Gli allevatori e i venditori di cani di razza dovrebbero avere regole molto più severe.
di Oscar Grazioli

Questa volta prendo lo spunto da un episodio personale per poi approdare ad alcune riflessioni etiche di non poco conto, anche se interessano cani, gatti e altri animali.

Una famiglia, professionisti maturi e benestanti i due genitori, decide di acquistare un cane. Hanno una bella villa con un grande parco e tutti convergono su una razza, il bovaro svizzero, cane stupendo sotto tutti punti di vista, sia come fisico che come carattere.
Non gli frega niente di mostre, pedigree e genealogie, quindi si mettono a navigare in Internet e trovano un allevatore, relativamente vicino, che ha giusto un paio di cuccioli di tre mesi.
Li vanno a vedere e tornano a casa con un maschietto, senza tante scartoffie o nomi di nonni famosi, ma che sembra il peluche fabbricato a mano dal migliore artigiano del mondo.
Un vero gioiello, da sbaciucchiare senza ritegno. Passa un mese e il cucciolo comincia ad avere un’andatura un po’ incerta sui posteriori.
Attendono qualche settimana e, a cinque mesi, effettuiamo le radiografie per displasia dell’anca e dei gomiti.
Un disastro. Il cane ha una displasia di terzo/quarto grado in entrambe le anche.
Unica possibilità di continuare a muoversi in futuro la doppia protesi d’anca probabilmente da ripetere dopo qualche anno e senza la certezza della loro riuscita e di un’andatura perfetta.
La famiglia si riunisce e, dopo una discussione durata una notte intera, si presenta la mattina seguente, con una richiesta. L’eutanasia.
Non so se pianga di più il marito o la moglie, ma non se la sentono di offrire al cane un futuro denso di operazioni, dolore e probabile locomozione compromessa. Non è un problema di soldi.
Riunisco il mio staff e tutti siamo concordi nel rifiuto di sopprimere un cane di cinque mesi il cui futuro è sì incerto, ma che non ha una malattia contro la quale non esiste alcuna speranza.
Dovremmo infrangere il nostro codice deontologico e soprattutto dovrei sognare gli occhi di quel cucciolo mentre il veleno che gli entra nelle vene fa effetto. Mi capiscono, ma non cambiano idea. Una telefonata all’allevatore e ci penserà il suo veterinario. Domattina quel cucciolo non ci sarà più.

Ora, alcune riflessioni.
I signori hanno certamente sbagliato ad affidarsi, dopo una ricerca su Internet, al primo allevatore che è capitato vicino a casa e, soprattutto per questa razza, a non richiedere le certificazioni di esenzione da malattie ereditarie che non mettono al sicuro da quel che è capitato al 100%, ma ben difficilmente permettono la vendita di un cucciolo così disastrato.
Gli allevatori e i venditori di cani di razza dovrebbero avere regole molto più severe, per quanto riguarda la prevenzione di tali malattie e il loro controllo.
I genetisti, quelli che fanno incroci alla ricerca di nuove razze (e mode) dovrebbero essere fermati in un disegno criminale che permette di generare razze che, per la morfologia (vedi i brachicefali), sono ai limiti della compatibilità con una vita normale, anzi spesso oltre questo limite.
Altre riflessioni a voi, se volete.
18 giugno 2010
(da Tiscali e foto)


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