FIMA le news 2014
17 luglio 2014
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Politiche agricole: Fima, dopo il dolce viene l’amaro
La grave crisi della filiera bieticola-saccarifera, che vede in particolare al sud molti produttori senza prospettive, è solo l’ ennesima cartina al tornasole della miopia con la quale sinora sono stati affrontati i problemi agricoli e alimentari del nostro Paese. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli, a seguito della preoccupante condizione in cui versa il comparto.
Il mercato dello zucchero – precisa la Fima – ha conosciuto infatti un punto di svolta nel 2006 quando il settore ha subìto un drastico ridimensionamento in seguito alle politiche comunitarie. Risultato: la chiusura di 15 zuccherifici su 19! Posti di lavoro buttati al vento e aumento della nostra dipendenza dalle importazioni.
Il quadro italiano – aggiunge – mostra oggi una situazione produttiva desolante: nel nord Italia sono attivi solo tre zuccherifici, sui quattro operanti, con circa 50.000 ettari di terreni coltivati a bietole (prevalentemente in Emilia, Veneto e Lombardia). Ai tre zuccherifici del nord (situati a Minerbio-Bologna e Pontelongo-Padova del gruppo Coprob/Italia Zuccheri e a San Quirico–Parma di Eridania Sadam) fa riferimento una quota di produzione di 424.000 tonnellate. Per il quarto, che fa capo allo Zuccherificio del Molise, sono in atto iniziative per garantirne la continuità produttiva, ma le speranze sono ridotte al lumicino e rischiano di cancellare definitivamente il comparto al sud. Quest’ anno – evidenzia De Bonis – i produttori del mezzogiorno non sanno a chi conferire le proprie barbabietole! Vi sembra una cosa normale?
La produzione nazionale, secondo i dati Unionzucchero, è di circa 509.000 tonnellate mentre il consumo di zucchero si attesta tra 1.650.000-1.700.000 tonnellate, per oltre il 75% assunto attraverso cibi e bevande.
Le importazioni, in costante crescita negli ultimi anni e inizialmente provenienti da Francia e Germania, sono destinate a aumentare in quote rilevanti da paesi in via di sviluppo.
Il mercato però – fa notare il coordinatore – è avviato per la quarta stagione consecutiva a registrare un forte surplus di offerta. Tuttavia, – evidenzia De Bonis – dopo aver smantellato in Europa questo comparto, ritenuto poco strategico, in cui c’erano 85 zuccherifici, di cui 19 in Italia, a distanza di dieci anni ci si è accorti che il prezzo mondiale dello zucchero, invece che diminuire, è passato da 300 dollari/tons a oltre 500 dollari/tons, raggiungendo anche picchi di 800 dollari/tons, grazie alla speculazione!
Alcune forze politiche – prosegue – si affannano a chiedere un intervento del ministro delle politiche agricole, Martina, che adotterà magari l’ ennesimo intervento tampone per singole filiere, senza però andare al cuore del problema: ovvero l’ importanza strategica della nostra agricoltura, di tutta l’agricoltura, e la necessità di aumentare gli investimenti pubblici a sostegno di tutto il comparto e non di una sola parte.
Bisogna far capire all’opinione pubblica e alle istituzioni – conclude la nota – che barattare le materie prime agricole europee per favorire altri scambi commerciali, in nome della deregolamentazione, nel lungo termine non paga ed espone al rischio di non soddisfare nemmeno l’autoapprovvigionamento, mettendo a repentaglio la salute dei consumatori europei. Altrimenti dopo il dolce viene l’amaro…
Ufficio Stampa Fima
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15 luglio 2014.
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Agricoltura: se i giovani scappano, inutile rincorrerli con false promesse
L’agricoltura può rappresentare una grande opportunità per il rilancio del nostro sistema economico, a patto che si faccia un’operazione verità per non illudere i tanti giovani alla ricerca di lavoro. Il punto però non è quello di regalargli la terra o di favorirne l’acquisto. Quelle sono false promesse. I giovani oggi sono spaventati dai dati del reddito dell’ agricoltura italiana e molte famiglie di agricoltori ormai scoraggiano i propri figli verso questo mestiere tra i più antichi del mondo. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli.
Attribuire – prosegue – i mali dell’agricoltura al ricambio generazionale, come pensa di fare qualche sedicente organizzazione professionale finanche a Bruxelles, è fuorviante. Questo problema non c’è mai stato semplicemente perché i nostri giovani fortunatamente fuggono dai campi e non sono disposti a farsi sfruttare come i propri genitori.
