AI SOCI ARGA CAMPANIA E AI COMPONENTI UNAGA.
Ma anche a chi vuol leggere qualcosa per saperne appena un pò del Friuli.

Cari colleghi, è con orgoglio (e sorpresa) che ho accolto la scelta dell’Assemblea che mi ha eletto Consigliere Nazionale dell’Unaga e spero di esserne degno e all’altezza dei compiti che in futuro mi impegno ad assolvere, condividendoli con gli altri componenti. Spero di non deludervi.
Ho atteso una decina di giorni prima di inviare e pubblicarre sul sito questo mio report per non togliere nulla all’importanza del Congresso Unaga rimasto in pagina, appunto, dieci giorni.
Avrei fatto un torto agli organizzatori di questo Congresso se non li avessi ringraziati anche a nome vostro, per l’accoglienza ricevuta, e sono certo che lo farà per tutti la presidente della nostra Arga.
Ringraziamenti che vanno soprattutto all’Arga del Friuli per l’organizzazione delle giornate del Congresso, al ricco e intenso programma di visite alle realtà produttive vitivinicole del Carso e delle altre zone visitate, sia in pulman che col Battello Santa Maria, per vedere come hanno utilizzato la laguna.
E poi la mia prima volta da socio Arga in un paese del Nord per conoscere i miei compagni d’avventura nell’Unaga è stata senz’altro istruttiva.
Nella terra friulana, “tiere furlane”, coi giornalisti di quasi tutte le regioni, accomunati dallo stesso interesse, svariando tra agricoltura e ambiente, con le articolazioni derivanti, è stato un piacevole approccio così come scambiarsi informazioni sulle rispettive regioni e sugli aspetti di vita privata.
E’ stato un fatto naturale, per niente invadente ma molto confidenziale, come se fossimo stati amici da sempre. Una particolare menzione va a Efrem Tassinaro, col quale mi sono sentito telefonicamente per anni senza mai incontrarci; stavolta, però, è accaduto ad Aquileia e la cosa mi ha molto soddisfatto: un galantuomo e vero amico. Oltre che un giornalista cuoco curatore di ricette sopraffini (da quello che ho letto) che prima o poi bisognerà mettere alla prova…
Ed ora vengo ai luoghi visitati. La laguna rappresenta uno spettacolo unico.
La distesa del mare lagunare, la cui navigabilità è tracciata da pali infissi nella sabbia a non più di tre, forse quattro metri di profondità, vista dalla barca, scopre la genialità della gente friulana che ha saputo miscelare mare e terra per godere dei frutti della pesca di un mare calmo, chiuso tra le tante isole formate da cespugli retinosi che sostengono curiosi e antichi casoni di paglia secca (oggi preziosi abitacoli estivi che nessuno vende perché unici).
Sullo sfondo, appena visibili perchè c’è foschia, si intravedono i profili di Grado e dei borghi di pescatori e si immagina, dall’altra parte della laguna, la dolce Venezia.
Un fatto curioso: nella mia vita sono passato quattro volte da queste parti, in gioventù, ma non ho mai visitato Venezia. Sarà per una quinta volta…
La calma dei luoghi si percepisce attraversando le riserve marine naturali Valle Canal Novo e Foci dello Stella, dove i volatili hanno il loro paradiso e fanno la gioia degli ornitologi di mezzo mondo (l’altra metà, purtroppo, li caccia); guardando i numerosi gabbiani appollaiati sui pali in attesa di pesci, spesso saltellanti dalle acque e abbastanza numerosi da sfamare non solo i volatili stanziali come l’airone rosso, il falco di palude, e i passeriformi come il basettino, la salciaola, il cannareccione, la cannaiola, i cormorani e piccoli cigni ma anche gli uccelli migratori: alcune specie di folaghe, l’alzavola, il germano reale, il mestolone, il quattrocchi e altre specie che si lasciano trasportare dall’acqua verso i canneti che spuntano abbondanti dalle acque paludose, andando verso le verdeggianti vigne che crescono proprio a ridosso della laguna, per rubacchiare i chicchi d’uva quasi pronti per la vendemmia.
Il dilungarmi su questo aspetto, cioè sui volatili, non è casuale. Qui mi assale un ricordo.
