Il Belgio non è un paese per gatti

di Oscar Grazioli

Qualcuno ironicamente ha scritto che “il Belgio non è un paese per gatti”. Ha sollevato un mare di proteste e di discussioni l’annuncio del ministero della Sanità belga secondo cui lo scopo del cosiddetto
“Plan Pluriannuel Chats” (Piano pluriennale per gatti) sarebbe quello di sterilizzare tutta la popolazione felina dell’intero paese. Secondo le autorità ministeriali il provvedimento si renderebbe necessario per la sovrabbondanza di felini che, in quella nazione, ha raggiunto la percentuale di un gatto ogni dieci abitanti.
Già oggi in Belgio vivono circa un milione di gatti.
Se non si prendono adeguati ed eccezionali provvedimenti, dichiarano le autorità amministrative, nell’arco di pochi anni, considerando le capacità di riproduzione dell’amato (o odiato) felino domestico, nell’arco di cinque anni si passerebbe quasi al doppio, popolazione insostenibile che induce all’abbandono, all’eccesso delle eutanasie e a tutti gli altri problemi che una specie sovrabbondante pone.
Nei prossimi cinque anni dunque, il Belgio darà il via a un programma straordinario di sterilizzazione che inizierà dalle colonie, per passare ai gattili, poi ai negozi ed allevamenti per finire ai gatti di proprietà.
La cittadinanza si è spaccata tra chi è favorevole al provvedimento e giudica la sterilizzazione un atto d’amore nei confronti dei propri beniamini e chi ha inviato lettere di fuoco, chiedendo agli amministratori se, fra una ventina d’anni, la nazione ospiterà ancora un gatto o se si dovrà portare i bambini al museo per vederlo impagliato.
In effetti, una sterilizzazione di tale portata potrebbe paradossalmente mettere a repentaglio la specie, quasi fosse un Panda maggiore.
A questo punto, il comitato per il Benessere animale del ministero ha inviato una chiarificazione che faceva meglio a tenere nel cassetto.
Saranno sterilizzati solo i gatti di razza Europea, mentre Siamesi, Abissini, Burmesi, Persiani ecc. avranno libertà di accoppiarsi e metterà al mondo prole.
Apriti cielo! “Razzisti!” è stata l’accusa lanciata da numerosi siti Web e da lettere al vetriolo pervenute alle autorità da animalisti e da semplici cittadini.
Piccola marcia indietro allora, mascherata dal fatto che mancherebbero comunque i finanziamenti necessari a una tale campagna e quindi il tutto sarebbe rimandato a data futura, dopo i necessari incontri con gli allevatori, le associazioni di protezione, i commercianti e quanti altri sono interessati, anche economicamente, dalla proposta.
Sono sempre stato un acceso sostenitore della sterilizzazione, sia per i gatti che per i cani, fino a comprendere le ragioni dello stato di California che aveva in animo la sterilizzazione obbligatoria per chiunque possedesse una femmina e non avesse l’intenzione scritta, firmata e giustificata di allevare prole.
Totalmente inutile continuare, come stiamo facendo noi, ad aprire e finanziare canili lager in mano alla mafia e alla malavita comune, dove i cani attendono per anni, tra la fame e le più orribili malattie, una morte liberatoria.
Certo, il provvedimento incautamente supposto dal governo belga deve tenere conto che esistono allevatori e semplici privati che, per vari motivi, desiderano una o più cucciolate.
E non solo di un raro e pregiato Tonkinese, ma anche di un sanguigno tigrato rosso, puro Europeo, con la sua bella M sulla fronte.
20 agosto 2010
(da Tiscali Animali)


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