La Campania a Vinitaly 2014: i migliori bianchi irpini
Lancio a cura di www.lucianopignataro.it
—————————-
10 aprile 2014
—————————–
MARINA ALAIMO: Vinitaly e il Greco di Tufo: dodici etichette a cui dare la caccia
————-
Si sa ormai che il greco di Tufo è uno dei miei vini bianchi preferiti perché sa tenere alta l’attenzione con la sua imprevedibilità ,con la capacità di sorprendere sempre ed in maniera diversa. Si è creduto ed investito poco su questo vitigno, forse perché ha rese basse e per il fatto che richieda molta cura. Lo confermano le dimensioni piuttosto ridotte dell’area di produzione ed il particolare che aziende e ristoratori lo propongano sempre per ultimo. Poi ci sono invece i produttori caparbi che hanno puntato esclusivamente su questo bianco straordinario, caratterizzato dall’esprimere un carattere molto personale, dal piglio deciso con il quale ci si deve confrontare anno per anno. Sono i nativi di questa piccola area irpina che con grande fatica portano avanti il progetto di riuscire a vedere la rinascita del proprio territorio. E Vinitaly è stata una occasione preziosa per visitarli tutti nel nuovo padiglione Irpinia che si è rivelato la grande novità dell’edizione 2014.
Mi piace cominciare con una giovane donna, Marilena Bambinuto che a Santa Paolina ha voluto specializzarsi nella produzione del greco di Tufo e con ottimi risultati. Il suo Greco di Tufo 2012 dichiara una grande personalità in perfetta coerenza con la tipicità: il vino ha tutti i tratti che si ricercano in questo terroir, con sentori di idrocarbuti, gli agrumi dovuti alla recente vendemmia, una buona mineralità di fondo. Il sorso dichiara tutta la scontrosità, o tale pare nelle prime battute, di questo vino bianco quando è così giovane. Ha grande materia e acidità tagliente e si allunga infinitamente sulle note salate – vi assicuro che è proprio un gran bel bere.
Ferrante di Somma delle storiche Cantine di Marzo si conferma il guru del greco di Tufo con le etichette Franciscus 2013 e Scipionis Sumnium 2012. E’ la sua una delle famiglie del vino più antiche d’Italia e sono loro ad aver introdotto a Tufo l’uva greco del Vesuvio, arrivati qui nel 1647 da San Paolo Belsito per sfuggire alla terribile epidemia della peste.
Ferrante Di Somma delle Cantine di Marzo
E’ molto classica l’impostazione delle due cru, scelta vincente che conferma ad ogni sorso l’estrema piacevolezza di questo vino che proprio nell’antica cantina di famiglia ho avuto il privilegio di provare anche in annate molto vecchie, tra cui il millesimo 1989, lasciandomi letteralmente senza parole.
E proprio in prossimità di una azienda storica incontro una assoluta novità: il Greco di Tufo 2012 di Le Ormere, del quale sentiremo sicuramente parlare molto bene.
Rita Loschiavo con la cantina Le Ormere
È una realtà molto piccola composta da 1,50 ettari a Santa Paolina, dove la famiglia di Carmine Iannaccone ha sempre prodotto vino per uso personale. E’ questa una storia che ci sentiamo raccontare spesso, forse perché la grande attenzione che c’è intorno al mondo del vino incoraggia le persone ad investire in questo settore. Carmine è un commercialista e quasi per gioco, insieme all’amico avvocato Fiore Cecere, decide di etichettare il proprio vino prodotto a Santa Paolina, in località Castelmozzo, a 550 metri di altitudine, in prossimità di un bosco di olmi che dà appunto il nome alla contrada e quindi all’azienda. L’esordio promette veramente bene: nel vino si riconosce la personalità del greco, ma ha anche tratti personali molto intriganti. Già nel colore carico, quasi oro e lucente, con naso complesso sul tema portante della mineralità gessosa e degli idrocarburi, seguito da tocchi agrumati e mediterranei. Il sorso sa sedurre lungamente, è pieno e sostenuto da una acidità ruvida e dalla spinta salinità.
Il percorso tratteggiato dagli stands del padiglione Irpinia vuole in vicinanza alcune delle massime espressioni del greco di Tufo e a questo punto incontriamo Angelo Muto, altro pilastro importante per questo areale di produzione.
Angelo Muto di Cantine Dell’Angelo
Torre Favale 2012 è la novità di Cantina dell’Angelo, che sceglie di realizzare questa cru dalla vigna sulla collina di Santa Paolina, ben visibile dal borgo di Tufo, in forte pendenza, sulla cava di zolfo. Il vino è molto teso e vuole tempo per raccontarsi al meglio, ma si avverte in maniera decisa l’alta qualità della materia prima a disposizione.
