LIVING PLANET REPORT 2008
27 – 28 novembre 2008
‘Biodiversità e beni comuni’
V Congresso Internazionale Scienza e Società – La frontiera dell’invisibile

IL RAPPORTO DEL WWF INTERNAZIONALE CHE METTE IN PRIMO PIANO I SISTEMI NATURALI DEL PIANETA E FA LUCE SUL LORO STATO DI SALUTE, MINACCIATO DALLE PRESSIONI DELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE UMANE

Il 28 ottobre il WWF ha presentato pubblicamente a livello mondiale, tradotto in diverse lingue, il Living Planet Report, il documento che, a partire dal 1998 ogni due anni, illustra lo stato di salute degli ecosistemi del Pianeta, gli effetti causati dall’intervento antropico su di essi e le proposte di soluzioni rispetto alla situazione analizzata. Si tratta della settima edizione.

Il rapporto è il risultato della collaborazione tra WWF, Società Zoologica di Londra (ZSL) e Global Footprint Network. Si basa su i dati di due indicatori:

-Living Planet Index (LPI)- è un indicatore che aiuta a capire come evolve la condizione della biodiversità a livello planetario. LPI è uno degli indicatori selezionati per la verifica, da parte della Convenzione sulla Diversità biologica, dei progressi verso l’obiettivo del 2010. E’ un risultato del lavoro della Società Zoologica di Londra.
-Ecological Footprint, misura la domanda del genere umano a carico della biosfera (in termini di superficie di terra e mare produttiva dal punto di vista biologico), necessaria alla produzione delle risorse che le persone utilizzano e all’assorbimento dei materiali di rifiuto che generano.

Da questa edizione, la relazione esamina anche l’impatto dei consumi di risorse idriche della Terra e la crescente vulnerabilità alla scarsità d’acqua, che oggi colpisce oltre 50 paesi. Per la stima della domanda complessiva di acqua utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati dagli uomini, si è aggiunto l’indicatore Water Footprint.

Il Living Planet Index della biodiversità a livello globale si basa su i trend di alcune migliaia di popolazioni di 1.686 specie di vertebrati (pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi) viventi in ecosistemi terrestri, marini e d’acqua dolce presenti nelle regioni temperate e tropicali del pianeta. Si assume che per i vertebrati, sebbene rappresentino solo una frazione delle specie conosciute, l’andamento delle loro popolazioni mostri con sufficiente approssimazione lo stato della biodiversità complessiva. Per la prima volta si sono analizzati i dati che hanno consentito valutazioni sulle tendenze delle popolazioni di specie per regni biogeografici, gruppi tassonomici nonché biomi.
L’indice complessivo mostra che le popolazioni di specie selvatiche sono, globalmente, in evidente declino e gli ecosistemi naturali sono ovunque sotto pressione.
La situazione più allarmante si manifesta nelle regioni biogeografiche tropicali e nei mari tra i due tropici.
Infatti l’indice ha evidenziato un calo medio globale di circa il 30% dal 1970 al 2005, nelle 3.309 popolazioni di 1.235 specie.
Un indice specifico per le regioni tropicali mostra un calo medio del 51% rispetto allo stesso periodo di 1.333 popolazioni di 585 specie. Non è da sottovalutare il fatto che tali analisi tengono conto di dati che si riferiscono ad un periodo abbastanza recente rispetto al verificarsi dei fenomeni descritti nelle aree delle regioni temperate, di più datato sviluppo economico.
Le minacce dirette per la biodiversità, di origine umana, sono riconducibili a cinque categorie:

– la perdita di habitat, la frammentazione o la modifica d’uso del suolo, soprattutto a causa di agricoltura
– l’eccessivo sfruttamento delle specie, in particolare a causa di pesca e caccia
– l’inquinamento
– la diffusione di specie invasive o geni
– il cambiamento climatico.

L’origine di queste pressioni risiede nelle richieste di cibo, acqua, energia e materiali. Esse possono essere considerate in termini di produzione e di consumo di colture agricole, delle carni e dei prodotti lattiero-caseari, di pesce e frutti di mare, di legno e carta, d’acqua, di produzione e consumo di energia, di trasporti e di trasformazione dei suoli per la crescita delle città, degli insediamenti produttivi e delle infrastrutture. Con una popolazione ed una economia mondiale in crescita, crescono le pressioni sulla biodiversità.
Un caso clamoroso di sfruttamento insostenibile di risorse naturali proviene proprio dal Mediterraneo, e nel quale l’Italia è fortemente coinvolta, dove persiste da tempo uno stato di profonda manomissione di habitat marini e un grave depauperamento di numerosi stock ittici, e dove si consuma una battaglia agguerrita per adattare l’attività di pesca a quello che questi stock sono effettivamente in grado di sostenere.
Siamo in presenza di un fenomeno molto complesso, dove molte illegalità ed abusi vengono commessi. A causa dei quali sono a rischio pure le popolazioni di specie marginalmente interessanti ai fini commerciali, come le tartarughe marine.

Il Tonno rosso Mediterraneo, caso esemplare, è sul punto di crollare. La pesca illegale è diffusa, le flotte sono troppo grandi, e le quote ignorano i pareri scientifici. Il WWF ha lanciato una campagna di pressione che invita i consumatori a livello mondiale a boicottare il consumo di Tonno rosso, fino a quando non saranno messe in atto le misure di limitazione della pesca. Sia una sospensione delle attività di pesca che la creazione di santuari a protezione delle principali aree di riproduzione sarà fondamentale per la gestione sostenibile del tonno rosso nel Mediterraneo.