Il reddito in agricoltura manca da almeno venti anni – evidenzia il coordinatore della Fima – gli impegni presi con l’art 33 del trattato di Lisbona (ex art 39 del trattato di Roma del ’57), che ha dato vita alla UE e alla Politica Agricola Comunitaria (PAC), sono stati traditi. Il precitato art. 39 – aggiunge – aveva come obiettivo l’equiparazione dei redditi agricoli a quelli degli altri settori produttivi, che pur avvicinandosi negli anni ’80 se ne è del tutto allontanato dagli anni novanta in poi, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui si registrano solo perdite e sfruttamento del lavoro.
Dunque, d’ora in poi – conclude la Fima – sarebbe meglio che le stesse organizzazioni autoreferenziali quando fanno passerella con i loro convegni cambino titolo: “reddito agli agricoltori e terra per tutti”, suonerebbe molto meglio anche per le orecchie dei giovani.
Ufficio Stampa Fima anlac [info@anlac.it]
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12 giugno 2014
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Gasolio agevolato: Fima, grave la riduzione
Il Governo ha ridotto il gasolio agevolato, non accogliendo alcuni emendamenti per mantenere almeno lo stato attuale delle quote. Un fatto grave mentre le Commissioni agricoltura discutono dei provvedimenti sulla competitività. Lo dichiara Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli dopo aver appreso la notizia durante il voto della Legge Europea.
Da oggi gli agricoltori – prosegue la nota Fima – dovranno affrontare maggiori spese grazie alla maggioranza che ha votato per la diminuzione delle quote agevolate di gasolio.
Registriamo – conclude – uno spread crescente tra i proclami di sostegno ad un settore strategico e la politica dei due pesi e delle due misure che mentre agevola il gioco d’azzardo, trascura e penalizza un settore già vessato e martoriato da anni di politica miope.
Ufficio Stampa Fima
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11 giugno 2014
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E’ maturo il momento politico per dimostrare che l’agricoltura sia attenzionata concretamente dal Parlamento e dal Governo. Lo ha detto Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, Federazione italiana movimenti agricoli, nel corso di un’ audizione di fronte alla 9°Commissione Agricoltura del Senato – presieduta da Roberto Formigoni – sulla competitività del settore agricolo prevista nel collegato alla manovra di finanza pubblica.
La Federazione – prosegue – ha invitato caldamente la Commissione a farsi carico di interventi a sostegno delle aziende in crisi, attraverso la richiesta di una deroga alla normativa comunitaria e bancaria che favorisca l’ accesso al credito, la moratoria dei debiti per il settore agricolo, già richesta dalle regioni italiane, il blocco delle procedure esecutive con efficacia retroattiva anche alle aste aggiudicate i cui aggiudicatari non siano pervenuti nel possesso degli immobili, l’ estensione delle norme antiriciclaggio al giudice delle esecuzioni nonchè una regolamentazione generale dei mercati agricoli per consentire un equa distribuzione dei redditi lungo le filiere.
Il settore agricolo – conclude – riflette la situazione economica generale italiana, ma a differenza di quanto si sta verificando nelle principali economie dell’Unione europea, non riesce ad uscire dalla fase di crisi che lo ha investito e che dura da molti anni producendo ormai tensioni sociali in molte parti del paese.
Ufficio Stampa Fima
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9 giugno 2014
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AGRICOLTURA, FIMA: DAI DATI STATISTICI INDICAZIONI CHIARE PER RILANCIARE MEZZOGIORNO
I dati statistici forniti dall’ Istat mostrano chiaramente come l’ agricoltura sia l’ unica attività economica nel Sud che offre maggiori garanzie e potenzialità, nonostante le criticità irrisolte. Lo dichiara Saverio De Bonis, coordinatore Fima, federazione italiana movimenti agricoli.
La struttura delle aziende agricole – prosegue – è caratterizzata da una forte presenza di unità di piccole dimensioni: l’83,0% delle aziende impiega meno di un’unità di lavoro e l’89,5% realizza un fatturato inferiore a 50 mila euro. Tantissime aziende, però, hanno cessato la loro attività per effetto della crisi e del credit crunch e molte di queste sono all’ asta, sottolinea la federazione.
Anche se il Pil nel mezzogiorno è sceso del 4%, più del doppio rispetto alla media nazionale (-1,9%) – continua la Fima – disaggregando i comparti economici si registrano dati negativi sia per l’industria che per i servizi, con cadute del valore aggiunto rispettivamente dell’8,3% e del 3,1%. L’ agricoltura, al contrario – sottolinea il coordinatore – essendo un settore anticiclico e nonostante i dati strutturali e congiunturali, tiene segnando un calo moderato, pari allo 0,3%.
