Gestione rifiuti radioattivi preoccupa i cittadini italiani

Come gestire i rifiuti radioattivi è uno dei problemi principali da affrontare quando si parla di nucleare.
La stragrande maggioranza degli europei sarebbe a favore di una normativa europea che regolamenti la gestione dei rifiuti radioattivi: questo rivela la recente inchiesta fatta da Eurobarometro, lo strumento di sondaggio dell’UE.
I cittadini italiani, o almeno l’83% degli intervistati, pensano che quest’aspetto deve essere regolamentato a livello europeo.
La preoccupazione per il rischio connesso ai rifiuti radioattivi è condiviso dai cittadini sia dei paesi che possiedono centrali nucleari, sia di quelli che non producono energia nucleare: il rischio è sentito da quasi tutte le persone a Cipro, in Ungheria, nei Paesi Bassi e in Slovenia, ma in ogni Paese si supera ampiamente la maggioranza: 59% in Austria, 60% nel Regno Unito, 62% a Malta.

In Italia la prima cosa che viene in mente agli intervistati, pensando al nucleare, è il rischio nel 55% dei casi. Solo il 17% pensa prima di tutto ai benefici, mentre non sa rispondere il 18% degli interpellati. Ciò nonostante il 56% della popolazione italiana è convinta che gli impianti nucleari possano funzionare in modo sicuro, contro il 59% della media europea.

L’opinione pubblica italiana sembra spaccata in due sul tema di chi debba garantire la sicurezza. Il 45% degli intervistati afferma che l’autorità nazionale per il controllo sugli impianti nucleari sia abbastanza, e quattro su dieci ritengono sufficiente la legislazione nazionale. Analoghe sono le percentuali di coloro che invece non ritengono sufficiente il livello nazionale (rispettivamente il 37% e il 43% sui due punti precedenti).
Il 18% e il 17% non sanno cosa rispondere a queste domande.

Per il 35% degli italiani il livello attuale di energia nucleare prodotta in Europa va mantenuto, per il 20% degli intervistati è necessario invece aumentarlo, e per il restante 27% va diminuito, seppure per il 44% l’energia nucleare aiuterebbe a limitare i cambiamenti climatici e per il 67% ci renderebbe meno dipendenti dal petrolio.

Il 28% degli italiani sarebbe disposto ad avere un impianto nucleare in Italia sotto il controllo nazionale, il 30% in uno stato europeo vicino sotto la normativa Ue, e fuori dall’Ue secondo la normativa vigente in quel Paese nel 24% dei casi.

Il Commissario europeo per l’Energia Günther Oettinger ha affermato: “Tutti gli europei, che abbiano o meno centrali nucleari sul loro territorio nazionale, condividono le stesse preoccupazioni, che non vanno prese alla leggera. Dobbiamo adoperarci affinché i rifiuti radioattivi siano smaltiti in modo sicuro per la popolazione e per l’ambiente.”

La posizione dell’Unione sulla scelta del nucleare è chiara: essa spetta ai singoli Stati. Attualmente 15 Stati dell’UE su 27 possiedono centrali nucleari, e sono progettati alcuni depositi per lo stoccaggio definitivo dei rifiuti radioattivi della categoria più a rischio. Benché la Commissione europea rispetti pienamente la competenza nazionale in materia di mix energetico, l’UE ha il compito, affidatole dal Trattato, di elaborare il quadro giuridico per la sicurezza nucleare e la gestione dei rifiuti radioattivi.
Per questo la Commissione proporrà una normativa europea sulla gestione dei rifiuti radioattivi nella seconda metà del 2010 e su questo tema ha avviato una consultazione pubblica sul sito http://ec.europa.eu/energy/nuclear/consultations/2010_05_31_fuel_waste_en.htm.

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