ATTUALITA’ AL DOPING – Convegno.
1) Grande affluenza di pubblico al Grand Hotel Vesuvio per il Convegno “Attualità nel doping” promosso dal Centro Nazionale Sportivo Libertas presieduto da Luigi Musacchia sul problema delle sostanze dopanti , in relazione alla genetica, agli aspetti farmacologici e allergologici del doping, alle conseguenze cardiovascolari ed epatiche, alle nuove metodiche per individuare il fenomeno e al ruolo del medico nello sport: le interessanti relazioni svolte da insigni medici e professionisti del mondo sportivo sugli effetti del doping sulle prestazioni sportive e sull’organismo degli atleti che vi si sottopongono. Moderato dal dinamico professore Vincenzo Guarino Emerito di Medicina dello sport, il convegno ha visto il succedersi delle relazioni di Francesco Rossi, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia II Università di Napoli, Antonio Dal Monte della Commissione Vigilanza sul doping e tutela della salute del Ministero della Salute di Roma, Raffaele Pempinello Direttore V Unità operativa di Epatologia dell’Ospedale Cotugno di Napoli, Libero Berrino farmacologo della II Università di Napoli, Francesco Limongelli Direttore della Scuola di specializzazione in Medicina dello Sport di Napoli, Roberto Monti responsabile Nazionale area sanitaria CNSL e organizzatore dell’incontro, Giuseppe Capua presidente Commissione Antidoping –FIGC e direttore del Centro di Medicina e Traumatologia dello Sport Azienda Ospedaliera S. Camillo – Forlanini di Roma, Marcello Faina responsabile Unità di Scienza dello Sport del CONI, Maria Maddalena Ferrari dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del CONI, Giovanni Mirri della Commissione Sanitaria Nazionale, Ferdinando Tripi direttore Centro Anti Doping Regione Emilia Romagna.
Ufficio Stampa: Laura Caico; Cell: 338/7589944

2) LA “LIBERTAS” VARA UN CONVEGNO SUL DOPING
Al Grand Hotel Vesuvio di Napoli il Convegno “Attualità nel doping” organizzato da Roberto Monti e promosso dal Centro Nazionale Sportivo Libertas presieduto da Luigi Musacchia sul problema delle sostanze dopanti , in relazione alla genetica, agli aspetti farmacologici e allergologici del doping, alle conseguenze cardiovascolari ed epatiche, alle nuove metodiche per individuare il fenomeno e al ruolo del medico nello sport: le interessanti relazioni svolte da insigni medici e professionisti del mondo sportivo hanno illustrato gli effetti del doping sulle prestazioni sportive e sull’organismo degli atleti che vi si sottopongono. Moderato dal dinamico professore Vincenzo Guarino Emerito di Medicina dello sport, il convegno ha visto il succedersi delle relazioni di Francesco Rossi, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia II Università di Napoli, Antonio Dal Monte della Commissione Vigilanza sul doping e tutela della salute del Ministero della Salute di Roma con “La storia del doping è la storia dell’uomo, doping e genetica”, Raffaele Pempinello Direttore V Unità operativa di Epatologia dell’Ospedale Cotugno di Napoli che ha trattato “Quesiti di Epatologia”, Libero Berrino farmacologo della II Università di Napoli con “Attuali aspetti farmacologici nel doping”, Francesco Limongelli Direttore della Scuola di specializzazione in Medicina dello Sport di Napoli con “Effetti cardiovascolari nel doping”, Roberto Monti responsabile Nazionale area sanitaria CNSL e organizzatore dell’incontro con “Aspetti allergologici”, Giuseppe Capua presidente Commissione Antidoping –FIGC e direttore del Centro di Medicina e Traumatologia dello Sport Azienda Ospedaliera S. Camillo – Forlanini di Roma con “Nuove metodiche antidoping della FGC”, Marcello Faina responsabile Unità di Scienza dello Sport del CONI “La normativa antidoping:ruolo del medico nello sport”, Maria Maddalena Ferrari dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del CONI con “motivazioni al doping e per l’antidoping”, Giovanni Mirri della Commissione Sanitaria Nazionale con “Tutela della salute e antidoping: l’esperienza della FCI”, Ferdinando Tripi direttore Centro Anti Doping Regione Emilia Romagna con “Esperienze sul territorio nella lotta al doping”.