Il governo, quindi – conclude – deve continuare a credere nel potenziale del nostro Made in Italy e dell’agroalimentare se vuole perseguire obiettivi di crescita del Paese ed in particolare del Mezzogiorno. Per farlo, tuttavia, deve prima comprendere che la funzione dell’ agricoltore è sacra e poi dimostrare una politica a tutela delle nostre produzioni e dei prezzi, introducendo anche meccanismi trasparenti nella formazione dei prezzi all’ origine che garantiscano i costi di produzione.
Ufficio Stampa Fima
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5 giugno 2014
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Cibi inquinanti: De Bonis (Fima), grano straniero in cima alla classifica
Tra le materie prime che percorrono lunghi viaggi dannosi per l’ ambiente, nonostante vi sia una forte potenzialità produttiva italiana, spicca il grano, ma a qualcuno sarà sfuggito mentre stilava la classifica. Lo dichiara Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli.
La nostra dieta, infatti, vede al primo posto l’ uso dei derivati a base di cereali: gli italiani si nutrono di pasta, pane, biscotti, non certo di mirtilli dell’ Argentina o di asparagi del Perù, precisa il coordinatore.
Gli oltre venti milioni di quintali di grano – aggiunge – che annualmente arrivano nei nostri porti dopo lunghi viaggi con navi enormi dannose per l’ ambiente, inquinano e consumano petrolio emettendo gas ad effetto serra, molto più di qualche piccola imbarcazione di asparagi o di mirtilli.
Oltre ad inquinare, queste gigantesche navi – precisa la Fima – sono contaminate da micotossine per le quali il Regolamento CE 1881 del 2006, definisce i tenori massimi di queste sostanze nei prodotti alimentari.
Tenori che sarebbero nocivi per la salute, se comparati alla quantità di cereali che assumiamo ogni giorno. Sarebbe ora, dunque, – conclude la Fima – che il nuovo Parlamento europeo metta mano alla revisione di questi limiti, atteso che il nostro grano a chilometro zero oltre a non inquinare è pure esente da questi contaminanti.
Ufficio Stampa FIma
anlac [info@anlac.it]
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4 giugno 2014
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VINO: FIMA, PIU’ CHIAREZZA NELLA NORMATIVA E PIU’ REPRESSIONE
Il sequestro di oltre 30 mila bottiglie di vino etichettato come brunello di montalcino e chianti conferma l’ efficacia del sistema di controlli, anche se l’ attività delle forze dell’ ordine va ulteriormente incentivata, afferma Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli.
L’agroalimentare, vino in primis, ha un inestimabile valore per il nostro paese, aggiunge il coordinatore. Tuttavia, fra agromafie, frodi, contraffazioni e cartelli, il danno stimato per il settore agroalimentare – rileva la Fima – e’ di svariati miliardi di euro. Si tratta di un danno – sottolinea la Fima – che scippa reddito, lavoro e occupazione ai nostri produttori indifesi.
Tale fenomeno – rileva la federazione – deve trovare nei provvedimenti legislativi un argine ancora piu’ fermo e robusto attraverso un inasprimento delle pene. Occorre impedire a chi compie frodi alimentari o cartelli di poter successivamente svolgere attivita’ d’impresa inibendogli l’acceso al mercato.
Senza dimenticare che sul tema dell’ etichettatura di origine dei prodotti – conclude la Fima – occorre una inversione di tendenza del nuovo Parlamento europeo, nel senso di spuntare gli artigli alle multinazionali dell’ alimentare interessate a plasmare le norme europee a proprio piacimento.
UFFICIO STAMPA FIMA
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Rosarno(RC)17 Maggio alle ore 17,30
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FIMA ORGANIZZA DIBATTITO SU POLITICA AGRICOLA EUROPEA
La Federazione Italiana Movimenti Agricoli organizza il giorno 17 Maggio alle ore 17,30 presso l’ auditorium del Comune di Rosarno (RC) in Via Umberto I, un incontro per discutere sul tema: “COSA CHIEDONO I MOVIMENTI AGRICOLI ALL’ EUROPA”.
Saranno presenti Saverio De Bonis, Coordinatore Nazionale FIMA, Salvatore Iannizzi, presidente Associazione il Sole di Calabria, Roberto Carchia, rappresentante del Movimento Agricolo Dauno, Martino Morsello e Franco Crupi rappresentanti del Movimento dei Forconi siciliani.
La vita dell’ uomo è intimamente legata a quella della terra. Se muore l’ agricoltura italiana saremo tutti trascinati in un inevitabile destino comune.
