Giuseppe Orefice è il nuovo Presidente di Slow Food Campania e Basilicata
30 marzo 2014. La sua squadra è composta da Giancarlo Capacchione, Alberto Capasso, Maria Giovanna De Lucia e Rosamaria Esposito
Giuseppe Orefice, 38 anni, è il nuovo Presidente di Slow Food Campania e Basilicata.
Ad eleggerlo ieri, sabato 29 marzo, sono stati i 76 delegati presenti al Congresso regionale di Benevento, in rappresentanza delle Condotte Slow Food campane e lucane, che si sono espressi all’unanimità a favore della squadra da lui capitanata.
Giuseppe Orefice, già Fiduciario della Condotta Slow Food Massico e Roccamonfina e responsabile regionale del Progetto “Educazione”, succede a Gaetano Pascale che ha retto l’Associazione regionale per gli 8 anni appena trascorsi, ora candidato alla Presidenza di Slow Food Italia.
La nuova Segreteria Regionale di Slow Food Campania per il quadriennio 2014 – 2018 sarà formata, oltre che dallo stesso Orefice da:
Giancarlo Capacchione, già Fiduciario di Slow Food Cilento, nel ruolo di Segretario;
Alberto Capasso, già Fiduciario di Slow Food Vesuvio, nel ruolo di Vice Presidente;
Rosamaria Esposito, già Fiduciaria di Slow Food Matese, nel ruolo di Tesoriere;
Maria Giovanna De Lucia, già Fiduciaria di Slow Food Valle Telesina, nel ruolo di Responsabile della Comunicazione.
Sono inoltre candidati al Consiglio Nazionale di Slow Food, oltre a Giuseppe Orefice, Lucio Napodano (già responsabile del Tesseramento), Nicola Sorbo (già Fiduciario Slow Food Volturno) e l’agricoltore Bruno Sodano.
Il Congresso ha infine eletto anche i Responsabili di progetti per le Aree Educazione, Tesseramento e Terra Madre.
A salutare l’elezione del nuovo Comitato Esecutivo Regionale sono stati il Vice Sindaco di Benevento, Raffaele Del Vecchio e il Presidente di Slow Food Italia, Roberto Burdese.
Nel suo primo discorso da Presidente, Giuseppe Orefice ha affermato:
«Lasciatemi iniziare questo percorso con le parole di una persona che ha sempre ispirato il mio impegno politico, una persona che da 20 anni non c’è più, una persona che non taceva. Don Peppe Diana a proposito dell’idea di comunità disse un giorno: ‘Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili’. Noi di Slow Food partendo dal piacere e mettendo al centro il cibo vogliamo proporre nuovi modelli, essere testimoni credibili delle nostre comunità, per le nostre comunità».
Discorso di Giuseppe Orefice, Presidente Slow Food Campania e Basilicata
Benevento, 29 marzo 2014
Benevento, 29 marzo 2014
Discorso di Giuseppe Orefice
Presidente Slow Food Campania e Basilicata
Grazie, Grazie per la fiducia.
Fiducia è una bella parola è una parola che ha la necessita di essere ricambiata.
Slow Food Campania: 12 responsabili regionali di progetti, 40 Comunità del Cibo, 30 Presidi,
100 produttori di Terra Madre, 30 condotte, 150 membri dei direttivi locali, 3000 soci.
Questo è il nostro movimento, un insieme variegato di sensibilità, competenze e voglia di stare
insieme… un bello stare insieme! Per spenderci sulle quelle battaglie quotidiane, su quei
principi che abbiamo eletto a nostri stili di vita e attraverso i quali vogliamo incidere sui nostri
territori – ognuno facendo la propria parte – nelle nostre scuole, sui nostri paesaggi, sulla
nostra agricoltura rurale, per restituire a tutti noi quella dignità del cibo: Cibo-relazione, Ciboidentità,
Cibo-Valori ma mai Cibo-merce.
Agricoltura, Paesaggio, economia, filiere, diritto, sovranità alimentare, bellezza, educazione,
crescita, culture, tradizioni, scienza, queste sono solo alcune parole che indicano alcune tappe
della inestricabile mappa della “centralità del cibo”.
Oggi Slow Food, come il ‘bimbo che cresce’ – come dice Carlin -, ci vede diventare adulti e la
nostra voce sta acquistando vibrazioni e profondità, il nostro vocabolario si sta arricchendo di
nuove parole e i nostri pensieri acquisiscono rinnovate consapevolezze. Con la voglia di
partecipare alle cose del mondo, come un giovane ragazzo che ha acquisito tante nozioni, che
si è formato alla scuola della vita, ora vuole usare questa cultura per esprimere le sue idee, per
proporre punti di vista che possano contribuire ed incidere sui propri territori.
