E’ TEMPO DI ESAMI
GLI ALLARMANTI RISULTATI DI UNA RICERCA SUL LINGUAGGIO DEI GIURATI DEL GFF

Giffoni Valle Piana, 26 maggio 2007 – Giffoni non vive di solo cinema. Un organismo creativo che in 37 anni di storia ha approfondito tematiche e problematiche afferenti alla realtà giovanile attraverso il linguaggio cinematografico, oggi si ritrova a fare i conti con una realtà comunicativa ben diversa da quella delle origini.

Il pensiero e la parola rappresentano, fin dalla nascita dei linguaggi, un binomio inscindibile, un connubio necessario, fondamentale, per avviare quel complesso ma meraviglioso meccanismo di cui ci serviamo ogni giorno: la comunicazione.

Questo tacito sodalizio fra le immagini mentali e la forza comunicativa del verbo, è costantemente messo in crisi nell’era della multimedialità. Una nuova generazione linguistica, abituata al “non pensare” calca il passo sul terreno sempre fertile della comunicazione, lasciando proliferare su di esso nuovi ibridi verbali che farebbero impallidire il più flessibile degli Strutturalisti.

Il Giffoni Film Festival, che ogni anno ospita migliaia di studenti, provenienti da scuole di ogni ordine e grado, si presta come scenario ideale per effettuare ricerche continuative e costanti sui linguaggi della comunicazione dei giovani.

GIUSEPPE VITOLO, Dottore di Ricerca in Linguistica e Responsabile del dipartimento Studi e Ricerca del GFF, ha intrapreso uno studio sulle competenze linguistico – grammaticali dei giurati partecipanti alla scorsa edizione della rassegna, basandosi principalmente sulle registrazioni di dodici dibattiti successivi a ciascun film in concorso, tre per ogni categoria, e su un questionario strutturato ad hoc.

“Un lavoro di ricerca che il Direttore Claudio Gubitosi ha voluto affidarmi – afferma Vitolo – al fine di aprire una finestra sul mondo della comunicazione orale e scritta dei giovani. Essendo il GFF un’istituzione culturale che pone al centro dei suoi obiettivi la formazione e l’emancipazione dei ragazzi, Gubitosi ha ritenuto indispensabile una ricerca capace di arrivare al nucleo delle problematiche derivanti dal linguaggio, di puntare l’attenzione sulle dinamiche e sul comportamento linguistico, giungendo, infine, a determinare un sistema di valori delle nuove generazioni.

I dati dell’analisi lasciano emergere una forte antinomia di fondo: la compresenza, ma la scarsa coordinazione, fra il pensiero e gli strumenti linguistici, fra la langue e la parole, al momento della formulazione degli enunciati. Si tende a parlare e pensare contemporaneamente. Questo processo simultaneo, una sorta di jazz linguistico, non consente di formulare costrutti dotati di una logica interna compiuta, e il risultato che ne deriva è rappresentato dalla creazione di spazi vuoti, indici di un eloquio molto frammentato, che il parlante colma con segnali discorsivi per lo più riempitivi ed intercalari (cioè, allora, dunque, niente). Si nota, inoltre, che la struttura del discorso risulta caratterizzata da ripensamenti, correzioni, cambiamenti di progetto, incoerenze, pause e ritorni.

Preoccupante è la differenziazione che sorge fra il parlato dei giurati del Centro Nord e quelli del Sud Italia. Questi ultimi utilizzano una varietà di italiano fortemente contaminata da caratteristiche strutturali dell’italiano d’uso comune, in cui confluiscono tratti propri dei nuovi gerghi giovanili ed elementi intonazionali, fonetici e lessicali propri delle diverse forme dialettali (uso dell’imperfetto attenuativo o di cortesia in luogo dell’indicativo o del condizionale, uso di anacoluti, confusione fra gli ausiliari essere e avere, dato riscontrato in particolare fra i giurati della provincia di Salerno).

L’esame dei questionari ha evidenziato una forte tendenza all’analogia con il parlato, rilevabile attraverso numerose forme influenzate dal sostrato dialettale, e una frequenza notevole di processi di semplificazione, attraverso segni linguistici propri di altre aree semantiche( “k” invece di “ch”, “x” al posto di “per”). Anche negli scritti è riscontrabile un errato utilizzo degli ausiliari essere e avere, che va affiancato alla mancanza, in alcuni casi, del grafema diacritico “h” davanti al verbo (“a” invece di “ha”) e all’assenza dell’accento sulla è verbo. Il quadro che ci appare relativamente alle produzioni scritte, considerando numerosi altri casi di errori grammaticali e sintattici, è decisamente allarmante.

Ciò deve far riflettere – conclude Vitolo – sulla carenza dei metodi didattici previsti dall’attuale ordinamento scolastico. Siamo nel periodo degli esami, ed è tempo che la scuola valuti sia la necessità di elaborare nuove strategie d’insegnamento, volte a colmare le lacune, sia di porre rimedio alle inefficienze che attualmente deprimono il sistema scolastico italiano. Com’è ovvio, non bisogna generalizzare. La scuola ha tra le fila del suo esercito molti insegnanti il cui valore professionale e culturale è inestimabile, così come fra i giovani esaminati, un campione di 1600 studenti provenienti da circa 30 nazioni, c’è chi si è distinto per le sue capacità comunicative”.

La totalità dei risultati dello studio linguistico verrà esposta durante la prossima edizione del Giffoni Film Festival.

Ufficio Comunicazione Giffoni Film Festival
LUCA TESAURO – DARIO BOVE
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