L’ agricoltura italiana non può essere quindi un fattore di disturbo anche perché la politica agricola comune è stata la pietra miliare della Unione europea, la prima ad essere disciplinata, attuata e finanziata nel tempo.
Tuttavia l’ attuale modello di politica agricola sta progressivamente spopolando le aree marginali, consumando territorio agricolo, rompendo il rapporto produzione-territorio, con forti ripercussioni negative per la salubrità dei cibi, dunque, per la salute dei consumatori, la bilancia sanitaria pubblica e quella dei pagamenti dello Stato.
Nel mezzogiorno tale condizione è aggravata da un forte credit crunch, che impedisce di spendere le risorse comunitarie, e da scellerati accordi commerciali con i Paesi terzi che hanno messo fuori gioco le produzioni locali.
Occorre quindi ripensare l’ Europa agricola, ridefinire le regole del gioco, mettere mano allo squilibrio della Pac tra agricoltura mediterranea e continentale e designare processi di risanamento che aiutino a prevenire e contrastare fenomeni illeciti, ricorrenti nei periodi di crisi, affermando con rinnovato vigore la centralita’ dell’ uomo e della terra nel villaggio globale.
Al dibattito saranno invitati i candidati alle prossime elezioni europee.
Ufficio Stampa Fima
anlac [info@anlac.it]
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10 febbraio 2013
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PAC, FIMA: Soglia ideale quella che fa sopravvivere gli agricoltori
La gestione di pagamenti comunitari di piccole entità, il cui importo è spesso superiore all’ aiuto al reddito, sembra più un espediente per tenere in piedi oltre 50 sigle sindacali, la maggior parte delle quali vuote, burocratiche e autoreferenziali, e non il tentativo serio di aiutare chi vive unicamente di agricoltura. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore Fima, federazione italiana movimenti agricoli.
I dati forniti da AGEA – aggiunge – riferiti all’anno 2013, parlano chiaro. La distribuzione per classi di contributo è la seguente: in Italia risultano 491.664 percettori di contributo PAC di importo inferiore a 500 euro, che assorbono aiuti per 131 milioni di euro; 226.624 percettori di contributo PAC di importo compreso tra 500 e 1000 euro, che ricevono aiuti per 161 milioni di euro; infine, 494.739 percettori di contributo PAC di importo superiore a 1000 euro, che ottengono aiuti per 3.780 milioni di euro.
Posto che il costo medio per la predisposizione del fascicolo aziendale necessario ad accedere al pagamento è di circa 250 – 300 euro, logica vorrebbe che al fine di valorizzare l’ utilità delle risorse comunitarie, sarebbe meglio concentrare gli aiuti sui percettori di importi significativamente superiori ai costi amministrativi. Sicchè, – prosegue – almeno le prime due soglie andrebbero completamente abolite, anche se molte forze politiche e organizzazioni sindacali perderebbero così il loro consenso.
Del resto, – fa notare la Fima – di fronte allo scenario che si prospetta, pensare che 718.288 agricoltori (cioè il 60% dei percettori di contributi!) possano definirsi agricoltori attivi svolgendo la loro attività con cinquecento o mille euro di aiuti, appare molto improbabile. E’ praticamente impossibile vivere con quelle risorse limitate e definirsi agricoltori. Sorge il dubbio – sottolinea il coordinatore – che quelle pseudo-aziende, abbiano invece un’altra funzione preziosa: quella di tenere in piedi un sistema burocratico fatto di oltre un 60% di centri servizi inutili che, attraverso i loro 200 milioni di euro di contributi amministrativi percepiti dagli agricoltori per la tenuta dei loro fascicoli, configurerebbero una Pac rivolta più ai Caa che agli agricoltori!
Secondo la Fima, invece, la progressiva diminuzione delle erogazioni comunitarie, anche per l’ incapacità negoziale dei nostri europarlamentari e delle troppe sigle sindacali, imporrebbe una coraggiosa scelta che premi davvero gli agricoltori attivi e non altre figure ibride, marginali o pensionate. La soglia pertanto non può essere di 300 euro come in diversi hanno affermato facendo finta di voler riformare il sistema.
Oggi, non ha più senso tenere in piedi un sistema marginale secondo il quale il 60% dei percettori di contributi Pac percepisce appena il 7% del valore complessivo degli aiuti, fa rilevare ancora la Fima. E si domanda: come pensiamo di rendere competitivo il nostro settore, in un mondo globalizzato e spietato, con una simile struttura aziendale vecchia e frammentata? Sviluppando servizi burocratici che non sono strategici per il nostro futuro? La priorità secondo la federazione, va data al comparto economico di base cioè al primario e non ad un terziario sanguisuga, che sino ad oggi ha lucrato sugli agricoltori succhiando inutilmente le loro risorse.