Dunque questa cultura alimentare di cui siamo orgogliosi portatori, anch’essa è cresciuta con
noi, è diventata qualcosa di più, è diventata interesse, è diventata voglia di partecipazione
concreta, con le nostre azioni, con le nostre idee. Ebbene questa è la Politica, quella con la P
maiuscola, quella che deriva dal greco, da polis, appunto la “partecipazione alla vita attiva
della propria città”, della propria terra. È la politica che facciamo quando educhiamo a stili di
consumo più sobri, la politica che facciamo quando tuteliamo un giacimento di saperi e di
gusti, la politica che facciamo quando promuoviamo il consumo di legumi, la politica che
facciamo quando sosteniamo un giovane agricoltore o una Comunità del Cibo.
La nostra cultura del cibo assurge compiutamente al ruolo di politica del cibo quando si parla –
come noi parliamo – di accesso al cibo e non solo di sicurezza alimentare; di sovranità
alimentare e non solo più di prezzi; quando parliamo di diritto al piacere e non solo più di
raffinate, tipiche, contadine e genuine bontà; quando parliamo di spreco alimentare, quando
parliamo di sottrazione delle terre all’agricoltura, di diritto di accesso ai pascoli, di necessità di
introduzione dell’educazione alimentare nelle scuole dei nostri bimbi, del risveglio negli adulti
dei ricordi di quella alimentazione mediterranea di cui tanto si parla ma che nessuno di noi
pratica più, quando parliamo di Orti in Condotta, di Mercati della Terra. Ma facciamo politica
innanzitutto con le nostre azioni, a cominciare da quelle quotidiane – le nostre scelte di
acquisto – per arrivare ai nostri progetti: dalla creazione di un Presidio al finanziare un Orto in
Africa.
Discorso di Giuseppe Orefice, Presidente Slow Food Campania e Basilicata
Benevento, 29 marzo 2014
Ogni nostro gesto trasuda impegno e passione politica.
Questo siamo, questo crediamo che sia Slow Food.
Ma vogliamo che ad essere così e a credere in ciò a cui noi crediamo siano sempre di più. Vogliamo crescere.
È proprio questa crescita che sentiamo dentro di noi, che restituisce a quel diritto al piacere, caratteristica fondante, distintiva ed originale alla base del nostro movimento, un aspetto nuovo, di adulta compiutezza, erigendolo a ricerca consapevole della felicità, aspirazione inalienabile di qualunque essere umano, dunque di diritto alla felicità.
Felicità, dal latino Fe, da Felix, quella Campania Felix che per secoli ha caratterizzato le nostre terre, il cui significato letteralmente è ricchezza, abbondanza, prosperità e mai come ora, in questo passaggio planetario, mai parola è più adatta ad esprimere i bisogni primari dei nostri vicini, come dei nostri lontani fratelli di cibo.
Di diritto alla felicità parlava già il nostro Gaetano Filangieri, ancor prima che tale diritto trovasse spazio e dignità nella Costituzione degli Stati Uniti d’America.
Il Diritto al Piacere dunque fa parte del nostro essere gente del Sud. Diritto al Piacere che noi coniughiamo con la difesa dell’agricoltura familiare e di autosussistenza nelle zone rurali più lontane da noi, nei Paesi in via di sviluppo, nel difendere la legalità nei nostri territori, nello stare al fianco di chi la costruisce, di chi non tace, di chi non delega.
Ed è proprio la crescita culturale e politica della nostra consapevolezza della centralità del cibo che ci indica le strade da percorrere con rinnovata energia. La crescita dunque intesa come strumenti nuovi messi a disposizione di tutti i responsabili di Condotta e di Progetto che, come testa di ponte, è destinata ad accrescere questa consapevolezza in quel parlamento di cittadini presenti e futuri. Li deve arrivare con i suoi sapori, le sue storie, le sue narrazioni, le sue bellezze, il popolo di tutti i contadini, pescatori, allevatori e trasformatori che stanno abbracciando sempre con maggiore adesione la filosofia di Slow Food e che, con il proprio esempio, il proprio impegno, ci garantisce quelle filiere di un cibo Buono, Pulito e Giusto, a difesa di quel diritto alla felicità dei nostri territori, di tutti noi, come ponte ideale tra la terra e la città.
Lì deve arrivare il popolo di Terra Madre, il popolo delle comunità del cibo e delle comunità di Terra Madre. Le nostre comunità sono la bussola, impariamo ad ascoltarle.
Fatemi concludere con le parole di una persona che ha sempre ispirato il mio impegno politico, una persona che da 20 anni non c’è più, una persona che non taceva. Don Peppe Diana a proposito dell’idea di comunità disse un giorno: “Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili”.
Noi di Slow Food, partendo dal piacere e mettendo al centro il cibo, vogliamo proporre nuovi modelli, essere testimoni credibili delle nostre comunità, per le nostre comunità.
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Ufficio stampa
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