Fra i dati più significativi emersi dal convegno, i controlli fatti eseguire dalla Commissione Antidoping FIGC, e un elenco delle sostanze dopanti più diffuse, fra cui gli stimolanti ( efedrina, amifenazolo, cocaina, caffeina), (anfetamine, anabolizzanti, ormoni peptidici, beta-bloccanti, narcotici, diuretici), gli ormoni (gonadotropine, Corticotropine, eritropoietine), gli stimolanti ad azione anabolizzante (clembuterolo), gli steroidi (nandrolone, clostebol, stanatolo, metenolone, testosterone).
Un dato rilevante emerso in relazione ai limiti delle ricerche riguarda l’utilizzo di questionari di autovalutazione dei comportamenti illegali e l’ignoranza della categoria farmacologia d’appartenenza delle sostanze assunte: tra le motivazioni più incisive al doping, la dipendenza dall’immagine corporea, la bassa tolleranza alle frustrazioni, l’ansia per ‘approssimarsi delle gare, sfiducia nel proprio rendimento, scarso allenamento, bassa motivazione, esigenze di spettacolarizzazione, l’adesione a canoni imposti di prestazione estrema assoluta, motivi economici, pressioni esterne, facile reperimento delle sostanze dopanti, carico eccessivo di impegni agonistici.
Ufficio Stampa: Laura Caico Cell: 338/7589944

3) IL PREZZO DELLA VITTORIA
Il successo al di sopra di tutto. Il fenomeno del doping nello sport e il suo allargarsi a macchia d’olio in molteplici discipline pone un interrogativo inquietante: vincere è davvero più importante di tutto il resto? E, approfondendo i risvolti psicologici di quest’irriducibile tensione verso una meta conquistata senza badare ai costi, quanto dura il risultato? Il prezzo di vite irrimediabilmente compromesse (e, nelle ipotesi estreme, distrutte) può davvero essere accettato in nome di un’effimera tenuta di immagine? Il fattore etico, il mito dello sport come competizione leale e spontanea, il fair play di chi sa perdere con onore, “sportivamente” appunto, il significato stesso della gara come confronto che prevede necessariamente degli sconfitti, possono essere spazzati via dall’incalzare brutale della smania di ottenere il successo ad ogni costo, anche a rischio e detrimento della propria persona, negata come entità complessa e valutata invece come macchina da carburare al massimo, quasi vuoto contenitore di muscoli, fibre e tessuti da tendere allo spasimo verso l’obiettivo finale.
La società non solo assiste inerte a questa sopraffazione della forza fisica a danno di regole e rispetto dell’umanità individuale ma si mostra indifferente ad altre considerazioni che non siano i risultati: oggi conta l’immagine, l’apparenza invece della sostanza, il verosimile al posto del vero.
Se i sensori della fatica avvisano che certe mete sono irraggiungibili, non è illegale arrivarci, ricorrendo a scorciatoie farmaceutiche che cancellano la stanchezza, anestetizzano il provvidenziale dolore, aumentano la resa muscolare e spingono i corpi oltre il limite segnato dalla Natura? Il doping fa vincere con l’inganno e si arriva così a rovesciare il concetto di sport, una volta ritenuto alta espressione di disciplina e sacrificio che permeavano lo stile di vita degli atleti in tutti i settori, implicavano l’osservanza dell’etica e il rispetto per se stessi e per gli altri, motivavano a condurre un’esistenza moralmente sana. Le regole dello sport erano un’ottima scuola per allenarsi contemporaneamente a rispettare il prossimo, ad allontanare esaltazioni spropositate, a misurare le proprie forze senza eccedere in compiacimenti personalistici, a cimentarsi nelle prove della vita con correttezza e consapevolezza di sé; oggi, lo scenario è profondamente mutato, chi viene sconfitto è marchiato dallo spettro del fallimento, chi vince si esalta e viene esaltato incontenibilmente, la portata planetaria dei risultati e la commercializzazione delle vittorie ( in termini di contratti e sponsorizzazioni), oltre alla pressione dei media inducono gli atleti professionisti a superarsi continuamente, ad abbandonare principi e regole per infrangere barriere fino a ieri insormontabili. UFFICIO STAMPA: LAURA CAICO CELL: 338/7589944

4) CORDOVA LANCIA UN MONITO CONTRO LE SOSTANZE ILLEGALI
Un monito contro l’illegalità nello sport. Presente al Convegno “Attualità nel Doping” organizzato da Roberto Monti e promosso dal Centro Sportivo Nazionale “LIBERTAS” presieduto da Luigi Musacchia e svoltosi presso il Grand Hotel Vesuvio di Napoli, il Consulente della Commissione Mitrokin Agostino Cordova, già Procuratore Capo della repubblica a Napoli, è intervenuto sulle conclusioni relative alla normativa antidoping; riallacciandosi alle relazioni dei conferenzieri, è stato ricordato lo stato di diffusa illegalità che vige nella società odierna anche in materia di droghe, a cui ricorrono strati sempre più vasti del tessuto sociale. In campo sportivo poi, la troppo facile reperibilità di sostanze dopanti, la disponibilità economica, il mancato allarme sugli effetti collaterali dell’utilizzo di steroidi, ormoni, stimolanti, anabolizzanti, sono individuabili come cause determinanti del fenomeno doping insieme alla adesione a un modello di atleta vincente a ogni costo, spinto dalle pressioni di famiglie, media, allenatori e sponsor a superare continuamente se stesso e i record imbattuti, a pretendere troppo dal proprio organismo “aiutandolo”, quando le perfomances non si rivelano soddisfacenti – con l’assunzione di farmaci che incrementano le masse muscolari, cancellano stanchezza e fatica, ottimizzano la resa agonistica.