La crisi della biodiversità e dei sistemi ecologici non sembrano essere fonte di preoccupazione per il Governo italiano. Il Ministero dell’Ambiente nel 2009 perderà quasi il 18% del proprio budget. Ad essere ridotte saranno soprattutto le risorse della tutela della fauna e della flora e quelle riservate allo sviluppo sostenibile con un taglio stimato di più di 270 milioni di euro. (fonte: Il Sole 24 Ore, 27 ottobre 2008)

A questo proposito da qualche giorno sul sito web della IUCN è disponibile in formato pdf un testo – Mediterranean Mountains in a changing World – edito grazie al contributo economico della Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente italiano. Questo documento contiene una serie di linee guida strategiche e tratta di questioni chiave di conservazione e di sviluppo per le catene monutose mediterranee, raggruppati in otto temi prioritari, come punto di partenza per l’elaborazione di piani d’azione per i sistemi montuosi mediterranei.
I contenuti del libro sono basati su i risultati del ricco dibattito che è emerso da casi studio e esperienze discusse da esperti regionali in un seminario regionale che ha avuto luogo a Malaga (Spagna) il 10-12 dicembre 2007. In esso si mettono a confronto pure i diversi approcci sviluppati da diverse organizzazioni, tra cui quello a scala di paesaggio noto come approccio ecoregionale, adottato dal WWF Italia per la conservazione a lungo termine della biodiversità in Italia.

Per concludere parte in questi giorni il progetto internazionale “Econnect restoring the web of life” (Econnect – ripristinare la rete della vita) finanziato dalla UE nell’ambito del Programma Spazio Alpino per la costruzione di una rete ecologica nelle Alpi. Il progetto conta sedici partner da sei paesi alpini. Il focus del progetto è la connettivita’ dell’ecosistema alpino: collegare habitat, aree protette e hot spot della biodiversità per ridurre la frammentazione delle popolazioni. Il progetto Spazio Alpino Europeo della UE, proseguirà fino all’agosto 2011, con un finanziamento di oltre tre milioni di euro. Per raggiungere una rete ecologica complessiva sarà necessario armonizzare i dati geografici e analizzare le barriere fisiche e legali esistenti con una terminologia e un metodo comuni, allo scopo di definire corridoi adatti alle migrazioni a livello paneuropeo. La connettività ecologica sarà rafforzata superando barriere legali e ecologiche tenendo in considerazione i confini transfrontalieri. L’enfasi del progetto sarà messa sull’implementazione di misure in aree pilota, attraverso linee guida e buone pratiche da diffondere per poter raggiungere risultati in tutta l’area. La partnership di Econnect prevede amministratori regionali e nazionali, ONG internazionali, istituti di ricerca, aree protette. I partner Leader sono l’ University of Veterinary Medicine di Vienna e il Research Institute of Wildlife Ecology; gli altri partner italiani, il Ministero dell’Ambiente, l’Accademia Europe di Bolzano, il WWF Italia, il Parco Naturale Alpi Marittime, la Regione Autonoma Valle d’Aosta.

27 – 28 novembre 2008
‘Biodiversità e beni comuni’
V Congresso Internazionale Scienza e Società – La frontiera dell’invisibile.
Roma Fondazione Diritti Genetici Via Garigliano 61/a Ore 9.00 – 17.00

16 Novembre 2008
Relazione fra agriturismo e biodiversità:come qualificare l’offerta Salone Agri e Tour Centro Affari e Convegni. Arezzo. Sala 1° piano. ore 16.30-18.30
sito internet agrietur

15 Novembre 2008
Presentazione di buone pratiche di aziende multifunzionali in relazione alla biodiversità. Testimonianze di operatori agrituristici.
Salone Agri e Tour Centro Affari e Convegni. Arezzo. Sala 1° piano. ore 15.00
sito internet agrietur

13 Novembre 2008
Firenze, Viale Filippo Strozzi, 1 Sala “Arno” Fortezza da Basso
Presentazione del volume “Riconquistare il Paesaggio. La Convenzione europea del paesaggio e la conservazione della biodiversità in Italia”

I partner della conservazione regionale dell’Ecoregione Mediterraneo centrale sono 49. L’elenco completo è disponibile sul sito www.wwf.it
Insieme possiamo raggiungere gli obiettivi del programma ecoregionale del Mediterraneo Centrale.
Ogni partner della conservazione ecoregionale condivide i principi della collaborazione tra i soggetti aderenti, attraverso lo scambio di esperienze e buone pratiche, della cooperazione, attraverso accordi ed intese, e soprattutto accetta di concentrare i suoi sforzi (pianificatori, progettuali, normativi) prevalentemente sugli obiettivi di conservazione indicati per l’ecoregione.
I partners prendono parte alle attività comuni (workshops, convegni, seminari) e supportano il coordinamento rendendo accessibili informazioni, documentazione e quant’altro utile e coerente con gli scopi della conservazione ecoregionale. Ad oggi sono già in 49 tra Istituzioni ed Enti di Ricerca i partner della conservazione ecoregionale che affiancano il WWF, una lista corposa destinata a crescere.

Come diventare partner della conservazione ecoregionale.
Per ottenere tutte le informazioni per diventare partner è possibile rivolgersi alla segreteria della Direzione Conservazione del WWF Italia-Rosanna Fraccomio r.fraccomio@wwf.it. tel: 06-84497488 fax: 06-84497352.

Oppure è possibile contattare:
– per il centro-nord Italia Antonio Pollutri a.pollutri@wwf.it tel. e fax 085/4554832
– per il sud Italia Luigi Agresti l.agresti@wwf.it tel. 0971/ 411382 Fax 0971/ 411382
– per la Sardegna Luca Pinna l.pinna@wwf.it tel. 070/ 67.03.08 Fax 070 /65.44.52
Testi A.Pollutri Impaginazione A.Pollutri
Questo e’ un servizio informativo.

da: Antonio Pollutri [a.pollutri@wwf.it]


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