A Bonea si è discusso di Falanghina del Sannio DOC e del suo futuro tra i più importanti vitigni italiani con il convegno «Falanghina verso la DOCG. Il nuovo piano, le nuove prospettive» in occasione dell’appuntamento «Falanghina al Borgo» che si svolgerà a Bonea fino a domani.

L’evento, realizzato nell’ambito del progetto «Sentieri Aperti 2022», la programmazione turistica per il programma di eventi estivi in valle Caudina – promosso dai Comuni di Airola, Bonea, Bucciano, Moiano e Paolisi e finanziato dalla Regione Campania – ha riunito intorno al tavolo nomi influenti del territorio e della produzione vitivinicola sannita per discutere, ma anche lasciarsi provocare, dallo sviluppo che sta vivendo quello che si sta dimostrando il vitigno in maggior crescita della regione.

«Abbiamo scelto, per questo incontro, un titolo provocatorio – spiega Giampietro Roviezzo, sindaco di Bonea – per affermare con forza che siamo qui e vogliamo dare giusto valore non solo al più importante vitigno autoctono del nostro territorio ma al territorio stesso. Vi sono tante Falanghine nel mondo ma è giusto riflettere su come il territorio d’origine possa lavorare per godere di una valorizzazione di ritorno a partire dal grande successo di questo vitigno».

Al tavolo dei relatori, moderato dal giornalista Pasquale Carlo, sono intervenuti Costantino Caturano, presidente del Parco Regionale del Taburno, Gennaro Caporaso, presidente della Comunità Montana del Taburno, Guido Invernizzi, docente dell’Associazione Italiana Sommelier, Libero Rillo, presidente del Consorzio Sannio DOP, Nicola Matarazzo, direttore del Consorzio Sannio DOP, ed il giornalista Dante Stefano Del Vecchio.

Al centro della discussione la sfida della DOCG Falanghina come punto di partenza non solo per una rivalutazione economica del territorio ma anche del suo fattore umano. Se l’obiettivo primario è quello di far crescere la domanda di Falanghina e, quindi, aumentare il valore del vino in modo che trascini dietro di sé tutta la filiera, è necessario che si realizzi una rete, tra pubblico e privato, attraverso la quale si creino i giusti servizi per le imprese ed un indotto di valore per il territorio.

«Dei 3.000 ettari di Falanghina coltivati nel mondo, 2.500 sono in provincia di Benevento – ha affermato il presidente Rillo – e dal 2010 ad oggi la produzione in bottiglie è triplicata. Indice di un vitigno che si sta affermando sempre di più ma che ha bisogno di una spinta importante che non può non venire dal territorio. La Falanghina è un vitigno versatile, che si adatta a tanti tipi di produzione (macerazione lenta, spumantizzazione, passito) e così deve essere il suo territorio. La DOCG deve diventare il punto di partenza per un Sannio dinamico, per un’area, a partire da Bonea, in grado di sfruttare appieno una filiera importante: dalla produzione vitivinicola, alla vinificazione, all’enoturismo».


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