Cordova ha auspicato un inasprimento delle sanzioni e un approfondimento della normativa vigente, oltre a una sensibilizzazione dell’opinione pubblica e una maggior responsabilizzazione sulla tutela della salute da parte di chi vive lo sport sia a livello amatoriale che professionistico, come allenatori, medici, farmacisti, atleti: a livello parlamentare sarebbe poi fondamentale lo studio di norme specifiche per uno “sport pulito” come ha sostenuto Antonio Dal Monte, componente della Commissione di Vigilanza per la lotta al doping nell’interessante opuscolo “W lo sport, M il doping” illustrato da Bruno Amatucci e redatto da Marco Michelli e nel mensile “Liberosport” organo ufficiale del CNS Libertas.
UFFICIO STAMPA: LAURA CAICO CELL:33877589944

5) SPORT, MEDICINA E DOPING
Le sostanze chimiche che aumentano le performances sportive sono utilizzate da tempo immemore: erbe che aiutano a vincere la fatica, il freddo, la fame, la stanchezza o che ampliano le percezioni sensoriali sono state masticate e trasformate sin dall’antichità, come succedeva alle altitudini rarefatte delle Ande Oggi, il propagarsi planetario delle informazioni e l’apporto dei mass media porta il fenomeno delle sostanze dopanti sempre più alla ribalta. L’atleta professionista, ossessionato dal primato e dal superamento dei record al di là dei limiti umani è continuamente spinto a andare oltre, incalzato da molte pressioni : per fronteggiare le richieste di miglioramento primati, la preparazione dello sportivo è stata spinta a un grado di scientificità sconosciuto in precedenza, chiedendo continuamente aiuto alla medicina, nel tentativo di abbattere record fino a ieri considerati insormontabili. Oltretutto, la società odierna è incline a trovare soluzioni nei farmaci anche per i problemi estranei alla medicina: in campo sportivo, il ricorso alle sostanze dopanti diventa patologico, spingendo l’atleta a infrangere la legge fondamentale dello sport, la lealtà, definita – non a caso – “sportiva”. Cercare, in una gara, di ottenere vantaggi con metodi non ammessi, significa falsare il risultato, cadendo nell’illegalità, per cui occorre stabilire fino a che punto l’intervento medico sia lecito e quando, invece, esso superi i limiti imposti dall’etica professionale e sportiva: in campo sportivo, l’utilizzo di pratiche mediche dovrebbe essere limitato alla prevenzione degli infortuni e di situazioni patologiche, conseguenza dell’ agonismo, al controllo dietetico e nutrizionale, oltre che al controllo dello stato di salute generale dell’atleta. L’atleta è un individuo sano, anche se a rischio di sviluppo di patologia acuta o cronica, conseguente alla sua attività e la medicina, intesa come pratica in grado di alterare le risposte fisiopatologiche dell’individuo, si deve occupare di favorire la prestazione, ottimizzando nutrizione e metodiche di allenamento: il doping, in senso lato, comprende qualsiasi manovra medica, attuata sull’atleta, che non rientri nei limiti sopra indicati. In questa accezione, il doping acquista un significato più ampio di quello attribuitogli dal Comitato internazionale olimpico (Cio) e non si riduce alla “somministrazione o uso di qualsiasi sostanza fisiologica assunta in quantità anormale o introdotta nell’organismo per via anormale, con la sola intenzione di aumentare, in maniera artificiale o sleale, la prestazione durante la gara”(Drug and Ther. Bull., 1987).Il medico sportivo che somministri farmaci e attui pratiche, semplicemente per accrescere le potenzialità dell’atleta, qualora non lo richieda una situazione patologica, compie un atto non-deontologico. Infatti, qualsiasi scelta in medicina dev’essere valutata nei termini del rapporto tra beneficio apportato alla salute dell’individuo e rischio che comporta per lo stesso. Quand’anche il rischio implicato