Ne è prova ulteriore il fatto che i Centri di Assistenza Agricola (CAA) dovrebbero prestare a titolo gratuito i loro servizi per l’ attività inerente la costituzione/aggiornamento dei fascicoli aziendali e la compilazione/presentazione delle domande uniche di pagamento, senza cioè oneri ulteriori a carico degli agricoltori, in quanto i costi sono sostenuti direttamente dagli organismi pagatori. Di fatto, invece, sembrerebbe che gli agricoltori sostengano costi amministrativi aggiuntivi, che non sarebbero dovuti. Così mentre i CAA incassano due volte: la prima volta dall’ organismo pagatore, e la seconda dall’ agricoltore, anche se marginale, i nostri agricoltori devono sopportare tempi più lunghi dei concorrenti europei per incassare gli aiuti. In definitiva il vero business è quello della tenuta dei fascicoli aziendali, non quello di produrre !
Questa peculiarità tutta italiana – ribadisce la nota Fima – oltre a non renderci competitivi sui mercati internazionali, non ci rende neppure credibili in Europa e da il senso di una politica agricola italiana incentrata sulle carte, non sui servizi strategici utili ad aumentare il valore aggiunto del prodotto italiano sui mercati internazionali!
Non sarebbe forse meglio – conclude il coordinatore – cominciare ad introdurre una soglia minima di almeno mille euro, per massimizzare l’ impatto delle risorse comunitarie? In tal modo, si comincerebbe ad avviare contemporaneamente quel necessario processo di fusione e semplificazione, anche delle rappresentanze, che sino ad oggi è stato elemento di ostacolo ad un vero ammodernamento del settore e al suo rilancio competitivo. Un atto dovuto del nuovo corso della politica italiana e, speriamo, di un nuovo Ministro. Un operazione verità che avrebbe il duplice vantaggio di metterebbe a nudo i veri numeri di alcune sigle tanto blasonate, che ancora albergano in Via XX Settembre.
UFFICIO STAMPA FIMA
anlac [info@anlac.it]
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5 febbraio 2014
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Agricoltura-Mipaaf, Fima: proposta di soppressione inaccettabile
Pensare di sopprimere un ministero chiave per l’ agricoltura italiana e per i consumatori, accorpandolo all’ economia, è un vero e proprio insulto al Paese. Una provocazione inaccettabile. E se a proporlo è una forza politica, come la Lega, che ha gestito nell’ ultima legislatura il ministero con Zaia, allora è pure sconcertante. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli, in una nota diramata dopo aver appreso la notizia della PDL in commissione affari costituzionali.
La forte crisi d’ identità di un partito come la Lega – prosegue – fa dimenticare che il Ministero oltre a conservare le sue competenze in ambito agricolo e alimentare, rappresenta gli interessi unitari dell’ Italia in seno all’ Unione europea soprattutto per evitare le continue riduzioni ai fondi Pac (Politica Agricola Comune).
Questi interessi non possono essere rappresentati in maniera frammentaria da venti assessori regionali a Bruxelles, come sostiene l’ illuminante assessore regionale lombardo Fava della Lega. Egli – aggiunge il coordinatore – dovrebbe sapere che quando al Ministero c’era Zaia, a Bruxelles c’è andato poche volte perché indaffarato con la campagna elettorale in Veneto, di cui oggi è governatore, procurando così danni ingenti all’ Italia perché assente ai tavoli di negoziazione europei. I danni di quelle assenze li apprezziamo solo oggi, sulla nostra pelle!
Del resto – prosegue – il limite culturale della Lega è proprio quello di agire locale e pensare locale, per difendere unicamente gli interessi territoriali di qualche gruppo agroindustriale.
A meno che – evidenzia il coordinatore della Fima – non ci sia una volontà politica trasversale di tenere chiusi i battenti del ministero, per celare fatti e misfatti del periodo di gestione leghista e non solo.
Nel 2012, infatti, l’ operazione
“Centurione” portò alla luce un diffuso sistema di “corruzione radicato” da tempo. Tra gli arrestati ci fu pure Giuseppe Ambrosio, ex direttore generale del C.R.A., capo della segreteria del sottosegretario Braga ed ex capo di gabinetto dei ministri Zaia e Galan.
