La riforma dell’organizzazione del mercato comune stabilita a Bruxelles dalla Commissione intende eliminare in 3 anni il regime di aiuti finanziari alla produzione del tabacco. Se questo va in porto e nessuno più ormai dubita che accadrà, la Campania, un tempo prima nella filiera del tabacco, avrà di che leccarsi le ferite che rsaranno profonde e forse insanabili. Il viaggio dell’assessore regionale all’agricoltura, Vincenzo Aita da prodi per il momento ha avuto il caratteree interlocutorio, ma poi bisognerà stringere per evitare che la coltura del tabacco che oggi in provincia di Napoli riguarda l’acerrano, il nolano, il frattese il caivanese ecc. e che nelle province di Caserta e Benevento coinvolge numerosi tabacchicoltori, viva gli ultimi anni di prosperità. Si tratta, è noto, di migliaia di posti di lavoro che per ora non hanno nemmeno la prospettiva di una riconversione agricola perché tutto è incerto. A tutti è noto che una prima riconversione, proprio per coltivare tabacco, eliminò le colture di canapa, anche perché nel frattempo nacque la fibra di nylon, con grosse perdite di braccia e di soldi. Può sembrare paradossale, ma se si torna alla coltivazione della canapa, potrebbe non essere uno scandalo, visto che quella giapponese, abbondantemente importata proprio da queste parti, sta avendo un gradimento sempre minore da parte degli imprenditori. Senza contare che gli ettari di suolo agricolo recuperato, potrebbero essere destinati ad agricoltura biologica di cui pare nessuno più riesca a fare a meno. Ma ci vogliono soldi, molti. Ecco perché l’assessorato regionale campano sta cercando contatti. In un modo o nell’altro bisognerà uscirne, per i lavoratori e per il futuro dei nostri campi.


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