fosse noto – e spesso non lo è appieno – è chiaro che il beneficio delle manovre dopanti è nullo, per quanto riguarda la salute dell’atleta: un altro concetto che lo sportivo dovrebbe tenere ben presente è che il vantaggio ricercato assumendo doping, in termini di prestazione, è spesso puramente ipotetico. Nella grande maggioranza dei casi non esistono studi seri e documentati, che attestino l’efficacia delle sostanze considerate doping nel migliorare il rendimento agonistico dell’atleta. Il doping è rischioso in termini di salute, indipendentemente dai normali effetti collaterali associati all’assunzione di una determinata sostanza, e dubbio quanto a beneficio in gara: queste considerazioni dovrebbero dissuadere dall’assunzione di sostanze dopanti e a determinarne il divieto d’assunzione. In effetti, il Comitato internazionale olimpico ha stilato una lista di sostanze e pratiche mediche proibite, d’abuso.Il divieto di far uso di doping ha anche natura etica, poichè l’atleta che lo viola compie un atto sleale, indipendentemente dal fatto che il giovamento in termini di prestazione sportiva sia effettivo, dubbio o, addirittura, inesistente. Lo sport deve sottostare ad alcuni principi generali, tanto in ambito dilettantistico, quanto in ambito professionistico: fintanto che lo sport è sport e non spettacolo, la lealtà nella competizione rappresenta uno dei più importanti di tali principi. Quando il calcio, l’atletica, il ciclismo e altre discipline sportive, maggiori e minori, saranno equiparati a qualsiasi altra performance artistica, allora tutto sarà lecito, ferma restando la condizione di non ledere la salute del protagonista. E’ auspicabile che l’uso di qualsiasi sostanza farmacologicamente attiva e qualsiasi pratica medica, atta a migliorare la prestazione dell’atleta (a parte gli interventi nell’ambito nutrizionale e delle metodiche di allenamento), venga bandito, indipendentemente dal fatto che esse si trovino o meno all’interno delle liste di proscrizione del Cio o di altre federazioni, costruite sull’individuazione di tracce di sostanze doping con appositi test: sfuggono tutta una serie di sostanze sfuggono all’indagine, per l’assenza di una metodologia che sia in grado di determinarne la presenza.
UFFICIO STAMPA: LAURA CAICO Cell: 338/7589944

6) L’INTRECCIO PERICOLOSO DI DOPING E SPORT
Un binomio preoccupante. Il progressivo diffondersi del doping nel mondo agonistico – svelato da clamorose indagini e squalifiche – rischia di stendere un’ombra di sospetto sulle prestazioni atletiche di ogni campione e di ogni sport che richieda un intenso sforzo fisico e comporti l’abbattimento dei record precedenti: il dubbio che vengano assunte sostanze dopanti aleggia sui risultati registrati nelle gare e crea interrogativi e confusione anche nelle tifoserie, incerte se applaudire o dubitare. Sono noti a tutti gli episodi significativi, riportati dai media, sulle indagini relative all’utilizzo di sostanze che danno vantaggi sulla massa muscolare e sulla resistenza alla fatica, ma provocano effetti collaterali importanti di tipo cardiovascolare e psichiatrico, come gli steroidi anabolizzanti e i farmaci simpaticomimetici che possono provocare insonnia, irritabilità, ipereccitazione, tachicardia, ipertensione: i cortisonici, a loro volta – adoperati soprattutto per curare i traumi, accelerare il recupero, alleviare il senso della fatica – producono conseguenze di rilievo a carico dell’organismo ed è il caso del betametasone, un corticosteroide che figura fra le sostanze soggette a “restrizione d’uso” da contemplare solo per precise necessità terapeutiche. Prescritti come rimedi antinfiammatori e immunosoppressivi (e tuttora non esiste un criterio oggettivo per distinguere l’assunzione proibitissima per via orale, rettale, intramuscolo o endovenosa da