CIA BASILICATA. “VERTENZA GRANO DURO LUCANO”: Produrre a costi remunerativi.
21 settembre 2010. Produrre a costi remunerativi. É questa la richiesta da parte delle organizzazioni di categoria per il comparto cerealicolo. Nonostante un lieve aumento dei prezzi, gli agricoltori non riescono a coprire i costi di produzione, contributivi e burocratici.
Chiara la posizione della Cia di Basilicata che ha proposto alcune azioni: rafforzare i rapporti di filiera, arrivando ad accordi interprofessionali; costruire una “cabina di regia” per controlli sia nella fase di importazione che in quelle di trasformazione e commercializzazione.
Se ne è discusso anche sui tavoli romani durante la riunione del Gie (Gruppo di interesse economico cereali) della Confederazione.
“I prezzi pagati ai produttori lucani si aggirano tra i 14 e i 18 euro al quintale per il grano duro – sostengono dalla Cia – più bassi di venti anni fa quando le quotazioni erano di 50mila lire al quintale, pari a 25,82 euro. Gli ettari seminati nel 2009 sono diminuiti di circa il 30 per cento rispetto al 2008 e c’è il rischio fondato di un ulteriore calo. A questa già drammatica situazione va ad aggiungersi la decisione Ue di correggere al ribasso i dazi all’import di grano duro, azzerando, addirittura, quelli per le produzioni di alta qualità, proveniente da Paesi terzi”.
La Cia in proposito rivendica l’adozione del Piano Cerealicolo Regionale in sinergia con il Piano nazionale; una nuova disciplina regionale che favorisca l’aggregazione delle produzioni; un programma di insediamento agro-industriale; un progetto per il potenziamento della ricerca e dell’innovazione e di sostegno all’introduzione di varietà; la definizione del marchio a tutela del pane e della pasta made in Lucania.
E’ stato inoltre denunciato che sui mercati della Basilicata è presente grano proveniente soprattutto dall’Ucraina, dal Kazakhistan, dall’Australia, dal Canada e dal Messico, che viene scaricato al porto di Bari, e dalla Turchia, attraverso l’interporto di Foggia, mentre per la pasta prodotta in Italia, come sottolinea il sindacato agricolo, vengono impiegati grani duri per il 50-60 per cento di origine estera, con seri problemi di qualità e sanità del prodotto. Di qui l’invito di rafforzare il Tavolo di filiera e giungere ad un vero Patto. “Già da qualche anno – ha dichiarato Antonio Sonnessa, presidente Confagricoltura Potenza – la nostra Organizzazione sta lavorando con accordi di filiera con i mulini e i pastifici per garantire al produttore un prezzo minimo in modo che può farsi i conti sulla convenienza della produzione e dall’altro di fornire ai mulini il prodotto tutto l’anno, evitando di fare ordini all’estero. Il resto del pagamento – ha continuato – è legato a un programma sulla valorizzazione delle proteine e del colore. Non si può sperare sulle disgrazie degli latri come è successo quest’anno, come gli incendi in Russia e le gelate in Ucraina. Chiediamo accordi di filiera retributivi per tutti gli attori. Non è immaginabile che a un ribasso del prezzo del grano non corrisponda un ribasso del prezzo al consumo. C’è una speculazione lungo la filiera. Chiediamo accordi che garantiscono la produzione e puntino alla qualità. Nel Psr sono previsti degli accordi, ma non vorrei che si realizzassero capannoni obsoleti come il Consorzio agrario. Le strutture di stoccaggio sono frutto di una politica inadeguata in quanto ci sono cerealicoltori che da due anni tengono il grano in magazzino. Si potrebbe pensare come hanno fatto già in altre regioni di dare direttamente agli agricoltori un premio supplementare”. (Iranna De Meo, Il Quotidiano della Basilicata)
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CIA: “VERTENZA GRANO DURO LUCANO”
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18 settembre 2010. Prezzi del grano duro lucano in picchiata e comunque non remunerativi; rafforzare i rapporti di filiera, arrivando ad accordi interprofessionali; costituzione di una “cabina di regia” per controlli sia nella fase di importazione che in quelle di trasformazione e commercializzazione. Sono questi alcuni degli aspetti emersi dalla riunione del Gie-Gruppo di interesse economico cereali della Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ha anche evidenziato la necessità di garantire nella Pac la specificità del grano duro, per meglio affrontare e focalizzare i problemi del comparto.
