguardo, un habitat misterioso e denso di pericoli ma, a maggior ragione, irresistibile.
Ancor oggi il mare riserva delle incognite che mettono alla prova i “capitani coraggiosi” che intrepidamente vi si avventurano; eppure, nel frenetico incrocio di viaggi e spostamenti che caratterizza la nostra epoca, ecco che il mare costituisce una speranza per contribuire a salvare l’astro terrestre dallo sconsiderato abuso delle risorse che l’uomo conduce a danno dell’equilibrio ambientale e, in definitiva, dell’umanità intera. Il progetto delle “Autostrade del Mare” ricalca, infatti, con un ritmo e una misura da elogio il modello delle vie rotabili su cui grava il forsennato rincorrersi di merci e persone, senza recare i danni che da quello provengono e senza compiere “l’oltraggio divino” di innalzarsi verso il sole librando, nell’aria venefica, un moderno attacco di Titani all’Olimpo.
La salvezza verrà dal mare….? Forse. Ma dallo sconfinato magma liquido che avvolge e ricopre tesori perduti, civiltà inabissate, segni di un passato sommerso anche dallo scorrere inarrestabile del Tempo, emergono vittoriose le “Autostrade del Mare”, possibilità concreta di non fermare il progresso, di contribuire alla sostenibilità dell’ecosistema, di spostare passeggeri e prodotti senza penalizzare irrimediabilmente il futuro.
Leader internazionale di quest’innovativo progetto è il Gruppo Grimaldi diretto dagli armatori napoletani Guido, Manuel e Gianluca Grimaldi che investono cospicui capitali, ingegno, lungimiranza ed energie creative nel dotarsi di navi di ultima generazione, dagli scafi aerodinamici, che solchino i mari rispettando il più possibile l’ambiente, affidate a personale di lunga esperienza e indubbia bravura.
Gente di mare, per salvare la Terra. Chi può dire cosa accadrà al mondo barbaramente aggredito dalla sfrenata escalation umana, espropriato delle sue fonti vitali, ferito forse mortalmente nelle sue possibilità di salvezza?
Lacerato il manto celeste, avvelenato l’orbe terracqueo, sconvolto l’asse portante che ne governa i ritmi, l’uomo osa ancora insistere nel folle percorso di devastazione, intrapreso in nome del progresso e continuato a favore di altre moderne divinità – ugualmente spietate – come l’ambizione, il calcolo, il potere, la prevaricazione, l’imposizione di interessi personali che calpestano il benessere collettivo.
“Chi sopporterebbe le sferzate e gli insulti del mondo?” si chiedeva Amleto; la risposta è pericolosamente vicina, giacchè tutte le prossime generazioni dovranno subirne le conseguenze, a meno che non si torni alla ragionevolezza e non si effettuino scelte commerciali idonee a salvaguardare anche il bene sociale, in ogni settore dell’umana attività.
Le “Autostrade del Mare” rientrano in quest’ambito, volendo riparare al sovraffollamento delle arterie stradali, alla saturazione delle autostrade, al perpetuarsi di incidenti automobilistici, alla nociva sovra – emissione di idrocarburi, grazie a linee di trasporto che decongestionino le vie rotabili e consentano il normale svolgimento di affari, commerci, intese economiche, senza condannare la sfera terrestre a una fine senza appello.
Nell’ultimo ventennio il Gruppo Grimaldi (formato dalle compagnie Atlantica S.p.A. di Navigazione, Grimaldi Compagnia di Navigazione S.p.A., Industria Armamento Meridionale S.p.A., Atlantic Container Line), forte di una flotta composta da oltre un centinaio di navi, ha raggiunto e mantenuto la leadership mondiale del trasporto ro/ ro, container, carico pallettizzato, vetture e derrate; per il progetto delle Autostrade del Mare ha investito enormi finanze, creando infrastrutture dove non ce n’erano, migliorando quelle esistenti come i terminal portuali, organizzando centri di stoccaggio merci, ordinando la costruzione degli “Eurostar”, traghetti di lusso sempre più moderni e affidabili, all’avanguardia sotto il profilo tecnologico e delle “Cruise”, (oggi già attive la “Roma” e la “Barcelona”, prossimamente affiancate da altre due gemelle), imbarcazioni gigantesche pensate e realizzate per aiutare il mare a sopravvivere e sfoltire le aree terrestri di trasporto, attualmente i più grandi ferry ro/pax del Mediterraneo. Con una stazza di 58.000 tonnellate e capaci di trasportare 3.000 metri lineari di trailer, più di 200 automobili e ben 2.300 passeggeri, Eurostar e Cruise costituiscono un nuovo profilo di navi in cui l’approccio crocieristico è supportato dalla capacità di carico indispensabile per contenere i costi e rendere ottimale il suo utilizzo sulle Autostrade del Mare: la velocità standard di 28 nodi consente di effettuare la tratta per Barcellona e Tolone da Civitavecchia in 20 ore e ottenere, in queste ed altre zone specifiche, un abbattimento di emissioni di CO2 di circa il 40 % rispetto agli altri mezzi tradizionali di trasporto e movimentazione viaggiatori come camion, vettori aerei, treni.
Oltre al Mediterraneo e ai mari del Nord Europa, le navi Grimaldi – contraddistinte dalla G bianca in campo blu – solcano gli oceani per coprire tratte africane e sudamericane, attraverso i collegamenti intermodali che congiungono le fasce territoriali alle zone marittime: tenendo ben presente la necessità di proteggere l’ambiente tramite trasporti ecosostenibili, i Grimaldi soddisfano le esigenze di una vasta clientela sparsa ai vari angoli del pianeta, realizzando un modello esemplare di imprenditoria armatoriale basata non esclusivamente su considerazioni utilitaristiche ma partecipe della missione di regalare alle stirpi future un habitat non solo progredito ma anche vivibile nei secoli a venire.

da: Laura Caico
[laura.caico@email.it]


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