Il nostro dicastero – sottolinea – è uno dei più antichi della Repubblica Italiana, il suo rilancio, non la sua chiusura, dipenderà dalla capacità di tutelare gli interessi degli agricoltori e dei consumatori, in modo trasparente, non quelli dell’ agroindustria che ne ha già tanti a disposizione. Solo così potrà esserci una ripresa dell’ economia reale.
Confidiamo, pertanto, – conclude – nelle forze politiche sane del Paese che riserveranno una bocciatura sonora in Parlamento all’ indegna proposta.
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3 febbraio 2014
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Fima: il governo non finga di aumentare la competitività per il settore agricolo.
“Se il collegato agricoltura alla Legge di Stabilità intende adottare misure che aumentino la competitività e riducano la burocrazia, allora è benvenuto, ma a condizione di partire da monte e non da valle. La questione agricola è strategica per l’Italia e deve entrare a far parte dell’ agenda del Governo, senza finzioni”. Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli, in una nota diramata.
“Se queste misure – prosegue la Fima – non impattano, a monte, cioè sul reddito degli agricoltori, non hanno alcuna utilità pratica, servono cioè a vivacchiare ma non a lenire le sofferenze del mondo agricolo, né ad aumentare la sua competitività per rilanciare l’ economia complessiva. Se invece diventano un paravento, a valle, per fornire nuovi servizi e risorse alle organizzazioni professionali, all’ agroindustria o a qualche commerciante, che vuole aprire qualche supermercato all’ estero con i risparmi derivanti dal riordino degli enti vigilati, allora – aggiunge la Fima – non si va da nessuna parte”.
Il Governo – rileva la Fima – deve dire se ha intenzione di dare voce ai ceti medi e un senso a quella rappresentanza che è il cuore di una democrazia o se intende liberarsi del ceto medio italiano e allargare la forbice della povertà, in una deriva pericolosa per la tenuta sociale del Paese.
Secondo la Fima, le linee di indirizzo politico da seguire per una vera competitività, che a partire dal mondo agricolo inneschi un processo virtuoso per il rilancio del Paese, sono molto chiare.
Sulla competitività, gli interventi previsti su vari fronti sono parziali (ricambio generazionale, imprenditoria giovanile, innovazione tecnologica, filiera corta, sostegno al settore del riso e trasformazione del pomodoro), non incidono in maniera strutturale sul reddito degli agricoltori, nè sull’ accesso al credito. In particolare per il sostegno al reddito degli agricoltori, il collegato rimanda al recepimento degli strumenti previsti dalla Politica agricola comune 2014-2020 quali i fondi di mutualità e lo strumento per la stabilizzazione dei redditi. “Ma la Pac o i fondi europei di adeguamento alla globalizzazione – fa notare la Fima – hanno già fallito nei loro intenti, oggi la competitività aumenta se aumentano i ricavi o se si riducono i costi”.
Ora, pensare che i redditi possano crescere attraverso gli aiuti europei, che invece diminuiscono da anni per incapacità dei nostri rappresentanti di difendere le posizioni dell’ Italia in ambito Ue, o che possano aumentare attraverso gli strumenti assicurativi per la gestione dei rischi, è pia illusione; lo dimostra il fatto di non aver saputo assicurare all’ Italia agricola le risorse del fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che pure erano disponibili a Bruxelles, o di aver preferito destinare i fondi dei siti natura 2000 alle associazioni ambientaliste, invece che ai naturali destinatari, gli agricoltori, per i vincoli posti, i servizi svolti e i deprezzamenti subiti.
Il collegato, pertanto, deve dire con chiarezza come intende procedere sul terreno della regolazione dei mercati, dei meccanismi di formazione dei prezzi all’ origine e della redistribuzione del valore aggiunto lungo tutta la filiera. “Questa è la madre di tutte le battaglie – sottolinea la nota della Fima – come dimostrano, da un lato, il segno negativo dell’ andamento del reddito agricolo dell’ Italia, rispetto a quello positivo del resto d’ Europa; dall’ altro, gli esperimenti già in corso su due filiere, in cui purtroppo il governo non è ancora riuscito a spuntare gli artigli ad una speculazione galoppante, che si oppone a introdurre meccanismi trasparenti e neutrali, con la complicità proprio di quelle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, che invece di difendere i produttori di base preferiscono mantenere in vita strumenti desueti e opachi, come le borse merci locali”.
Il primo dovere di un collegato – rileva – che voglia imprimere velocità su questi temi è quello di inasprire i controlli sulle violazioni delle regole di corretto funzionamento del mercato per contrastare efficacemente le dinamiche distorsive, i cartelli, gli abusi e le frodi. Come fece coraggiosamente Roosevelt dopo la crisi del 29 negli Stati Uniti.
