INFLUENZA DEI POLLI, ZUCCHERO AMARO E POCO VINO
Presentato a Legnaro (Pd) il rapporto 2005 di Veneto Agricoltura sulla congiuntura Agroalimentare regionale 2005.
In Veneto diminuiscono le aziende agricole(-1,9%) e la produzione (13,8%). La ricetta è la cooperazione.
L’andamento dell’Agroalimentare veneto non è positivo, lo indicano Regione e Veneto Agricoltura, nel loro tradizionale Rapporto congiunturale che si è svolto stamattina 5 luglio, presso la Sala Convegni di Veneto Agricoltura a Legnaro (PD). A presentarlo Corrado Callegari, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura e tra i relatori Andrea Povellato dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria, Antonio De Zanche di Veneto Agricoltura ed il professor Corrado Giacomini dell’Università Agraria di Parma. I motivi vanno individuati nel clima, che nel corso dell’annata ha presentato alcune situazioni anomale, e nella flessione dei prezzi, nonostante la diminuzione della produzione, con riflessi negativi sul reddito agricolo e l’occupazione nel settore.
La relazione del professor Giacomini ha evidenziato l’importanza della cooperazione per il Veneto, una grande risorsa e potenziale per la regione.
<>. A questa articolata relazione del docente universitario sul’associazionismo e la cooperazione, e agli interventi di De Zanche e Povellato sul rapporto congiunturale 2005 dell’Agroalimentare Veneto, è seguita la conclusione di Pietro Cecchinato, dirigente della Regione Veneto, in rappresentanza del V.Presidente Zaia impegnato a Roma, il quale ha espresso l’intenzione della Regione di promuovere la cooperazione tra le aziende agricole del Veneto, per far fronte alle esigenze del settore agricolo. Il quadro tracciato da Veneto Agricoltura, che si é avvalso della collaborazione dell’INEA, delinea una diminuzione dell’1,9% delle imprese agricole, una riduzione della produzione complessiva del 13,8% in valore e un andamento generalmente negativo dei principali indicatori economici per quasi tutto il corso dell’anno, con segnali di ripresa solo a partire dal terzo trimestre, dovuti ad un aumento delle spese domestiche e delle esportazioni, che hanno migliorato il deficit regionale. Per quanto concerne la coltura del mais, dopo la produzione record del 2204 si è verificata una riduzione sia della superficie coltivata che della produzione, mentre il prezzo ha subito una diminuzione del 15%. La barbabietola da zucchero – da dieci anni non si registrava un’annata così positiva per la sua produttività -, ha visto un forte incremento delle semine, (60% in più rispetto al 2004) ma l’elevata produzione ha lo sforamento della quota di zucchero assegnata dall’UE, per cui la produzione lorda vendibile della coltura è scesa del 20% e nel 2006, in base alla nuova OCM, sarà decurtato del 50% il contingente nazionale. In Italia perciò resteranno in funzione solo sei stabilimenti di cui uno solo nel Veneto, quello di Pontelongo, con una riduzione a 15 mila ettari delle aree coltivabili. Qualcuno parla di “eclissi della bieticoltura”… Per quanto riguarda la coltivazione della soia è la produzione è aumentata del 3,2%, anche se la sua quotazione ha subito un calo del 15%.
Negativa la vendemmia. Il numero di riferimento è il -20%, che si riferisce al calo sia dell’uva da vino, a causa del clima, che del vino prodotto. Il Veneto “enoico” continua però a proporre un prodotto di qualità, di cui il 31% marchiato come DOC-DOCG e il 61% come IGT. Anche i prezzi dell’uva, sono diminuiti del 20% sui mercati regionali. Continua il calo delle superfici coltivate a melo, ora 7 mila ettari, di cui il Veneto rimane il secondo produttore nazionale dopo il Trentino Alto Adige (prima dell’Emilia Romagna e del Piemonte). Analoghe considerazioni riguardano la coltura del pero: anche in questo caso il Veneto è la seconda regione più produttiva, dietro l’Emilia Romagna, con l’11% della coltivazione su scala nazionale. Annata negativa per pesche e nettarine la cui produzione è diminuita del 9%, con i peggiori risultati commerciali ottenuti nel corso degli ultimi anni.
In lieve aumento gli ettari dedicati alle orticole (+1%). Tra queste, le colture più importanti in Veneto sono nell’ordine: radicchio, patata e lattuga. Alla coltivazione stazionaria della patata in termini di investimento corrisponde un incremento della produzione del 3%. E’ aumentata inoltre la superficie a radicchio, (+8% con rese del 9% più alte), mentre la coltivazione della lattuga rimane sostanzialmente invariata rispetto al 2004.
Diminuiscono gli allevamenti dei bovini da latte, ora sono circa 5600 le aziende conferenti in Veneto (-10%) e gli allevatori continuano a superare le quote latte assegnate. Ciò ha causato l’esubero di 1,8 milioni di quintali di latte, pari a circa il 10% della produzione regionale. Nonostante qualche caso poi, si è verificata una tendenza al ribasso dei prezzi del latte, per il 75% utilizzato nelle produzioni casearie. Riduzione pure per i bovini da carne, stimati circa in mezzo milione nei 16 mila allevamenti veneti. Una notizia buona e due meno: se da una parte è cresciuta la domanda interna di carne fresca, dall’altra sono aumentate le importazioni dall’UE (+12,8%), ed è diminuita del 9% la produzione regionale. Per gli avicoli è stato forte il danno economico causato dalla psicosi dell’influenza aviaria. La perdita per la filiera del pollo da carne è stimata in 450 milioni di euro solo tra settembre e dicembre. La carne non venduta è stata in parte congelata ed in parte esportata.
Ufficio Stampa di Veneto Agricoltura
05.07.06
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Categorie: Il Contadino

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