quella dermatologica (pomata) consentita solo con una documentata certificazione di un uso terapeutico), questi farmaci – a lungo andare – determinano aumenti di peso, riduzione delle masse muscolari, carico di zuccheri nel sangue, fragilità ossea, ulcere, psicosi, disturbi visivi, ritenzione di sodio e perdita di potassio, sbalzi di pressione, infezioni batteriche. Circa l’uso di supplementi nutritivi e sostanze non autorizzate, la cronaca riporta anche casi di “fughe” di atleti di fronte a controlli antidoping “a sorpresa”, utilizzo di ingegnosi “supporti” come il Whizzinator per aggirare i controlli sulle urine, per arrivare anche a suicidi per depressione, imputabile principalmente all’abuso dei temibili anabolizzanti. Il tema verrà ampiamente sviluppato nei suoi vari aspetti oggi, presso l’Hotel Vesuvio, dove in mattinata si apre il Convegno “Attualità nel doping” – promosso dal Centro Nazionale Sportivo Libertas -che esamina il problema delle sostanze dopanti in relazione alla genetica, agli aspetti farmacologici e allergologici, alle conseguenze cardiovascolari ed epatiche, alle nuove metodiche per individuare il fenomeno e al ruolo del medico nello sport: le interessanti relazioni – che si susseguiranno sino alle ore 13.30 – sono affidate a insigni medici e professionisti del mondo sportivo e volte a illustrare gli effetti del doping sulle prestazioni sportive e sull’organismo degli atleti che vi si sottopongono. Fra i relatori, i professori Vincenzo Guarino Emerito di Medicina dello sport, Francesco Rossi, Ordinario di Farmacologia e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia II Università di Napoli, Antonio Dal Monte della Commissione Vigilanza sul doping e tutela della salute del Ministero della Salute di Roma con “La storia del doping è la storia dell’uomo, doping e genetica”, Raffaele Pempinello Direttore V Unità operativa di Epatologia dell’Ospedale Cotugno di Napoli che tratta “Quesiti di Epatologia”, Libero Berrino farmacologo della II Università di Napoli con “Attuali aspetti farmacologici nel doping”, Francesco Limongelli Direttore della Scuola di specializzazione in Medicina dello Sport di Napoli con “Effetti cardiovascolari nel doping”, Roberto Monti responsabile Nazionale area sanitaria CNSL e organizzatore dell’incontro con “Aspetti allergologici”, Giuseppe Capua presidente Commissione Antidoping –FIGC e direttore del Centro di Medicina e Traumatologia dello Sport Azienda Ospedaliera S. Camillo – Forlanini di Roma con “Nuove metodiche antidoping della FGC”, Marcello Faina responsabile Unità di Scienza dello Sport del CONI “La normativa antidoping:ruolo del medico nello sport”, Maria Maddalena Ferrari dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del CONI con “motivazioni al doping e per l’antidoping”, Giovanni Mirri della Commissione Sanitaria Nazionale con “Tutela della salute e antidoping: l’esperienza della FCI”, Ferdinando Tripi direttore Centro Anti Doping Regione Emilia Romagna con “Esperienze sul territorio nella lotta al doping”

7)SPORT >
Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sportAlla luce dei risultati dell’analisi delle cause di proliferazione del doping, la Commissione europea presenta le azioni da essa già svolte in questo settore, nonché quelle che sono previste al fine di rispondere alle richieste avanzate dalle altre istituzioni e dagli altri organi comunitari interessati. La Commissione prevede segnatamente la possibilità di impiegare gli strumenti comunitari necessari in materia di lotta contro il doping (ricerca, educazione e formazione, gioventù, cooperazione di polizia e giudiziaria, salute pubblica) e di coordinare meglio le misure legislative esistenti. Essa definisce del pari le grandi linee per una eventuale partecipazione dell’UE all’Agenzia mondiale antidoping.
ATTOComunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale ed al Comitato delle regioni. Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport sport [COM(99) 643 def. – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].SINTESILa Commissione ha un triplice approccio in materia di lotta contro il doping nello sport:· ottenere il punto di vista degli esperti sulla portata etica, giuridica e scientifica del fenomeno del doping. Per far ciò, la Commissione ha richiesto un parere al Gruppo europeo di etica; · contribuire alla preparazione della Conferenza mondiale contro il doping (1999) e lavorare con il movimento olimpico al fine di istituire l’Agenzia mondiale antidoping (istituita il 10 novembre 1999); · mobilitare gli strumenti comunitari al fine di completare le azioni già svolte dagli Stati membri e di conferire a tali azioni una dimensione comunitaria, tenendo conto fra l’altro della crescente mobilità che caratterizza lo sport europeo, nonché delle competenze comunitarie per quanto riguarda il fenomeno del doping. Privilegiare l’etica nello sporte migliorare la protezione della salute dello sportivoLa Commissione s’impegna a tener conto nelle sue azioni e riflessioni future degli elementi indicati nel parere del Gruppo europeo di etica (GEE) ( DE ), ( EN ), ( FR ). Quest’ultimo ha auspicato l’osservanza dei principi etici che devono ispirare ogni azione comunitaria:· il diritto di tutti, anche per gli sportivi come per tutte le altre categorie di cittadini, alla sicurezza e alla salute; · il principio d’integrità e di trasparenza in nome del quale dev’essere garantita la regolarità delle competizioni sportive e dev’essere preservata l’immagine dello sport in generale; · l’attenzione particolare che dev’essere rivolta alle persone più vulnerabili e, in particolare ai bambini, che possono essere molto interessati dallo sport di alto livello. Sulla base di tali principi etici, il GEE ha proposto un certo numero di azioni:· l’attuazione di un sistema efficace di controllo della salute degli sportivi attraverso segnatamente l’istituzione di un servizio specializzato di aiuto sanitario, psicologico e di informazione per gli sportivi; · l’adozione di una direttiva sulla protezione dei giovani sportivi, segnatamente di quelli che aspirano a divenire professionisti; · l’adozione di disposizioni specifiche riguardanti la protezione degli sportivi, quali lavoratori esposti a rischi particolari; · l’incoraggiamento della ricerca epidemiologica sulla salute degli sportivi; · l’organizzazione di conferenze sul tema del doping e della salute degli sportivi in collaborazione con il movimento sportivo; · la sensibilizzazione dei responsabili dell’istruzione per quanto riguarda la problematica dell’etica sportiva; · una maggiore cooperazione giudiziaria e di polizia; · l’inserimento nei contratti degli sportivi di menzioni relative al doping e al suo divieto; · l’adozione di una dichiarazione comune equivalente ad un codice di buona condotta nel settore dello sport, al termine di una conferenza europea sul doping. L’Agenzia mondiale antidoping: una nuova partnershipL’eventuale partecipazione all’Agenzia mondiale antidoping ( EN ), ( FR ) costituisce il secondo asse dell’azione comunitaria.L’Agenzia mondiale antidoping (AMA), la cui sede è a Montréal, è stata istituita il 10 novembre 1999 a Losanna. Essa si prefigge di promuovere e coordinare la lotta contro il doping a livello internazionale. Essa è composta, fra l’altro, da rappresentanti del movimento olimpico, di organismi pubblici, di organizzazioni intergovernative e del settore privato.L’UE e gli Stati membri hanno partecipato attivamente alla sua creazione nel 1999, tanto sul piano politico quanto su quello finanziario.Vi era al momento un interesse comunitario considerevole a partecipare all’istituzione dell’Agenzia poiché diversi compiti a questa affidati rientrano nei settori di competenza comunitaria.Tale agenzia deve costituire il quadro di una nuova partnership fra il movimento olimpico e i pubblici poteri. La posizione dell’Unione europea è stata fin dall’inizio quella di garantire il rispetto dei principi di indipendenza e di trasparenza nel funzionamento dell’Agenzia. I rappresentanti degli Stati membri, della Commissione e del Consiglio d’Europa hanno parlato a una sola voce in occasione dei lavori di preparazione dell’Agenzia, al fine di garantire il rispetto di tali principi e una rappresentanza paritetica delle due parti, nonché il principio di adozione delle decisioni più importanti tramite consenso.Il Comitato internazionale olimpico ( EN ), ( FR ) (CIO) aveva da parte sua invitato la Comunità europea a partecipare alla creazione dell’Agenzia. Il CIO auspicava che tale Agenzia, istituita il 10 novembre 1999, fosse pienamente operativa per i giochi olimpici di Sidney che si sarebbero svolti nel settembre dell’anno 2000.In occasione di un incontro svoltosi il 2 novembre 1999, il CIO e l’Unione europea hanno