Da Rosanna Petrozziello di I Favati proviamo due annate del Terrantica Etichetta Bianca, 2011 e 2012: nella prima si avverte che il vino è sostenuto da un progetto di lavoro che investe tantissimo in vigna, mentre nella seconda il tempo ha dato al vino la possibilità di esprimersi ed è decisamente interessante e ben riconoscibile. Ha naso pieno e profondo che definisce soprattutto i toni di idrocarburi e appena tostati, il sorso è materico, ruvido per la spinta freschezza e lungamente salato.
Rosanna Petrozziello di I Favati
Un’altra bella novità la troviamo con l’azienda Le Masciare, un luogo dell’anima per Erik Den Dunnen e Virna Asara che nelle vigne di Paternopoli consolidano il proprio amore al punto che l’intreccio fra il vino e la passione diventa anche solido progetto di vita. Lui è olandese, lei romana, si conoscono durante gli studi negli States e attraverso un’amica comune, Caterina Martone, si recano in visita in Irpinia.
Erik Den Dunnen e Virna Asara di Le Masciare
Galeotta fu la vigna a Paternopoli, il regno di Luigi Tecce, dove i sogni enoici diventano delle bellissime favole da raccontare. Ovviamente questo è territorio della docg Taurasi ed il loro punta all’eleganza e alla leggiadria. Il greco di Tufo 2012 ha una impostazione semplice e classica, è rustico e spigoloso, vuole tempo per distendersi, ma come sappiamo questo è un pregio e non un difetto, e raccoglie le sue uve a Montefusco. Sul filo della tipicità e della rusticità del greco corrono anche La Molara e Tenuta Cavalier Pepe: Greco di Tufo 2013 e Nestor 2013 sono le rispettive etichette, ben centrate e molto espressive.
Milena Pepe di Cantina Cavalier Pepe
Scivoliamo lentamente nello stand di Pasqualino Di Prisco che timidamente ci accoglie, parla a lungo ed ha voglia di raccontarsi.
E’ proprio innamorato della sua Fontanarosa, il piccolo borgo vicino Taurasi caratterizzato dall’abile arte dei maestri della pietra rosa che dà il nome al paese ed al greco di Tufo di questa azienda. Purtroppo, dopo la grande emigrazione seguita a più ondate nel tempo, questi mestieri sono andati perduti e Pasqualino ha voluto ricordare con bellissimi particolari,su ognuna delle sue etichette, i lavori in pietra realizzati sui portali dei palazzi di Fontanarosa.
Pasqualino Di Prisco
Il Greco di Tufo Pietrarosa 2011 mantiene una identità personale e ben riconoscibile. E’ ricco in tutti i suoi aspetti ed ha investito moltissimo sulla cavalcata del tempo. E’ caratterizzato dalle note fumè e un po’ dolciastre, elegante nei tocchi di zafferano, mostra grande carattere in bocca, è pieno e ruvido per l’acidità calzante, lungo sui toni sapidi – una etichetta pregiata da attendere nel tempo.
Chiudiamo questo giro virtuoso, e ben augurante per le aziende che hanno creduto nel greco di Tufo, con una espressione molto personale, dettata dalla tenacia che contraddistingue le donne dell’azienda Donnachiara.
Ilaria Petitto di Donnachiara
Ostinato è il nome del vino che vuole appunto sottolineare questo lato del proprio carattere che ha consentito alla vigna di greco a Torre Le Nocelle di continuare a vivere pur non essendo nel territorio di produzione della docg. Ostinato 2011 è frutto di una vendemmia tardiva, dell’ alternanza di fermentazioni tra legno ed acciaio ed di una particolare cura che punta a preservare gli umori del vino nella loro integrità. Esce sul mercato dopo tre anni dalla vendemmia, ha profumi pieni e complessi che vanno dalle note iodate agli agrumi canditi ed erbette mediterranee. Il sorso è dinamico ed intrigante sul ritmo condotto tra acidità e sottili note dolci. Con quanto scritto fino ad ora, ci auguriamo di trovare sempre più greco di Tufo nelle proposte dei ristoratori, basta saperli raccontare nella giusta misura ed avere voglia di uscire dai soliti luoghi comuni.
—————————-
LELLO TORNATORE: i quindici Fiano di Avellino, gli stand delle cantine irpine al Vinitaly 2014
—
Si voleva far passare il 2014 come l’anno della separazione dell’Irpinia dalla Campania al Vinitaly, ma non è stato proprio così. Certo fisicamente erano in due diversi padiglioni (anche se contigui), ma l’anima di una forte identità comune ha preso il sopravvento. Ma non voglio stare qui a spiegare cose già dette e ridette, sia da Costantino Capone che dai produttori dell’Irpinia. Insomma chi voleva mettere gli uni contro gli altri si dovrà rassegnare, la solidarietà dei produttori campani verso le ataviche richieste di maggiori spazi degli irpini è stata totale. Capisco che altri interessi volevano l’unità fisica della Campania per poter mungere a più mammelle, ma anche su questo…si dovranno rassegnare!!! 🙂 Ma veniamo a quelli che sono stati gli assaggi di Fiano di Avellino che più mi hanno colpito. Per comodità di esposizione partiamo dall’areale di Lapìo.