In Italia – prosegue la nota – la competitività del settore agricolo è crollata, non solo per l’ inflazione da costi, ma anche perché il liberismo sfrenato ha dimostrato di non funzionare e di aiutare a crescere solo i monopoli. Negli altri paesi occidentali esiste il marketing board e il marketing trade. Lo Stato cioè interviene a calmierare sia i prezzi all’ origine che quelli all’ ingrosso. Così si impedisce che i prezzi di vendita degli agricoltori siano inferiori ai costi di produzione. “Questo è il fulcro vitale della mancanza di reddito agricolo che da venti anni è irrisolto”, aggiunge il coordinatore. L’ Italia pur avendo una cornice giuridica (art 62), approvata da Bruxelles, che vieta la vendita sottocosto delle materie prime agricole, non si è ancora dotata di strumenti operativi per censire i costi di produzione e applicare concretamente questi strumenti a beneficio di chi è “indifeso”. Ed è proprio l’ agricoltore l’ anello debole e indifeso. Se non si parte da qui non si può sperare in una vera competitività e ripresa. A meno che il disegno strategico non sia quello di consegnare le chiavi di Via XX Settembre all’ industria di trasformazione, ma in tal caso gli agricoltori saranno pronti alle barricate.
Sulla riduzione dei costi il collegato puo’ fare molto e subito. “Ad esempio – afferma il coordinatore – abbassando le aliquote iva al 4% sugli acquisti di tutti i beni e servizi, allineando le aliquote contributive e previdenziali a quelle degli altri concorrenti europei, eliminando le accise sui carburanti e sul trasporto dei prodotti agricoli, favorendo la sovranità energetica delle aziende agricole e mettendo in discussione i mega impianti di rinnovabili, liberalizzando i servizi ed eliminando il doppio costo per redigere i fascicoli aziendali, favorendo velocemente l’ accesso al credito e una deroga alle regole di Basilea per l’ agricoltura, smantellando radicalmente la pressione fiscale sino a che non vi sarà una rivalutazione dei prodotti agricoli, i cui prezzi sono fermi agli settanta! Senza tralasciare l’ urgenza di una moratoria di tutte le scadenze verso Inps, Equitalia e Banche e del successivo consolidamento delle passività che ormai frenano gli investimenti e la capacità di spesa dei fondi Psr. Altro che giovani in agricoltura”.
Se il Governo, vuole introdurre misure efficaci in tal senso – prosegue – dovrà consentire la concertazione non solo con le organizzazioni agricole ma, soprattutto, con i movimenti agricoli, che stanno progressivamente svuotando di significato politico dei sindacati autoreferenziali, per completare l’iter parlamentare e migliorare radicalmente le misure previste nel Collegato.
I movimenti dal basso – conclude la nota della Fima – sanno quanto sia difficile una vera riforma dall’ interno per redistribuire i redditi. Infatti, non v’è nulla nella storia che giustifichi la tesi che una classe dominante abbandoni potere e privilegi perché la sua dominazione è stata giudicata colpevole di inettitudine o di ingiustizie.
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31 gennaio 2014
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COLLEGATO, FIMA: RISPOSTE INSUFFICIENTI DA PARTE DELLE ISTITUZIONI PER DARE REDDITO AGLI AGRICOLTORI
“Il settore agricolo è agonizzante, già in stallo da tempo, con piani di settore impantanati, grazie all’ ostracismo delle lobby e a ministri che si avvicendano ogni anno, urgono interventi immediati per dare uno shock che non sia solo di natura amministrativa ma sopratutto politica ed economica, senza del quale l’ agricoltura non va da nessuna parte.
E se non riparte l’ agricoltura, non riparte la ripresa”.
Commenta così la Fima, federazione italiana movimenti agricoli il voto di oggi in Cdm.
“Gli agricoltori italiani sono sempre più insofferenti: la nostra responsabilità – prosegue la Fima – è di contribuire a garantire reddito, lavoro e dignità, senza lasciare nessuno indietro e questa sfida la perderemo se le Istituzioni non si renderanno conto che non c’è più tempo da perdere”.
“Non possiamo proseguire con un immobilismo che ha di fatto paralizzato un settore già in forte sofferenza” prosegue la Federazione nell’auspicare che nei prossimi giorni venga trovata una soluzione idonea per affrontare al meglio i tanti dossier che attendono di essere esaminati per dare risposte concrete e non parziali”.