Parlando di uccelli penso a Francesco Landolfo, presidente dell’Arga Campania, scomparso improvvisamente e repentinamente nel 2006, dopo essere stato proprio da queste parti per l’analogo congresso dell’Unaga. Francesco era un ornitologo per passione e mi aveva trascinato nell’Asoim, l’associazione ornitologica del Sud, convinto com’era che insieme all’Arga doveva esserci qualcos’altro che riportasse all’ambiente, al territorio, il mondo naturale degli uccelli. Peccato averlo perso, dire che fosse un amico è troppo poco…
Visite interessanti sono state anche quelle alle zone archeologiche di cui Aquilonia e dintorni sono piene e al museo che ne conserva i pezzi pregiati. A tal proposito un bravo agli amministratori locali a cui va anche un plauso particolare per aver saputo mantenere intatti i bellissimi luoghi che ancora conservano vestigia del passato.
Ammirevole, poi, l’impegno dei produttori friulani che su terre colme di sassi, rocce e asperità diverse, ma con accanto (non contro come spesso si registra in altre regioni)le amministrazioni comunali, provinciali e regionali, hanno potuto conseguire successi significativi e confortanti con le loro imprese sia nei settori vitivinicoli che in quelli dell’agroalimentare.
Ottimi i dati forniti dai vignaioli: i bianchi, leggerissimi e delicatamente profumati, rappresentano la vendita maggiore, l’80% del venduto contro il 20% dei rossi.
Un vignaiolo di Carlino, Sergio Bortolusso, nel proporre le sue qualità di vino (subito acquistate dagli altri giornalisti senza che io me ne accorgessi, intento com’ero a chiedere…fatti), ha detto che la sua fortuna non l’ha fatta l’acqua oppure i cefali e altri pesci che alleva nei canali che si insinuano in ogni filare del vigneto, posto proprio di fronte al mare, a pochi passi (anche questa una strabiliante tipicità, almeno per me) e nemmeno l’antica fornace romana che ha rimesso a nuovo per produrre piccole giarre di ceramica che sono la copia esatta di quelle fatte nell’antichità (la ceramica invetriata tardo romana) regalate ai visitatori dell’azienda ma l’amore per l’uva da cui sapientemente, pazientemente e tenacemente, trae un bianco che io non ho bevuto subito.
Ma devo tornare sui vitigni di Bortolusso: la cosa chi mi ha sorpreso è che dal mare della laguna lui non s’è lasciato impressionare.
Immaginate un pettine, dove i denti stanno per sottili strisce di terra che ospitano due – tre filari di viti, poste ad un metro di altezza sull’acqua, mentre gli spazi tra i denti sono i canali che hanno scavato le acque lagunari. Se sia un esperimento unico non lo so, lo chiedo a chi si intende di queste cose, ma certo non avevo mai visto prima un vigneto così vicino all’acqua di mare, anzi in mezzo!
Sulla motonave che ci ha portato in giro per la laguna, tutti i giornalisti, alternando fritturine di mini gamberi, pezzetti di polipi-piovra e creme di formaggi, hanno bevuto litri di bianco nettare, il sottoscritto solo pura acqua minerale. Ma c’era molto caldo, troppo per me per sopportare anche il calore del vino; mi rifarò poi, a cena: un nettare biondo che scende facile.
E’ sempre il titolare dell’azienda vinicola, Bortolusso, che mi ha spiegato che la tipicità del suo vino consiste nella leggerezza in gradi e nel prezzo. Sapendo che quel bianco non va oltre i 5 euro, 8 se proprio si cerca l’annata “speciale”, mi sono molto meravigliato. Ho preso nota dell’indirizzo, e lui me lo fa arrivare a casa nel giro di 10 giorni.
Amici campani, questi sono i prezzi e il vino, quel vino bianco, non è acqua!
Ma spettacolari sono le cantine carsiche delle Aziende Kante, Zidarich e Dario Zidarich, a Prosecco e Prepotto, sul confine Sloveno: o scavate nella roccia in profondità, ad oltre 20 metri, o ricavate nelle grotte sotterranee dove prima passava l’acqua. Di un fresco naturale, non abbisognano di climatizzatori meccanici. E poi un grato pensiero agli architetti che le hanno costruite: hanno usato materiali apparentemente impossibili, duri da lavorare, invece dimostratisi duttili alle forti mani degli artigiani, che dalle nostre parti nemmeno ci provano ad usarli, pur avendoli in grandi quantità. Parlo di roccia granitica, di pietra tufacea (là è rossa) di mattoni cotti al forno con i sistemi di un tempo andato.