Colli di Lapio 2013
Al banchetto d’assaggio c’erano Carmela e Federico, i due “pargoli” di Clelia Romano, la signora del Fiano, impegnata al banco d’assaggio per gli importatori. Il vino si conferma con il solito carattere, soprattutto floreale ed in seconda battuta fruttato. Ginestra, biancospino e fiori d’arancio per quanto concerne il floreale. Mela golden e pesca gialla per il fruttato. In bocca è pieno, succoso e rotondo, ma al contempo la spalla acida ben pronunciata equilibra il tutto.
Rocca del Principe 2012
Ho incontrato Ercole Zarrella che gentilmente mi ha fatto “sentire” il suo gioiellino, presentato per l’occasione proprio al Vinitaly. Già al colore, giallo paglierino carico, si percepisce l’annata favorevole. Al naso è un tripudio di sensazioni odorose che vanno e vengono in un gioco di scambievolezze tra i fiori e la frutta. Si avverte il gelsomino, ma anche la pera, la lavanda, ma anche la mela cotogna. Il gusto è evoluto, l’elevata freschezza ben si combina con la complessità gustativa delle morbidezze avvertite.
‘Ventidue’ 2012 di Villa Raiano
Me l’ha fatto assaggiare il mio amico di vecchia data Gigi Pagano, anima commerciale di Villa Raiano. E’ il cru ottenuto dalle uve provenienti da un comune che si trova esattamente a 22km dalla cantina, e cioè da Lapìo. Colpisce subito la pienezza cromatica dell’areale. La complessità olfattiva che vira verso profumi floreali decisi ne è conferma. La bocca è fluente e cicciosa, mela verde, pesca a pasta bianca, nespola, insomma … tanta roba!!! Il finale sapido completa il tutto.
‘Oi nì’ 2012 di Tenuta Scuotto
Al banchetto d’assaggio, tutto “tirato”, c’è Adolfo Scuotto, come dice Catarella…”personalmente in persona” 🙂 Anche questo è un cru di Fiano vendemmia tardiva e con fermentazione controllata a 7° effettuata in botti alsaziane. Colore carico da vendemmia tardiva, ma molto vivace e luminoso. Naso atipico ma molto piacevole. La vaniglia su tutto, ma poi anche fiori e frutti gialli. Un sorso elegante ma pieno ci conferma la morbidezza già espressa al naso. Insomma, è tutto un bilanciamento perfetto, anche se non tipico del vitigno. Potrà essere “il piano B” per il Fiano di Avellino?
Angelo Silano
L’ho assaggiato dalle mani di Angelo Silano, agronomo, enologo, produttore di olio…e chi più ne ha più ne metta!!! 🙂 Ma è solo un assaggio di botte di uno dei tre nuovi cru che Angelo vorrebbe lanciare di qui ad un anno. Il colore è giallo paglierino pieno. Al naso sembra più un Greco che un Fiano, la nota agrumata prende il sopravvento persino sul gelsomino. In bocca,il pompelmo è evidente ancora più che al naso. Acidità a go-go, ma anche sapidità e lunghezza non sono certo deficitarie in questo vino!!!
il Santàri di Filadoro
Allo stand c’era Giancarlone Ioanna, grande gourmet amante di maccaronara :-). Anche questo è un cru che viene fuori da una vendemmia tardiva di filari selezionati. Il colore è appena un po’ più carico del base. All’olfatto oltre al floreale spiccato, tipico dell’areale, si avvertono lievi sentori aromatici di macchia mediterranea. Evidentissima la pera matura seguita da note di frutta gialla. A dispetto dei circa quattro anni, la freschezza è disarmante. Completa il quadro di equilibrio una bella sapidità.
‘Sequoia 2012′ di Fonzone
Ad accogliermi allo stand, tutta la famiglia Fonzone, il vino mi è stato servito da Arturo Erbaggio, agronomo ed enologo aziendale. Le uve provengono da una piccola vigna aziendale, a Paternopoli, fuori dall’areale della DOCG. Si tratta di un vino ottenuto da uve di vendemmia tardiva con percentuale di grappoli botritizzati e fermentazione in legno. Di colore giallo paglierino, al naso è immediata la sua complessità: note cremose, di frutta secca, di fiori (camomilla, zagara), oltre a sentori minerali. La spalla acida e la sapidità equilibrano alla perfezione la sua naturale componente dolce. Finale persistente, con note tostate in retronasale.