raggiunto un accordo sul progetto di statuto dell’Agenzia e formulato le seguenti precisazioni:· è necessario specificare nel testo l’importanza vitale di un impegno politico e morale di tutte le parti interessate nei confronti delle attività dell’Agenzia; · l’Agenzia dovrebbe essere incaricata di adottare e di modificare l’elenco delle sostanze vietate, prendendo come punto di riferimento iniziale l’elenco della commissione sanitaria del CIO; · l’Agenzia dovrebbe essere responsabile dell’autorizzazione dei laboratori di controllo e dell’armonizzazione dei metodi di controllo; · l’Agenzia dovrebbe organizzare e coordinare i controlli al di fuori delle competizioni in stretta collaborazione con le federazioni internazionali e con le competenti autorità pubbliche; · le organizzazioni governative e le organizzazioni sportive dovrebbero avere un’uguale rappresentanza all’interno del consiglio di fondazione che resterebbe libero da ogni influenza esterna che si potrebbe, ad esempio, manifestare sotto forma di interessi commerciali illeciti; · le decisioni di grande importanza dovrebbero essere prese sulla base di un consenso. Sulla base di tale accordo con i rappresentanti dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa, il CIO ha proceduto alla registrazione legale degli statuti dell’Agenzia in vista della costituzione del consiglio di fondazione.Durante questa tappa transitoria, che si è protratta fino al 1° gennaio 2002, l’Unione ha avuto due rappresentanti ad personam nel consiglio di fondazione. La Commissione ha partecipato a titolo di osservatore.Benché il Consiglio avesse previsto un contributo comunitario al bilancio di funzionamento dell’Agenzia mondiale antidoping a decorrere dal 2002, la Commissione ha annunciato nel dicembre del 2001 che l’UE non avrebbe partecipato né al funzionamento né al finanziamento futuri dell’AMA, non ricorrendo le condizioni giuridiche necessarie.Attualmente, l’UE in quanto tale si accontenta di sostenere il lavoro dell’Agenzia e potrebbe peraltro prevedere una partecipazione attiva in futuro.Si noti peraltro che i 25 Stati membri dell’UE partecipano ciascuno a titolo individuale al finanziamento dell’Agenzia mondiale antidoping.Mobilitare gli strumenti comunitariIl terzo asse dell’azione della Commissione nel settore della lotta contro il doping consiste nel mobilitare gli strumenti comunitari. Due tipi di azioni sono a tale riguardo prevedibili:· il miglioramento del coordinamento delle misure aventi carattere normativo; · la mobilitazione di programmi comunitari per sostenere azioni positive a livello europeo in favore della lotta contro il doping. Affinché gli sforzi contro il doping nello sport possano essere continui ed efficaci, è indispensabile che vengano garantiti un coordinamento e una sinergia reali fra le azioni svolte dai diversi operatori nelle rispettive sfere di responsabilità: movimento sportivo, Stati, organizzazioni internazionali, Unione europea, Agenzia mondiale antidoping.Le azioni svolte verteranno sugli aspetti seguenti:· accentuare lo sforzo di ricerca sulle sostanze dopanti, sui metodi di rilevamento, sulle conseguenze del doping sulla salute, nonché sul doping come fenomeno socio-economico; · mobilitare i programmi di istruzione, di formazione professionale e per i giovani, al servizio dell’informazione e della formazione, della sensibilizzazione e della prevenzione in materia di doping; · utilizzare pienamente le possibilità offerte dai programmi di cooperazione giudiziaria e di polizia; · potenziare l’informazione sui medicinali; · sviluppare le azioni rientranti nella politica di sanità pubblica. Il doping e lo sport Il doping sta attualmente cambiando natura: innanzitutto, l’atto di doparsi non è, tranne eccezioni, l’atto isolato di uno sportivo eseguito il giorno della competizione. Si tratta ormai di metodi sistematici e organizzati a livello di equipe che utilizzano i risultati del progresso scientifico per obiettivi contrari all’etica, ad esempio utilizzando sostanze che permettono di celare i prodotti dopanti in occasione delle analisi antidoping.La Commissione rivolge una particolare attenzione alle cause che spiegano lo sviluppo delle pratiche di doping. Una causa importante di tale sviluppo del doping va ricercata nell’eccesso di commercializzazione che sta attualmente conoscendo lo sport, soprattutto per quanto riguarda la recente esplosione dei diritti televisivi associata ai grandi contratti di sponsorizzazione. Tale commercializzazione, con le poste in palio economiche e finanziarie che ne derivano, hanno portato ad una moltiplicazione delle competizioni sportive e alla riduzione dei tempi di recupero, il che provoca anche l’accorciamento della vita sportiva del professionista. Occorre del pari menzionare gli effetti perversi dei contratti stipulati fra alcune associazioni sportive e i loro sponsor, che prevedono retribuzioni in funzione dei risultati ottenuti. L’ambiente in cui si muove