Un insieme positivo e produttivo, quello tra amministrazioni pubbliche e private, che su quelle zone ha dato risultati eccellenti, impensabili se solo si guarda alla conformazione del territorio. Imprese per genti forti e coraggiose, ma anche burloni e ridanciani.
E c’è anche l’aneddoto: racconta il sindaco di Carlino, Claudio Paiaro, (un omone che nella stazza somiglia tanto a Pavarotti) che nel passato, lontano però, molto lontano, i cittadini di Marano Lagunare per portare due ceste di pesce oltre il loro confine, cioè oltrepassando la passerella che li collegava al comune di Carlino, dovevano lasciarne una come gabella!
Ora non più, le sinergie tra comuni confinanti, come appunto sono Carlino, paese produttore di vigne, e Marano L., paese di pescatori, sono indispensabili e gli ostracismi risulterebbero impensabili e controproducenti alle due comunità poste nella provincia di Udine.
Dalle nostre parti, a meno che non si tratti di esaltare degradanti e rancorose rivalità, sono casi ancora rari anche se segnali in tal senso non mancano.
Là, in Friuli, diventano non solo necessità ma momento di partecipazione collettiva a difesa del territorio, del lavoro e del domani.
Come, per esempio, il fatto di ricordare un sommelier, Valerio Ghin, rimasto vivo nella memoria dei maranesi per la sua immensa disponibilità verso gli altri e per il grande amore per la sua terra che non ha mai mancato di pubblicizzare, in ogni momento della sua vita, tanto da essere ricordato ogni anno con un premio. E Carlo Morandini, rispettoso dell’umile ma grande uomo e del ricordo che se ne ha a Marano, ha premiato due giornaliste che si sono distinte, tra altri concorrenti al premio, per aver saputo leggere e pubblicizzare il territorio.
Come sarebbe bello se anche i nostri amministratori, non dico tutti ma buona parte sì, fossero così e non chiusi nei loro palazzi ad aspettare chissà cosa.
E un pensiero grato, che scaturisce spontaneo perché viene dal cuore, va all’ospitalità della gente friulana, che ancora una volta ha presentato il suo inimitabile biglietto da visita: la gentilezza nei modi, la cortesia nei rapporti, la dolcezza della loro lingua che, anche se poco comprensibile, emette suoni che sanno di vera disponibilità alla comunicazione col prossimo.
Parlare della cucina non è mio compito: già è molto se so farmi due uova al tegamino, ma là gli chef sanno cosa e come fare. Pesce e carne abbondano. Al ristorante Tre Canai di Marano lo chef-patron Giorgio,(nella foto con due giornaliste) lo stesso che sul battello aveva preparato le fritture, per esempio, sa guarnire e rendere appetitosa qualsiasi pietanza gli viene chiesta. Si presenta in sala ad illustrare modi e tempi di preparazione, e se ne va quando l’applauso lo sommerge. Anche se poi il capitone che nasce e pasce nei canali lagunari lui lo chiama anguilla…che da noi, è noto, per essere tale deve avere forma sottile! No, dice, non è capitone, è ‘bisato in speo’, l’anguilla allo spiedo, e poi spiega , e con ragione, si deve mangiare avvolto in foglie di alloro, bruciato nello spiedo: squisitezze per palati abituati al sopraffino. Personalmente preferisco un cefalo arrustuto…
Ultima visita all’Azienda vinicola Ca’ Tullio ma confesso, non ci sono andato, mi aveva preso una forte nostalgia per il mio mare napoletano col Vesuvio a sinistra, il Castello dell’Ovo al centro e la collina di Posillipo a destra. A far da sfondo le tre perle del golfo: Capri, Ischia e Procida. Che panorama da sogno! E mi son messo in viaggio…
Finalmente chiudo, con un ringraziamento super gigante all’irrefrenabile Carlo Morandini, presidente dell’Arga Friuli V.G. e vice presidente dell’Unaga per la seconda volta, nonchè ai suoi soci-collaboratori: tutti eccezionali!
A settembre si svolge in Puglia il primo Consiglio Nazionale di questo quadriennio appena iniziato, ma hanno chiesto di venire a svolgere il secondo in Campania nel mese di maggio. Ne discutiamo in direttivo a settembre.
Se la proposta passa, sarà un impegno gravoso assai: ma dovremo stupirli! Ne va del nostro onore…
Cordialmente, e del tutto sobrio nonostante i tanti vini in degustazione, Gianpaolo Necco


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