Giuseppe De Girolamo: L’enogastronomia napoletana e turismo.
Alla Camera di Commercio di Napoli, una tavola rotonda realizzata dalla stessa e da Agripromos ha messo in luce la necessità di promozione dei prodotti tipici campani e dell’enogastronomia. Che non c’è turismo senza enogastronomia ed enogastronomia senza turismo è storicamente noto, perché costituiscono un binomio inscindibile. Il vice presidente della Ccia di Napoli, C. Collisto, nel suo intervento ha sottolineato la necessità di immettere sul mercato prodotti che abbiano una tipicità che non possa essere imitata. Ha anche annunciato la prossima realizzazione di una mostra mercato per incentivare il lavoro delle imprese che operano nel settore agroalimentare. Ritenendo valide iniziative quella di “Vitigno Italia”, appena conclusasi con gran successo, ha poi posto l’accento sulla necessità di partecipare come regione ad eventi fieristici di importanza nazionale e di offrire, attraverso l’ospitalità e la buona cucina napoletana, l’opportunità di svolgere nella nostra città nuove manifestazioni. Sui programmi di Collisto si è detto concorde Pietro Micillo, presidente Agripromos e Confagricoltura che ha aggiunto: “Abbiamo riscoperto da qualche anno i valori dell’enogastronomia con l’uso dell’olio d’oliva extra vergine e dei vini da vitigni autoctoni, con la bontà che la scienza dei romani ha dato ad essi. Dobbiamo riscoprire i prodotti di nicchia come il fagiolo formella di S. Vitaliano e tante altre specialità che la terra può offrire attuando una filiera di produzione che renda sempre più protagonisti i nostri vini autoctoni e le altre nostre tipicità”. Le risorse che abbiamo in Campania sono un bene raro, basti pensare ai vitigni su piede franco che sono una potenzialità enorme che va valorizzata perché sono risorse per tutti oltre che per l’enogastronomia. A pochi passi da Napoli abbiamo Pithecusae, prima colonia del mediterraneo dove i greci sbarcarono e crearono la civiltà occidentale portando ed impiantando la vite bassa che poi venne sviluppata dai romani e diffusa in Europa, perché, anche se in ritardo, non tornare ad essere protagonisti?. Anche il vice presidente dell’Enoteca italiana di Siena, Luigi Mainetti, si è detto convinto che i nostri vini, proposti in degustazione con la gastronomia del territorio, sono la carta vincente. Il 45% dei turisti intervistati alla domanda: cosa ti viene in mente dell’Italia? Rispondono a primo impatto: l’enogastronomia. Non esistendo altro paese che abbia una condizione ottimale come quella italiana per clima ed enogastronomia, oltre che per cultura, arte e bellezze naturali, abbiamo l’obbligo, a partire dalla Campania, di ridare valore al territorio che si tramuta in valore monetario. Luciano Pignataro, autore di numerosi volumi finalizzati alla riscoperta di una identità del territorio, ha descritto le evoluzioni della identità attualmente intesa rispetto a quella del ‘700 quando Napoli, dopo Parigi, era la città più grande e popolosa del continente ed aveva serie necessità di soddisfare la fame del popolo. Questa esigenza di cibo, afferma Pignataro, ha reso Napoli protagonista del primo processo di omologazione costringendo a grandi produzioni di frutta ed altro. Poi nel 700 è arrivata la pasta ed in tanti hanno risolto il problema della fame ma con l’avvento della televisione le abitudini sono cambiate scoprendo il piacere di certi sapori standard che ora con le tante trasmissioni in tema enogastronomico mettono in atto nuovi processi di omologazione, con effetto negativo, sulla tipicità. A fare fronte alle esigenze di turismo di cui l’Italia sta soffrendo, superata persino dalla Cina, è di buon auspicio il “Movimento turismo del vino” che, nato nel 1993, come afferma la vice presidente Marie Silvie Haniez, attraverso programmi ed iniziative ha portato una crescita dell’8% con 3.500.000 (in prevalenza tedeschi) viaggiatori che ricercano il turismo dell’enogastronomia. Interessante la proposta di comunicazione e formazione attraverso corsi per produttori e consumatori che Paolo Valdastri di “Strada del vino costa degli Etruschi” ha lanciato. Un esempio di come si promuove il turismo e dell’abbinamento dei prodotti tipici locali nell’enogastronomia è stato offerto da Livia Iaccarino, insieme al marito “Don Alfonso”. Livia ha raccontato l’episodio di uno sceicco scettico sui vini italiani e principalmente campani, che beveva solo grandi vini francesi ed anche visitando il suo ristorante volle berli ma lei offrendo una sua bottiglia lo convinse alla bontà e gusto del prodotto che lo sceicco fece pio addirittura inserire nella carta del ristorante della sua nave privata diventando amico dei coniugi Iaccarino. Il dibattito, moderato dal giornalista enogastronomo Antonio Paolini, si è concluso con gli interventi del presidente Fipe, Antonio Pace che come l’altro oratore Paolo Valentino, corrispondente dalla Germania del Corriere della Sera, ha riacceso il dibattito sul bere vino sulla pizza al posto della birra. La pizza, si sa, suscita subito molto interesse per i consumatori che ha nel mondo ed Elena Martusciello, titolare delle cantine Grotta del Sole essendo produttrice dei migliori vini da preferire sulla pizza è intervenuta difendendone l’abbinamento. L’Arga Campania, ha dissentito dalla proposta di Micillo che progettava una particolare bottiglia e vino per attirare il cliente ricordando l’esperimento negativo fatto anni addietro dalla Perrazzo con il “Pizzavino” e sostenendo che i vini indicatissimi per la pizza li abbiamo gia con il Lettere, Gragnano ed Asprinio, basta avere la volontà di proporli e saperlo fare. Giuseppe De Girolamo


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