Un po’ per volta il giardino zoologico di Napoli sta smobilitando. Il 2 aprile è cominciato l’esodo degli animali; sono stati mandati via gli asinelli, pony e cavalli di cui s’è presa cura l’associazione piemontese “Nata libera”. Ormai le deficienze strutturali e organizzative all’interno dello zoo non si contano più: l’acqua arriva a singhiozzo, il cibo per le bestie scarseggia, anche se dall’ippodromo di Agnano arrivano carote, mele e fieno, nei box si accumulano i rifiuti e alcuni animali sono morti: tra questi un muflone aggredito da un pony, una volpe poi ha fatto strage di oche mentre ancora non si conosce ancora il numero esatto degli abitanti del vecchio giardino zoologico un tempo vanto della città e meta di visitatori da tutto il paese. Generazioni di bambini hannoosservato dal vivo animali che fino ad allora avevano visto solo nei loro libri di scuola. Studiosi stranieri vi venivano per completare gli studi di specializzazione veterinaria e tutto, fino a 30 anni fa, sembrava un fiorire di iniziative. Poi, il lento ma inesorabile declino. Coi soldi che non bastavano mai, vennero i primi problemi per il personale e poi, come si sta verificando oggi, l’abbandono da parte delle istituzioni che, per la verità, hanno sempre mostrato poca attrazione per quello che per i ragazzi napoletani, le scolaresche intere e i visitatori affezionati, era diventato punto unico di interesse naturalistico ed istruttivo. Nel 2003, a settembre, con la sentenza di fallimento perché l’Arin aveva chiesto il pagamento di 24 anni di bollette arretrate dell’acqua, qualcosa come 5 miliardi vecchie lire, il giardino ebbe una prima mazzata. La seconda arrivò verso la fine dell’anno, quando i cittadini di buona volontà fecero collette per sfamare gli animali, mentre venivano licenziati gli operai che avrebbero dovuto occuparsi delle bestie e che, nonostante il provvedimento, continuarono a farlo anche senza essere pagati. Poi è giunto il momento di trasferire gli animali; un po’ per volta andranno via tutti, tranne gli intrasportabili. Quelli che restano potrebbero godere di 12 ettari di giardino tutti per loro, con condizioni ambientali migliorate al 100%, dicono gli esperti. Ma gli ambientalisti temono il peggio e cioè che tutti gli animali andranno via. La storia, questa brutta storia, non è ancora finita.


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