La Cirio, fondata dal torinese Francesco Cirio nel 1894, che si trasferì a Napoli, S.Giovanni a Teduccio, poi ceduta alla sua morte, nel 1900, alla famiglia Signorini, non c’è più. Il piano per salvare la Cirio, non c’è stato e si va alla liquidazione.Va ricordato che negli anni ’60 l’azienda, navigando in acque non buone, fu ceduta alla Sme che nel 1972 ne diventò l’azionista maggiore, quindi nel 1993, per le dismissioni pubbliche, la Cirio passa alla Fisvi di Carlo Saverio Lamiranda che si aggiudica il 62% della Cirio-Bertolli-De Rica e nel 1994, dopo continui e seri guai, la Cirio passa a Cragnotti, patron di altre aziende, (quella del latte finirà alla Parmalat), oltre che della Lazio calcio. Il superpresidente che puntava a diventare il primo operatore italiano del settore, però è quello che ha determinato il crollo dell’azienda napoletana.
Le proiezioni rilevate a pochi giorni dall’assemblea del 31 luglio avevano visto giusto: il no al piano di salvataggio di Fontana ha reso inutile l’assemblea dei soci. L’amministrazione straordinaria la gestiranno tre uomini di fiducia di Cragnotti ed è previsto il ricorso alla legge Prodi. Le banche hanno fatto sapere che interverranno con un piano valido, anche se il tutto presenta svariate difficoltà operative e non si presenta facile. Resta da vedere se il Governo, e per esso i Ministri che a vario titolo sono intervenuti nella vicenda, Alemanno, agricoltura, Tremonti, economia, Marzano, attività produttive, avranno la possibilità di intervenire per aggiustare la situazione. Per fortuna in Campania i produttori di pomodoro sono stati tutelati da un accordo-pegno, salvando, così, la campagna di trasformazione del pomodoro di quest’anno. Se è vero che la messa in liquidazione creerà non pochi problemi, quel che spiace di più è che la Cirio, allo stato, resterà solo un bel ricordo e nulla più nella mente dei napoletani ed il famoso slogan “Come natura crea Cirio conserva” si potrebbe cambiare così:”Come Cragnotti comprò, la Cirio svanì”.


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