lo sportivo nel suo complesso, dall’allenatore al medico, passando per il dirigente e i familiari, può contribuire del resto ad aumentare la pressione che lo sportivo subisce.Una parte essenziale della problematica riguarda i giovani sportivi, data la crescente precocità delle carriere sportive.La lotta contro il doping costituisce un’efficace illustrazione della maniera con la quale l’azione comunitaria può contribuire a potenziare gli sforzi sostenuti a vari livelli, segnatamente a livello nazionale, rispondendo così alle aspettative dei cittadini, nel rispetto sia dell’autonomia delle organizzazioni sportive, sia del principio di sussidiarietà.ATTI CONNESSIRisoluzione del Parlamento europeo, del 9 aprile 1999, sulle misure urgenti da adottare contro il doping nello sport [Gazzetta ufficiale C 98 del 09.04.1999].Parere del Comitato delle regioni Gazzetta ufficiale C 317 del 06.11.2000
Sospese le polemiche doping per le Olimpiadi
Olimpiadi, partenza senza polemiche sul doping. A una settimana dall’apertura del Giochi Invernali di Torino, arriva la decisione del ministero della Salute di congelare il decreto Storace che assegnava a una Commissione ministeriale di vigilanza l’esecuzione dei test e di confermare, invece, l’incarico al CIO (Comitato olimpico internazionale) in cui sarà comunque presente un rappresentante del Ministero, come ha ribadito il sottosegretario alla Salute Cesare Cursi: il Coni che propendeva per questa soluzione, ha pertanto ritirato l’esposto presentato al Tar contro il decreto Storace, riservandosi di riparlarne a Olimpiadi concluse. Il doping è un argomento di estrema attualità – come emerge anche dai risultati del recente Convegno “Attualità nel doping” organizzato a Napoli da Roberto Monti responsabile nazionale area sanitaria CNSL e promosso dal Centro Nazionale Sportivo Libertas presieduto da Luigi Musacchia sul problema delle sostanze dopanti, a cui hanno partecipato, fra gli altri, Vincenzo Guarino, Antonio Dal Monte della Commissione Vigilanza sul doping e tutela della salute del Ministero della Salute di Roma, Giuseppe Capua presidente Commissione Antidoping, Giovanni Mirri della Commissione Sanitaria Nazionale ed esponenti CONI. Le perplessità, tuttavia, sono inevitabili, giacchè a Torino gareggerà lo sciatore americano, Bode Miller, uno dei grandi favoriti per l’oro, che dalla scorsa estate sfida la Fis con dichiarazioni sulla libera scelta degli atleti in fatto di doping, confessando in Tv di essersi ubriacato prima delle gare: il campione statunitense ha promesso che non toccherà alcool a Torino ma nuovi elementi di polemica verranno anche dalla sentenza del TAS, Tribunale arbitrale dello Sport, sul caso dei due velocisti greci Costas Kenteris e Katerina Thanou accusati di aver violato il regolamento anti-doping alle Olimpiadi di Atene e la cui udienza è fissata per il 22 ed il 23 febbraio, verso la fine delle Olimpiadi invernali di Torino che si concludono il 26 febbraio.

IL MONITO DI CORDOVA CONTRO LE SOSTANZE ILLEGALI

Reazioni positive alla presa di posizione di Agostino Cordova, contro l’illegalità nello sport. L’intervento del magistrato calabrese, presente al Convegno “Attualità nel Doping” organizzato da Roberto Monti e promosso dal Centro Sportivo Nazionale “LIBERTAS” presieduto da Luigi Musacchia e svoltosi presso il Grand Hotel Vesuvio di Napoli, ha toccato dei punti focali della situazione che si vive attualmente nel mondo dello sport sia amatoriale che professionistico: medici e allenatori si sono detti concordi con le opinioni espresse dal Consulente della Commissione Mitrokin.
Agostino Cordova, già Procuratore Capo della repubblica a Napoli, è intervenuto sulla normativa antidoping, ancora insufficiente a contenere il dilagare della diffusa illegalità che vige nella società odierna anche in materia di droghe, a cui ricorrono strati sempre più vasti del tessuto sociale. In campo sportivo, alcune circostanze favoriscono enormemente l’incremento del fenomeno doping: fra queste, la troppo facile reperibilità di sostanze dopanti, la disponibilità economica, il mancato allarme sugli effetti collaterali dell’utilizzo di steroidi, ormoni, stimolanti, anabolizzanti, l’adesione a un modello vincente a ogni costo. Inoltre spesso le famiglie, i media, gli allenatori e gli sponsor spingono gli atleti a superare continuamente se stessi e i record imbattuti e a pretendere troppo dal proprio organismo; così, quando le perfomances non si rivelano soddisfacenti, si ricorre all’assunzione di farmaci che incrementano le masse muscolari, cancellano stanchezza e fatica, ottimizzano la resa agonistica.
Cordova ha auspicato un inasprimento delle sanzioni e un approfondimento della normativa vigente, oltre a una sensibilizzazione dell’opinione pubblica e una maggior responsabilizzazione sulla tutela della salute da parte di chi vive lo sport sia a livello amatoriale che professionistico.


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