Antico Castello 2012
A servire il vino allo stand c’era la graziosa nonché preparatissima Chiara Romano. Siamo anche qui fuori dall’areale della DOCG, e precisamente a San Mango sul Calore. Il colore non si discosta molto dai fiano più blasonati. Il naso è magnificamente pieno, assieme ai fiori ed alla frutta si avvertono leggere note balsamiche che lo rendono ancora più elegante. Al gusto la ricchezza di sensazioni fruttate, frutta a pasta bianca, è riequilibrata da una mineralità diffusa. La complessità fa il paio con la lunghezza.
Vigna Acquaviva 2012 di Montesole
Al banco d’assaggio, vestito di tutto punto, Michele D’Argenio, enologo aziendale. Si tratta di un cru con uve provenienti da S. Michele di Pratola, accanto alla dorsale di Montefredane. Paglierino carico. All’olfatto si avvertono fiori bianchi, nello specifico, tiglio. Anche il fruttato, in successione. Pesca gialla e confettura di agrumi. Chiude una nota di nocciola tostata. Ottima freschezza, l’ equilibrio tra componenti dure e morbide è perfetto, sicuramente è suscettibile di ulteriore evoluzione.
Vigna della Congregazione 2012 di Villa Diamante
Mi serve il vino la dolce Diamante Renna-Gaita, moglie di Antoine Gaita. Areale di Montefredane, vigne da 40 q.li ad ettaro, vinificazione con batonnage spinto e…altro ancora :-). Colore più carico degli altri fiano. Naso molto complesso. Si inizia da una leggera nota minerale per poi approdare a sentori di fiori e frutta per poi approdare ad una tenue tostatura. In bocca è più che pieno, la conferma della frutta, a pasta gialla ma poi un leggero sentore fungino avvolge il palato. Freschezza e lunghezza da vendere.
‘Ciro 906′ 2012 di Ciro Picariello
L’assaggio è a cura di Rita Picariello, moglie e chef (bravissima)personale di Ciro. Cru da uve di Summonte. Giallo paglierino pieno. Naso elegantissimo di fiori bianchi(gelsomino), di frutta a pasta bianca(pesca) e leggera nota fumè che sappiamo con gli anni diventerà più insistente. La beva è decisa, anche se le sottili sensazioni ti accompagnano dolcemente verso un altro sorso. La freschezza si impadronisce della bocca, ma viene subito riequilibrata dal notevole corpo del vino. L’allungo è poderoso.
Tenuta Sarno 2012
Alla mescita l’energica quanto esplosiva Maura Sarno, titolare dell’azienda. Areale di Candida. Bel colore giallo paglierino vivido. Olfatto meraviglioso di fiori d’acacia e di tiglio, subito seguito da una nota agrumata che poi si fonde con un sentore minerale di polvere pirica. In bocca l’energia del vino fa pari con quella della vigneron. Pienezza infinita, freschezza a go-go e grande complessità caratterizzano il sorso. Si beve ancora, e si aspetta che svanisca…macchè, è sempre lì!!!
‘Selvecorte’ 2012 Contrada Michele
Al banco c’è Gerardo Contrada, contitolare dell’azienda insieme al fratello Michele. Ancora areale di Candida. Colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Molto profumato con in evidenza i fiori d’acacia. Il fruttato invece, viaggia sull’onda dell’agrumato. Colpisce l’eleganza della bocca che evidenzia una gradevole freschezza insieme ad un’elevata sapidità. Il finale leggermente tostato ricorda la nocciola mortadella.
‘Particella 928′ 2012 di Cantina del Barone
L’assaggio è a cura di Luigi Sarno, alias Marlon Brando, enologo e titolare dell’azienda. Areale di Cesinali. Il vino è ottenuto da una singola particella, appunto al numero 928 del catasto terreni, che ha suolo ed esposizione particolari. Il colore non è certo bianco-carta(come lo avrebbe voluto la commissione per la docg) 🙂 è piuttosto giallo paglierino carico. Naso molto intrigante, prima erbe officinali(balsamico) e poi frutta bianca matura. Il sorso è fluente, la freschezza infinita. Finale amaricante di nocciola tostata. E’ sicuramente un vino al di fuori degli schemi .
lo stand di Historia Antiqua
A servire il vino c’è Luca, nipote del titolare Michele Cornacchia. Lo degusto in abbinamento ad una generosa fetta di “pizza con l’erba”. Bel colore paglierino vivace. Avverto subito note floreali molto intense. Glicine e camomilla. Segue la mela “sciampagna” . Bocca piena(ma non solo per la pizza) :-). Note vegetali molto pronunciate ed acidità graffiante. Si capisce subito l’ottima materia prima, ma è un infanticidio berlo adesso!!!
da: Luciano Pignataro [presslucianopignataro@gmail.com]
0 commenti