“Noi speriamo – conclude la Fima – che dietro il via libera dal Consiglio dei Ministri al testo del collegato alla Stabilità per il rilancio del settore agricolo non vi sia la volontà politica di smantellare il Mipaaf e consegnare le chiavi di Via XX Settembre all’ agroindustria”.
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13 gennaio 2014
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FIMA VERSO L’ ASSEMBLEA NAZIONALE
“Ripartire dalla dignità dell’ uomo e abbracciare il disagio diffuso del mondo agricolo per dire no ad una economia che esclude e uccide.”
E’ questo il tema che si discuterà alla prossima assemblea nazionale convocata a Roma per il 18 gennaio prossimo presso l’ Hotel Massimo D’ Azeglio Via Cavour, 18 Roma (nei pressi della stazione Termini).
Lo sforzo di elaborazione culturale dei movimenti agricoli, per essere all’ altezza della sfida, deve ampliarsi, strutturarsi e abbracciare altre realtà, mantenendo sempre ferma la propria autonomia.
Di fronte ad un’ economia reale che soffre e ad una disuguaglianza che cresce, la battaglia per la redistribuzione dei redditi diventa fondamentale, ma per rimettere al centro l’ uomo occorre diventare “vere” sentinelle del messaggio del Pontefice. Non c’è spazio per le finzioni.
Il confronto istituzionale e il dialogo saranno, sempre, gli strumenti essenziali per portare avanti le istanze di chi soffre, assieme alle altre categorie.
All’ incontro saranno invitati oltre agli associati anche altri movimenti agricoli, in particolare quello dei forconi veri, che tendono verso gli stessi obiettivi, nonchè i membri delle commissioni agricoltura di Camera e Senato.
I lavori inizieranno alle ore 11 con le relazioni e il dibattito, nel pomeriggio ci sarà il rinnovo degli organi e l’ approvazione del nuovo statuto.
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3 gennaio 2014
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Forconi a Palermo: Fima, movimenti siano sentinelle del messaggio apostolico
“C’è una sola cosa che accomuna i forconi e le sigle presenti ieri alla manifestazione di Palermo: il messaggio del Papa. Di fronte alla globalizzazione dell’ indifferenza, ad una economia che esclude e uccide, ad un denaro che governa invece di servire, il comune denominatore di tutti i partecipanti è uno solo: sollecitare una redistribuzione dei redditi in Italia, in Europa e nel mondo, per combattere la disuguaglianza economica”.
Lo ha dichiarato Saverio De Bonis, coordinatore della Fima, federazione italiana movimenti agricoli, dopo il sit-in di Palermo davanti a Palazzo d’ Orleans.
“Chi volesse denigrare questa verità – aggiunge il portavoce della Fima – avanzando pregiudizi di natura politica o presunte contese di leadership, è semplicemente dalla parte del nemico. Un nemico invisibile che il giorno di Natale è apparso criticando l’ esortazione Evangelii Gaudium di Papa Francesco, attraverso la bibbia della comunità finanziaria d’ Europa, il Financial Times.
E’ con questo spirito che la Fima ha partecipato all’ appello di Martino Morsello, leader nazionale dei Forconi, insieme a Francesco Crupi, leader dei Forconi in Sicilia e a Danilo Calvani, leader del Coordinamento 9 Dicembre che raggruppa il 99% dei presidi italiani, dichiarando apertamente che tutti i movimenti o i coordinamenti hanno un solo obiettivo: diventare le sentinelle del messaggio del Papa con la mobilitazione pacifica e non violenta e con la proposta costruttiva.
La Fima vigilerà, insieme agli altri gruppi e movimenti, affinché tale messaggio non passi inascoltato ed inviterà le istituzioni italiane ed europee, per le rispettive competenze, ad assumere con rapidità e urgenza le necessarie riforme di politica agricola, fiscale, monetaria ed economica, per un nuovo modello di sviluppo che metta al centro l’ uomo e la sua dignità.
“Questa – conclude De Bonis – è la vera rivoluzione che spetta a tutte le comunità cristiane che non vogliono rimanere con le mani in tasca a guardare, mentre il popolo soffre. Non è giusto che il fatturato della finanza globale sia dieci volte più grande dell’ economia reale! Così la finanza fagocita l’ economia, l’ economia fagocita la politica, la politica fagocita i sindacati e il popolo non lo tutela nessuno, se non la Chiesa. I capipopolo che non hanno compreso queste cose e pensano di speculare attraverso i media sulla disperazione della gente, sono al servizio di altri interessi o di privilegi personali.”
anlac [info@anlac.it]
UFFICIO STAMPA FIMA
anlac
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