In Italia una “mutua” veterinaria è pura follia
di Oscar Grazioli

Immagino che l’istituzione di una “mutua” veterinaria vi spaccherà, come al solito, in diversi tronconi, alcuni che la inneggiano, altri che fanno strame.
Leggo già le proteste di chi non ama particolarmente cani e gatti e stranamente legge questa rubrica, loro dedicata.
“Grazioli, non hai ancora capito che non ce n’è per i bambini e gli anziani? Figurati per le bestie!”.
Con sua sorpresa che m’invita spesso all’uso della vanga più che a quello della tastiera, questa volta troverebbe in me un plauso (non per la vanga, ma per la mutua).
La vera verità è che in Italia non ci sono soldi. Poi se entriamo nel perché, questo è un fatto che non riguarda proprio questa rubrica.
Che siano stati spesi male, con enormi sprechi, su questo credo che siano d’accordo in tutto l’arco costituzionale.
Che noi abbiamo vissuto (e continuiamo a farlo) sopra le righe, lo dimostrano le vendite di Blacberry e iPhone di ultimissima generazione, per non parlare di HI Fi, TV al plasma e automobili di grossa cilindrata.
“Piuttosto dormo dentro la macchina” ma gli amici devono vedere la Lexus che ho comprato.
Istituire una sorta di Sistema Sanitario Nazionale per cani e gatti è pura follia , prima di tutto perché non riusciamo a colmare le nostre esigenze, figuriamoci quelle di Fido e Silvestro, secondo perché la favola del “tutto è gratis” ha sempre ben vissuto nei sogni degli irrazionali. C’è un ambito però dove si potrebbe lavorare, rendendo profondamente diverse le cose da come stanno adesso.
Le prestazioni veterinarie per chi ha una pensione minima o è in cassa integrazione e il costo dei farmaci per uso veterinario che, nella maggior parte dei casi, raggiunge cifre astronomiche.
Per quanto riguarda le visite dal veterinario, si tenga conto che quest’ultimo opera una seria prevenzione sulle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo.
Se io diagnostico a Silvestro una micosi per tempo, prima che contagi tutta la famiglia, questo vuol dire risparmiare visite dal dermatologo, giorni di assenza da scuola, giorni di assenza dal lavoro per i familiari, costi dei farmaci per il trattamento ecc.
Se non un rimborso totale, quanto meno che le prestazioni veterinarie vengano private di quel vergognoso 20% di IVA che è riservato anche alle aragoste e allo champagne.
Quanto ai farmaci per uso veterinario, mediamente, a parità di principio attivo, costano quattro – cinque volte quelli per uso umano, fino a punte che arrivano a novanta volte, senza la possibilità di avere dei generici a basso costo.
Un trattamento di cinque giorni con un banalissimo antibiotico su un cane di grossa taglia rischi di costare oggi una cinquantina di euro almeno. Decisamente troppo, quando per un uomo, anche a pagamento, il costo è di dieci.

da: Tiscali animali


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