I prezzi pagati ai produttori lucani si aggirano tra i 14 e i 18 euro al quintale per il grano duro. Addirittura più bassi di venti anni fa quando le quotazioni erano di 50mila lire al quintale, pari a 25,82 euro. Gli ettari seminati nel 2009 sono diminuiti di circa il 30 per cento rispetto al 2008 e c’è il rischio fondato di un ulteriore calo. A questa già drammatica situazione va ad aggiungersi la decisione Ue di correggere al ribasso i dazi all’import di grano duro, azzerando, addirittura, quelli per le produzioni di alta qualità, proveniente da Paesi terzi.
La Cia in proposito rivendica l’adozione del Piano Cerealicolo Regionale in sinergia con il Piano nazionale; una nuova disciplina regionale che favorisca l’aggregazione delle produzioni; un programma di insediamento agro-industriale; un progetto per il potenziamento della ricerca e dell’innovazione e di sostegno all’introduzione di varietà; la definizione del marchio a tutela del pane e della pasta made in Lucania.
Un settore, quindi, in grave affanno che ha necessità di nuove politiche che diano reali sostegni alle imprese agricole che non possono continuare ad operare nell’incertezza più profonda e in un sistema competitivo che sta fiaccando sempre più i produttori italiani. Da qui l’esigenza -è stato sottolineato nel corso della riunione del Gie cereali- di rendere più saldi e producenti i rapporti di filiera e di lavorare in maniera seria per cercare di raggiungere efficaci accordi interprofessionali che permettano di tutelare e valorizzare il “made in Italy”. Dunque, un chiaro invito all’industria molitoria per avviare un confronto costruttivo. Un problema, questo, che sarà al centro del dibattito che caratterizzerà la prossima Conferenza economica promossa dalla Cia a Lecce per il 7 e l’8 ottobre.
E’ stato inoltre denunciato che sui mercati della Basilicata è presente grano proveniente soprattutto dall’Ucraina, dal Kazakhistan, dall’Australia, dal Canada e dal Messico, che viene scaricato al porto di Bari, e dalla Turchia, attraverso l’interporto di Foggia, mentre per la pasta prodotta in Italia -sottolinea la Cia- vengono impiegati grani duri per il 50-60 per cento di origine estera, con seri problemi di qualità e sanità del prodotto.
Sono gravi le responsabilità, insomma, di chi invece che premiare la qualità che gli agricoltori italiani si sforzano di produrre, ricorre -rimarca la Cia- all’utilizzo di produzioni estere in situazioni anche non strettamente necessarie. Valorizzare le produzioni locali qualitativamente interessanti per ricostituire delle scorte di cereali anche nel nostro Paese dovrebbe essere uno degli obiettivi di politica economica del governo.
Obiettivo della Cia è, dunque, quello di utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per valorizzare i prodotti cerealicoli, migliorando il reddito degli agricoltori e mettendo a disposizione dell’industria e dei consumatori produzioni di qualità, ad alto valore aggiunto e sempre più ricercate dal mercato.
In quest’ottica, vanno favorite tutte quelle azioni che consentono di migliorare i rapporti tra tutti i soggetti della filiera: imprese agricole, di stoccaggio, di prima trasformazione, sementiere ed altre fornitori di mezzi tecnici e servizi con le imprese di seconda trasformazione, la filiera zootecnica, la distribuzione ed i consumatori. Di qui l’invito di rafforzare il Tavolo di filiera e giungere ad un vero Patto.
INFO
Iranna De Meo
coordinamento provvisorio per l’Arga Basilicata, referente Arga Campania-Calabria-Basilicata
giornalista free lance
Mobile + 39 347-9553076
iranna77@gmail.com
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