ISCHIA TRAGEDIA ANNUNCIATA? ALLORA, CHI E’ CHE HA FATTO IL SORDO?
Ischia piange cinque vittime per lo sfaldamento di una montagna che se n’è scesa a valle, travolgendo una casa coi suoi abitanti facendo 50 feriti e 250 sfollati. Una delle tante case abusive,(questa crollata era in attesa di sanatoria:leggi condono), dell’isola; costruita senza che nessuno facesse qualcosa per evitare che venisse innalzata. Cioè intervenendo “prima” che fosse costruita o anche in corso di costruzione. I sei comuni dell’isola verde di case abusive ne hanno, ma hanno anche amministratori, uffici comunali, impiegati, vigili urbani. E su un’isola si sa sempre tutto di tutti, proprio perché con un territorio così circoscritto, circondato com’è dall’acqua, la gente si guarda spesso intorno e parla, parla, ma chi dovrebbe non ascolta e così succede che sono a centinaia le case abusive costruite dove non avrebbero mai dovuto esserlo.
Eppure, a pensarci bene, è proprio ad Ischia che il crollo di un costone fece 4 vittime tedesche sulla spiaggia dei Maronti, ed è sempre ad Ischia che la zona rossa,(quella a rischio geologico),disegnata dalla protezione civile, appare molto estesa. Ed è ancora e sempre nell’isola che un terremoto, a Casamicciola, fece vittime a centinaia (ma quella fu una calamità naturale, l’uomo non c’entrava)e lasciò l’Italia col fiato sospeso, perché non pochi furono quelli che pensarono che l’isola sarebbe affondata inghiottita dai flutti: tragedia rimandata? No errore di calcolo.
Ma l’isola, che è vulcanica, di sorprese ne ha date parecchie e quella di oggi si spera sia l’ultima, purchè l’uomo faccia la sua parte. E cioè: chi ha il dovere di tutelare la sicurezza dei cittadini deve operare e deve farlo con continuità. Troppe le vittime che si potevano evitare a Ischia come a Sarno, come in tutti quei comuni campani dove le case che crollano continuano a fornire sfrattati,(vedi Ercolano),e a creare nuovi disagi a cittadini che hanno la colpa di abitare una regione a rischio geologico notevole e mal controllato.
Le Università campane, sfornano non pochi geologi: sono quelli che sanno già che non avranno mai un posto di lavoro sicuro; sono quelli che hanno fatto una scelta apparsa la più giusta, perché avranno pensato che in una regione ad alto rischio ambientale (bastino il cratere di Roccamonfina, Calitri, Pozzuoli, il Vesuvio…) è naturale e logico che le istituzioni si debbano servano dei geologi.
Invece no, non è così. Il geologo è una figura ignota, chiamata sempre “dopo” la disgrazia, con contratto a termine e poi salutato non appena è passato il clamore dei guai. Basterebbe servirsi di loro in tempo utile, per non dover più parlare di “tragedie annunciate”, magari assumendo un geologo ogni tre quattro Comuni,risparmiando sulla spesa ma, dopo averlo studiato, mettendo in sicurezza il territorio,nel contempo ridando speranza ai giovani geologi che coraggiosamente affrontano studi pesanti e difficili, facendolo con lo stesso spirito di sacrificio dei medici, (che però sanno che in Italia di malati ce n’è sempre troppi e la paga è assicurata),che oggi restano in lunghe ed umilianti attese di una impresa privata (e del servizio pubblico)che paghi “una tantum” la loro collaborazione temporanea. Prevenire è meglio che curare, s’è sempre detto, ma dalle nostre parti, evidentemente, non vale.


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